9 Marzo 2016

No alla repressione politica in Fiom

Fiom_ott_2015Negli scorsi giorni il Collegio Statutario (CS) della Cgil ha emanato la propria “sentenza” in merito all’interpello avanzato dai segretari generali della Fiom del Molise e della Basilicata riguardante una parte degli RSA del gruppo FCA.

Il quesito posto era se fosse compatibile o meno la permanenza in Fiom di questi RSA con la loro partecipazione ad un coordinamento di delegati e lavoratori chiamato “Coordinamento degli operai FCA del meridione” costituitosi il 1 maggio 2015.

Il giudizio del CS, con nettezza e senza alcun margine di dubbio, ne ha stabilito l’incompatibilità. Per giustificare un parere dalla portata così grave ci si è basati su una frase del documento costitutivo di questo coordinamento. Il passaggio incriminato recita “La finalità di tale iniziativa è esclusivamente quella di riunire i lavoratori/ci, marciando uniti contro le divisioni promosse dai vertici aziendali, condividendo iniziative di lotta e conflitto…”.

A giudizio del CS tale frase renderebbe questo coordinamento un soggetto parasindacale e dunque in esplicita concorrenza con la Cgil come soggetto contrattuale. La partecipazione a tale soggetto  implicherebbe perciò la violazione l’art.7 dello statuto della Cgil. Come si possa sostenere una tale tesi senza basarsi su alcuna prova dei fatti ma esclusivamente su una libera interpretazione di una frase del tutto generica risulta del tutto incomprensibile. Se si aggiunge poi che questo giudizio è stato emanato senza nemmeno aver dato ai diretti interessati la possibilità di difendersi, di chiarire e di spiegare le proprie ragioni in merito, si può capire quanto pericolosa sia la situazione che si è venuta a creare.

I falsi argomenti e i pretesti della Fiom

Innanzitutto questa vicenda ha esplicitato un incontestabile dato di fatto. Alle nostre sollecitazioni, non ultimo l’appello di RSA FCA promosso dai delegati della Ferrari, il gruppo dirigente della Fiom ha sempre risposto negando con sdegno che un interpello al CS avrebbe mai potuto avere conseguenze disciplinari. Gli eventi hanno invece palesemente dimostrato il contrario (e dubitiamo che i vertici Fiom abbiano avuto una conoscenza dello statuto così scarsa da non esserne fin da subito consapevoli).

Il comitato centrale del 7 marzo ha usato in maniera del tutto illegittima il giudizio del CS come strumento per vietare ed impedire l’ingresso di Mimmo Destradis (Rsa di Melfi) nel CC stesso e Stefania Fantauzzi (RSA di Termoli) nell’Assemblea Generale Fiom. In secondo luogo ha demandato ai direttivi Fiom delle regioni interessate la decisione in merito al se e al come sanzionare ulteriormente questi delegati.

In poche parole la conseguenza di questo giudizio di incompatibilità del CS è che i 16 RSA degli stabilimenti di Termoli, Melfi, Sevel e Cassino che hanno aderito a questo fantomatico coordinamento possono essere immediatamente e senza appello espulsi dall’organizzazione.

Basta dare uno sguardo anche solo superficiale al coordinamento incriminato per rendersi in realtà conto della pretestuosità delle motivazioni che sanciscono la incompatibilità con l’affiliazione alla Fiom.

Non solo stiamo parlando di un coordinamento di delegati e lavoratori di un’azienda come a decine ne sono nati e ne nascono nella storia sindacale sia della Cgil, che soprattutto della Fiom. Non solo gli scioperi a Termoli come a Melfi sono stati proclamati non da questo coordinamento ma dagli RSA Fiom come attestano tutti i volantini che li hanno promossi smentendone così la “parasindacalità”. Ma la cosa più paradossale è che questo benedetto coordinamento dopo la sua costituzione oltre 10 mesi fa non si è mai più riunito!!!! Quindi il CS ha sentenziato su una questione totalmente inesistente e priva di qualsiasi fondamento fattuale.

Perchè dunque questo interpello?

Sorge spontaneo dunque chiedersi perché solo dopo 10 mesi dalla sua costituzione e senza che si sia più riunito anche solo una volta, la Fiom abbia deciso di procedere a livello disciplinare.

