23 Novembre 2022 Amedeo Motta

Nucleare green? NO grazie

Da diversi mesi è iniziata una vera e propria campagna a favore del nucleare, nella quale governi ed enti privati propongono l’utilizzo di centrali a fissione come soluzione sia alla crisi ambientale che a quella energetica. Lo scorso luglio gas e nucleare sono stati inseriti dal Parlamento Europeo all’interno dell’elenco delle fonti energetiche sostenibili. In Germania la chiusura dei reattori attivi prevista per la fine del 2022 è stata rimandata per far fronte alla crisi del gas. Il nuovo governo italiano nel proprio programma prevede l’utilizzo del nucleare per contenere i costi dell’energia. Anche il neo ministro dell’ambiente Pichetto Fratin ha dichiarato: “Siamo favorevoli alla sperimentazione del nucleare di nuova generazione per far fronte alla crisi energetica.”

 

La posizione di Fridays For Future

Questa sfacciata campagna pro-nucleare corrisponde in tutto e per tutto agli interessi della classe dominante. Non si tratta solo di fare un sacco di soldi costruendo reattori (e intascando abbondanti fondi pubblici), ma anche di perseguire “l’autosufficienza energetica” nell’ottica dello scontro imperialista, tanto economico quanto militare, tra blocchi di paesi contrapposti.

Purtroppo osserviamo anche molte organizzazioni ambientaliste cedere sull’opposizione al nucleare. Sul sito di Fridays For Future Italia, quest’estate è stato pubblicato un articolo dal titolo Il nucleare è la soluzione? in cui si sostiene che il nucleare è una fonte energetica pulita utile alla transizione ecologica, ma che in Italia non è una strada percorribile per ragioni pratiche (l’ostilità della popolazione e i tempi troppo lunghi…). Non si tratta di una posizione isolata, tanto che è stata fatta propria anche da Greta Thunberg in un’intervista a un’emittente tedesca. Alla domanda se le centrali nucleari sono una buona scelta per il clima, Greta ha risposto: “Dipende. Se sono già in funzione, credo sarebbe un errore chiuderle e passare al carbone.”

 

Rischi e scorie

In realtà sulla fissione è necessario ribadire che non si tratta in alcun modo di energia pulita. Il fatto che la produzione di energia non comporti l’emissione di CO2 non significa automaticamente che non ci sia un impatto per l’ambiente. Ci sono infatti due problemi fondamentali. Il primo è il rischio incidenti, che risiede nel processo fisico che sta alla base della produzione di energia. Quest’ultimo infatti si basa su una reazione che necessita di condizioni altamente instabili, che se modificate di poco possono portare a esplosioni distruttive. Attualmente sono in corso sperimentazioni per garantire una maggiore sicurezza, ma i tanto sbandierati reattori di IV generazione non sono di fatto disponibili per la costruzione commerciale su larga scala, e i tempi per la loro realizzazione sono estremamente lunghi, sempre ammesso che garantiscano un’effettiva sicurezza.

Rispetto agli incidenti si sente spesso dire che Fukushima e Cernobyl sono state il risultato di errori umani e di un maremoto, eventi per definizione imprevedibili. Ma quella di garantire che non vi siano conseguenze gravi dovute ad eventi casuali è esattamente la funzione delle misure di sicurezza, in ogni campo. Quindi se si costruiscono centrali che in caso di errori, eventi naturali o altro provocano distruzione di massa, forse è il caso di mettere in discussione la loro esistenza.

L’altro aspetto nocivo riguarda le scorie, composte da nuclei radioattivi che impiegano secoli e millenni per decadere completamente. Non esistendo alcun modo per velocizzare tale processo, serve conservare “al sicuro” queste scorie, e l’unico modo per farlo è isolarle fisicamente. è evidente che riempire il pianeta di scorie dal potenziale distruttivo per secoli, col rischio di fuoriuscite e incidenti, non è fra le soluzioni più rassicuranti. Tanto più che in molti casi lo stoccaggio delle scorie avviene senza rispettare i più elementari criteri di sicurezza. In Italia abbiamo depositi di scorie in aree a forte rischio idrogeologico o in stato di semi-abbandono. Si pensi al sito di Saluggia (che ospita scorie ad alta radioattività) dove si sono verificati numerosi rilasci che hanno contaminato le falde acquifere.

 

Nucleare o carbone?

Ci sarebbe molto da dire anche sull’efficienza delle centrali nucleari. è una tecnologia che invecchia rapidamente e richiede enormi costi di manutenzione-riparazione. In Francia, paese leader nel nucleare, su 56 reattori nucleari esistenti, nel corso dell’estate ne sono rimasti fermi ben 32, per problemi di manutenzione o corrosione (il che ha contribuito ad aggravare la crisi energetica europea).

Ciò nonostante, chi si oppone al nucleare viene posto davanti alla domanda “meglio il carbone allora?” La vera domanda è però un’altra: chi ci impone questa scelta obbligata carbone-nucleare? Forse l’attuale livello di sviluppo tecnico-scientifico che non ha trovato soluzioni migliori per produrre energia? O è l’attuale sistema economico che, a causa degli interessi economici delle grandi multinazionali dell’energia, ha impedito di sviluppare le fonti energetiche meno dannose per l’ambiente?

Le soluzioni per risolvere la crisi ambientale esistono dal punto di vista tecnologico, e sicuramente se ne potrebbero sviluppare altre se la ricerca fosse indirizzata al soddisfacimento dei bisogni delle persone invece che alla massimizzazione del profitto. La fusione nucleare è un ottimo esempio di questo. A differenza della fissione, potrebbe essere una fonte di energia realmente pulita, efficiente e senza rischio di incidenti, se non fosse che la ricerca procede a rilento per mancanza di fondi. In un sistema di gestione razionale delle risorse, i tempi si dimezzerebbero e i soldi per le armi all’Ucraina troverebbero un migliore impiego.

Stesso discorso vale per l’utilizzo delle fonti rinnovabili, sempre limitato e subordinato alle leggi del mercato: il punto non è se una tecnologia è utile alla transizione ecologica, ma se qualche capitalista può farne un business.

Senza mettere in discussione il funzionamento del capitalismo, in cui tutto si muove per il profitto di pochi individui, non ci può che essere la scelta del male minore: devastare il pianeta con le emissioni di CO2 o con gli stoccaggi di scorie radioattive? Sembra non ci sia scampo, ed effettivamente è proprio così, ma lo è in questo sistema, non in generale.

Questo dovrebbe essere chiaro a chiunque lotti per il clima: oggi più che mai serve guardare oltre le dinamiche del capitalismo, opponendosi a false soluzioni pericolose come il nucleare e adottando una chiara posizione rivoluzionaria.

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