Pakistan – Il compagno Amin da Karachi vittima di un’ondata di rapimenti volta a schiacciare il dissenso

Mentre la crisi economica in Pakistan si dirige verso una catastrofe, con milioni di persone gettate nell’estrema povertà e a rischio della vita a causa della fame e delle privazioni, anche la repressione statale sta raggiungendo livelli senza precedenti. Ogni modalità di espressione di dissenso e rabbia viene strangolata. L’attivista della Progressive Youth Alliance, il compagno Amin, è una delle tante persone rapite da questo stato brutale. Rilasciate Amin!

In Pakistan, tutte le infrastrutture, incluso il settore sanitario, stanno collassando a una velocità rapida e persino i cimiteri sono sovraffollati, specialmente nelle grandi città. Milioni di persone vengono licenziate dal loro posto di lavoro, mentre il mercato nero di articoli essenziali come farina di grano, zucchero, carburante e altri ha raggiunto prezzi mai visti prima. In questa orgia di bottino e saccheggio, la classe dirigente usa spietatamente ogni mezzo per accumulare enormi ricchezze per se stessa. Hanno sfruttato ogni mezzo per derubare i poveri e gli oppressi, tra cui l’aumento delle tasse, la svalutazione della valuta, gli aumenti dei prezzi, la sospensione delle pensioni per gli anziani, le privatizzazioni, il licenziamento di decine di migliaia di impiegati statali e l’introduzione di sostanziali riduzioni salariali per i lavoratori già pesantemente sottopagati. Nel frattempo, vengono erogati su vasta scala enormi sussidi, pacchetti speciali e agevolazioni fiscali per i capitalisti.

In questo scenario, tutti gli sbocchi per esprimere rabbia e dissenso vengono schiacciati. La classe dominante, sostenuta dall’imperialismo americano e dalle istituzioni finanziarie come il FMI e la Banca mondiale, sta limitando pesantemente i mass media sia elettronici che su carta, i social media e tutti i tipi di attività politica. Chiunque tenti di organizzare proteste contro aumenti dei prezzi, disoccupazione o per l’assistenza sanitaria e istruzione gratuite è minacciato dalle forze di sicurezza e dai servizi segreti statali, o è arrestato sotto false accuse e torturato in custodia. I tribunali e tutte le altre istituzioni dello stato, compresi il parlamento e tutti i partiti politici, sono diventati privi di significato per le masse e sono direttamente coinvolti in questa orgia di bottino e saccheggio.

 

Il rapimento del compagno Amin

Un chiaro esempio della situazione è la difficile situazione del compagno Amin: un attivista della Progressive Youth Alliance, che è stato prelebato dalla sua casa nel quartiere Shah Faisal a Karachi dai Rangers (una forza paramilitare legata ai servizi segreti in Pakistan) il 14 luglio e ad oggi nessuno sa dove si trovi.

Alle 2 del mattino, la sua casa è stata attaccata da dozzine di Ranger che hanno fatto irruzione all’interno senza alcun mandato o autorizzazione legale. Hanno minacciato sua sorella Sairo Bano (anche lei attivista del PYA) e sua madre di conseguenze distatrose, lo hanno prelevato e se ne sono andati. La famiglia ha chiesto quali fossero le accuse contro di lui e quale fosse la ragione dell’irruzione, ma non gli è stata data alcuna risposta. Piuttosto, tutta la casa è stata perquisita e la famiglia maltrattata.

Più tardi, la famiglia di Amin si è rivolta alla polizia, ma la stazione locale si è rifiutata di registrare la loro denuncia, né di fornire notizie su dove fosse Amin. A causa di questa situazione, sua madre ha avuto un collasso nervoso. La famiglia ha anche presentato una domanda di Habeas Corpus presso l’Alta Corte dopo aver soddisfatto tutti i requisiti di legge, ma il tribunale ha anche ritardato la registrazione del caso, generalmente considerata urgente in termini legali, e la data dell’udienza è stata fissata per il 7 agosto.

La vita di Amin e di molti altri rapiti in diverse parti del Paese sono in pericolo. In molti casi precedenti, le vittime dei Ranger erano state gravemente torturate durante la detenzione, e molti hanno perso la vita. Molti sono anche costretti a dichiarare la loro adesione a partiti politici specifici sostenuti dalla classe dominante, o altrimenti minacciati di essere accusati gravi reati, che comporterebbero il marcire in prigione per il resto della loro vita.

