17 Marzo 2021 Joe Attard (da www.marxist.com)

Pandemia permanente? Mutazioni, il fallimento del mercato e Zero-COVID

È passato circa un anno da quando è stata dichiarata la pandemia globale per il COVID-19. Fino ad ora oltre due milioni di persone sono morte per causa diretta del virus. Molti altri sono morti per cause connesse ad esso. Mentre i vaccini ora in circolazione offrono una speranza per le masse, che sono intrappolate in una spirale di isolamento e precarietà, la crisi è tutt’altro che finita. Non da ultimo perché il protezionismo e il “nazionalismo dei vaccini” stanno impedendo a miliardi di persone di accedere effettivamente a queste risorse salvavita. Quando finirà tutto questo?

Alcuni scienziati e politici si stanno preparando ad accettare una “nuova normalità” in cui il coronavirus viene semplicemente gestito a lungo termine, come l’influenza stagionale. Altri guardano a storie di successo come la Nuova Zelanda e sostengono una strategia di eradicamento per arrivare a “Zero-COVID”, con misure rigorose per ridurre i numeri al punto che eventuali nuovi casi possono essere facilmente identificati e contenuti.

In ogni caso, la pandemia continua a rivelare che il capitalismo è completamente impreparato per affrontare una crisi globale di questa natura. Nella loro strategia a breve termine per tutelare il profitto, i padroni e i loro rappresentanti politico hanno lasciato delle cicatrici nella società che probabilmente non guariranno mai del tutto.

Omicidio sociale

Il caporedattore del BMJ, il British Medical Journal (che difficilmente si può definire un organo rivoluzionario) ha recentemente scritto un articolo citando Friedrich Engels, che ne La condizione della classe operaia in Inghilterra (1845) definisce un “omicidio sociale” come segue:

Ma se la società pone in un tale stato centinaia di proletari, che essi necessariamente cadano vittime di una morte prematura ed innaturale, di una morte così violenta come la morte che avviene per mezzo di una spada od una palla; se essa sottrae a migliaia d’individui le condizioni necessarie alla vita, se li pone in uno stato in cui non possono vivere; (…) se essa società sa, e lo sa troppo bene, che queste migliaia d’individui, devono cadere vittime di tali condizioni e nondimeno lascia persistere la cosa, questo è appunto un assassinio premeditato, che non sembra tale perchè la morte della vittima sembra naturale(…) Ma esso rimane un assassinio premeditato.”

Il documento conclude che, secondo la definizione di Engels, la negligenza e l’incompetenza criminale della classe dominante durante questa pandemia equivalgono a un omicidio sociale su scala di massa.

Dai lockdown tardivi e inefficaci; a piazzare i test e il tracciamento e i contratti per i DPI agli amichetti del settore privato; ai disastrosi messaggi pubblici e al sostegno inadeguato alle persone espulse dal posto di lavoro: i politici hanno in diverse occasioni esacerbato questo disastro.

Le morti per COVID-19 in cinque paesi (Stati Uniti, Brasile, India, Messico e Regno Unito) rappresentano finora la metà del totale delle vittime mondiali. Il Regno Unito ha visto un numero di vittime pari a circa 1 ogni 500 abitanti: il doppio delle perdite civili durante i bombardamenti nella Seconda guerra mondiale.

Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno condiviso una caratteristica comune nel loro approccio al COVID-19: si sono concentrati per prima cosa sulla protezione delle loro economie e, solo molto dopo, sulla protezione delle vite. A quanto pare, hanno fallito su entrambi i fronti. Come sottolinea uno studio del novembre scorso:

Paesi che per prima cosa si sono rapidamente concentrati sulle misure di contenimento della pandemia stanno ora riaprendo gradualmente e facendo crescere le loro economie. La maggior parte dei paesi che hanno dato la priorità al rafforzamento delle proprie economie e si sono opposte a tali misure, hanno limitato o prematuramente ridotto gli interventi per controllare la pandemia si trovano ora ad affrontare tassi di infezione fuori controllo e imminenti lockdown regionali e nazionali”.

La riluttanza di gente come Donald Trump, Boris Johnson e Jair Bolsonaro ad adottare misure di lockdown rigorosi all’inizio ha fatto sì che la pandemia nei loro paesi non solo fosse più mortale, ma più costosa da affrontare.

