17 Giugno 2022 Sara Mondragón e Jorge Martín (www.marxist.com)

Nuova sollevazione in Ecuador – Sciopero nazionale contro il banchiere Lasso

Il 13 giugno è iniziato in Ecuador un nuovo sciopero nazionale per rivendicare migliori condizioni economiche, come annunciato dalla CONAIE (Confederazione delle nazioni indigene). Tra le richieste figurano il congelamento del prezzo della benzina, il controllo dei prezzi dei prodotti di consumo di massa e l’opposizione a un piano di privatizzazioni, tutte legate, secondo i manifestanti, alle imposizioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI ).

Il governo di Lasso

Il 24 maggio 2022 Guillermo Lasso ha completato un anno a capo della Presidenza dell’Ecuador. Di pari passo con una situazione di instabilità economica e sociale, dove la maggioranza dei cittadini vive nell’insicurezza, che sta attraversando il paese, la politica ecuadoriana giunge in uno stato critico nel primo anniversario del governo del presidente delle banche.

Lasso sciolse la sua alleanza elettorale con il Partito social-cristiano e ruppe un accordo con il quale il Correismo (la tendenza politica che si rifà all’ex presidente progressista, Rafael Correa) gli offriva la governabilità a livello parlamentare. La alleanza legislativa flebile che Lasso ha preferito stringere con i centristi della Sinistra Democratica e con il braccio politico del Movimento Indigeno Pachakutik si è rivelata letale per quelle forze politiche, per le quali questa decisione è costata loro notevoli divisioni interne. A seguito della situazione politica estremamente mutevole nell’aula parlamentare, l’Esecutivo è riuscito a far approvare solo uno dei suoi progetti di legge (e in modo molto controverso) e ha subito numerose sconfitte.

Nonostante l’aumento del salario minimo, le scarsa crescita nella creazione di posti di lavoro in un paese devastato dalla mancanza di opportunità costituisce il principale inconveniente del mandato di Lasso. Sull’altro asse chiave della sua campagna, la sicurezza, l’inerzia del governo va di pari passo con le cifre agghiaccianti della criminalità e l’accelerazione di una crisi carceraria senza precedenti. L’unica risposta del presidente al fallimento suo e delle politiche del FMI è stata quella di incolpare e minacciare i suoi avversari politici, inclusa la potente destra social-cristiana che governa la seconda città più grande del Paese, Guayaquil.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con altri attori politici e sociali esterni all’Assemblea, la sua condotta ha seguito la stessa tendenza. Indicando i leader sociali come cospiratori, mentre diceva di essere favorevole al dialogo, li minacciava di reclusione, come nel caso del leader indigeno Leonidas Iza.

Questo è stato un anno di un’amministrazione governativa che privilegia gli interessi di un settore specifico delle élite capitaliste al di sopra dei problemi critici e centrali che il Paese sta attraversando. Un anno in cui Lasso ha privilegiato il conflitto e la violenza come strumento di amministrazione del potere e un anno in cui la sua terribile gestione ha diffuso discredito sull’intera classe politica capitalista già screditata.

Proteste

“La lotta sociale si basa su 10 temi e proposte per la grande #MovilizaciónNacional del 13 giugno”, ha detto sul suo account Twitter Conaie, la principale organizzazione indigena del Paese.

“Chi di noi sente il peso (della) crisi, i prezzi elevati dei prodotti, chi di noi produce, si prende cura dell’economia familiare e della natura si deve unire in protesta”, ha aggiunto dopo aver annunciato proteste “a tempo indeterminato”.

Tra le richieste del movimento vi sono: «la riduzione dei prezzi dei carburanti, la cancellazione del debito dei contadini con la banca pubblica, il rispetto dei diritti collettivi, l’opposizione alla vendita dei beni sattali, il controllo e la stabilizzazione dei prezzi dei beni di prima necessità. “

Le cinque organizzazioni indigene hanno convenuto che le proteste si svolgeranno progressivamente. Partiranno dai territori e saranno anche a tempo indeterminato. Leonidas Iza, presidente della Conaie, ha precisato: “Da lunedì, dopo aver cercato il dialogo per un anno senza essere ascoltati, abbiamo convocato non solo le organizzazioni, ma anche i semplici cittadini”.