 

Un’orgia di saccheggio e repressione

La recente ondata di repressione è così diffusa che, oltre agli attivisti di sinistra , anche i liberali e gli attivisti di destra che sono contro il governo vengono rapiti e torturati. Ieri, un giornalista molto conosciuto di Islamabad, Matiullah Jan, è stato rapito dalle forze di sicurezza in pieno giorno, a pochi chilometri dalla sede del parlamento e dall’edificio della Corte Suprema del Pakistan a Islamabad. I suoi colleghi giornalisti hanno immediatamente seguito il caso e diffuso le riprese del suo rapimento delle telecamere di sicurezza a circuito chiuso, che sono diventate virali sui social media, e c’è stata una protesta generale, a causa della quale Matiullah Jan è stato rilasciato dopo 12 ore di custodia.

In un altro episodio, Fazal Khan (un attivista per i diritti umani e un importante avvocato di Peshawar) è sopravvissuto a un tentativo di omicidio vicino a casa sua. Dopo che suo figlio è stato ucciso da fondamentalisti religiosi in un attacco terroristico a una scuola di Peshawar nel 2014, ha raccolto molte prove e parlato in molti incontri pubblici per ottenere giustizia per gli assassini.

Episodi simili sono accaduti a centinaia di altri attivisti politici, attivisti dei diritti umani, giornalisti, influencer dei social media e molti altri in tutte le parti del paese; e c’è un’atmosfera generale di intimidazione, minaccia e terrore, tesa a schiacciare ogni tentativo per esprimere la rabbia contro il saccheggio e la corruzione della classe dominante.

La repressione delle nazionalità oppresse si è anche intensificata negli ultimi anni, lo stato si sente terrorizzato dai movimenti di massa in aumento da queste aree. Il fallimento dei partiti nazionalisti e la completa capitolazione delle loro direzioni hanno anche aperto lo spazio per il dibattito sulle idee rivoluzionarie tra questi movimenti e una vera solidarietà su base di classe. Questo è diventato insopportabile per lo stato, che ha sempre usato la politica nazionalista ai fini del divide et impera e ha sempre avvelenato questi movimenti con l’odio contro le altre nazionalità per mezzo dei leader nazionalisti.

La Progressive Youth Alliance ha organizzato numerose proteste in tutto il paese contro questi attacchi da parte delle autorità statali e tuttora continua la sua lotta per l’assistenza sanitaria gratuita, l’istruzione e un’occupazione per tutti. Le proteste per il rilascio di Amin sono appoggiate da altre organizzazioni di sinistra e campagne istituite per alzare la voce per le persone scomparse in Pakistan.

 

Liberate il compagno Amin!

In una protesta davanti al Karachi Press Club ieri, un gran numero di persone si è radunato assieme ai compagni del PYA e ha lanciato slogan contro la brutalità dello stato pakistano. Gli oratori hanno anche condannato questi attacchi ai diritti democratici di base in Pakistan e hanno chiesto l’immediata liberazione di Amin, o di condurlo in tribunale in caso di accuse contro di lui.

Gli oratori hanno anche affermato che il fallimento dello stato e di tutte le sue istituzioni è diventato chiaro e l’intero sistema è diventato marcio, Con l’uccisione di migliaia di persone nel suo declino. Crimini atroci come lo stupro di bambini e donne, sequenze di omicidi inarrestabili e attacchi di stampo mafioso su minoranze religiose e molti altri crimini inimmaginabili sono diventati una routine comune.

L’unica strada da percorrere è una rivoluzione per rovesciare questo sanguinoso sistema capitalista, che ora è diventato una minaccia per la civiltà umana, e stabilire una società senza classi sulla base di un’economia pianificata socialista, che garantirà giustizia e un’esistenza pacifica per tutti. Anche la lotta per la liberazione del compagno Amin continuerà e le proteste in tutto il paese saranno intensificate fino a quando non verrà rilasciato o condotto in tribunale.

Questa è una lotta non per un singolo compagno, ma per il diritto fondamentale di vivere a qualsiasi essere umano, motivo per cui tutti coloro che hanno anche un minimo di coscienza devono partecipare e sostenere la richiesta di liberazione di Amin.

Lavoratori del mondo, unitevi!

Rilasciate Amin!

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