I sistemi sanitari sono stati sovraccaricati; sono stati necessari sempre più lockdown e sempre più lunghi e per evitare il collasso totale, è stato necessario un maggiore stimolo finanziario per un periodo più lungo.

Il documento citato sostiene che misure semplici e relativamente convenienti (come un piano per distribuire mascherine facciali alle famiglie statunitensi, che sarebbe costato circa 1 miliardo di dollari e che è stato bocciato da Trump) avrebbero potuto salvare migliaia di miliardi di dollari statunitensi e fino a 200.000 vite umane.

Sempre lo stesso studio valuta che ad oggi il costo totale globale della pandemia sia di 16 mila miliardi di dollari e stima che misure di contenimento di base “ripagherebbero di circa 1.000 volte ogni dollaro speso in danni economici anticipati”.

La prospettiva a breve termine dei governi borghesi ha fatto sì che, in molti paesi, tali misure non siano state prese, e ora ne stiamo raccogliendo i frutti amari.

Intervento statale

Al contrario, Cina, Taiwan, Australia, Nuova Zelanda, Vietnam, ecc. – tutti incentrati sulla rapida soppressione del coronavirus e sul distanziamento sociale obbligatorio – hanno praticamente eliminato (per ora) il virus all’interno dei loro confini e stanno nuovamente vedendo una crescita economica.

Questi paesi hanno anche assistito a un intervento statale tempestivo e diretto per rafforzare il distanziamento sociale, distribuire DPI e sostenere finanziariamente la popolazione.

Per farla breve, anche nei paesi che hanno affrontato la pandemia relativamente bene, i capitalisti hanno dimostrato con le loro azioni l’incapacità del cosiddetto “libero mercato” di far fronte a una grave crisi.

Il fatto che gran parte dell’economia mondiale stia sopravvivendo solamente grazie al polmone d’acciaio degli investimenti statali ne è una testimonianza.

Sebbene ci siano state differenze nei diversi paesi, che siano state sprecate masse di denaro e fiumi di sangue per prevenire la perdita di profitti a breve termine, è una prova della degenerazione del capitalismo e della mentalità ristretta dei suoi rappresentanti.

La disuguaglianza dei vaccini

I rappresentanti più seri della borghesia capiscono che non ci sarà alcun ritorno ad alcuna parvenza di “normalità” fino a quando il COVID-19 non sarà messo in ginocchio a livello globale.

Come scrive il giornalista Martin Wolf sul Financial Times: “Poiché il virus non conosce frontiere, non può essere sotto controllo da nessuna parte a meno che non sia sotto controllo ovunque. L’alternativa è che noi restiamo all’interno delle carceri nazionali a tempo indeterminato”.

Il capitalismo oggi è un sistema globale, che richiede la circolazione internazionale di beni, persone e servizi. Il National Bureau of Economic Research afferma che nel 2021 fino al 49% dei costi economici globali della pandemia saranno sostenuti delle economie avanzate, anche se ottengono un’ampia immunizzazione interna. Questo a causa dell’interruzione delle reti di produzione e commercio tra le nazioni mentre la pandemia continua.

Non ci può essere il capitalismo in un solo paese. Per questo motivo, Wolf sostiene che i leader mondiali devono fare “tutto il necessario per finanziare e accelerare la produzione e la distribuzione di vaccini – e, se necessario, di vaccini riformulati – a livello globale”.

Inoltre, raccomanda che i paesi ricchi sborsino qualcosa nell’ordine di 65 miliardi di dollari per finanziare una campagna di vaccinazione nei paesi poveri, sottolineando che questo è un cambiamento irrisorio rispetto ai 5,6 mila milioni di dollari di già annunciata spesa fiscale extra in risposta al COVID-19.

Wolf difende questo ragionamento da un punto di vista borghese, sottolineando che i benefici a lungo termine supereranno i costi iniziali. Naturalmente, se espropriassimo la ricchezza dei capitalisti sotto controllo democratico, questo modesto investimento non sarebbe un problema per il futuro dell’umanità!

