14 Luglio 2016

NO TAV – Condannata per una tesi di laurea

Intervista con Roberta Chiroli

Negli ultimi mesi abbiamo visto l’inasprirsi della repressione contro il movimento No Tav in Val Susa. Solo lo scorso 21 giugno ci sono stati 23 nuovi arresti: tra i fermati con obbligo di firma troviamo Nicoletta Dosio, figura storica della sinistra in valle, e un’altra attivista ultrasettantenne, Marisa, che il 28 giugno 2015 a Chiomonte era seduta sul camioncino che apriva la manifestazione No Tav poiché a causa dell’età fatica a camminare. Ma la repressione colpisce anche studenti universitari che si trovano in valle a fini di ricerca. È il caso di Roberta Chiroli, laureata in antropologia alla Ca’ Foscari di Venezia, che noi abbiamo intervistato:

Ciao Roberta, puoi spiegarci che cosa ti è successo?

Nell’estate 2013 mi trovavo in Val Susa per svolgere la mia ricerca sul campo, per la tesi di laurea specialistica in Antropologia Culturale, sul movimento No Tav e perciò partecipavo a tutte le sue attività. L’azione – per cui sono finita in tribunale e condannata a due mesi con la condizionale – è avvenuta nel giugno 2013 ad opera degli attivisti del campeggio studentesco (quindici imputati erano minorenni) nei confronti della ditta Itinera che lavora per il cantiere del Tav. Io mi trovavo lì in qualità di ricercatrice, così come la mia coimputata, una dottoranda in sociologia, e insieme a lei mi sono limitata ad osservare senza partecipare attivamente all’azione; lei è stata però prosciolta da ogni accusa mentre io sono stata condannata a causa del mio “concorso morale”. Infatti, nonostante nei video e nelle foto della Digos io e la mia collega compariamo sempre insieme e non ci siano prove dei reati, nella tesi descrivo l’azione con la prima persona plurale, e secondo i giudici questo dimostra la mia colpevolezza. Nel paragrafo incriminato preciso che mi sono sempre tenuta fuori dal perimetro della ditta ma durante il breve blocco stradale che è seguito ho utilizzato la prima persona plurale, anche se in realtà sono sempre rimasta al lato della carreggiata. Ho utilizzato quella formula perché l’uso del “noi” ribadiva la mia “osservazione partecipante”, modello ampiamente usato in antropologia a partire da Malinowski negli anni ‘30.

In sostanza hai descritto una azione di protesta del movimento No Tav e sei stata condannata in nome di una sorta di “concorso morale”. Ci sembra un inasprimento della repressione contro il movimento.

È così. Già a proposito della azione di cui sopra, da diretta testimone posso affermare che le accuse, come ad esempio quella di violenza privata, sono spropositate: bloccare una strada e quindi il transito di un camion per qualche minuto sventolando bandiere e uno striscione non è violenza privata contro il conducente. La repressione giudiziaria oggi cerca di colpire gli attivisti e spaventare i simpatizzanti, con accuse pesantissime come quella di terrorismo rivolta ad alcuni militanti già nel 2013, che hanno per questo rischiato il 41bis, il regime carcerario riservato ai mafiosi, e poi misure cautelari come la carcerazione, gli arresti domiciliari e i fogli di via.

La sentenza contro Roberta Chiroli ha un valore politico: significa che la ricerca sotto il capitalismo è subordinata agli interessi di classe. Infatti quando si deve reprimere un movimento che si schiera contro una grande opera del capitalismo italiano non c’è libertà di espressione che tenga. Per questo ci schieriamo con Roberta e con tutta la comunità della Val Susa, contro un sistema che ne calpesta ogni giorno i diritti più elementari in nome del profitto.

Articoli correlati

La strage di Genova mette a nudo il sistema affaristico

“È crollato il Ponte… il Ponte di Brooklyn!”… ma non siamo a New York, siamo a Genova alle 11,37 di martedì 14 agosto 2018. I 43 morti sono omicidi, non fatalità e il mandante è bene individuato è il capitale… con le sue logiche di profitto a spese della vita umana.

Salvini e padroni, abbraccio sempre più stretto

Per i lavoratori la parola d’ordine deve essere: bisogna passare dalle parole ai fatti! Non possiamo assistere passivamente mentre l’implosione di questo governo prepara la strada a nuove soluzioni ancora peggiori. È necessario prendere atto della realtà: solo con una mobilitazione diretta e di massa, solo con scioperi, manifestazioni, proteste è possibile avanzare i nostri interessi di classe.

No Triv – Vota SÌ e lotta contro Renzi e i petrolieri

Votiamo Sì al referendum del 17 Aprile. Ma non fermiamoci qui, il referendum è solo un inizio: senza lotte, senza pressione dal basso, il governo è pronto a rimangiarsi quanto “concesso”, e con gli interessi.

Se non se ne vanno con le urne, cacciamoli con le lotte!

Non sappiamo come finiranno i balletti parlamentari di questi giorni, se il governo durerà o se alla fine si andrà a elezioni. Una cosa però ce l’abbiamo chiara: se riusciranno a rinviare le elezioni sine die l’impegno deve essere quello di contribuire alla costruzione di un movimento di lotta, di massa, contro il Governo, contro le politiche di austerità e contro l’Europa del capitale.

Crisi industriali – Nazionalizzare per difendere il lavoro!

La crisi che si sta abbattendo sul paese è pesantissima, siamo in una vera e propria emergenza occupazionale. Espropriare le grandi aziende, nazionalizzarle, è l’unico modo per continuare a garantire a noi e ai nostri figli un futuro dignitoso. Solo i lavoratori hanno interesse a riconvertire le aziende obsolete o risolvere gravi problemi ambientali come l’Ilva.

Governo zombie, prima della tempesta

Concluso l’“anno bellissimo” 2019, il governo Conte bis trascina nel 2020 le sue insanabili lacerazioni, indeciso a tutto tranne che a sopravvivere ad ogni costo. Siamo a una sorta di “rompete le righe” nei pentastellati, sia alla loro sinistra che a destra, che subirà un accelerazione ulteriore dopo le elezioni regionali del 
26 gennaio.
Qualunque sia l’esito di queste ultime, i nodi stanno arrivando al pettine e non sono più evitabili.