27 Marzo 2020

Pandemia di Covid-19: la catastrofe imminente e come combatterla

La seguente dichiarazione della Tendenza Marxista Internazionale spiega come il capitalismo abbia completamente fallito nell’affrontare la crisi del coronavirus e stia mettendo a rischio la vita di milioni di persone. In una situazione del genere, è inutile adottare mezze misure o cercare un compromesso con il sistema. Solo misure drastiche saranno efficaci per scongiurare l’imminente disastro.

Il mondo sta affrontando una catastrofe. Le vite di centinaia di migliaia, forse milioni, di persone sono a rischio. Anche nei paesi più ricchi, dove esiste un sistema sanitario avanzato, la situazione sta già raggiungendo il punto di rottura. Ma i paesi poveri si trovano di fronte a un incubo di proporzioni inimmaginabili.

Tantissima gente in Nigeria o in India – per non parlare di paesi devastati dalla guerra come Siria, Yemen o Somalia – vive in baraccopoli sovraffollate, senza accesso all’acqua potabile e senza cure mediche. Qui parlare di misure come la “distanza sociale” o l'”autoisolamento” suona come uno scherzo di cattivo gusto.

In una situazione del genere, le mezze misure e il compromesso con il sistema sono inutili. Sono necessarie misure drastiche per evitare il disastro che incombe. La verità è che il sistema capitalista sta portando l’umanità al disastro e che si mostrerà come il sistema marcio che è. Per i lavoratori, è arrivato il momento di prendere in mano il loro destino.

La pandemia di COVID-19 sta delineando con chiarezza una crisi economica che covava da anni sotto la superficie. Ora questo processo è stato accelerato all’ennesima potenza. Ovunque, i mercati azionari hanno subito un crollo.

Le aziende stanno fallendo e milioni di lavoratori stanno già perdendo il loro impiego. Alcuni ipotizzano che già solo negli Stati Uniti questo potrebbe spingere la disoccupazione fino al 20%. Quello di cui parliamo non è una crisi economica ciclica, ma una profonda depressione, paragonabile a quella degli anni Trenta.

Non ci dimentichiamo che la depressione degli anni Trenta ha prodotto rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre. Oggi non siamo in una guerra nel senso militare del termine, ma tutti i leader politici del mondo stanno paragonando questa crisi a una situazione di tipo bellico. E se si tratta di una situazione di guerra, allora la classe lavoratrice deve reagire di conseguenza.

All’inizio, i governi hanno minimizzato l’epidemia. La preoccupazione principale della classe dominante non era di preservare la salute della popolazione, ma solo di mantenere la produzione attiva a ogni costo. Il loro obiettivo non era quello di salvare vite umane, ma i profitti delle banche e dei grandi monopoli.

Questo, e solo questo, spiega la loro negligenza criminale e il loro fallimento ad agire immediatamente, con le misure necessarie a tutelare la vita umana. L’abisso che esiste tra ricchi e poveri, tra sfruttatori e sfruttati si è reso crudelmente evidente. Ora i governanti si affrettano per recuperare il tempo perduto, ma mai come in questo caso, le misure che propongono sono deboli ed arrivano troppo tardi. Il virus si è diffuso in fretta come un incendio e sta avendo effetti catastrofici sulla vita delle persone e sull’economia globale.

I lavoratori devono affrontare l’orrendo dilemma di come sopravvivere a questa crisi, sia fisicamente che economicamente. Centinaia di migliaia di persone stanno perdendo il lavoro. Presto, si parlerà di milioni. I lavoratori che sono stati privati del loro impiego dovranno ancora nutrire e vestire le loro famiglie, pagare l’affitto o il mutuo, il tutto mentre lottano per non rimanere malati.

In tutti i paesi, milioni di persone che normalmente non si interessano di politica seguono con ansia tutte le notizie, esaminando attentamente ogni misura proposta dai loro governi. Cercando di comprendere quello che fanno i loro datori di lavoro e quello che propongono tutti i diversi partiti, da sinistra a destra. Sta diventando rapidamente evidente a tutti che nessuno di loro fa quello che sarebbe necessario. In queste condizioni, la coscienza può cambiare alla velocità della luce.

Un paese dopo l’altro sta entrando in isolamento, in modi e tempi diversi. Si dice alla gente di evitare spostamenti non necessari, zone solitamente affollate, di auto isolarsi se si è a rischio. Ma allo stesso tempo, a milioni di lavoratori viene detto di andare al lavoro, costringendoli ad usare mezzi pubblici troppo affollati e a lavorare gli uni vicino agli altri, aumentando il rischio di contagio. Questo non solo mette a rischio la vita dei lavoratori, ma aumenta anche il pericolo che essi ammalandosi contagino le loro famiglie, il tutto per preservare i profitti dei capitalisti.

Tutta questa situazione, sta cambiando radicalmente la coscienza della massa della popolazione. I lavoratori vogliono delle risposte e le vogliono ora. La domanda è posta con forza: cosa bisogna fare?

 

Il capitalismo può nuocere gravemente alla salute

La crisi ha rivelato l’incompatibilità del sistema capitalistico con la salute di miliardi di esseri umani. Decenni di austerità hanno falcidiato ovunque il sistema sanitario. Nei Paesi in cui esisteva un sistema sanitario nazionale, finanziato con fondi pubblici, questi contributi sono stati tagliati, anno dopo anno. La sanità pubblica ha visto sempre più ridotti i suoi fondi, mentre molti servizi venivano privatizzati.