Sfortunatamente, sotto il capitalismo, questo comporta una perdita di profitti a breve termine per i capitalisti e la necessità di una cooperazione che vada oltre i confini nazionali. E quindi semplicemente non lo faranno.

Nazionalismo e protezionismo

Come abbiamo visto con il recente diverbio tra la Gran Bretagna e Unione europea sull’accesso alle dosi del vaccino AstraZeneca, questa crisi sta portando alla ribalta interessi nazionali ristretti proprio nel momento in cui è più che mai necessaria un’azione internazionale.

Abbiamo già assistito alla follia del “nazionalismo dei vaccini”, a partire dalla politica America First di Donald Trump sull’acquisizione dei vaccini lo scorso anno. Ora, l’UE minaccia di imporre limiti all’esportazione di vaccini prodotti entro i suoi confini: una politica di “Prima l’Europa”.

I vaccini sono stati usati anche nella partita geopolitica, con alcuni paesi nella sfera di influenza degli Stati Uniti riluttanti ad accettare prodotti di fabbricazione russa e cinese.

Questi vaccini vengono a loro volta spediti in vari paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Medio Oriente, che hanno un accesso limitato ai prodotti di fabbricazione occidentale di Pfizer, BioNTech e Moderna, estendendo così l’influenza di Mosca e Pechino in queste regioni.

Ma invece della cooperazione, c’è una crescente concorrenza tra India, Cina e Russia per superare gli Stati Uniti, l’Europa e fra questi stessi paesi nello sforzo di fornire vaccini al mondo.

In risposta (e date le crescenti critiche alla grave mancanza di vaccini nei paesi poveri), il presidente francese Macron ha ora sfidato i paesi del G7 a inviare il 4-5% delle loro dosi alle nazioni più povere. Nel frattempo, Boris Johnson ha promesso di donare la maggior parte delle scorte di vaccini in eccesso del Regno Unito.

Questi non sono semplici atti di carità. Questi leader borghesi occidentali cercano di non perdere il predominio sulla scena mondiale a favore di Russia e Cina.

Nel frattempo, le sanzioni contro paesi come l’Iran e il Venezuela hanno enormemente complicato il processo di importazione dei vaccini, lasciando la popolazione locale in balia del virus. Nel caso del Venezuela, si presume che il leader dell’opposizione e golpista, Juan Guaido abbia ostacolato gli sforzi del governo venezuelano per ottenere vaccini dalla Gran Bretagna.

E mentre Israele ha il più alto tasso di vaccinazioni pro-capite sulla terra, la vaccinazione è appena iniziata nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupate. Il governo israeliano ha resistito alle pressioni per offrire le scorte extra ai palestinesi. Sta ancora mantenendo un blocco su Gaza e ha fermato una spedizione di 2.000 dosi del vaccino Sputnik russo, destinato agli operatori sanitari in prima linea nell’Anp.

Tutti questi giochi cinici stanno rallentando la distribuzione globale di queste risorse essenziali, disperatamente necessarie per proteggere le persone comuni dall’infezione.

Anarchia del capitalismo

Come abbiamo spiegato in precedenza, c’è un enorme divario tra paesi ricchi e paesi poveri che accedono alle dosi di vaccino. Questo perché le nazioni ricche, che hanno in gran parte finanziato la produzione dei vaccini, hanno negoziato direttamente con i produttori per fare scorta di forniture.

Il programma Covax dell’Organizzazione mondiale della sanità (già ritenuto ad “alto rischio” di fallimento) mira a fornire quest’anno 2,3 miliardi di dosi ai paesi poveri in Africa, Asia e America Latina. Ma questo coprirebbe solo un quinto della popolazione rispetto all’obiettivo.

Secondo le Nazioni Unite , mentre finora solo 10 paesi hanno utilizzato il 75% dei vaccini, circa 130 paesi non hanno visto una singola vaccinazione. Dei 175 milioni di vaccini somministrati, solo circa otto milioni sono andati ai 430 milioni di abitanti del Sud America e due milioni a 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa.

È probabile che quest’anno solo il 18% della popolazione mondiale venga vaccinata. La maggior parte delle vaccinazioni pianificate sono ora programmate per il 2022 e il 2023. Ed è improbabile che il mondo intero venga vaccinato prima del 2025, dato che gli ordini prioritari dei paesi ricchi continueranno a lasciare il resto del mondo in fondo alla coda.

