28 Novembre 2022 Adam Pal, dal Pakistan (www.marxist.com)

Pakistan: la crisi politica e lo scontro interno alla classe dominante arriva a un livello senza precedenti

La crisi del sistema capitalista in Pakistan sta raggiungendo livelli senza precedenti, come riflesso del fatto che è uno degli anelli più fragili nella catena del capitalismo mondiale. A fianco della crisi politica e economica, la crisi dello stato si sta sviluppando a un livello mai visto prima, portando l’intera società in un abisso di disgrazia e miseria.

Mentre l’economia del paese è a un passo dal default, con le riserve di valuta estera che garantiscono meno di un mese di importazioni, lo scontro interno alla classe dominante si è intensificato al punto di arrivare a un tentativo di assassinio del leader dell’opposizione ed ex-Primo Ministro Imran Khan.

Il governo di Imran Khan è caduto dopo un voto di “sfiducia” nel giugno di quest’anno, dopo il quale il nuovo governo guidato da un’alleanza di più di undici partiti è giunto al potere. Da allora, Khan ha impiegato varie tattiche per ritornare al potere, sia dentro i limiti del mandato dell’attuale parlamento (che terminerà nell’agosto del prossimo anno) sia mediante elezioni anticipate. In questa lotta per il potere, non solo entrambe le fazioni stanno smascherando reciprocamente la corruzione, le truffe, i legami con i generali dell’esercito, il servilismo nei confronti delle potenze imperialistiche, e le misure anti-popolari, ma stanno anche utilizzando i media di regime e i social media per gettare ogni tipo di infamie l’una sull’altra.

In tutta questa sceneggiata, le masse dei lavoratori del paese sono per lo più degli spettatori, mentre entrambe le fazioni della classe dominante godono di un sostegno piuttosto limitato tra gli elementi piccolo borghesi e borghesi all’interno del paese. Anche questo sostegno a entrambe le fazioni sta scemando abbastanza in fretta nel momento in cui si intensifica lo scontro tra le fazioni della classe dominante, e sempre meno persone si esprimono in sostegno dell’uno o dell’altro partito.

 

Panni sporchi lavati sulla pubblica piazza

In questo scontro, tutti i misteri oscuri che erano stati nascosti sotto il tappeto e gli accordi fatti sotto banco stanno venendo adesso allo scoperto. Gli affari sporchi e le orge dei vari leader politici e degli alti funzionari governativi vengono discussi in pubblico.

Il vero carattere delle istituzioni statale, così come della burocrazia giudiziaria, militare e civile, insieme con i media di regime, è stato così smascherato. È chiaro che queste istituzioni rappresentano gli interessi nudi e crudi della classe dominante, e che sfruttano la propria posizione nella società non solo per arricchirsi ma anche per proteggere gli interessi della classe dominante stessa. Nessuna istituzione statale o partito politico rappresenta gli interessi dei lavoratori e sono tutto fuorché preoccupati della crisi economica, che sta distruggendo le vite di milioni di lavoratori e delle loro famiglie, spingendoli verso la miseria e la morte, sempre più in aumento.

Un comizio di Imran Khan

Non una sola decisione politica negli ultimi mesi – che sia stata presa dal PDM (Pakistani Democratic Movement, la coalizione di partiti anti-PTI) che governa a livello nazionale, o dal PTI (Pakistan Tehreek-e-Insaf, Movimento pakistano per la giustizia) di Imran Khan che governa in due province- è andata a favore della classe lavoratrice o dei giovani disoccupati. Invece, essi hanno attaccato le masse in ogni modo possibile, scaricando il peso della crisi economica interna sulle loro spalle, mentre annunciavano sussidi e pacchetti di aiuti ingenti per i ricchi. Le istituzioni statali, come l’apparato giudiziario e militare, vengono anche impiegate in ogni maniera possibile per arricchire i governanti e esercitano tutta la propria autorità e potere per schiacciare la classe lavoratrice e strangolare ogni tentativo di resistere a questo attacco violento e mostruoso del capitalismo.

In questa situazione- nella quale la classe lavoratrici non ha ancora iniziato a mobilitarsi e la classe dominante sta sfruttando ogni occasione per saccheggiare le risorse del paese, trasferendo i propri conti bancari e ricchezze verso i paradisi fiscali all’estero- la lotta per il bottino sta portando l’intero paese al collasso.