Tutto questo è stato fatto per tagliare quelle che i capitalisti considerano spese “non necessarie”. I letti d’ospedale sono stati ridotti, così come i reparti di terapia intensiva. Il sistema rimaneva a corto di personale, la forza lavoro era sovraccarica. Questo è stato fatto per costringere le persone a cercare un’alternativa dai privati, aprendo un campo di investimento molto redditizio per le aziende sanitarie private.

Allo stesso tempo, ai grandi monopoli farmaceutici privati è stato permesso di aumentare i loro guadagni a spese dei servizi sanitari nazionali, ricavando enormi profitti dalla miseria dei malati, degli anziani e delle persone più vulnerabili. Tutto questo deve finire ora! La salute degli esseri umani non può essere determinata dall’interesse privato. La logica del profitto deve essere cancellata del tutto dal campo della salute. Chiediamo l’abolizione della sanità privata e un servizio sanitario che sia esclusivamente pubblico!

Tutte le strutture sanitarie private devono essere nazionalizzate senza indennizzo e successivamente integrate nei sistemi sanitari nazionali. Questa è la condizione preliminare per un massiccio aumento della spesa sanitaria, affinché possa soddisfare le esigenze immediate poste dalla crisi e fornire un servizio pubblico efficiente e moderno, dove le cure e i farmaci più recenti siano disponibili a tutti gratuitamente, quando richiesti.

Per risolvere l’attuale carenza di letti d’ospedale, dovrebbero essere immediatamente requisiti gli alberghi e i condomini di lusso vuoti, come le residenze dei ricchi, e convertiti temporaneamente in ricoveri per malati (una misura già introdotta in Gran Bretagna durante la guerra). Contemporaneamente, dovrebbe essere avviato un piano a lungo termine per la costruzione di nuovi ospedali, volto ad aumentare in maniera significativa le capacità ricettive del sistema sanitario. Questo può essere già finanziato tagliando il bilancio gonfiato delle spese militari.

Dovrebbe essere immediatamente avviato un piano di emergenza per il reclutamento e la formazione di infermieri, medici, autisti di ambulanze e paramedici e di tutto il personale necessario per la gestione di ambulatori, cliniche e ospedali. Deve essere garantito loro uno stipendio e un orario di lavoro dignitosi. Al contrario della situazione scandalosa che c’è oggi, in cui il personale medico viene letteralmente spremuto fino alla morte, per compensare le carenze causate da anni di gestione criminale sotto il cosiddetto regime di austerità.

Ci diranno che non ci sono soldi. Ma la storia ci dice che il denaro si trova sempre, quando si tratta di riempire le tasche dei ricchi. Così, nell’ultimo decennio, c’è stata l’austerità per i lavoratori, ma sontuose elargizioni di denaro pubblico per i banchieri privati, quegli stessi banchieri che hanno distrutto l’economia mondiale nel 2008. Ora la storia si ripete. Enormi somme di denaro pubblico vengono versate nelle casse delle grandi imprese private, mentre milioni di lavoratori vivono nella paura e nella povertà.

Le industrie farmaceutiche, che vantano livelli di profitto osceni, devono essere espropriate e inserite in un sistema di sanità pubblica integrata. Le priorità delle loro ricerche, invece di puntare al profitto, dovrebbero essere dettate dalle necessità della società, non dalle esigenze di una manciata di ricchi parassiti.

Tutti i brevetti farmaceutici dovrebbero essere di pubblico dominio e le ricerche vanno rese accessibili a tutti e condivise senza confini. Ciò accelererebbe enormemente lo sviluppo di nuovi farmaci che, una volta disponibili, dovrebbero essere forniti a tutti i servizi sanitari nazionali al prezzo di costo, non ai prezzi esorbitanti attualmente applicati a farmaci fondamentali per salvare delle vite.

Se adottiamo tutte queste misure adesso, gli effetti peggiori della crisi attuale possono essere evitati e nuove crisi potrebbero essere scongiurate in futuro.

 

Per il controllo dei lavoratori!

Se le misure di distanziamento sociale sono uno degli strumenti per combattere la diffusione del virus, allora questo deve valere rigorosamente per TUTTI i campi della vita, e in particolare per i posti di lavoro. Se questa è davvero un’emergenza e uno scenario di guerra, come ci viene descritto dai governi, allora sono necessarie misure veramente emergenziali.

I padroni hanno dimostrato di essere completamente incapaci di svolgere un ruolo progressista. Con il sostegno dello stato e dei politici borghesi, spingono i lavoratori, anche in industrie non essenziali, a continuare a lavorare senza sosta. Ma questo compromette tutti gli sforzi per combattere il virus. Per questo motivo, in tutto il mondo assistiamo allo scoppio di scioperi da parte di lavoratori preoccupati per condizioni di lavoro che minacciano la loro vita e quella dei loro cari. In più di un paese (vedi Italia e Spagna, ma anche in Nord America) i lavoratori hanno imposto con successo la chiusura di alcuni stabilimenti, almeno per un periodo.

Questi eventi mettono in netta evidenza il potere della classe operaia quando è organizzata e consapevole della propria forza. Di fronte al comportamento irresponsabile dei padroni, i marxisti chiedono che il controllo dell’economia passi nelle mani dei lavoratori. Tutti i comitati di sciopero devono essere trasformati in comitati di fabbrica permanenti per controllare e, se necessario, bloccare le azioni dei padroni e dei manager.

Tutta la produzione non essenziale deve essere immediatamente interrotta. I lavoratori dovrebbero essere mandati a casa, retribuiti col 100% del salario e per tutto il tempo necessario. Questa misura dovrebbe essere pagata dai padroni. Se dicono che non possono permetterselo, ai padroni va chiesto di aprire i libri contabili affinché siano verificati dai sindacati e dai rappresentanti eletti dei lavoratori. In realtà, le grandi imprese sono sedute su montagne di denaro che ora dovrebbe essere utilizzato per prendersi cura di coloro che hanno prodotto quei profitti con il loro lavoro.