Nonostante il suo nuovo impegno a distribuire i vaccini in eccesso della Gran Bretagna, Johnson non ha effettivamente confermato quanti ne donerà. E la domanda che dovremmo porci è perché i paesi ricchi sono stati in grado di accumulare scorte enormi con cui cominciare la campagna di vaccinazione? Perché il resto del mondo dovrebbe accontentarsi delle briciole che cadono dal tavolo?

Tutto questo è stato facilitato da un sistema basato sull’accumulazione privata, il profitto e il dominio imperialista.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano guardato solo in casa propria nella fretta di vaccinare le proprie popolazioni e quindi essere i primi a uscire dalla tunnel della pandemia per far ripartire la produzione, è controproducente. Un “think-tank” con sede negli Stati Uniti, il Peterson Institute for International Economics, ha sottolineato che in realtà, a lungo termine, sarebbe molto più economico per i paesi ricchi investire pesantemente nella vaccinazione delle nazioni povere:

Le catene di approvvigionamento internazionali e le connessioni della domanda garantiscono che le malattie nei paesi poveri si riverseranno oltre i confini dei paesi ricchi, causando grandi costi economici anche se questi ultimi vaccineranno completamente le loro popolazioni. I costi economici per i paesi ricchi potrebbero superare il costo di aiutare i paesi poveri a vaccinarsi completamente da 10 a 100 volte” [enfasi nostra].

In un sistema di produzione democraticamente pianificato, la vaccinazione globale sarebbe l’unica priorità. Ma i capitalisti non investiranno un centesimo a breve termine per aiutare i popoli oltre i loro confini nazionali, anche in queste terribili circostanze – anche quando a lungo termine ne trarrebbero un vantaggio. Questa è la natura anarchica del capitalismo.

Mutazioni

C’è un’altra conseguenza ancora più preoccupante del prolungarsi della spinta alla vaccinazione globale: nuove mutazioni. Più a lungo il coronavirus è in grado di continuare a propagarsi e più ampia è la sua diffusione, maggiore è il rischio che emergano nuove varianti che potrebbero essere più virulente e resistenti ai vaccini che attualmente possediamo.

Ad esempio, la variante B.1.1.7 “Kent” – originaria del Regno Unito – e la variante 501.V2 identificata per la prima volta in Sud Africa hanno importanti cambiamenti genetici rispetto alle forme precedenti del virus.

In particolare, E484K (soprannominato Eric o Eek) cambia la superficie della proteina spike che il virus utilizza per entrare nelle cellule umane. Questa mutazione rende più difficile per il sistema immunitario umano riconoscere e distruggere il virus, se è stato stimolato con vaccini basati su precedenti strutture del virus. La stessa mutazione è presente in una variante attualmente dilagante in Brasile.

Queste nuove varianti sono più contagiose e sembrano almeno in qualche modo resistenti ad alcuni dei vaccini a nostra disposizione ora. Il governo sudafricano ha recentemente scelto di abbandonare il lancio del vaccino di AstraZeneca dopo che apparentemente non è riuscito a proteggere dalle infezioni lievi della variante 501.V2.

Ciò potrebbe richiedere lo sviluppo di vaccini aggiornati in grado di far fronte alle nuove mutazioni. Il vaccino Oxford / AstraZeneca sarà il più difficile da adattare a nuovi ceppi, perché richiede la crescita di nuove colture cellulari, cosa che necessita di settimane.

Questo vaccino è fondamentale per programmi come Covax da utilizzare nei paesi poveri, perché è più economico e non ha bisogno di essere conservato a temperature bassissime come i prodotti Pfizer e Moderna a base di mRNA, ad esempio. Se dovesse rivelarsi inefficace contro nuovi ceppi, questo potrebbe essere un duro colpo per gli sforzi di vaccinazione nei paesi meno sviluppati.

Approfittando della pandemia

E come abbiamo spiegato in un altro articolo, il successo disomogeneo delle campagne di vaccinazione nei paesi capitalisti avanzati è in parte spiegato da una profonda e pervasiva sfiducia nei confronti dell’establishment. Ciò sta portando a un diffuso scetticismo sui vaccini, con le minoranze etniche, ad esempio in Gran Bretagna, particolarmente reticenti.

