16 Novembre 2021 Niklas Albin Svensson (da www.marxist.com)

Nel mondo si muore di fame, ma ci sarebbe abbondanza di cibo per tutti

Attualmente 800 milioni di persone non mangiano una quantità di cibo sufficiente, e 45 milioni sono sull’orlo di morire di fame. Questo è un atto di accusa impressionante nei confronti di una società nella quale i più ricchi hanno guadagnato 4.000 miliardi di dollari durante il primo anno di pandemia globale.

La dura realtà dei mesi scorsi ci ha mostrato 23 milioni di persone in Afghanistan alle prese con un’insicurezza alimentare grave, e secondo la scala IPC (la classificazione delle situazioni di sicurezza alimentare) 9 milioni di esse si trovano al “livello di emergenza”.
In una piccola nazione come l’isola del Madagascar 300.000 persone stanno affrontando una carestia di gravità massima.
Ci sono 16 milioni di persone in Yemen che soffrono a causa di una drammatica scarsità di cibo. E la lista potrebbe proseguire a lungo.

Per secoli gli esseri umani hanno sofferto la fame per la mancanza di cibo. Bastava che i raccolti andassero male per ritrovarsi letteralmente senza nulla da mangiare. Gli esseri umani erano soggetti ai capricci della natura: siccità, inondazioni, ondate di freddo e ogni sorta di disastri.

Dato che gli scambi commerciali erano limitati, era impossibile compensare la scarsità in una regione con quello che veniva prodotto altrove. Ma al giorno d’oggi non è più così.

Al mondo si produce molto più cibo di quello che servirebbe per sfamare l’intero pianeta.
Già solo la quantità di cereali prodotta, che ha raggiunto la cifra senza precedenti di 2,9 miliardi di tonnellate (l’equivalente di un chilo al giorno pro capite), basterebbe per nutrire il doppio dell’attuale popolazione mondiale.  

La rete del commercio mondiale ha raggiunto un’estensione mai vista prima nella storia. Ogni anno 11 miliardi di tonnellate di cargo vengono trasportate attraverso i mari.

Ma allora come mai il 10 percento della popolazione del pianeta soffre per la scarsità alimentare?  
E perché un quinto dei bambini nel mondo cresce in modo rachitico a causa della scarsa nutrizione?

Di recente David Beasley, il direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale, ha polemizzato su Twitter con il multimiliardario Elon Musk. Beasley ha chiesto ai miliardari di donare 6 miliardi di dollari per salvare le vite di 42 milioni di persone. Musk ha tentato di seminare dubbi sulla richiesta chiedendo a Beasley di fornire un “conto corrente aperto” (qualsiasi cosa questo significhi) per mostrare come il denaro sarebbe stato speso.
Qualcuno potrebbe chiedere a Musk di fare la stessa cosa con le società di sua proprietà, che sono tenute a galla grazie a massicce iniezioni di denaro pubblico, ma sospettiamo che la prenderebbe come una grave offesa.

Se tutti i miliardari nel mondo rinunciassero allo 0,15 percento dei 4.000 miliardi guadagnati l’anno scorso, nessuno morirebbe di fame quest’anno.
Se arrivassero a concedere il 3 percento si potrebbe nutrire in modo adeguato quelle 800 milioni di persone che soffrono la fame.
Ma come Beasley ha scoperto, è molto difficile convincere i miliardari a separarsi dalle loro fortune. Musk si è anche opposto fermamente all’idea che lui o quelli come lui dovrebbero pagare più tasse. Le nazioni ricche non sono certo più collaborative. Mentre il bisogno di aiuti umanitari aumentava in modo drammatico, le nazioni ricche hanno tagliato i loro finanziamenti. Il supporto ai rifugiati siriani e dell’Africa orientale è stato ridotto, e le razioni di cibo dimezzate.

La verità è che al sistema capitalistico non interessa aiutare davvero quelle centinaia di milioni di persone alla fame. Il problema non è la mancanza di cibo, ma che i poveri non hanno abbastanza denaro per comprarlo. Se le tecniche dell’agricoltura moderna, compresa la meccanizzazione, fossero usate in modo appropriato sulla base di un piano razionale potremmo ulteriormente incrementare le scorte di cibo. Ma questo metterebbe a repentaglio i profitti delle multinazionali.

Le organizzazioni benefiche, le ONG e il programma alimentare mondiale dell’ONU fungono da semplice palliativo contro le sofferenze più gravi, ma sono completamente incapaci di risolvere il problema della fame alla radice. Non fanno altro che implorare i ricchi di condividere parte del loro denaro, ottenendo scarsi risultati con le loro suppliche. Il sistema capitalistico opprime i poveri del mondo e sta facendo ben poco per sollevarli dalla miseria.

Abbiamo già tutte le risorse necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione mondiale. Ponendo fine allo spreco alimentare e investendo in tecnologie migliori potremmo non solo soddisfare questi bisogni ma assicurare un tenore di vita dignitoso per tutti, e in modo sostenibile.
Ma questo potrà essere possibile solo attraverso una pianificazione razionale dell’economia che soddisfi i bisogni umani e che utilizzi le risorse del pianeta a beneficio dei lavoratori, dei contadini e dei poveri del mondo. E non per il profitto di un pugno di miliardari.

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