Laddove la produzione è ritenuta essenziale, allora il luogo di lavoro dovrebbe essere ristrutturato e riorganizzato in modo da consentire le misure di distanza sociale e fornire ai lavoratori le necessarie attrezzature di protezione, come maschere e visiere adeguate, guanti e tute, la pulizia regolare di tutte le superfici e le aree di lavoro e il controllo regolare delle condizioni di salute dei lavoratori. Tutti i lavoratori ritenuti non essenziali devono poter rimanere a casa.

I comitati dovrebbero anche assicurarsi che nessun lavoratore venga licenziato con la scusa della crisi. Laddove le fabbriche stiano licenziando oppure i padroni minaccino la chiusura, chiediamo che queste aziende siano espropriate e poste sotto il controllo e la gestione dei lavoratori.

Chi ha già perso il lavoro o lavora in modo occasionale sarà duramente colpito da questa crisi. Chiediamo che per queste persone l’equivalente dell’intero stipendio sia pagato dallo stato. Tuttavia, ci opponiamo al finanziamento di questa misura attraverso l’aumento del deficit pubblico, che viene successivamente pagato dal resto della classe lavoratrice sotto forma di austerità e di aumento delle tasse. Chiediamo invece l’esproprio delle banche che svolgono un ruolo parassitario e delle imprese speculative.

Allo stesso tempo, in questo periodo di inevitabile rallentamento della produzione, dovrebbe essere introdotto anche il concetto di rotazione, con l’alternanza dei giorni lavorativi, e una settimana lavorativa più breve, che consenta ai lavoratori di rimanere a casa più a lungo e riduca gli spostamenti. Questo provvedimento dovrebbe essere gradualmente esteso a tutti coloro che sono oggi disoccupati, in modo da eliminare la disoccupazione, oltre che abbassare l’orario di lavoro al minimo.

 

La classe lavoratrice deve assumere il comando

Cerchiamo di essere chiari su ciò che sta succedendo in questo momento. Il sistema capitalista sta affrontando una crisi per la sua stessa esistenza, che mette in discussione la sua capacità di far vivere in sicurezza la massa di lavoratori, di garantire alle persone posti di lavoro e case, e un salario per sfamare le loro famiglie. Questo ha implicazioni rivoluzionarie, e la classe dominante ne è ben consapevole.

I padroni temono un movimento indipendente della classe lavoratrice ancora più di quanto temano il virus. Sono preoccupati che la gente cominci a prendere in mano la situazione. A Wuhan, dove il virus si è manifestato per la prima volta in Cina, la gente stava creando blocchi stradali e controlli spontanei nei quartieri e prendendo altre iniziative indipendenti. Questo ha costretto lo stato a intervenire per paura di perdere il controllo della situazione.

In Italia i lavoratori, attraverso le loro azioni di sciopero, hanno cominciato a intervenire direttamente sul modo in cui viene gestita la produzione. In Gran Bretagna, l’inazione criminale del governo ha portato alla creazione spontanea di comitati di quartiere per affrontare diversi aspetti della crisi come la distribuzione di cibo e la sicurezza generale. In Iran, a un certo punto, la gente ha iniziato a imporre quarantene su intere città alla luce dell’inazione del regime.

Gli esempi di cui sopra sono gli stadi embrionali del potere operaio, che si sviluppa spontaneamente dalla crisi del capitalismo. È chiaro che la classe dominante è incapace di affrontare la crisi in modo adeguato. Di fronte all’inazione della classe dominante, come in Gran Bretagna, Svezia e negli Stati Uniti, chiediamo che vengano istituiti comitati di quartiere e nei posti di lavoro per affrontare i diversi aspetti della crisi.

In Italia e in Francia, lo stato sta intensificando le misure restrittive. Inizialmente, la massa della popolazione accetta queste misure, che le autorità affermano essere necessarie per combattere la minaccia di un nuovo virus mortale e altamente contagioso. Ma comunque ogni lavoratore sa bene che chi che sta adottando misure sempre più severe sono le stesse persone che hanno sprecato tanto tempo nella fase iniziale della pandemia. La gente ha poca o nessuna fiducia nel fatto che il governo possa difendere i suoi interessi, e ha ragione a non averne.

I leader borghesi si rendono conto di dover introdurre misure di emergenza per stabilizzare la situazione o rischiano un’esplosione di rabbia da parte delle masse. Ma queste misure di emergenza possono anche essere usate come uno strumento di controllo nei confronti della classe lavoratrice. Contengono dei forti elementi antidemocratici, volti a rafforzare lo stato e i suoi poteri repressivi.

Comprendiamo le ragioni per cui la gente è favorevole a una maggiore presenza delle forze di sicurezza nelle strade. Dobbiamo però impegnarci per smascherare la falsa illusione che esse stiano proteggendo il popolo e dimostrare invece che stanno effettivamente agendo in difesa del Capitale, cercando di stabilizzare la situazione, facendo contemporaneamente in modo che il Capitale stesso non perda il controllo di ciò che accade.

In Italia ci sono stati casi in cui la polizia si è presentata ai picchetti e ha arrestato dei lavoratori in sciopero che chiedevano ulteriori misure di sicurezza. Questo evidenzia il pericolo di creare troppe illusioni nel ruolo delle forze di sicurezza dello stato. Noi rendiamo chiaro ai lavoratori che possono fidarsi pienamente solo delle proprie forze, non dell’esercito o del governo borghese, che hanno ripetutamente dimostrato che la loro preoccupazione primaria è quella di salvaguardare i profitti di pochi, anche a rischio di peggiorare quest’emergenza sanitaria.

