6 febbraio 2017

Podemos – Le differenze tra Errejon e Iglesias, un riflesso della lotta di classe

La SecondaAsamblea ciudadania” nazionale di Vistalegre (in programma l’11-12 febbraio prossimi, ndt) ha una grande importanza per Podemos e per la sinistra spagnola e non è un caso che sia caratterizzata dalla polarizzazione delle posizioni dei compagni Pablo Iglesias e Íñigo Errejón.

Il fatto che ci sia stata una frattura netta nel nucleo dirigente originario dell’organizzazione in termini di strategia e tattiche da seguire dimostra come le conclusioni politiche e organizzative dell’Asamblea ciudadana fondativa di Vistalegre I fossero sbagliate (Vistalegre è una grande arena coperta di Madrid, ndt).

La tesi del carattere congiunturale della crisi economica e sociale e secondo cui il compito immediato fosse quindi quello di vincere le elezioni a tutti i costi prima che il regime recuperasse posizioni ha portato a moderare il discorso e il programma di Podemos. Da qui le esitazioni e gli zig-zag a destra e a sinistra, che hanno lasciato disorientata la gran parte della militanza e dei suoi elettori attuali e potenziali.

In realtà Podemos ha guadagnato consensi e appoggio elettorale quando ha mostrato un profilo di sinistra, come il 20D (20 dicembre 2015 data delle penultime elezioni politiche in Spagna ndt), per perderli quando ha svoltato a destra e verso la moderazione “per non spaventare” la classe media, come nel caso del 26J (26 giugno 2016 data delle ultime elezioni politiche ndt).

Con il pretesto di costruire una “macchina da guerra elettorale ” si è creato invece un rigido apparato con tendenze burocratiche che attacca i compagni con posizioni più a sinistra. Il dibattito politico e le decisioni assunte hanno riguardato solo gli strati superiori dell’organizzazione, svuotando i circoli di discussione politica e allontanando migliaia di attivisti.

Prima del 26J sono stati commessi errori tattici, come quello di non essere riusciti a convincere gli elettori del PSOE che i loro dirigenti, come ora è stato dimostrato, preferivano il governo del PP ad un’ alleanza con Podemos-IU. Non promuovendo alcuna mobilitazione popolare da parte di Podemus IU per esigere un’alleanza a sinistra dissipando così ogni dubbio, si è permesso alla direzione socialista di bollare la proposta di alleanza di governo PSOE-PODEMOS-IU come una semplice manovra tattica, incolpandoci falsamente della vittoria del governo di destra. Questo dimostra, contrariamente al parere del compagno Errejón, che la dicotomia destra-sinistra è ben presente nei ragionamenti e nelle simpatie politiche delle famiglie di lavoratori perché è vista correttamente come la linea di demarcazione tra ricchi e poveri, tra datori di lavoro e dipendenti, tra la limitazione o l’ampliamento dei diritti democratici.

Alla fine, di fronte ai risultati del 26J, si è riconosciuta la necessità di allargare a sinistra le alleanze elettorali a livello statale, anche se nel caso di IU lo si è fatto tardi e male.

Le tesi del compagno Errejón

Come accade in ogni dibattito politico intenso e profondo, le posizioni assunte da Iglesias e Errejón riflettono, in ultima analisi, le pressioni esercitate dalle diverse classi sociali della società.

Il compagno Errejón sa benissimo a chi rivolgersi. Il suo documento Recuperar la ilusión propone un orientamento verso la classe media e chiede di moderare l’immagine e il programma con “proposte trasversali, né di destra né di sinistra”. Tratta con disprezzo la sinistra, che definisce “folcloristica e impotente” e fa una volgare caricatura del marxismo, senza nominarlo, sostenendo come Podemos debba essere contro “quelli che credono che le situazioni storiche siano determinate dall’economia”. Evidente è anche il suo disprezzo per la mobilitazione popolare: “Storicamente nessuna minoranza rumorosa di protesta ha mai spaventato quelli che comandano”. E questo nel paese del 15M (riferimento alla data del 15 maggio 2011, giorno di inizio delle proteste che hanno dato vita al movimento degli Indignados, ndt)! Dove solo tra il 2012 e il 2013 ci sono stati 2 scioperi generali e 130 giornate mobilitazioni di protesta, ciò che ha creato le condizioni per la successiva nascita di Podemos.

Per la corrente del compagno Errejón si possono trovare punti di accordo con tutti: lavoratori, classe media e imprenditori per “scrivere un nuovo patto sociale”.

Il suo ragionamento è semplicissimo: se riusciamo ad accontentare ogni classe sociale, se stabiliamo che dobbiamo essere tutti uniti per amore della patria e della nazione, allora vivremo felici nel migliore dei mondi possibili! Così ci voteranno tutti: poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori, giovani. Non vedete com’è facile?

