7 Luglio 2021 Ons Abdelhamid

Niente di nuovo sul fronte migratorio

Al discorso di apertura della seconda conferenza interparlamentare di alto livello su migrazione e asilo, tenutasi questo 14 giugno, Sassoli, presidente del parlamento europeo, si esprime così: “Dobbiamo gestire questo fenomeno globale in modo umano, accogliere degnamente e con rispetto le persone e le storie che bussano alle nostre porte ogni giorno”.

Nei discorsi degli europarlamentari riecheggiano le solite frasi trite e ritrite sulla priorità della vita umana e le chiacchiere sul superamento del sistema di Dublino in favore di un approccio globale alle politiche in materia di asilo e migrazione. Ma tra le belle frasi che l’Europa spende, che iniziano tutte per “dovremmo” e “vorremmo”, e ciò che l’Europa fa realmente “c’è di mezzo il mare”, come direbbe qualcuno. Mare in cui, secondo l’Unhcr, 784 persone sono morte o disperse dall’inizio del 2021 e che 28mila persone hanno attraversato per raggiungere non l’Eldorado, ma i disumani e sovraffollati centri di accoglienza di Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta.

La solidarietà e collaborazione tra Stati membri scompare quando c’è bisogno di accogliere gli immigrati e ricompare magicamente quando è il turno di espellerli. Caso esemplare è l’ultima trovata della Danimarca: il 3 giugno è passata a maggioranza la legge proposta dai socialdemocratici e appoggiata dalla destra per cui chi vorrà fare domanda d’asilo per entrare in suolo danese sarà prima trasferito in un “paese terzo” dove attenderà l’esito della richiesta. Anche in caso di accoglimento, non avrà accesso alla Danimarca ma resterà nel Paese dove è stato deportato. Non solo ai migranti non viene neanche più lasciato il diritto di scegliere verso che territori salpare, ma la violazione del diritto di asilo – di cui l’Ue si fa paladina – da parte della Danimarca è avvenuta senza alcun intervento o sanzione da parte dell’Europa. Questo significa anche che la “via danese” per la gestione dei migranti potrà fungere da esempio ad altri paesi in futuro.

Fallita la sanatoria Conte-Bellanova

Esempi di malgestione della questione migranti da parte dell’Ue non mancano e durante la pandemia non hanno fatto che aumentare. Prima fra tutti, la crisi di Ceuta dove il primo ministro spagnolo Sanchez è arrivato addirittura a schierare l’esercito contro gli ottomila migranti che arrivavano dal Marocco, dimenticando chi nel corso della storia ha giocato il ruolo di oppresso e chi di oppressore; ma anche l’Italia ha avuto la sua occasione per mostrare il fallimento delle politiche migratorie durante la pandemia: un anno fa, infatti, il governo Conte 2 approvava il Decreto rilancio, nel quale vi era la norma per la regolarizzazione/emersione dei cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, che si trovavano già in Italia all’8 marzo 2020. Gli scopi della sanatoria? Sulla carta, quelli di dare più diritti alle categorie fragili di stranieri impiegati come braccianti o nel lavoro domestico e di cura; le motivazioni reali, meno umanitarie e più imprenditoriali, quelle di affrontare la mancanza di braccianti in ambito agricolo (e dunque di produzione) e di lavoro assistenziale.

Ad oggi, dei potenziali 600mila lavoratori stranieri non in regola, solo 207mila (principalmente in ambito domestico) hanno presentato domanda, proprio per la mancanza di incentivi, per il lungo iter burocratico e il timore di ritorsioni. Di queste domande, solo il 5% è stato preso in carico e, per andare ancor di più in profondità, solo il 0,71% delle pratiche è stato concluso. Un risultato a dir poco ridicolo che ha visto anche proteste in diverse città.

La crisi pandemica, economica e sociale ha messo a nudo anche questo nodo debole dell’Italia, dell’Ue e del sistema capitalistico mondiale.

La migrazione è un fenomeno naturale e ciclico e cercare di arginarla non farà altro che peggiorare la condizione di chi scappa da guerre, miseria, povertà. Intraprendere la strada dell’immigrazione clandestina, con tutto ciò che ne consegue significa non avere niente da perdere ed essere disposti a tutto pur di scappare. Maggiore è la portata della crisi capitalistica, maggiori saranno le persone che avranno ragioni reali per scappare dal proprio paese.

Marx concludeva il Manifesto del Partito Comunista con la celebre frase “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Oggi è più attuale che mai. È ora di svelare il falso mito delle migrazioni-invasioni e di trovare l’unità della classe operaia mondiale contro l’unico vero straniero, il capitale, che ha interessi estranei a quelli della classe operaia e che fa di tutto per separarla.

No al controllo sulle migrazioni!

Contro il razzismo e la xenofobia, lottiamo per l’unità degli oppressi!

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