Polvere di Stelle su Roma – Tre anni di giunta Raggi

Sono trascorsi quasi tre anni dall’elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma. La sua elezione era stato un passaggio qualitativo dell’ascesa del Movimento Cinque Stelle che, conquistando la Capitale, arrivava alla sua prima prova di governo in una grande città.

Una vittoria schiacciante con il 67,15% dei voti che aveva alimentato le aspettative in particolare dei ceti popolari e nelle periferie, vincendo in tutti i Municipi tranne i due del centro storico. Per la vittoria dei pentastellati era stata decisiva la volontà di cambiamento di lavoratori e giovani convinti che si potesse chiudere la stagione delle privatizzazioni e gli intrecci affaristici che avevano soffocato la città.

 

Illusioni a sinistra

Se tra i lavoratori romani le aspettative erano alte, per una parte significativa della sinistra romana la Raggi ha rappresentato una pura illusione. Non si è trattato di casi individuali, ma di interi settori dei centri sociali e dell’Unione Sindacale di Base, che a Roma è il sindacato che ha registrato la maggiore crescita tra i dipendenti comunali raddoppiando i consensi alle ultime elezioni Rsu fino ad arrivare ad un passo dalla Cgil. L’Usb e il cartello di movimenti e associazioni Roma non si vende hanno spinto “per sostenere la Raggi chiedendole di applicare il programma elettorale contro l’abbraccio dei poteri forti”, convinti della possibilità di poter condizionare le scelte del Movimento 5 Stelle attraverso mobilitazioni di piazza e campagne di pressione, ma sono rimasti rapidamente delusi.

La Raggi all’inizio del suo mandato si era espressa, seppur timidamente, per la difesa del patrimonio pubblico e degli spazi sociali, per la volontà di liberare Roma dallo tsunami di cemento dei palazzinari, arrivando addirittura a ipotizzare di non pagare una parte del debito che attanaglia Roma. A tre anni dalla vittoria della Raggi di queste aspettative e di queste illusioni non è rimasta che una polvere di stelle.

Nonostante gli ingenti tagli, il buco di bilancio è sempre una voragine. Dal recente dibattito sul “decreto Salva Roma” per bocca di Lemmetti, assessore al bilancio, si delinea una prospettiva chiara: “Dal 2021 il bilancio inizierà a scricchiolare, poi ci sarà il crollo” (Il Messaggero 26 aprile). Tutto ciò mentre Roma resta la città con il livello di tasse comunali più alte d’Italia.

 

Trasporti e rifiuti al collasso

Sul fronte delle aziende municipalizzate la situazione è a dir poco disastrosa, su tutte quella dei trasporti. La sindaca vanta come fiore all’occhiello della sua amministrazione il salvataggio di Atac dal possibile fallimento, ma la situazione resta al collasso. Ben tre fermate della metro sono chiuse per problemi di sicurezza legati all’esternalizzazione della manutenzione delle scale mobili, mentre in 27 stazioni le scale mobili sono parzialmente inagibili. Il livello di inquinamento cittadino è dovuto ad un utilizzo obbligato dei mezzi privati che fa di Roma la seconda città mondiale per auto dopo Bogotà, ben 63 per ogni 100 abitanti. A fare le spese di questa politica non sono solo studenti e lavoratori pendolari, ma anche i dipendenti Atac, ai quali il Campidoglio ha applicato un contratto infame aumentando le ore di lavoro a parità di salario.

Non va meglio per ciò che riguarda i servizi di nettezza urbana. Roma è ancora in emergenza rifiuti e la raccolta differenziata resta ferma al 43 per cento. Periodicamente la città è invasa da rifiuti e roghi piccoli o grandi. Gli impianti di stoccaggio non sono stati chiusi, ma anzi peggiorano la situazione, come il Tmb Salario dove è scoppiato un incendio il cui fumo inquinante ha coperto tutta Roma.

Il bilancio dell’Ama, l’azienda dei servizi di igiene ambientale, fa acqua da tutte le parte e tra azienda e Comune c’è un contenzioso di 18 milioni di euro. Su questa gestione c’è l’ombra della privatizzazione e di tagli al personale, come denunciato con vari scioperi dalle organizzazioni sindacali.

 

Sgomberi, speculazione, arresti

L’amministrazione della Raggi ha poi prodotto sgomberi e repressione. Le promesse fatte dalla candidata Raggi nei dibattiti elettorali hanno lasciato il campo ad un lungo elenco di sgomberi sia di centri sociali che di occupazioni abitative. Alcuni sono già stati eseguiti, come il palazzo di Piazza Indipendenza, il centro di assistenza agli immigrati Baobab, l’Alexis occupato. Per volontà di Salvini altri 22 stabili (tra cui il Nuovo Cinema Palazzo, l’Acrobax, lo Strike e altri oggi occupati a scopo abitativo) potrebbero essere sgomberati nel silenzio-assenso dell’amministrazione capitolina.

Nella lunga lista delle promesse tradite quella che riguarda lo Stadio della A.S. Roma è la più eclatante. Il progetto del nuovo stadio non è solo la più grande speculazione edilizia dalle Olimpiadi del 1960, ma rappresenta anche la genuflessione ai poteri forti cittadini, storicamente incarnati dall’Associazione costruttori edili romani. L’utilizzo di fondi pubblici per i profitti privati e il meccanismo di intreccio affaristico e corruttivo colloca i 5 Stelle in perfetta continuità con gli scandali che hanno coinvolto le passate amministrazioni. È su questo che la sinistra riformista che aveva illusioni nella Raggi ha avuto la sconfitta più pesante: prima l’ex assessore all’urbanistica Berdini è stato usato come foglia di fico per poi essere scaricato di fronte agli interessi del costruttore Parnasi. Il progetto dello stadio ha svelato tutte le contraddizioni del Movimento, e oltre al caso Berdini c’è stata l’espulsione di una consigliera, ma soprattutto l’arresto per corruzione di Marcello De Vito, definito da molti il sindaco ombra.

Gli effetti politici di questo processo in città sono evidenti. La disillusione e il distacco sono crescenti e sono emersi nel crollo dei consensi elettorali alle ultime elezioni regionali, dove i pentastellati sono passati da 412mila voti (35,2%) a 253mila voti (22%). A questa disfatta si aggiungono le crisi in tre Municipi in cui hanno perso la maggioranza. In due di questi si è andati a votare e il Movimento ha perso in entrambi. Dalle rovine di queste illusioni può rinascere la sinistra di classe, ma solo a patto che consideri la piazza come luogo da cui ripartire senza farsi irretire dalle sirene elettorali di chi non è pronto a rompere con il sistema economico e politico che ingabbia la città.

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