“No alla proposta di Federmeccanica. Sì al diritto di critica in Fiom”

L’ intervento di Paolo Brini al Comitato Centrale Fiom del 29/09/2016

Il comitato Centrale di giovedì 29 settembre si è concluso con la presentazione di due dispositivi finali contrapposti che alleghiamo. Quello approvato dalla maggioranza e quello proposto dall’area il Sindacato è un’altra cosa. E’ bene specificare che nelle sue conclusioni ai lavori del CC, il segretario generale ha avuto l’ardire di pretendere che negli attivi dei delegati che si terranno nei prossimi giorni i componenti del CC non abbiano il diritto di esprimere un parere diverso da quello approvato a maggioranza ieri dal Comitato centrale stesso. Paolo Brini gli ha replicato che al contrario tutti i componenti dell’area il sindacato è un’altra cosa interverranno per dire ciò che pensano in ogni sede e senza censura, ricordando cosa prevede l’art 4 dello statuto Cgil che qui riportiamo:

“Gli iscritti alla Cgil hanno diritto di concorrere alla formazione delle decisioni del sindacato e di manifestare liberamente il proprio pensiero e il proprio diritto di critica con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, nonché, ferme restando la piena autonomia e le specifiche competenze decisionali degli organi dirigenti, di esprimere – anche attraverso la concertazione di iniziative, liberamente manifestate anche attraverso i normali canali dell’organizzazione – posizioni collettive di minoranza e di maggioranza, alle quali possa riferirsi la formazione dei gruppi dirigenti.”

Non c’è dubbio che tali pretese di “ordine, disciplina ed obbedienza” siano un sintomo di enorme debolezza.

Compagni,

data anche la sollecitazione della relazione, voglio chiarire in maniera netta e e esplicita su cosa sono d’accordo e su cosa al contrario sono totalmente in disaccordo. Non c’è dubbio che ancora una volta il contratto dei metalmeccanici è quello che farà da spartiacque per tutto il mondo del lavoro. Sono altrettanto d’accordo sul fatto che siamo ad un passaggio cruciale della trattativa, ad un bivio. Come si suol dire o stiamo o andiamo. Ma il punto non è se dobbiamo fare un contratto a tutti i costi o no. Il punto è se accettiamo il terreno di gioco che ci impone Federmeccanica oppure no.

Quindi io voglio dire con estrema chiarezza che do una lettura diametralmente opposta a quella formulata in relazione della “nuova” proposta avanzata dai padroni.

Infatti non credo vi sia alcuna modifica di principio rispetto a quella precedente che abbiamo già respinto, a partire dal fatto che anche in questo caso gli aumenti salariali non li prenderanno tutti. Dire che le parti fisse della retribuzione, compresi gli scatti di anzianità, saranno assorbiti dagli aumenti nazionali è un modo diverso di dire esattamente la stessa cosa. Magari in alcuni momenti la platea sarà più ampia e in altri meno, tutto qui. Non fa differenza nemmeno se questo assorbimento è retroattivo o varrà solo a partire dal 2017, perché in entrambi i casi il principio dell’aumento non per tutti passa ugualmente.

Così come la proposta di istituire di fatto una scala mobile al contrario. Cioè un meccanismo tramite cui si ha la certezza, messa nero su bianco, che i salari non recupereranno mai più nemmeno l’inflazione registrata con il già inaccettabile, perché falsato, indice IPCA. Peraltro anche la cifra che sta circolando di al massimo 50 euro in 3 anni e mezzo (che appunto comunque non prenderebbero tutti) sarebbe totalmente insufficiente e persino al di sotto dei pessimi contratti che altre categorie hanno firmato in queste settimane e mesi. Questo sarebbe null’altro che un modo per recuperare quei famosi 73 euro che in base allo scorso contratto separato del 2012 i padroni rivendicano di avere dato in più. Un impianto come questo sancirebbe la fine del ruolo del contratto nazionale di difesa collettiva dei salari.

Su tutto il resto la proposta di Federmeccanica non varia di un millimetro da quella precedente. Permane lo scambio tra salario e welfare, cioè i famosi pagamenti in natura. La volontà di smantellare le 150 ore. Sul contratto nazionale di applicazione è chiaro che non si smuovono dal riconoscimento del ccnl separato 2012 con tutto quel che ne consegue.

Dunque in sostanza l’obbiettivo di fondo dei padroni di voler scaricare il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori resta integralmente intatto, proprio come nella proposta precedente.

Capisco che bisogna valorizzare gli scioperi, ma non possiamo andare dai lavoratori a raccontare che grazie a sole 20 ore di fermata abbiamo fatto cambiare idea a Federmeccanica, perché non è vero. Questo non per sminuire il ruolo della lotta finora intrapresa ma semplicemente perché, come dimostra ciò che sta accadendo in tutta Europa a partire dalla Francia, per far cambiare idea ai padroni bisogna mettere in campo una mobilitazione di molto più intensa, lunga ed incisiva.