Intercettazioni audio e video- false o autentiche- stanno portando allo scoperto momenti personali e intimi di varie figure importanti, registrate al fine di minacciarli o ricattarli. Alcuni leader del PTI di Imran Khan sono anche stati arrestati dietro l’accusa di sedizione. Secondo quanto si dice, sono stati sottoposti a interrogatori con torture disumane, incluse scariche elettriche nelle parti genitali. Un senatore del PTI ha dichiarato in una conferenza stampa che i servizi segreti hanno registrato un video di momenti intimi tra lui e sua moglie durante un soggiorno in una residenza governativa e lo hanno inviato alla sua famiglia per ricattarlo. Un tale video, a quanto pare di un leader del partito al potere del PML(N), la Lega musulmana, è stato anche divulgato qualche giorno fa. Ci sono state dichiarazioni circa l’esistenza di video di Imran Khan dedito a svariate orge, che potrebbero essere diffusi in qualunque momento. Nel frattempo, vengono avviate dozzine di indagini di polizia contro leader di entrambe le fazioni per minacciarli o controllarli.

Sul fondo di questo pantano, c’è la questione della nomina del prossimo capo dell’esercito, che è atteso per questo mese. Nei suoi 75 anni di storia, l’esercito pakistano ha giocato un ruolo dominante in politica. Infatti, il paese è stato sotto il dominio diretto dell’esercito per la metà della propria esistenza. Negli altri periodi, i generali dell’esercito controllavano la situazione da dietro le quinte. Ma negli ultimi due decenni, il ruolo dei generali dell’esercito è cresciuto in modo sproporzionato. Sono più potenti adesso che in qualunque altro momento della loro storia. Una delle principali ragioni è rappresentata dal loro coinvolgimento negli affari economici del paese, che sta crescendo incessantemente a vista d’occhio. Oggi, l’esercito controlla più di un terzo dell’economia in maniera diretta e indiretta.

 

Le politiche dell’imperialismo

Anche la cosiddetta “Guerra al Terrorismo” degli Stati Uniti in Afghanistan ha aiutato a arricchire i generali negli ultimi vent’anni. Miliardi di dollari sono stati riversati direttamente e indirettamente nel paese, portando a un boom nei settori degli immobili e dell’edilizia, dal quale i generali dell’esercito sono emersi come i principali vincitori.

Secondo alcune stime, l’imperialismo statunitense ha speso da duemila a tremila miliardi di dollari in Afghanistan negli ultimi due decenni. Una grande fetta di questa cifra è andata certamente ai produttori e ai mercanti di armi degli stessi Stati Uniti e dei suoi alleati. Ma in parte ne ha beneficiato anche la classe dominante del Pakistan. In tutta questa situazione di sangue e morte, le masse tanto dell’Afghanistan quanto del Pakistan hanno sofferto terribilmente la povertà e la fame da una parte, e il terrorismo, gli attacchi suicidi, i bombardamenti e le operazioni e i massacri dell’esercito dall’altra. Nel frattempo, le potenze imperialiste e le classi dominanti di questi stessi paesi sguazzavano nel denaro e nell’oro.

Questa guerra imperialista si è conclusa con una sconfitta umiliante per l’imperialismo statunitense e nel ritorno della reazione nera del dominio talebano, con quest’ultimo che adesso intrattiene relazioni amichevoli con gli imperialisti. Ma la sconfitta imperialista ha anche ribaltato lo status quo degli ultimi decenni: un’intera economia di guerra, sviluppata negli anni, ha subito una battuta d’arresto. Questa guerra, e la crisi del capitalismo mondiale, non solo ha indebolito l’imperialismo statunitense e aperto l’era del suo declino, ma ha anche spinto i paesi che dipendevano dalle sue politiche imperialistiche verso la catastrofe.

L’attuale Primo ministro, Shehbaz Sharif

L’attuale situazione in Pakistan deve essere compresa in questi termini- la crisi dello stato e dei partiti politici riflette la crisi sottostante del sistema capitalistico e delle fondamenta sul quale questo stato e un intero sistema di alleanza regionali era stato costruito nell’epoca in cui l’imperialismo statunitense era molto più forte.

È risaputo in Pakistan che l’imperialismo statunitense decide la nomina del capo dell’esercito, che a sua volta controlla la politica del paese e le strutture dello stato, in maniera più o meno esplicita. Negli ultimi anni, tutto questo schema è diventato cristallino per un pubblico più vasto. Quando Imran Khan è arrivato al potere nel 2018, era un fatto comunemente risaputo che c’era stata una grande operazione dell’esercito per manipolare le elezioni e favorire il suo risultato elettorale costringendo i cosiddetti “eleggibili” o gli individui potenti a livello locale nei vari partiti a cambiare le proprie indicazioni elettorali e dirigerle verso Khan.