Il ministro dell’Interno, Patricio Carrillo, ha invece lanciato una campagna di criminalizzazione della protesta, descrivendo la manifestazione come “una settimana di blocchi di strade e pozzi petroliferi, sequestri di poliziotti e militari, saccheggi” e ha assicurato che gli indigeni “travestiranno (la protesta) da lotta sociale per denunciare di essere vittima di persecuzioni”. Il presidente Guillermo Lasso ha definito i manifestanti “teppisti” che vogliono provocare il caos. “Il mio obbligo come presidente è garantire alle famiglie ecuadoriane la possibilità di circolare liberamente”.

L’appello per uno sciopero nazionale ha trovato una grande eco tra gli indigeni, i giovani e i lavoratori visti gli attacchi che hanno subito negli ultimi anni. Lo sciopero ha avuto un grande successo nel suo primo giorno. Vari settori del Paese sono mobilitati dalla costa, alle montagne e nelle regioni orientali. Anche a Quito e Cuenca gli studenti si sono uniti al movimento, protestando nelle piazze.

Le organizzazioni indigene guidate dal CONAIE si sono mobilitate nelle loro province con blocchi stradali che hanno chiuso gli accessi alle città. Le province dove si sono viste maggiori mobilitazioni sono state Cotopaxi, Azuay, Pastaza e Sucumbíos.

Secondo il ministro dell’Interno, Patricio Carrillo, nel pomeriggio del primo giorno di mobilitazione sono state segnalate azioni violente tra i manifestanti e ha ricordato che c’era stato un “rapimento” di alcune ore di agenti della Polizia Nazionale in Saraguro, che sono stati poi rilasciati, e che nella provincia di Cotopaxi si è tentato di intimidire i produttori di fiori e broccoli che non volevano prendere parte alle proteste. Il comandante generale della Polizia Nazionale dell’Ecuador, Fausto Salinas, ha affermato che il “protocollo di uso progressivo della forza” sarà utilizzato nel caso in cui i manifestanti dovessero incorrere in atti di “violenza o vandalismo”.

Pertanto questo governo, incapace quando si tratta di combattere la criminalità, il traffico di droga e lsicari professionisti, si affretta a inviare la polizia per reprimere violentemente i manifestanti contro cui usa la forza e minaccia persecuzioni giudiziarie.

Leonida Iza arrestato

Martedì 14 giugno, nelle prime ore del mattino, la polizia ecuadoriana ha riferito tramite Twitter di aver arrestato Leonidas Iza, presidente della Confederazione delle nazionalità indigene (Conaie) e principale leader delle proteste, per presunti reati commessi ed ha affermato che si trova in custodia in una cella di detenzione temporanea in attesa di una condanna per flagranza di reato. Questo arresto è avvenuto il secondo giorno dell’appello alle mobilitazioni nazionali promosso dalla Confederazione delle nazionalità indigene (Conaie) in rigetto delle politiche del governo del presidente Guillermo Lasso.

Il presidente Guillermo Lasso ha annunciato tramite Twitter l’inizio degli arresti di coloro che ha definito “autori materiali e intellettuali di atti violenti” durante la giornata di mobilitazione nazionale convocata da Conaie questo lunedì, senza nominare esplicitamente Iza.

La Conaie considera illegale la detenzione di Iza e dichiara che non rispetterà l’esito del processo. Lenin Sarzosa, l’avvocato di Leonidas Iza, ha scritto che l’arresto del suo cliente è illegale perché non c’era un ordine cautelare del giudice, non c’è un rapporto di polizia e in una dichiarazione pubblica ha riferito che Iza è stato trasferito all’unità di “flagranza di reato” a Quito.

L’arresto di Leonidas Iza, non ha fatto altro che radicalizzare gli animi tra i manifestanti che guidano lo sciopero nazionale a tempo indeterminato, inasprendo la protesta. “Chiediamo alla nostra struttura organizzativa, di RADICALIZZARE gli strumenti di azione, per la LIBERTÀ del nostro leader principale e per la dignità della nostra lotta”, ha sottolineato la Conaie.

Gli studenti si uniscono alla lotta

Non avendo ottenuto risposte su dove si trovasse Leonidas Iza, cinque agenti di polizia sono stati fatti prigionieri da membri dell’organizzazione Jatarishum, che li hanno caricati su un camion per portarli in una delle loro comunità.

Anche gruppi di studenti universitari si sono uniti questo martedì alla protesta indefinita contro la politica economica del governo indetta dal movimento indigeno, una mobilitazione che ha preso piede dopo l’arresto del suo leader Leonidas Iza.

Infine, nelle prime ore del 15 giugno, Leonidas Iza è stato rilasciato su cuzione, ma con la minaccia di essere arrestato di nuovo “se infrange la legge”. Chiaramente l’obiettivo del governo capitalista di Lasso è decapitare il movimento attraverso la repressione.