Non è un caso se il compagno Errejón è adulato dai dirigenti del PSOE, del PP e dai mass media di regime. Lui se ne lamenta. Ma non sono gli stessi dirigenti destrorsi del PSOE, del PP e di Ciudadanos a sostenere che la sinistra ha fatto il suo tempo? Non difendono con lo stesso ardore del compagno Errejón i concetti di “popolo unito” e patria? Parliamoci chiaro, non ci sono concetti assoluti come patria o popolo tra gli interessi comuni di imprenditori e lavoratori, tra ricchi e poveri. Questi discorsi servono solo a nascondere gli interessi di classe e il ruolo dominante e di sfruttamento svolto nella società da grandi imprenditori e banchieri.

Le idee della corrente di Errejón non rappresentano nulla di nuovo. Sono simili a quelle che Felipe González impose nel PSOE contro l’ala marxista, alla fine degli anni ’70, “per conquistare la classe media”. Se s’imponessero anche a Vistalegre porterebbero Podemos al disastro, all’allineamento ideologico con PSOE e Ciudadanos, e frustrerebbero le aspettative di cambiamento reale di milioni di lavoratori, giovani e sfruttati del nostro paese, instaurando anche un regime interno eccezionale contro tutto ciò che profuma di sinistra, radicalità o socialismo.

Vistalegre II

Il dibattito preassembleare ha disgustato molti militanti. I documenti delle principali correnti (Pablo Iglesias, Íñigo Errejón, Anticapitalistas) sono stati messi a disposizione della base solo 3 settimane prima dell’Assemblea Cittadina. I circoli non possonio emendarli. Circoli e militanti possono solo presentare contributi politici e organizzativi, e votarli, ma senza carattere vincolante!

Inoltre il calendario della discussione è stato confusionario e le informazioni sono arrivate incomplete ai circoli. Così solo il nucleo più attivo dell’organizzazione ha avuto la possibilità di valutare nel dettaglio il contenuto di proposte, emendamenti e documenti.

Ora sia Iglesias che Errejón abiurano il modello organizzativo di Vistalegre I. Ciò è poco credibile da parte del secondo. È stata la sua corrente ad organizzare l’apparato tramite l’ex segretario organizzativo Sergio Pascual (messo da parte da Iglesias mesi fa) e che dimostra il maggior disprezzo nei confronti della base. E anche se condividiamo la critica contro i poteri speciali attribuiti al segretario generale, come quello di poter unilateralmente convocare referendum tra i militanti, sappiamo che non sono gli aspetti organizzativi, sempre migliorabili, bensì quelli politici a determinare o meno il nostro appoggio a una determinata corrente.

Assumiamo dunque una posizione frontalmente contraria rispetto alle posizioni e alla lista della corrente del compagno Errejón, che rappresentano l’ala destra di Podemos.

Le altre due correnti (Iglesias e Anticapitalistas) riflettono meglio il Podemos di cui ha bisogno la classe operaia, mantengono l’orientamento all’unità della sinistra e considerano la mobilitazione sociale come il motore dell’attività politica, contro l’istituzionalismo di Errejón. Entrambe attirano quindi il nostro favore.

Per un accordo della “sinistra” contro la “destra”

Apparentemente, da un punto di vista ideologico, sembra non ci siano differenze sostanziali tra Pablo Iglesias e Íñigo Errejón. Nessuno dei due propone un’alternativa al di fuori del capitalismo, entrambi difendono un nazionalismo ristretto e i loro programmi non vanno oltre una serie di riforme progressiste.

Ciò nonostante, mentre Errejón e i suoi hanno dimostrato la loro iper sensibilità al richiamo all’ordine della classe dominante, il settore di Iglesias, appoggiandosi sul settore più dinamico della classe operaia e della gioventù, lascia la porta aperta alla loro pressione per muoversi secondo lo sviluppo della lotta di classe. Ciò potrebbe condurle dunque, nel futuro, a formulare conclusioni socialiste, sia pure in forma parziale e non sufficientemente sviluppata.

Le posizioni di Anticapitalistas sono più a sinistra, anche se con un alto grado di ambiguità, dato che non sostengono apertamente l’adozione di provvedimenti di natura socialista contro il grande capitale da parte di un ipotetico governo di Unidos Podemos.

Tuttavia l’attacco dell’ala destra di Errejón è potente e sostenuto dalla simpatia sfacciata dei mezzi di comunicazione di regime. La presentazione di due liste di “sinistra” separate potrebbe far vincere la “destra” assicurandole la maggioranza della direzione.

Per questo proponiamo la confluenza delle due posizioni di sinistra. Se i compagni di Anticapitalistas considerano impossibile unificare il loro documento politico con quello di Iglesias hanno le forze e i mezzi sufficienti per far conoscere le loro proposte ai militanti per molteplici strade. Si tratta di assicurare a Podemos la continuità di un orientamento a sinistra basato sui lavoratori e gli settori popolari emarginati e non di ostentare il proprio peso nell’apparato.

Se tale confluenza non si realizzasse, convoglieremo i nostri voti sulla corrente con maggiori possibilità di sconfiggere Errejón, cioè quella del compagno Pablo Iglesias, affinché il futuro organismo di direzione del partito sia costituito sulla base di una convergenza tra i due settori di sinistra.

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