I metodi di “convincimento” includevano far partire scandali di corruzione contro singoli individui o utilizzare video personali e intercettazioni telefoniche registrate dai servizi segreti per smascherare storie extra-coniugali, mentre altre venivano conservate come arma di ricatto.

Dopo aver portato Imran Khan al potere, è stata impiegata ogni risorsa, dai media al parlamento, per sostenere il suo governo e strangolare l’opposizione attraverso scandali di corruzione, etc. I generali dell’esercito stavano chiaramente tentando di limitare l’autorità dei partiti politici di lungo corso, screditati, per rafforzare una stretta ferrea sul potere. Nel frattempo, la speculazione immobiliare e gli altri affari dei generali prosperavano. Alcuni hanno fatto le prime pagine dei giornali. Ad esempio, è stato riportato che il generale capo Asim Bajwa e la sua famiglia possiedono 99 imprese, che spaziano dalle miniere, agli immobili e le pizzerie.

Lo stesso Imran Khan ha ammesso in un’intervista di aver chiesto ai servizi segreti di costringere i parlamentari e gli alleati della coalizione a votare per le sue misure in parlamento durante il suo mandato. Ha anche confessato di essere un mero pupazzo, mentre il vero controllo del governo era nelle mani dei generali. Questo adesso è giunto a termine, e la motivazione dichiarata di questo è stata una disputa sulla nomina del capo dell’agenzia di intelligence ISI, e sulla prossima nomina del capo dell’esercito. Imran Khan voleva che fossero nominati a queste posizioni chiave coloro che egli considerava sostenitori della sua fazione all’interno della classe dominante. Questo ha portato a una lotta per il potere e alla ccaduta del governo di Imran Khan, che lo stesso Khan dichiara essere stata ottenuta con il supporto dell’imperialismo statunitense.

Dopo essere stato cacciato, Imran Khan ha cominciato una sobillazione per il suo ritorno al potere con l’obbiettivo di farvi ritorno entro novembre per assicurarsi la scelta di tutte le nomine più importanti, oppure per imporre elezioni anticipare in modo da poter rimandare il processo, o quantomeno strapparlo dal controllo del governo in carica. La ragione dietro la sua cosiddetta “Lunga Marcia” attualmente in corso è proprio questa.

Con l’approssimarsi della data di queste nomine cruciali, egli ha cominciato a esprimersi in termini più aspri sui generali non di suo gradimento, denunciando la loro brutalità e i loro attacchi. Nella foga dello scontro, ha anche fatto numerose accuse nei confronti dell’ISI, colpevole di avere organizzato la sua estromissione dal governo e aver minacciato i suoi sostenitori e personalità dei media per farli cambiare idea.

La situazione è deteriorata quando un presentatore di punta di un gruppo dominante dei mass media che apertamente sosteneva Khan, Arshad Sharif, è stato prima costretto a lasciare il paese, per poi venire assassinato in Kenya il mese scorso. In questo contesto, il generale in carica dell’ISI, Nadeem Anjum, è dovuto apparire pubblicamente per la prima volta nella storia e fare una conferenza stampa a Islamabad per smentire le accuse fatte da Imran Khan.

Nonostante le minacce e le tensioni sulla scena politica, Imran Khan ha continuato il suo piano della cosiddetta “Lunga Marcia” da Lahore a Islamabad nel tentativo di fare pressione per elezioni anticipate, sebbene il suo reale obiettivo sia negoziare la nomina di un capo dell’esercito di sua scelta. Diversi media hanno ipotizzato che l’attuale capo dell’esercito potrebbe volere una seconda proroga del suo ruolo, per un altro anno, al fine di cercare di risolvere la situazione attuale. Imran Khan ha dato il suo sostegno pubblico alla proposta di quest’idea e si è persino spinto a dire che imporre la legge marziale nel paese sarebbe preferibile allo status quo.

Talebani a Kabul

Khan ha chiaramente affermato che non vuole che l’esercito prenda una posizione neutrale sulla questione, ma che lo sostenga nella sua lotta di fazione. La sua retorica contro l’esercito e contro il governo in carica non hanno raccolto alcun sostegno pubblico, nonostante i duri attacchi che il governo ha condotto contro la classe operaia negli ultimi mesi. Ufficialmente, l’inflazione sta viaggiando intorno al 27%, mentre ufficiosamente è a più del 40%.

L’esiguo sostegno a Imran Khan nei suoi comizi riflette il fatto che la classe operaia non sostiene nessuno dei partiti politici costituiti. È stufa dell’intera classe dominante. In questo contesto, i partiti al potere hanno messo in giro la voce che un incidente o un attentato potrebbero essere usati come scusa da Khan per porre fine alla sua campagna di proteste. Contestualmente, lo stesso Imran Khan ha dichiarato che potrebbe essere assassinato dai suoi rivali politici a causa della sua campagna politica.

