10 Settembre 2018

No al numero chiuso – Per un’università aperta a tutti, gratuità e di qualità

In questi primi giorni di settembre migliaia di studenti da tutta Italia si riversano nelle sedi universitarie per tentare l’ammissione ai percorsi di laurea. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore del giugno scorso, circa un corso universitario su cinque è a numero chiuso.

Ai corsi di Medicina quest’anno si contano 67.005 ragazzi iscritti ai test, contro i 9.779 posti disponibili. Per veterinaria dati altrettanto diseguali: 8.136 ragazzi ai test, per 759 posti disponibili. Questi dati sono stati rilasciati dal Miur (Ministero dell’Istruzione).

I numeri chiusi sono stati giustificati per decenni con spiegazioni come “non possono fare tutti i medici”. Sorpresa sorpresa, a inizio 2018 la Federazione dei medici di medicina generale ha lanciato l’allarme per un calo di 45mila medici che ci sarà nei prossimi 5 anni, e di 80mila nei prossimi 10. Una cifra che non verrà neanche lontanamente assorbita dai nuovi ingressi. Considerazioni analoghe si possono fare negli altri settori. Si svela così l’ipocrisia del numero chiuso, che non è dettata da considerazioni sociali, ma dall’idea che lo Stato non debba finanziare il diritto allo studio, e lo studio universitario debba essere patrimonio di una piccola minoranza.

Infatti, numeri chiusi e numeri programmati si diffondono anche in facoltà dove un tempo non c’erano. Ad esempio, l’anno scorso alla Statale di Milano hanno tentato di introdurre il numero chiuso a Studi Umanistici. Solo la mobilitazione degli studenti, con successiva sentenza del Tar, ha impedito che questo avvenisse. Ma il resto dei numeri chiusi e programmati resta dov’è, ed è solo questione di tempo perché ci provino di nuovo.

Più ancora che il numero chiuso, a impedire l’accesso all’università sono sempre di più i costi. I costi di immatricolazione e le tasse universitarie sono un altro indice della diseguaglianza all’interno della nostra istruzione. Secondo una ricerca dell’Ocse le tasse universitarie negli ultimi dieci anni sono aumentate del sessanta per cento. Oggi il finanziamento derivante dalle tasse è superiore a quello emesso dallo Stato con il Fondo di Finanziamento Ordinario. L’Italia è al terzo posto nella classifica dei paesi europei più cari.

Certo, ma ci sono comunque le borse di studio!”, potrebbe affermare qualcuno. Sembra però che lo Stato abbia il braccino corto: in Italia tra il 9 ed il 10 per cento degli studenti universitari percepisce un qualche tipo di aiuto economico da parte dello Stato. Per fare qualche paragone: in Germania le borse di studio raggiungono circa il 25 per cento degli studenti, in Spagna il 30, in Francia il 40.

Alle tasse universitarie bisogna poi sommare altri costi. In primis le spese per i mezzi di trasporto, sia locali sia regionali (con abbonamenti anche di 100 euro al mese per il trasporto regionale). Per chi invece sceglie di studiare fuori sede, i costi degli alloggi e di auto sostentamento schizzano alle stelle. Ci sono poi i libri, che partono da alcune decine di euro l’uno ma possono arrivare anche ben sopra i cento euro, soprattutto nelle facoltà scientifiche. O i prezzi della mensa che aumentano di anno in anno.

Diventa sempre più ovvio che l’università non è accessibile a tutti, ma piuttosto a chi se lo può permettere. L’università pubblica, un percorso di istruzione che dovrebbe essere mirato a dare una formazione di qualità a tutti, e doppiamente necessario se un ragazzo non può godere di una formazione culturale in casa o a scuola, è accessibile per lo più ai ricchi.

Una discriminante di classe inaccettabile.

Per questo rivendichiamo:

  • L’abolizione del numero chiuso. Se non ci sono abbastanza strutture e personale, il problema si risolve investendo e assumendo, non negando ai giovani il loro diritto a studiare!
  • Un’università davvero aperta a tutti indipendentemente dal proprio livello economico: gratuità dell’iscrizione e fornitura di tutti i servizi necessari: abbonamento ai mezzi pubblici, libri in comodato d’uso, mensa, studentati per i fuori sede.

Difendi i tuoi diritti. Organizzati con noi.

Scarica questo volantino in formato pdf

 

Articoli correlati

Verso il 17 novembre – Siamo studenti, non schiavi!

Il volantino che distribuiremo oggi in tutti i cortei contro l’alternanza scuola-lavoro.

Il governo attacca la scuola, rispondiamo compatti

Il 12 marzo Renzi annunciava in pompa magna la riforma della scuola.  Ora titoli come “Assumeremo i precari” o “Investiremo maggiormente nella scuola” si susseguono sui giornali nel vano tentativo

“Dio lo vuole” la crociata della preside del Selmi

“Deus vult!”(Dio lo vuole): queste sono state le parole di Luciana Contri, preside dell’istituto modenese “F. Selmi”, quando ha tentato di impedire che i rappresentanti dell’Arcigay, invitati dagli studenti, potessero

16 novembre, No Salvini day – Ribellarsi è giusto! (il nostro volantino)

Il volantino che stiamo distribuendo in tutta Italia verso il NO Salvini day di venerdì16 novembre

Università di Trento: proibito andare al bagno!

Nella facoltà di lettere dell’università di Trento non è più possibile accedere liberamente ai bagni. Recentemente l’amministrazione, dietro sollecitazione della lista studentesca di estrema destra “Atreju”’, ha limitato la fruizione del

Bologna si mobilita: chiediamo servizi, ci danno repressione

“Adesso basta!” Questo è stato il grido che molti studenti dell’ateneo di Bologna hanno lanciato in questi giorni, in risposta all’ennesimo tentativo da parte delle istituzioni accademiche di militarizzare la zona universitaria.