Gli sforzi per rispondere all’emergenza devono essere organizzati da comitati di quartiere e nei luoghi di lavoro, che devono essere collegati a livello locale e nazionale per organizzare un effettivo blocco generalizzato delle attività economiche, come mezzo più rapido per affrontare il virus.

Molti in Italia temono che elementi criminali possano approfittare della crisi. In una situazione del genere le forze di sicurezza dello stato non possono garantire la sicurezza di tutti. Per questo motivo dobbiamo far nascere l’idea che è necessario creare delle strutture, come i comitati eletti in ogni quartiere, che supervisionino l’intera gestione dell’emergenza. Un comitato eletto dagli stessi abitanti di ogni quartiere avrebbe un’autorità molto maggiore nel decidere cosa fare e nel fare in modo che tutti si attengano alle decisioni prese democraticamente.

I comitati possono stabilire checkpoints e pattugliare le strade durante un blocco generale delle attività, supervisionare la distribuzione di cibo a tutte le famiglie in modo da ridurre al minimo gli spostamenti inutili, in particolare per gli anziani ed altri settori vulnerabili. I comitati possono lottare attivamente contro gli elementi criminali e combattere la speculazione e gli aumenti ingiustificati dei prezzi di prodotti alimentari e dei farmaci, che vengono perpetrati da commercianti senza scrupoli.

Abbiamo visto anche l’esempio del Cile, dove i sindacati hanno annunciato che, a meno che il governo non dichiari una quarantena nazionale, la attueranno essi stessi, sotto forma di “sciopero umanitario”, ad esclusione dei settori essenziali. Questo programma ha attirato l’interesse dagli strateghi del capitale, che stanno diventando sempre più consapevoli del potenziale rivoluzionario insito nella situazione attuale e faranno di tutto per fermare questo processo di radicalizzazione.

 

Garantire la consegna di cibo

Quando è balzato agli occhi di milioni di persone che la pandemia stava per creare una situazione di emergenza, abbiamo visto scene di panico, con la corsa all’acquisto e all’accaparramento di beni di prima necessità. Che cosa dimostra tutto questo? Rivela che la gente è terrorizzata dalla situazione in cui siamo entrati, ma palesa anche che non si fida delle autorità né della capacità del “mercato” di aiutarla.

Questo, tuttavia, ha portato alla difficile situazione attuale, con la scarsità di generi alimentari nei negozi, che a sua volta ha portato a casi di speculazione, con alcuni negozi che hanno alzato i prezzi dei beni di prima necessità. Questo non può che peggiorare ulteriormente la già difficile situazione. Dei comitati di quartiere democraticamente eletti dovrebbero, quindi, avere anche il potere di controllare i prezzi e, se necessario, imporre dei limiti alla loro crescita. Se questo non viene fatto, oltre alla scarsità di beni, vedremo anche gli strati più poveri della società che non sono in grado di comprare ciò di cui hanno bisogno.

Gli anziani e le persone vulnerabili avranno difficoltà ad affrontare una situazione del genere. Si dice loro di isolarsi, ma spesso non hanno modo di farsi consegnare gli alimenti essenziali. Questo mette a rischio molti che dovranno uscire per comprare ciò di cui hanno bisogno.

Dobbiamo chiedere di istituire la consegna organizzata di cibo in tutte le abitazioni, per ridurre la necessità di recarsi nei negozi. L’organizzazione spontanea di comitati di quartiere che vanno a cercare i bisognosi e si organizzano per aiutarli, conferma che la massa di persone non è avida ed individualista, ma al contrario che in un momento di difficoltà è pronta a unirsi collettivamente per aiutare chi ha bisogno.

Questi comitati di quartiere, tuttavia, per essere pienamente efficaci, hanno bisogno di aiuto. Hanno bisogno di mezzi di trasporto, di attrezzature di sicurezza e di formazione su come comportarsi con persone vulnerabili in auto isolamento.

È necessario costruire cucine collettive per fornire pasti pronti, soprattutto per anziani e disabili. In tempi in cui le catene di ristoranti e bar chiudono e licenziano persone in massa, chiediamo il loro esproprio per soddisfare le esigenze alimentari delle comunità. Questo garantirebbe il lavoro di chi è impiegato in queste catene e allo stesso tempo metterebbe a disposizione risorse di cui c’è urgente bisogno. Questa rivendicazione va collegata all’istituzione dei comitati di quartiere.

 

Per un sistema di trasporto pubblico integrato

Tra i luoghi in cui il rischio di contagio è più elevato ci sono gli autobus, i treni e le metropolitane affollati. Nelle prime fasi dello scoppio della pandemia, milioni di lavoratori viaggiavano stretti gli uni con gli altri, aumentando enormemente il tasso di diffusione del virus.

Una volta diventato evidente che tali condizioni erano pericolose, molte persone hanno evitato gli spostamenti per motivi secondari. Quelli che possono lavorare da casa hanno iniziato a farlo. Questo ha ridotto l’affollamento, ma non l’ha eliminato.

La risposta delle aziende di trasporto è stata quella di ridurre la regolarità dei servizi, di sospendere alcune tratte, ecc. Così, proprio quando abbiamo bisogno di trasporti in cui sia possibile mantenere la distanza sociale, con la riduzione dei servizi disponibili, ciò diventa impossibile. Il risultato è che il numero dei mezzi di trasporto è inferiore, e dunque restano sovraffollati.