Pertanto io non penso che questa proposta di Federmeccanica possa essere mediabile ma vada respinta. Non è mediabile per i padroni stessi che ieri al tavolo di trattativa lo hanno dichiarato in maniera molto esplicita. Per loro questa è una proposta pressochè definitiva. Hanno avuto anche l’arroganza di minacciare la rottura del tavolo delle trattative se ai sindacati non sta bene. Nè può essere mediabile per noi, perché su tutti i punti di principio colpisce al cuore il ruolo del contratto nazionale. In relazione si è parlato della presunta contraddittorietà della proposta della controparte, io invece, anche dagli interventi, vedo la nostra di contraddizione proprio nel fatto che non si vuole accettare di riconoscere la situazione in cui siamo. Tutti i compagni dicono “non possiamo accogliere l’assorbimento dei minimi, non possiamo accettare la riduzione progressiva degli aumenti ecc.” e poi però aggiungono “non possiamo stare altri 4 anni senza contratto, il contratto dobbiamo farlo ecc.”. Delle due l’una, bisogna decidere appunto se stiamo o andiamo. Aggiungo che non ritengo accettabile nemmeno uno scambio tra un pessimo contratto e l’applicazione dell’accordo confederale del 10 gennaio sulle regole. Perchè ricordo a tutti che applicare il 10 gennaio non significa portare la democrazia nei luoghi di lavoro ma instaurare un regime peggiore di quello di Marchionne in FCA. Ricordo che queste non sono parole mie ma quelle che come Fiom abbiamo usato subito dopo la firma di quell’intesa.

So benissimo che la strada del conflitto è dura e difficile ma non abbiamo altra scelta. O costruiamo i rapporti di forza necessari per per far cambiare davvero idea ai padroni, ma bisogna che almeno ci proviamo, oppure, se non ci riusciamo, piuttosto accettiamo la sconfitta in questa fase, subiamo un accordo separato o più probabilmente un non accordo per tutti, e ripartiamo dalle fabbriche con il tempo necessario per organizzare la riconquista del contratto nazionale. In poche parole, dobbiamo fare esattamente quello che abbiamo fatto a Pomigliano e nel gruppo FCA dove pur non avendo i rapporti di forza nè la democrazia, non ci siamo piegati e abbiamo intrapreso una battaglia di lungo periodo i cui risultati sono cominciati ad emergere con la elezione degli RLS. Perchè come sempre tra i lavoratori la coerenza ed il rigore pagano.

Voglio concludere rispondendo ad alcune cose che ha detto Maurizio nella sua relazione. Alcune affermazioni che io ritengo molto gravi ed illegittime nell’ambito delle regole della nostra organizzazione. Io rivendico il diritto, che è un diritto di tutti gli iscritti sancito dall’art.4 dello statuto della Cgil, di esprimere il mio parere in ogni sede, anche pubblica. Come il segretario ieri sera ha fatto uscire a titolo personale una sua nota di commento alla proposta di Federmeccanica, così anche noi come area abbiamo il diritto di fare altrettanto. E’ un diritto non solo del segretario, non solo delle aree, non solo dei gruppi dirigenti, ma ripeto di tutti gli iscritti a questa organizzazione. Peraltro nella nota che abbiamo pubblicato sul sito della nostra area ci siamo semplicemente limitati ad esprimere alcune considerazioni sulla trattativa di ieri rimandando il giudizio complessivo a dopo il comitato centrale di oggi. Nella riunione di delegazione non abbiamo aperto il dibattito proprio perché il segretario stesso ha invitato, giustamente, a rimandare la discussione nella sede opportuna di oggi.

Io nella mia formazione ho imparato che se si vuole stare in una organizzazione se ne deve accettare la disciplina, e la disciplina e le regole sono quelle stabilite nero su bianco dallo statuto.

Quindi, se qualcuno pensa che pubblicando la nota di ieri abbiamo violato lo statuto della Cgil, e io credo fermamente di no, si rivolga alle sedi opportune per dirimere la questione. Io per parte mia continuo a ribadire che ciascun iscritto in ciascun momento ha il pieno e totale diritto di esprimere le proprie idee, sia nelle sedi di dibattito interno che pubblicamente.

Perciò compagni lo dico molto chiaramente, se si pensa di essere in procinto di firmare un brutto accordo perché non ce la facciamo più a reggere o per tutte le ragioni del mondo che volete, invece di metterla sul piano disciplinare bisogna assumersi la responsabilità non solo di quello che si firma, ma anche di accettare che tra gli iscritti, i delegati e i lavoratori in genere vi sia chi non la prenderà molto bene e si comporterà di conseguenza. Democrazia, soprattutto in fabbrica, non significa plebiscito.

Grazie

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