Tuttavia, le cose non sono così semplici. L’inizio di una nuova rivolta popolare in Ecuador non risponde al capriccio dei vertici della CONAIE, anche se la leadership gioca ovviamente un ruolo importante in ogni movimento. La protesta popolare è la risposta al peggioramento delle condizioni di vita delle masse e al rifiuto radicale delle politiche capitaliste del FMI che il governo Lasso ha applicato. In queste condizioni il governo gioca con il fuoco e la repressione può avere l’effetto di radicalizzare il movimento.

Lo sciopero nazionale della CONAIE entra nella sua terza giornata e le colonne indigene si avvicinano alla capitale Quito.

Prospettive per il movimento

Questo movimento di sciopero nazionale si manifesta in condizioni molto propizie per la sua vittoria: enorme discredito del governo del banchiere Lasso, importanti divisioni all’interno della classe dominante, tradizioni di lotta dei lavoratori dell’Ecuador.

Tuttavia, questa non è la prima volta che c’è stata una rivolta contro un governo capitalista nel paese. Più e più volte i contadini poveri, la classe operaia e i giovani hanno rovesciato governi antipopolari (Bucaram, Mahuad, Gutiérrez) e due anni e mezzo fa hanno portato avanti un’eroica rivolta insurrezionale durante l’ottobre rosso del 2019.

È necessario imparare le lezioni di quei movimenti precedenti, e soprattutto le lezioni dell’Ottobre Rosso, perché questo sciopero nazionale abbia successo.

In primo luogo, è fondamentale realizzare l’unità delle organizzazioni contadine con le organizzazioni dei lavoratori e della gioventù studentesca. È necessario incorporare nuovi settori nella lotta. I contadini indigeni giocano un ruolo cruciale in ogni mobilitazione, ma per vincere hanno bisogno del sostegno dei lavoratori e dei giovani dei principali centri urbani. Un programma di rivendicazioni che coinvolga tutti i settori sfruttati: l’unità è la forza.

Nel 2019, l’estremo settarismo della dirigenza CONAIE nei confronti del Correismo li ha spinti a un patto innaturale con Lenín Moreno che ha demoralizzato il movimento e frustrato il suo potenziale. Bisogna evitare di fare lo stesso errore.

Inoltre, le cose vanno dette come stanno. Nel 2021, al secondo turno delle elezioni presidenziali, il movimento indigeno Pachakutik ha commesso un grave errore sostenendo di annullare la scheda invece di dare un sostegno critico al candidato correista dell’UNES Arauz. Quell’errore, la cui responsabilità principale è stata del candidato Pachakutik Yaku Pérez, ma di cui è corresponsabile anche lo stesso Leonidas Iza, è ciò che ha portato al potere il banchiere Lasso.

Ora, correttamente, CONAIE ha lanciato un mobilitazione a tempo indeterminato. È necessario organizzare le strutture del movimento nel modo più ampio e democratico possibile, per incorporare nella lotta tutti i settori dei lavoratori. In passato, le Assemblee del Popolo hanno svolto questo ruolo. È necessario creare tali organizzazioni in tutte le province e a livello nazionale per dare alla lotta una forma organizzata.

Di fronte alla repressione poliziesca, che è già iniziata e rischia di intensificarsi, occorre organizzare l’autodifesa dei lavoratori, sull’esempio della Guardia Indigena e della gioventù combattiva di ottobre 2019.

Per quanto riguarda il programma politico e gli obiettivi del movimento, deve essere chiaro che nel contesto della crisi capitalista mondiale e del particolare impatto che ha su un paese dominato dall’imperialismo come l’Ecuador, sarà molto difficile ottenere concessioni dal governo. Piuttosto, se il movimento si sviluppa e prende forza, può assumere un carattere insurrezionale come nel 2019. Si tratta davvero di abbattere Lasso. Se il presidente non risponde agli interessi e alle aspirazioni della maggioranza, deve essere rimosso dall’incarico e la maggioranza (operai, contadini, indigeni, giovani) deve governare attraverso le proprie organizzazioni (Assemblea del Popolo, ecc.).

Estendere e ampliare lo sciopero nazionale a tempo indeterminato!

Unità dei lavoratori contro il banchiere Lasso e il FMI!

Ripudio del debito estero: che l’oligarchia capitalista paghi la crisi!

Per l’Assemblea del Popolo e la Guardia Indigena!

Fuori Lasso, governi la classe lavoratrice!

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