Anche in questo caso il criterio applicato è stato il profitto. Questo è inaccettabile. Tutte le aziende di trasporto dovrebbero essere requisite senza indennizzo dallo stato e integrate in un unico servizio di trasporto nazionale. Molte di queste aziende erano in precedenza di proprietà dello stato e delle amministrazioni locali. Dovrebbero essere tutte re-nazionalizzate e municipalizzate, e utilizzate secondo necessità e non a scopo di lucro. In questa situazione i passeggeri hanno bisogno di più spazio per viaggiare in sicurezza.

Anche il personale ha bisogno di protezione, e non dover lavorare in condizioni di affollamento è una misura che va verso la difesa dal contagio. Il personale addetto al trasporto ha bisogno anche di tutti i dispositivi di sicurezza necessari: maschere, visiere, guanti, ecc. Anche il servizio di pulizia deve essere ampliato in modo massiccio, in modo da fornire regolarmente un’igiene accurata, necessaria per aiutare a fermare la diffusione del virus. Anche i servizi di pulizia dovrebbero essere riportati all’interno delle aziende che li hanno esternalizzati e i lavoratori dovrebbero essere pagati con uno stipendio dignitoso e godere dei pieni diritti sindacali.

 

La crisi degli alloggi

Molti lavoratori stanno perdendo il posto di lavoro e, soprattutto le nuove generazioni, hanno mutui ingenti o affitti molto alti da pagare. Se le cose rimanessero così, molti si troverebbero di fronte al pignoramento e allo sfratto. In diversi paesi, i governi hanno incaricato le banche di concedere una “moratoria sui mutui”, ovvero ritardi temporanei nei pagamenti della durata di diversi mesi. Sfortunatamente, questo non è sempre il caso dell’affitto, che invece dovrebbe essere congelato per tutta la durata della crisi.

Dovremmo anche aggiungere che sono state introdotte “moratorie” per proteggere le banche, poiché se ci fosse una grande ondata di mancati pagamenti delle rate mensili dei mutui questo potrebbe tecnicamente spingere le banche verso il default. Come sempre, le misure che possono sembrare prese prendendo in considerazione gli interessi dei lavoratori, sotto il capitalismo, possono avere motivazioni molto diverse.

Certo, la sospensione dei pagamenti dei mutui offre una pausa temporanea. Tuttavia, a lungo termine non cancella del tutto il mutuo. Prima o poi le rate dovranno essere corrisposte. Quei lavoratori che ottengono un lavoro una volta finita la crisi, si troveranno a dover effettuare pagamenti più consistenti. Tuttavia, questa crisi avrà effetti economici e austerità a lungo termine: un tenore di vita più basso, disoccupazione di massa e povertà, è ciò che il sistema capitalista può offrire anche quando sarà terminata la pandemia.

Per evitare che un gran numero di famiglie della classe operaia perdano la casa, pertanto, chiediamo alle banche di cancellare una parte del mutuo. È l’unico modo per risolvere concretamente questo problema. Le banche sono state salvate con denaro pubblico oltre dieci anni fa e hanno realizzato enormi profitti negli ultimi anni. Se è vero che siamo tutti nella stessa barca, allora le banche dovrebbero fare la loro parte.

Altri lavoratori si trovano in alloggi in affitto e sono a rischio di sfratto se non pagano l’affitto. In alcuni paesi, sono stati introdotti divieti temporanei di sfratti. Anche se benvenuti, questi non sono misure sufficienti per proteggere la popolazione. I proprietari hanno vari modi di fare pressione sugli inquilini. Uno di questi è aumentare l’affitto a livelli inaccessibili, costringendo così le persone a lasciare l’appartamento. Pertanto, dovrebbe esserci anche un congelamento dell’affitto e una moratoria sul pagamento dell’affitto imposta immediatamente fino alla fine della crisi. Anche i comitati di vicinato dovrebbero svolgere un ruolo su questo terreno e analizzare la situazione e intervenire per fermare eventuali aumenti degli affitti o sfratti .

Questa situazione evidenzia anche un altro problema a lungo termine. Il motivo per cui i proprietari degli immobili possono comportarsi in questo modo è dovuto alla carenza cronica di case popolari. In passato la proporzione di case popolari rispetto alle abitazioni private era molto più elevata. Le famiglie della classe operaia potrebbero alloggiare in alloggi relativamente più economici. Per decenni la politica nella maggior parte dei paesi è stata quella di privatizzare, vendere il patrimonio immobiliare pubblico e spingere le persone a diventare proprietari delle loro case.

Ciò di cui c’è bisogno ora è un programma d’urto di costruzioni di case popolari per soddisfare la domanda, fornendo affitti a prezzi accessibili. Allo stesso tempo, ci sono molte case e appartamenti che rimangono vuoti a causa della speculazione. In tali casi, tali proprietà dovrebbero essere espropriate e aggiunte all’offerta di alloggi pubblici. Una volta messo in atto, un simile programma sarebbe di grande aiuto per alleggerire l’attuale situazione fatta di carenza cronica di alloggi e affitti esorbitanti.

 

Diritti democratici

Ovunque i governi stanno usando la legislazione di emergenza per adottare misure per affrontare la crisi. Siamo ovviamente a favore di misure di emergenza per la requisizione di beni privati, per espropriare ospedali privati, per rilevare fabbriche che producono dispositivi di protezione individuale.

Il problema è che i governi capitalisti stanno approfittando della crisi sanitaria per limitare i diritti democratici, vietando per esempio gli scioperi o limitando le libertà politiche, limitando la libertà di espressione, facendo uscire l’esercito per le strade.

Queste misure non svolgono alcun ruolo nel contenimento della pandemia e devono essere contrastate. I lavoratori hanno bisogno del diritto di sciopero per proteggersi dai padroni che mettono a rischio la nostra vita e la nostra sicurezza. Abbiamo bisogno della libertà di espressione in modo da poter denunciare l’indifferenza spietata dei governi capitalisti per la vita umana.