In Gran Bretagna (dove il lancio ha avuto un relativo successo), fino a 10 milioni di persone – inclusi metà degli operatori sanitari, proprio quelli in prima linea nella lotta contro il COVID-19 – potrebbero rifiutare di vaccinarsi. Inoltre, i vaccini non sono ancora autorizzati per i bambini.

I governi di Svezia, Francia, Italia, Austria, Bulgaria, Germania stanno lottando per superare la resistenza dell’opinione pubblica rispetto al vaccino di AstraZeneca, dopo che i rapporti di effetti collaterali sono stati cavalcati dai teorici cospirazionisti di destra per screditare i vaccini, combinato con la gestione disordinata del lancio [della campagna vaccinale] da parte dell’UE, cosa che aveva già minato la fiducia dell’opinione pubblica.

Si stima che dovrebbe essere vaccinata fino all’80% della popolazione nazionale per eliminare le nuove varianti del virus. Mettendo insieme tutto quanto visto sopra, questo obiettivo è davvero un compito molto arduo.

Per ribadire: questa pandemia non finirà veramente fino a quando la popolazione dell’intero pianeta non sarà vaccinata. È nei poteri della grande industria farmaceutica – che controlla la maggior parte dei mezzi di produzione farmaceutici – aumentare la produzione di vaccini per raggiungere questo obiettivo nel giro di pochi mesi.

Ciò potrebbe essere ottenuto espandendo la capacità produttiva: convertendo gli impianti esistenti per produrre vaccini, come ad esempio all’inizio della pandemia nel caso della produzione di DPI nelle fabbriche tessili e respiratori negli stabilimenti automobilistici. Ma questa capacità aggiuntiva diventerebbe inutilizzata alla fine della pandemia, rendendo molto più redditizio mantenere semplicemente gli stabilimenti produttivi esistenti a pieno regime per gli anni a venire.

Un’altra opzione sarebbe che le grandi aziende farmaceutiche rendessero di pubblico dominio le loro ricerche e i loro dati, in modo che altre società e laboratori statali potessero produrre versioni generiche dei vaccini per il COVID-19 ovunque nel mondo.

Un certo numero di membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (guidati da Sud Africa e India) propongono a questo scopo di rinunciare alla protezione della proprietà intellettuale sui vaccini COVID-19. Come ha dichiarato il delegato sudafricano del WTO: “Mentre Roma brucia, noi stiamo a perdere tempo [in attesa]”,

Ha poi proseguito:

I primi vaccini efficaci erano pronti quattro o cinque mesi fa. Pensate che avrebbe fatto la differenza se avessimo avuto le conoscenze per produrli? Penso sicuramente di sì”.

Proprio in questo momento l’infrastruttura ne sta fornendo un minimo e lascia il resto al settore privato. Non credo che i governi dovrebbero esternalizzare la loro responsabilità per la salute pubblica a società private che sono responsabili solo nei confronti degli azionisti”.

Questo è assolutamente vero. Tuttavia, Big Pharma non è disposta a cedere il controllo sulla sua proprietà intellettuale, che le consente di monopolizzare la produzione dei vaccini e assicurarsi enormi profitti.

Gli stati nazionali borghesi non daranno mai ordini ai capitalisti su cosa dovrebbero fare con la propria proprietà privata. In effetti, l’UE e il Regno Unito si sono schierati per bloccare la proposta di rinuncia al brevetto, portando Roz Scourse, consulente per le politiche di MSF Access, a denunciarne l’ipocrisia dopo lo scontro con AstraZeneca per i vaccini non consegnati.

“Questo sta davvero mostrando all’UE e ad altri paesi ricchi cosa succede quando si cedono tutti i diritti e il controllo della produzione e distribuzione di vaccini per il Covid durante una pandemia a grandi multinazionali”, ha detto Scourse.

Ed ha esattamente ragione, motivo per cui questo controllo dovrebbe essere sottratto alle grandi aziende farmaceutiche espropriandole e gestendole democraticamente sotto uno stato operaio.