Altrettanto immediato sorge il dubbio che il vero problema di tutta la vicenda sia che i delegati Fiom in questione da mesi stanno proclamando degli scioperi nei loro stabilimenti anche in contrasto col parere dei rispettivi segretari regionali. Sono infatti noti i contrasti che hanno addirittura spinto il segretario regionale Fiom del Molise a compiere il gravissimo atto di dissociarsi pubblicamente di fronte alla FCA e ai lavoratori dagli scioperi proclamati dalla maggioranza della propria RSA.

Ma se così è, allora il punto di discussione è tutt’altro, di tutt’altra natura e di tutt’altra portata, molto più grave e preoccupante. Si sta cioè mettendo in discussione il diritto dei delegati, anche singolarmente o in contrasto con il parere dei propri dirigenti sindacali, di poter proclamare sciopero. Si sta mettendo in discussione non solo quanto previsto dallo statuto della Cgil ma ancor prima quanto sancito dalla costituzione in merito all’esercizio del diritto di sciopero.

Ci stiamo sbagliando? Abbiamo capito male? Stiamo facendo il processo alle intenzioni?

Se ci stiamo sbagliando allora il gruppo dirigente della Fiom deve fare una cosa sola, come abbiamo chiesto all’ultimo comitato centrale e come ha chiesto l’appello promosso dalla RSA Ferrari e sottoscritto da moltissimi delegati RSA FCA a prescindere dalle loro opinioni e scelte fatte al congresso della Cgil negli scorsi anni, e che del resto nulla centrano con questa vicenda. La Fiom si fermi, torni sui suoi passi in merito alle decisioni discriminatorie già prese e sposti la discussione su un piano esclusivamente politico.

In primo luogo non bisogna mai dimenticare l’accerchiamento che stanno subendo i delegati Fiom in FCA, in particolare in quegli stabilimenti dove la produzione è al massimo e i ritmi sono da troppo tempo insostenibili. Accerchiamento che tutti conoscono e che consiste non solo nell’arroganza del padrone e dei suoi tirapiedi, ma anche delle altre organizzazioni sindacali. Il nostro sindacato deve preoccuparsi di tutelare questi compagni non perseguirli.

Ma c’è un’altra questione altrettanto importante; nella misura in cui il vertice Fiom non offre una strategia credibile per porre fine al super sfruttamento in FCA è più che evidente che i delegati cerchino soluzioni alternative. Soprattutto alla luce degli splendidi risultati ottenuti nelle elezioni RLS che hanno detto chiaramente che i lavoratori guardano alla Fiom e che dimostrano che Marchionne non ci ha schiacciato. Ma da quel risultato sono passati ormai mesi e quell’aspettativa rischia di trasformarsi nel suo contrario. Tanti o pochi che siano i lavoratori che hanno aderito agli scioperi convocati dai compagni è nelle cose che se non c’è una strategia chiara a livello nazionale i delegati cercano di trovare soluzioni alternative.

Si può e si deve discutere se è utile o meno proclamare scioperi sia che vadano bene sia che vadano male. E’ legittimo e doveroso che ci sia il confronto in tutte le sedi previste. Ci si può confrontare, si possono avere valutazioni differenti e si può discutere anche molto aspramente. Quello che non si può fare è risolvere per vie disciplinari un problema che è esclusivamente di carattere politico.

Se invece la scelta del gruppo dirigente della Fiom è quello di utilizzare lo spauracchio del giudizio del CS come spada di Damocle per esigere la sottomissione dei propri delegati, pena la loro destituzione dal ruolo di RSA, questo sarebbe un gesto di una gravità inaudita. Un precedente che, lo ripetiamo, rappresenterebbe una violazione non solo dello statuto della Cgil ma di quel diritto di sciopero costituzionalmente garantito e che oggi padroni e governo stanno mettendo sotto attacco.

Un precedente che mette in discussione la credibilità del nostro sindacato in tutti gli stabilimenti, tanto più davanti al disconoscimento di una delegata come a Termoli che è stata la più votata in assoluto dai lavoratori nelle elezioni RLS. Per questo ci opponiamo e ci opporremo a una decisione di tale gravità del gruppo dirigente.

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