Pertanto, mentre tutti gli sforzi devono essere fatti per assicurare che vengano prese le misure più efficaci per combattere la diffusione del virus, non dobbiamo permettere alla classe capitalista di sfruttare l’attuale emergenza per ridurre i diritti democratici per cui generazioni di lavoratori hanno combattuto.

 

Nazionalizzazioni

Per anni la parola d’ordine del borghese è stata privatizzazioni. Le grandi aziende costituite dallo stato sono state spezzettate e vendute a buon mercato ai ricchi. Il concetto stesso di nazionalizzazione è stato ridicolizzato come qualcosa che apparteneva a un lontano passato. Ora all’improvviso, la loro melodia è cambiata.

Alcuni governi, in una chiara ammissione del fatto che il capitalismo non può affrontare l’attuale crisi, stanno requisendo gli ospedali privati ​in modo che siano utilizzati dallo stato nelle misure di emergenza per combattere la diffusione del virus. Nel frattempo, molti governi hanno dichiarato che potrebbero essere pronti a muoversi nella direzione della nazionalizzazione di qualsiasi grande azienda a rischio fallimento nel prossimo periodo.

Ne è un esempio ciò che ha affermato il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire: “Non esiterò a utilizzare tutti i mezzi disponibili per proteggere le grandi società francesi. Ciò può essere fatto mediante la ricapitalizzazione, ciò può essere fatto tramite la partecipazione statale, se necessario posso anche usare il termine nazionalizzazione.”

Anche i riformisti di destra, che fino a poco tempo fa facevano a gara per aggiungere la loro voce alla campagna contro la nazionalizzazione, sono stati costretti a cambiare un po’ il loro ritornello.

Cerchiamo di essere chiari: ciò a cui si riferiscono quando parlano di nazionalizzazioni è in realtà un salvataggio. Viene effettuato con un compenso per i proprietari capitalisti ed è quindi semplicemente un altro mezzo per incanalare i fondi statali nelle tasche dei privati. E una volta che i finanziamenti pubblici sono stati utilizzati per rimettere in sesto queste società, vengono vendute ai capitalisti a prezzi stracciati. Questo è un altro modo per far pagare alla classe lavoratrice la crisi dei padroni.

I lavoratori non possono accettare questo tipo di nazionalizzazione. Non deve essere la classe operaia a pagare per il caos creato dai capitalisti. Ciò che è richiesto è l’espropriazione senza indennizzo per i capitalisti. Allo stesso tempo chiediamo la rimozione dei consigli d’amministrazione parassitari di queste aziende e la loro sostituzione con il controllo e la gestione democratica dei lavoratori.

 

Il ruolo del movimento operaio

I dirigenti del movimento operaio si stanno dimostrando incapaci di affrontare seriamente questa situazione. In Italia, ad esempio, i leader sindacali hanno pienamente collaborato con i padroni e il governo e hanno insistito sul fatto che la produzione non dovrebbe fermarsi. Il loro criterio principale non era la sicurezza dei lavoratori, ma il mantenimento della produzione per paura del collasso economico.

I lavoratori italiani hanno un’altra opinione. Per loro, salvare la vita umana viene prima di tutto. Hanno iniziato una serie di scioperi dopo non essere riusciti a convincere i padroni delle fabbriche a chiudere le fabbriche per riorganizzare il lavoro in modo da renderlo più sicuro. Solo quando i lavoratori nei vari reparti hanno iniziato ad adottare misure così decisive, i dirigenti sindacali hanno cambiato posizione. Invece di esserne alla testa, erano rimasti molto indietro rispetto a quanto richiedeva la situazione.

In Gran Bretagna, il partito laburista ha sospeso tutte le attività, anche se esiste la tecnologia con cui esse potrebbero continuare durante la pandemia. Dappertutto i dirigenti del movimento operaio hanno tacitamente o attivamente accettato i piani imperfetti della classe dirigente. Ciò che è invece necessario è che essi preparino un piano di mobilitazione della classe operaia. Mobilitando i lavoratori nei quartieri e nelle fabbriche questi dirigenti potrebbero cambiare molto rapidamente il corso degli eventi. Il loro rifiuto di farlo è un’indicazione della loro capitolazione alla classe capitalista, proprio quando quest’ultima sta entrando nella sua crisi più profonda di sempre.

Ciò richiede una trasformazione radicale delle organizzazioni esistenti della classe operaia. Significa che i sindacati devono essere posti sotto il controllo diretto dei loro iscritti. Ciò significa che i vertici non guadagnino più salari più simili a quelli di un manager d’azienda che ai lavoratori che dovrebbero rappresentare. Significa dei dirigenti che guadagnino il salario medio dei lavoratori e che siano soggetti al diritto di revoca se non rispettano le decisioni prese democraticamente dai loro iscritti.

Questo vale anche per quei partiti creati molto tempo fa dalla classe operaia come mezzo per disporre di una propria voce. Questi devono essere trasformati, iniziando con un processo completamente democratico per la selezione del gruppo dirigenti. Nei paesi in cui non esistono partiti dei lavoratori, come negli Stati Uniti, la loro creazione è un compito del movimento operaio organizzato.

 

Chi paga?

Molti sarebbero d’accordo sul fatto che le rivendicazioni sopra elencate possano sembrare ragionevoli, ma potrebbero porre la domanda delle domande: chi paga per tutto questo? Ci viene detto che non ci sono abbastanza soldi per pagare tutte queste misure. Ma ciò è chiaramente falso.