Allo stato attuale, siamo intrappolati in una corsa mortale contro il tempo, poiché il virus continua a mutare e la fine di questo incubo viene rimandata sempre più lontano nel futuro.

Malattia endemica

Dati i tassi vertiginosi di infezione, lo scetticismo del pubblico sui vaccini e la caterva di nuove varianti, molti commentatori e politici borghesi stanno ora dicendo che il COVID-19 è qui per restare. Un recente articolo sull’Economist, ad esempio, ha affermato che “la malattia circolerà per anni e sembra probabile che diventi endemica”.

La rivista liberale afferma che invece di trattare il COVID-19 come “un’emergenza che passerà”, i governi dovrebbero concentrarsi sulle misure per contenere e gestire il virus, con maschere facciali, sistemi di test e tracciamento e richiami annuali che diventeranno un appuntamento fisso nella vita quotidiana

Il ministro della Sanità britannico Matt Hancock ha ripreso questa opinione, affermando che il COVID-19 potrebbe essere trattato come un’influenza stagionale, con un programma di vaccinazione annuale che utilizzi richiami vaccinali periodici per rispondere alle nuove mutazioni.

Tuttavia, il COVID-19 è più contagioso e ha un tasso di mortalità più elevato rispetto all’influenza stagionale. Le misure proposte da Hancock non impedirebbero epidemie regolari, che causerebbero comunque migliaia di morti in più ogni anno.

“Convivere con il COVID” è solo la vecchia strategia riscaldata dell’”immunità di gregge”: significherebbe un ciclo infinito di lockdown, periodici sovraccarichi degli ospedali e uno stato di incertezza permanente per milioni di persone.

È anche chiaro dai commenti di Hancock che, con il numero di morti e infezioni che inizia finalmente a ridursi, i Tory sono ancora una volta sotto la pressione delle grandi imprese per porre prematuramente fine all’ultimo lockdown, per tornare a far fluire i profitti. In altre parole, la storia si prepara a ripetersi.

“Zero COVID”

In risposta a questi argomenti, da alcune parti è stata avanzata la proposta che i governi perseguano una strategia “Zero COVID”. Questo è definito dal British Medical Journal (BMJ) come la “riduzione a zero dell’infezione in un’area geografica definita” attraverso una combinazione di un rigoroso controllo delle frontiere, lockdown efficaci e test rigorosi per isolare e contenere rapidamente nuovi casi.

Il deputato laburista di sinistra Richard Burgon sottolinea sul Tribune che la vita in Nuova Zelanda (che ha visto in totale solo 25 morti per COVID-19) è virtualmente tornata alla normalità dopo che sono stati attuati questi metodi. Le persone sono in grado di partecipare a eventi pubblici su larga scala, come festival musicali, senza timore di infezione.

Burgon sostiene che i metodi della Nuova Zelanda potrebbero essere replicati in Gran Bretagna e afferma correttamente che la grave cattiva gestione della pandemia da parte dei conservatori ha portato a un numero di vittime drasticamente alto, cosa che non doveva succedere:

La Gran Bretagna all’inizio dell’estate, dopo il primo lockdown, aveva un caso ogni 100.000 abitanti. Eravamo sulla buona strada per poterlo spingere ulteriormente verso il basso ed effettivamente eliminarlo. Poi il governo ha detto alla gente di uscire e spendere, di tornare al lavoro, e ha reso un dovere patriottico riempire i pub e rimandare i bambini a scuola senza attuare le misure di sicurezza che il personale scolastico giustamente richiedeva”.

Il desiderio di proteggere i profitti dei loro finanziatori del grande capitale ha guidato l’approccio confuso del governo conservatore rispetto al COVID-19. È una tragedia pensare che, nell’agosto 2020, ci fossero solo due o tre morti di COVID-19 al giorno. A dicembre, queste morti erano salite oltre i 1.000.

In parte per queste ragioni, attuare una strategia Zero COVID ora in Gran Bretagna non sarebbe la stessa cosa che in Nuova Zelanda dove il governo ha adottato misure rigorose sin dall’inizio, il che significa che i casi non sono mai saliti a livelli elevati.

