17 Febbraio 2020

Patrick Zaki libero subito! Lottare senza ipocrisie

Patrick George Zaki è ancora detenuto nelle carceri egiziane, dopo aver subito torture e violazioni inaccettabili dei suoi diritti, senza che ci sia chiarezza riguardo ai capi d’accusa mossi contro di lui, in quella che si configura sempre di più come una indebita repressione all’attività di ricerca da lui svolta in Europa.

Dalle istituzioni italiane si sono inseguite sin dal primo momento dichiarazioni tanto  roboanti quanto ipocrite, intrise di una retorica vuota a cui non è seguito alcun atto concreto al fine del rilascio del giovane ricercatore.

Leggendo il comunicato votato dal Senato Accademico dell’Unibo ci si imbatte in fumosi riferimenti ai diritti umani e a un’indefinita mobilitazione degli atenei europei, mentre c’è il silenzio rispetto alla deprecabile politica internazionale del governo italiano. Non si esprime, il Senato Accademico, riguardo al diritto di ogni ricercatore di praticare una ricerca libera, militante e indipendente, da difendere contro ogni ingerenza istituzionale. Non c’è nel comunicato nessuna rivendicazione politica concreta, nel tentativo di conservare un equilibrismo politico a cui l’Università di Bologna ci ha più volte abituati.

L’ipocrisia del governo è ancora più deprecabile. A quattro anni dall’omicidio di Giulio Regeni non c’è giustizia per quell’atto vergognoso e le relazioni tra i governi italiano ed egiziano sono continuate con ancora maggior sintonia. Solo per quanto concerne gli accordi commerciali nei prossimi mesi l’Italia fornirà all’esercito egiziano strumenti da guerra per un valore superiore a 9 Mld di euro attraverso commesse targate Fincantieri e Leonardo (ex Finmeccanica). Lo stato italiano continuerà quindi ad armare la mano insanguinata del governo egiziano con navi, elicotteri, jet,…

Ma a trainare gli accordi commerciali tra le due sponde del mediterraneo è certamente il settore energetico. ENI è coinvolta, spesso in forma maggioritaria, in ogni impresa estrattiva sul suolo egiziano: che si tratti di petrolio o gas naturale l’azienda italiana ha le mani in pasta, rappresentando un sostegno fondamentale per le istituzioni egiziane, con cui ha da poco firmato nuovi accordi per mega-investimenti in esplorazioni a scopo estrattivistico.

Cerchiamo di portare un po’ di chiarezza in queste acque torbide. I rapporti tra le aziende italiane e l’Egitto non si reggono “nonostante” le continue violazioni dei diritti umani da parte del governo de il Cairo, ma proprio “grazie” a queste violazioni. La repressione costante, quotidiana, violenta che subiscono le donne, i giovani, gli attivisti politici e sindacali egiziani permette uno sfruttamento della classe lavoratrice che garantisce utili e ricchezza faraoinici alle imprese italiane. Gli stessi soggetti che in Italia sfruttano i lavoratori e depredano i territori fanno accordi con le peggiori dittature mondiali pur di difendere i loro privilegi. Rompere quest’intreccio di interessi perverso è la sola strada per ottenere giustizia, libertà e dignità.

Solo una mobilitazione dei giovani e dei lavoratori, fianco a fianco alle masse egiziane, può portare risultati concreti. Rivendichiamo:

-Verità e giustizia riguardo al caso Regeni;

-Libertà immediata per Zaki e ritiro di tutti i capi d’accusa a suo carico;

-Basta alle limitazioni del diritto di espressione e basta con la repressione nei confronti dei militanti politici e sindacali;

-Rottura delle relazioni diplomatiche, commerciali e militari con il governo liberticida de il Cairo, fino alla fine della repressione e della violenza governativa;

-Sequestro delle proprietà e dei conti italiani di tutti i soggetti, italiani o egiziani, che continuino a intrattenere rapporti di collaborazione con il governo egiziano corrotto e autoritario.

La giustizia sarà il frutto delle nostre lotte.

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