Patrick Zaki libero subito! Lottare senza ipocrisie

Patrick George Zaki è ancora detenuto nelle carceri egiziane, dopo aver subito torture e violazioni inaccettabili dei suoi diritti, senza che ci sia chiarezza riguardo ai capi d’accusa mossi contro di lui, in quella che si configura sempre di più come una indebita repressione all’attività di ricerca da lui svolta in Europa.

Dalle istituzioni italiane si sono inseguite sin dal primo momento dichiarazioni tanto  roboanti quanto ipocrite, intrise di una retorica vuota a cui non è seguito alcun atto concreto al fine del rilascio del giovane ricercatore.

Leggendo il comunicato votato dal Senato Accademico dell’Unibo ci si imbatte in fumosi riferimenti ai diritti umani e a un’indefinita mobilitazione degli atenei europei, mentre c’è il silenzio rispetto alla deprecabile politica internazionale del governo italiano. Non si esprime, il Senato Accademico, riguardo al diritto di ogni ricercatore di praticare una ricerca libera, militante e indipendente, da difendere contro ogni ingerenza istituzionale. Non c’è nel comunicato nessuna rivendicazione politica concreta, nel tentativo di conservare un equilibrismo politico a cui l’Università di Bologna ci ha più volte abituati.

L’ipocrisia del governo è ancora più deprecabile. A quattro anni dall’omicidio di Giulio Regeni non c’è giustizia per quell’atto vergognoso e le relazioni tra i governi italiano ed egiziano sono continuate con ancora maggior sintonia. Solo per quanto concerne gli accordi commerciali nei prossimi mesi l’Italia fornirà all’esercito egiziano strumenti da guerra per un valore superiore a 9 Mld di euro attraverso commesse targate Fincantieri e Leonardo (ex Finmeccanica). Lo stato italiano continuerà quindi ad armare la mano insanguinata del governo egiziano con navi, elicotteri, jet,…

Ma a trainare gli accordi commerciali tra le due sponde del mediterraneo è certamente il settore energetico. ENI è coinvolta, spesso in forma maggioritaria, in ogni impresa estrattiva sul suolo egiziano: che si tratti di petrolio o gas naturale l’azienda italiana ha le mani in pasta, rappresentando un sostegno fondamentale per le istituzioni egiziane, con cui ha da poco firmato nuovi accordi per mega-investimenti in esplorazioni a scopo estrattivistico.

Cerchiamo di portare un po’ di chiarezza in queste acque torbide. I rapporti tra le aziende italiane e l’Egitto non si reggono “nonostante” le continue violazioni dei diritti umani da parte del governo de il Cairo, ma proprio “grazie” a queste violazioni. La repressione costante, quotidiana, violenta che subiscono le donne, i giovani, gli attivisti politici e sindacali egiziani permette uno sfruttamento della classe lavoratrice che garantisce utili e ricchezza faraoinici alle imprese italiane. Gli stessi soggetti che in Italia sfruttano i lavoratori e depredano i territori fanno accordi con le peggiori dittature mondiali pur di difendere i loro privilegi. Rompere quest’intreccio di interessi perverso è la sola strada per ottenere giustizia, libertà e dignità.

Solo una mobilitazione dei giovani e dei lavoratori, fianco a fianco alle masse egiziane, può portare risultati concreti. Rivendichiamo:

-Verità e giustizia riguardo al caso Regeni;

-Libertà immediata per Zaki e ritiro di tutti i capi d’accusa a suo carico;

-Basta alle limitazioni del diritto di espressione e basta con la repressione nei confronti dei militanti politici e sindacali;

-Rottura delle relazioni diplomatiche, commerciali e militari con il governo liberticida de il Cairo, fino alla fine della repressione e della violenza governativa;

-Sequestro delle proprietà e dei conti italiani di tutti i soggetti, italiani o egiziani, che continuino a intrattenere rapporti di collaborazione con il governo egiziano corrotto e autoritario.

La giustizia sarà il frutto delle nostre lotte.

Articoli correlati

Internazionale

No all’estradizione di Julian Assange!

Nell’aprile scorso la corte di Londra ha emesso un ordine di estradizione verso gli Usa per Julian Assange. Mentre scriviamo, da un giorno all’altro il governo britannico potrebbe renderlo esecutivo. Il fondatore di Wikileaks rischia negli Stati uniti fino a 175 anni di carcere, sulla base dell’Espionage act, una legge che punisce i “traditori che passano informazioni al nemico”.

Repressione

Daspo urbano a Bologna – Oggi i clochard, domani chi protesta!

Le istituzioni bolognesi sono in preda ad un accanimento repressivo che non risparmia nessuno e che impone legge ed ordine per difendere la città-vetrina, ad uso e consumo di chi può permettersela economicamente.

Repressione

A 50 anni dalla rivolta di Stonewall – È ancora tempo di Pride!

Stonewall Inn, bar nel quartiere Greenwich Village (New York): la polizia irrompe nel locale, come di norma, perché frequentato da omosessuali e transgender. Ma se l’irruzione in un locale gay non sovverte gli schemi, la ribellione degli avventori rappresenta un momento di rottura di portata mondiale. È il 28 giugno 1969.

Repressione

Covid-19 – Strage al carcere di Modena e ipocrisia dell’unità nazionale

L’insicurezza sanitaria in carcere davanti all’accelerazione del contagio del Covid-19, assieme alla sospensione dei colloqui coi familiari in assenza di qualsiasi misura alternativa di contatto, hanno acceso un’ondata di rivolte carcerarie cui non si assisteva, in Italia, almeno dagli anni ‘70. al carcere di Modena è avvenuta una strage. Ma non è stata una fatalità.

Repressione

Santa Maria Capua Vetere: ancora brutalità nelle carceri

Le immagini dei video di sorveglianza interna sono un pugno allo stomaco e squarciano il velo di omertà e complicità che tiene nascosto questo tipo di soprusi. Ma come sempre in questi casi subito si è alzata la retorica delle “poche mele marce” e della “sospensione della democrazia indegna per un paese civile come il nostro”, che dietro a parole di finta condanna prova a nascondere ciò che appare invece evidente.

Repressione

Lavoratore morto a Novara, solo lo sciopero generale può fermare omicidi e repressione!

Sinistra classe rivoluzione aderisce al corteo di domani 19 giugno a Roma e a tutte le altre manifestazioni di protesta contro questo omicidio.
Di seguito, il comunicato di Giornate di Marzo, area d’alternativa in Cgil.