Dopo il tentato assassinio nei suoi confronti nei pressi di Wazirabad, queste affermazioni da parte di entrambe le fazioni raggiungono un nuovo livello di amarezza e anche di assurdità. Imran Khan ha affermato che i piani dell’attacco sono stati preparati da un generale maggiore che lavora nell’ISI, e coinvolgevano il Primo Ministro Shahbaz Sharif e il Ministro degli Interni Rana Sanaullah. Ha sottolineato più e più volte che il generale maggiore Faisal Naseer dovrebbe essere indagato dalla polizia e tuttavia nessuna indagine simile è stata avviata.

Faisal Naseer è attualmente in carica come Direttore Generale del Controspionaggio all’ISI ed è incaricato degli affari politici nel paese. I sostenitori del PTI sui social media hanno menzionato molti altri ufficiali dell’esercito dentro l’ISI per un loro coinvolgimento nella preparazione dell’attentato, sebbene l’esercito abbia rilasciato ufficialmente una netta smentita contro queste affermazioni e abbia detto che questi nomi non possono essere inclusi in un’indagine della polizia. Imran Khan ha anche dichiarato di avere un ampio sostegno tra gli ufficiali dell’esercito e che questi gli hanno fornito informazioni regolari su quanto stava avvenendo e sui piani che venivano orditi.

In questa situazione, il ruolo dell’esercito, dei partiti politici e dei tribunali viene continuamente discusso in pubblico e vengono lanciate minacce di altri tentativi di assassinio contro varie personalità e leader dei media.

Al momento, sembra che il nome del prossimo capo dell’esercito sia stato definito da Nawaz Sharif e dal suo partito in una riunione a Londra. La situazione potrebbe calmarsi quando la decisione sarà annunciata, anche se l’acredine e i livelli di conflittualità raggiunti non sembrano destinati a svanire presto e la crisi è destinata a intensificarsi nel prossimo periodo.

Il cambiamento ai vertici dell’esercito potrebbe apparire come un’alterazione dei rapporti di forza in questo gioco spietato di rivalità politiche, ma ogni tregua nella tempesta sarà di breve durata, e la situazione degenererà a un livello ben peggiore nel prossimo periodo.

La crisi economica sta peggiorando e la possibilità di un default cresce ogni giorno. Non c’è alcun piano per rivitalizzare l’economia, né questo è possibile sulla base del sistema capitalista. L’unica opzione è elemosinare nuovi aiuti sul debito, rinegoziando il debito con ulteriori prestiti da parte delle varie potenze imperialistiche, che sono adesso impegnate a risolvere le proprie crisi interne e hanno poco interesse a puntellare le economie in bancarotta dei paesi poveri.

Anche se il paese andasse in default e ci fosse una paralisi dell’economia, l’intera élite di questo paese ha poco da perdere, dal momento che hanno messo al sicuro le proprie ricchezze e quelle delle proprie famiglie all’estero nei paesi sviluppati. Solo le masse si troveranno nella barca che affonda, dopo aver già affrontato difficoltà di ogni tipo, dai prodotti alimentari di base a medicine salvavita, dall’elettricità al gas per cucinare.

Ma anche la classe operaia può rendersi conto che questo sistema e le istituzioni dello stato non hanno nulla da offrirle e che deve prendere in mano la situazione per la propria sopravvivenza. Nel prossimo periodo potrebbe scoppiare un movimento di massa nel paese, che sfiderà il dominio di questi mostri assetati di sangue.

La classe lavoratrice, una volta in piazza, può prendere il controllo dell’intera situazione e condurla verso una trasformazione rivoluzionaria. A quel punto, lo scontro interno alla classe dominante si arresterà e la borghesia serrerà e fila per schiacciare l’unità e la forza della classe operaia. I pregiudizi nazionalisti, religiosi e di ogni sorta vengono già impiegati dalla classe dominante per dividere i lavoratori. Ma in una sollevazione di massa, solo la questione di classe sarà in primo piano. L’azione decisiva della classe operaia porrà termine a ogni tipo di oppressione e sfruttamento nazionale e di classe. In una situazione simile, un partito rivoluzionario sulla base delle idee del Partito Bolscevico di Lenin e Trotskij sarà essenziale per dirigere la classe operaia e poter farla finita per sempre con questo mostruoso sistema capitalista, portando prosperità e progresso a quelle milioni di persone che fanno parte delle masse oppresse.

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