In primo luogo, sia la Federal Reserve americana che la Banca centrale europea hanno annunciato che stanno pompando miliardi di dollari ed euro nell’economia. In Gran Bretagna il governo ha annunciato un pacchetto da 350 miliardi di sterline, pari al 15% del PIL. Italia, Francia, Spagna, Germania, tutti i paesi annunciano pacchetti di dimensioni simili.

Quando si trovano di fronte a un’Armageddon economica trovano improvvisamente le risorse. Sfortunatamente, la maggior parte di questi soldi va ai capitalisti, non al servizio sanitario o ai lavoratori. Inoltre, si somma semplicemente a livelli già molto elevati di debito pubblico. In una fase successiva, saranno i lavoratori a cui verrà chiesto di fare i sacrifici per ridurre questo debito.

C’è un’altra fonte di immensa ricchezza, tuttavia. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’1% delle famiglie statunitensi – circa 1,2 milioni di famiglie – nel 2019 aveva un patrimonio netto complessivo di 35 migliaia di miliardi di dollari. Uno studio condotto dall’Institute of Chartered Accountants in Inghilterra e Galles (ICAEW) nel 2017 ha rivelato che “in un momento in cui il pensiero di molte persone poteva essere quello di stringere la cinghia, i due terzi delle imprese del Regno Unito avevano un surplus di cassa.

E non solo, ma da allora il livello dei depositi e delle riserve di liquidità detenute dalle aziende britanniche è addirittura aumentato! I depositi in contanti sono cresciuti dell’8% nel 2018 e sono aumentati di un enorme 51% negli ultimi 5 anni. ” Secondo il Credit Suisse l’1% più ricco su scala mondiale detiene quasi il 50% della ricchezza globale, mentre la metà della popolazione mondiale detiene meno dell’1% della ricchezza globale totale.

In tempi di crisi, sicuramente questa immensa ricchezza, creata con il lavoro di milioni di lavoratori, potrebbe essere utilizzata per finanziare tutte le misure necessarie per combattere la diffusione di COVID-19 e mettere a disposizione strutture e risorse per preparare la società a qualsiasi futuro scoppio di malattie mortali.

Non sarebbe irragionevole imporre una tassa di emergenza del 10% o del 20% su tale ricchezza. E qualsiasi società o singolo capitalista che rifiutasse di collaborare dovrebbe essere espropriato, i loro beni confiscati e le loro risorse messe a disposizione dello stato. Inoltre, le banche che hanno beneficiato in modo massiccio dei salvataggi statali dovrebbero essere nazionalizzate, senza indennizzo, e integrate in una banca nazionale di proprietà pubblica. Lo stesso vale per le compagnie di assicurazione.

Se tali misure fossero adottate dai governi di tutto il mondo, non sarebbe necessario aumentare il debito pubblico, con tutta l’austerità che ne conseguirebbe in seguito. Non ci sarebbe carenza di risorse per costruire ospedali, investire nella ricerca farmaceutica, costruire case, ecc. e fornire un reddito a tutti quei lavoratori disoccupati.

 

Per un governo operaio!

In Gran Bretagna è evidente che questo governo conservatore era pronto a lasciar morire centinaia di migliaia, invece di prendere le misure necessarie e investire le risorse necessarie. Negli Stati Uniti, Trump si è comportato in modo simile. Anche in Italia, dove il virus si è diffuso per la prima volta in Europa, il criterio che ha determinato l’azione del governo è stato il profitto.

Non possiamo fidarci di queste persone per tutelare la vita di milioni di persone che lavorano. Ci viene detto che questo non è il momento di sollevare differenze politiche, ma che tutti dobbiamo stringerci assieme. Il nazionalismo e il patriottismo sono diffusi ovunque. Ci viene detto che siamo tutti nella stessa barca, ma questo è assolutamente falso. Quelli a cui viene chiesto di pagare per questa crisi sono quelli che meno possono permetterselo: i lavoratori, i giovani e gli anziani.

Abbiamo bisogno di governi che rappresentino gli interessi della classe lavoratrice in tutti i paesi. Il programma che abbiamo delineato sopra può essere realizzato solo da partiti e dirigenti che rappresentano la classe lavoratrice e i suoi interessi. Portando al potere i governi dei lavoratori in tutti i paesi saremo finalmente in grado di utilizzare le immense risorse disponibili su scala mondiale e mettere in atto una risposta veramente globale all’attuale crisi.

 

Internazionalismo e cooperazione dei lavoratori

Nel 21° secolo, ci sono due ostacoli fondamentali all’ulteriore sviluppo delle forze produttive sotto il capitalismo: la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo stato nazionale. Ciò è stato confermato graficamente dall’attuale crisi.

L’economia di mercato è fallita in modo clamoroso. La logica del profitto sta mettendo in pericolo la vita di milioni di persone. È tempo di mettere fine a questo meccanismo. Al suo posto, ciò di cui abbiamo bisogno è un’economia pianificata basata sulla proprietà pubblica. Il controllo e la gestione democratica dei lavoratori dovrebbero essere il metodo introdotto per governare il processo produttivo.

In tale economia, le risorse potrebbero essere rapidamente dirottate per soddisfare le esigenze del momento. La produzione potrebbe essere fermata senza dover considerare la perdita di profitti dei proprietari privati. I lavoratori lasciati a casa potrebbero ricevere un reddito regolare. Nessuno rischierebbe lo sfratto per mano dei locatori privati. In breve, questo significa introdurre il socialismo su scala globale. Tutte le condizioni sono mature affinché questo diventi realtà.