Ora ci vorrà un periodo di lockdown più lungo, unito alle vaccinazioni, per portare il numero di casi in Gran Bretagna a un livello per cui tutti i nuovi casi possano essere efficacemente tracciati. Per questo motivo è tanto più importante non terminare in anticipo l’attuale lockdown.

Necessità dell’internazionalismo

Inoltre, dobbiamo stare attenti a non confondere Zero COVID con una strategia per eliminare definitivamente il virus. Come spiega il BMJ:

“Ad oggi, l’unica malattia umana eradicata a livello globale è il vaiolo, e per raggiungere questo risultato ci sono voluti 30 anni ed è dipeso da un vaccino efficace … la Nuova Zelanda ha ottenuto di non avere avuto per tre mesi contagi locali, il che, sebbene impressionante, è lontano dalla definizione generalmente accettata di eliminazione”.

È possibile ridurre il numero di casi di COVID-19 al punto che non debba essere completamente spazzato via, ma potrebbe comunque essere tenuto sotto controllo e la sua minaccia contenuta. Tuttavia, la pandemia deve essere terminata a livello internazionale e questo richiede un progetto globale. I paesi non possono mantenere un perenne stato d’assedio. I casi in Nuova Zelanda vengono mantenuti bassi attraverso un rigoroso controllo delle frontiere. Ma il virus rimane una minaccia, come attesta il rilevamento della variante Kent ad Auckland (che ha portato a un lockdown di tre giorni).

Con così tanti paesi dove è improbabile che vengano fatte vaccinazioni per anni, il virus continuerà a circolare e a mutare, e c’è sempre il rischio che ritorni. Lo stesso articolo del BMJ citato sopra, considera l’efficacia di Zero COVID e di come potrebbe essere raggiunto:

In un mondo globalizzato, le infezioni viaggiano attraverso i continenti in pochi giorni. Le restrizioni ai viaggi e le misure di controllo alle frontiere possono arginare la diffusione delle infezioni. Una volta che l’incidenza della malattia locale è bassa, le risorse per la protezione della salute possono essere destinate ad affrontare i casi importati. In effetti, nel corso degli anni, i team di protezione sanitaria a livello nazionale hanno tenuto a bada malattie importate come la febbre tifoidea, Ebola e MERS-CoV. In definitiva, l’eradicazione globale è auspicabile, eliminando il COVID-19 ovunque e in modo permanente. Ma questo è impegnativo e richiederà una direzione e un coordinamento globali”.

Qui sta il problema. Porre fine a questa pandemia una volta per tutte richiederebbe uno sforzo globale coordinato su scala mondiale.

A questo punto, tuttavia, stiamo vedendo l’esatto opposto: tutti i leader capitalisti stanno cercando di difendere i loro interessi nazionali e il sistema del profitto sta ostacolando la produzione e la distribuzione delle risorse necessarie per vaccinare le popolazioni.

Sistema malato

Le valutazioni di Hancock e dell’Economist riflettono il pessimismo di una classe dominante di fronte a una sfida apparentemente insormontabile. I capitalisti e i loro rappresentanti politici scrollano le spalle di fronte all’inevitabile conclusione che questa crisi non possa essere completamente risolta.

Questo è molto simile al cambiamento climatico, che allo stesso modo rappresenta una minaccia esistenziale a lungo termine per l’intero sistema capitalista (e per il pianeta). E come per il cambiamento climatico, esistono i mezzi per mantenere il controllo permanente o addirittura sradicare il COVID-19, ma fondamentalmente sono in conflitto con gli interessi nazionali e con i profitti della classe dominante. Di conseguenza, la borghesia si rassegna a ritocchi marginali – nella migliore delle ipotesi.

Anche su base capitalista, ci sono un sacco di misure che potrebbero e dovrebbero essere prese per ridurre rapidamente il numero di nuovi casi, contenere le epidemie e vaccinare le popolazioni.

Siamo infatti pienamente d’accordo con le proposte di Burgon: testare gratuitamente e in maniera diffusa; una indennità di malattia con un vero salario per incoraggiare le persone a rimanere a casa senza alcun danno finanziario; test diffusi e gratuiti per il COVID-19; connessione gratuita a Internet in modo che gli studenti possano frequentare lezioni online da casa; lockdown imposti correttamente e combinati con il tracciamento dei contatti.