Boris Johnson e altri politici borghesi hanno paragonato l’attuale crisi a uno scenario di guerra. Ma durante la seconda guerra mondiale in Gran Bretagna, come si è comportato il governo? Hanno detto: lasciamo decidere al mercato? Lo stato non deve intervenire? No non l’hanno fatto. Usarono lo stato per centralizzare la produzione, nazionalizzarono le industrie belliche e introdussero misure di pianificazione centrale.

Tutto ciò, ovviamente, non significava che la Gran Bretagna fosse diventato un paese socialista. Il controllo rimaneva ancora saldamente nelle mani di banchieri e capitalisti. Ma furono costretti a introdurre alcune misure di pianificazione centrale e persino di nazionalizzazione, per la semplice ragione che questi metodi danno risultati migliori. Quindi, in pratica, la superiorità della pianificazione socialista sull’anarchia del mercato fu ammessa anche da coloro che erano i più acerrimi nemici del socialismo.

La Cina oggi è senza dubbio un paese capitalista. Ma è una forma peculiare di capitalismo, che conserva ancora alcuni elementi della pianificazione centrale e di industrie controllate dallo stato che ha ereditato dal passato. Sono proprio questi elementi che hanno dato alla Cina un enorme vantaggio nella lotta all’attuale pandemia, con risultati abbastanza notevoli. Questo dato di fatto è stato condiviso da persone che normalmente non sono a favore del socialismo.

I vantaggi della Cina nell’affrontare l’epidemia di Wuhan sono consistiti nel fatto che poteva bloccare una vasta area con circa 50 milioni di persone, mentre utilizzava le risorse del resto del paese per aiutare le persone in isolamento. Potevano mandare infermieri e dottori da altre parti del paese; potevano inviare risorse da tutto il paese.

L’Italia ha dovuto affrontare una situazione molto diversa. Non ha ricevuto alcun aiuto dal resto dell’Europa. In effetti, paesi come la Germania hanno bloccato l’esportazione di maschere protettive, pensando in termini nazionali a brevissimo termine. Se ci fosse stata un’operazione coordinata a livello internazionale, le cose avrebbero potuto essere molto diverse.

Qui vale la pena notare ciò che i medici cinesi attualmente in Italia stanno dicendo che si deve fare. Hanno osservato la situazione nel paese e dalla loro esperienza di come hanno combattuto il virus a Wuhan, sono dell’opinione che vi sia ancora troppo movimento di persone nelle strade. Ciò conferma ciò che abbiamo detto sin da quando è scoppiato questo nuovo virus: tutta la produzione non essenziale deve essere fermata.

L’Italia avrebbe potuto essere totalmente bloccata, con il resto dell’Europa ad inviare materiale e risorse umane per combattere la diffusione iniziale del virus. In tal modo, il periodo di blocco avrebbe potuto essere più breve ed efficace. Invece abbiamo visto ciascuno stato dell’Unione Europea comportarsi in modi diversi e a velocità diverse.

Il risultato di tutto ciò è che il virus si è diffuso molto più rapidamente in Italia ed è stato un importante fattore che ha contribuito alla diffusione in Europa. Ora tutta l’Europa sta affrontando la situazione in cui si trova l’Italia e l’emergenza è molto peggiore di quella che sarebbe potuta essere.

Ciò svela la vera natura l’Unione europea, un organismo che difende solo gli interessi delle principali aziende capitaliste. Quando si tratta di imporre misure di austerità su paesi come la Grecia o l’Italia, trovano la volontà e i mezzi per farlo. Ma quando si tratta di salvare la vita di milioni di persone, si rivela non solo inutile, ma in realtà un fattore per aggravare la situazione. Dimostra oltre ogni dubbio che il capitalismo ha fallito.

Alcuni analisti borghesi seri stanno arrivando alla consapevolezza che il loro sistema è condannato. Un esempio è ciò che la rivista The Australian ha pubblicato di recente: “Macquarie Wealth Management, la divisione finanziaria del cuore pulsante del capitalismo australiano, Macquarie Group, ha avvertito che ‘il capitalismo tradizionale sta morendo’ e il mondo è diretto verso ‘qualcosa che sarà più vicino a una versione del comunismo’.”

Quanto sono vere queste parole! Ciò che è richiesto è uno sforzo globale per combattere il pericolo che l’umanità deve affrontare oggi. Ciò non può essere raggiunto quando ciò che determina tutto è la ricerca del profitto da una manciata di capitalisti che possiedono i mezzi di produzione. Ciò che è richiesto è la produzione per il bisogno della popolazione.

Molti stanno iniziando a rendersi conto che la cosiddetta economia di mercato è completamente inadeguata per soddisfare le esigenze della crisi attuale. Si rendono anche conto che la necessità di un piano di produzione internazionale rimane assolutamente senza risposta. La necessità del socialismo non può più essere negata. Naturalmente, quando diciamo socialismo, non ci riferiamo alla caricatura totalitaria e burocratica che esisteva nell’Unione Sovietica o nella Cina maoista. Il vero socialismo è democratico o non è niente. Il vero socialismo può essere realizzato solo sulla base di un regime di democrazia operaia, con un’economia pianificata nazionalizzata sotto il diretto controllo e la gestione dei lavoratori.

Questo è ciò per cui la Tendenza marxista internazionale sta lottando in tutti i paesi in cui è presente. Invitiamo tutti voi a unirvi a noi in questo sforzo di fornire alla classe lavoratrice mondiale e ai giovani le politiche e il programma necessari per fare uscire l’umanità dal pantano in cui il capitalismo ci ha trascinato. L’alternativa è una società immersa nelle profondità della barbarie su una scala molto più grande di quella che abbiamo visto negli anni ’30. Unisciti a noi in questa lotta!

Londra, 20 marzo 2020

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