Vorremmo aggiungere che dovrebbe essere imposto il blocco degli affitti e il divieto di sfratto per evitare che le persone che hanno perso il reddito finiscano a vivere per strada. Inoltre, chi entra nel Paese dovrebbe essere immediatamente testato e, se arriva da zone con alti livelli di COVID, messo in quarantena a spese dello Stato.

Inoltre, dobbiamo affrontare il crescente divario di accesso ai vaccini convertendo le società farmaceutiche private in società di proprietà pubblica, in modo da poter aumentare la produzione di vaccini per i bisogni umani, piuttosto che per il profitto.

Circa 100 miliardi di dollari di denaro pubblico sono stati destinati allo sviluppo del vaccino contro il coronavirus, non c’è una buona ragione per cui le aziende private dovrebbero fare una fortuna con questi farmaci. Piuttosto, questi vaccini dovrebbero essere distribuiti in tutto il mondo, gratuitamente e rapidamente, prima che si sviluppino varianti ancora più virulente, in modo che una certa normalità possa alla fine riprendere.

Il profitto, il nazionalismo dei vaccini e l’accaparramento che sono i maggiori ostacoli per mettere fine a questa pandemia, derivano direttamente dal marcio sistema capitalista.

L’esperienza di questo disastro della salute pubblica porterà sempre più persone a trarre la conclusione che questo sistema è incompatibile con un futuro sano e sicuro per l’umanità. Queste lezioni peseranno molto sulla coscienza della classe operaia durante il periodo burrascoso in cui stiamo entrando.

Noi marxisti dobbiamo essere pronti con un programma e un partito rivoluzionario per tracciare una nuova rotta.

20 Febbraio 2021

 

Articoli correlati

Politica generale

Bologna, zona arancione rafforzata – Il trionfo del profitto sulla salute

Pubblichiamo il volantino che in nostri compagni di Bologna distribuiranno stasera nella manifestazione di “Priorità alla scuola” contro i provvedimenti di Bonaccini.

emergenza coronavirus

Il capitalismo prepara la miseria per miliardi di lavoratori

L’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO) prevede che 1,6 miliardi di lavoratori nel settore informale perderanno il 60% del loro reddito dopo un mese di crisi. Nei paesi più colpiti, il tasso di povertà fra i lavoratori informali aumenteranno dell’84%. Mentre la crisi morde, i lavoratori con un impiego precario dovranno affrontare un vero e proprio disastro.

Scienza

Vaccini COVID-19: i profitti di Big Pharma sono più importanti delle vite umane

I vaccini per il COVID-19 che lentamente cominciano ad essere distribuiti, offrono un barlume di speranza a milioni di persone comuni che hanno trascorso la maggior parte dell’anno intrappolate nell’incubo, apparentemente senza fine, di questa pandemia. Per i capitalisti del settore farmaceutico, queste risorse essenziali (il cui sviluppo è stato finanziato in gran parte con denaro pubblico) sono una miniera d’oro da depredare.

emergenza coronavirus

La lotta per la salute è una lotta contro il capitalismo

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione A livello mondiale il contagio da Covid è in rapida risalita dalla fine di febbraio. Alla data in cui scriviamo siamo vicini a superare

emergenza coronavirus

Vaccini e diritto alla salute di lavoratori, anziani e persone fragili? Sacrificati sull’altare del profitto!

Il 6 aprile sono stati sottoscritti due protocolli da Cgil Cisl Uil, governo e associazioni d’impresa, sulla sicurezza e le vaccinazioni nei luoghi di lavoro. Sono un aggiornamento delle precedenti intese di marzo e aprile 2020, ne contengono tutti i limiti e, anzi gli elementi negativi sono ancora più approfonditi.

Trasporti

Bartolini – Il focolaio provocato dai padroni

Quando il Covid-19 sembrava essere stato debellato, almeno per i mass-media nazionali e locali, ieri è giunta la notizia di un focolaio alla Bartolini, nella sua sede alla periferia di Bologna. I positivi sono 64, tra i magazzinieri, familiari e conoscenti. Ma il numero inevitabilmente crescerà.