Negli Usa esplodono gli scioperi contro il Coronavirus!

La classe operaia americana sta passando all’offensiva contro la diffusione del Coronavirus negli Stati uniti e la gestione criminale dell’emergenza da parte di Donald Trump.

La pandemia sta colpendo duro, i morti sono ormai 10mila e i contagiati ufficiali oltre 330mila.

Come in Italia, la chiusura totale (per ora valida in gran parte degli Stati dell’Unione, ma non in tutti) e il distanziamento sociale contengono una significativa eccezione: i lavoratori.

La Casa bianca, infatti, ha bloccato per ben tre volte nelle ultime settimane al Senato la legge che avrebbe imposto all’Osha (il dipartimento di Stato per la Sicurezza sul lavoro) di imporre standard di emergenza in tutti i luoghi di lavoro.

E la classe lavoratrice ha cominciato a reagire, incrociando le braccia in diversi settori. Le rivendicazioni sono molto simili a quelle dei lavoratori italiani: il blocco della produzione e dei servizi non essenziali e la tutela della sicurezza e della salute per chi deve recarsi al lavoro.

Il caso più emblematico, di cui è giunta notizia anche in Italia, è quello dello sciopero in uno dei magazzini Amazon a New York, che ha visto l’azienda licenziare uno degli organizzatori della protesta, Chris Smalls. Nel magazzino erano stati riportati casi di Coronavirus e i lavoratori ne chiedevano la chiusura temporanea e la sanificazione. Il licenziamento di Smalls ha avuto un clamore così grande che anche il procuratore generale dello Stato di NewYork lo ha apertamente condannato.

Amazon, dal punto di vista padronale, non si può fermare, visto che date le circostanze le consegne a domicilio stanno avendo un impennata considerevole. Per “premiare” il rischio a cui sottopone i lavoratori, Jeff Bezos ha proposto un aumento di ben 2 dollari all’ora negli Usa e 2 sterline, sempre all’ora, in Gran Bretagna, dove c’è stato un aumento degli straordinari.

L’elemosina da parte dell’uomo più ricco del mondo non ha fermato la lotta delle maestranze Amazon. Ci sono stati scioperi nei depositi di Romolus, Michigan, a Chicago e in altre località

Tutti rivendicavano la chiusura e la sanificazione dei magazzini, davanti alla positività di alcuni loro colleghi di lavoro.

Non vogliamo entrare. Crediamo debbano chiudere e sanificare a fondo l’edificio per due settimane cosicché possiamo fare il tampone. Se saremo negativi torneremo in magazzino una volta che sarà disinfettato. Questo ricatto tra il salario di cui abbiamo bis0gno e la salute è traumatico”, spiegava un lavoratore a Chicago.

Come diceva un cartello “I soldi vanno e vengono ma la salute è insostituibile. Amazon deve chiudere”.

Solo fra i lavoratori della metropolitana di New York, a ieri si contavano 22 morti e oltre mille contagiati.

Scioperi per la sicurezza hanno colpito anche le grandi aziende di consegna del cibo, come Instacart, da lunedì scorso in moltissime città degli Usa. L’azienda si rifiutava di fornire dispositivi di protezione, ma “assicurava” il pagamento di 14 giorni di mutua a tutti i lavoratori positivi. Nessuna garanzia, naturalmente, per il periodo successivo.

Da oggi 13mila lavoratori edili nello stato del Massachusetts incroceranno le braccia, in risposta al fatto che il governatore dello stato non ha disposto la chiusura del cantieri.

A Greeley, nel Colorado, mille lavoratori su 4mila di uno stabilimento di lavorazione delle carne hanno scioperato lo scorso 31 marzo, dopo che si erano verificati 10 casi di Covid-19. Gli scioperanti hanno rivendicato la mutua pagata per tutti, attualmente non prevista dall’azienda per i propri dipendenti. Come ha dichiarato il funzionario sindacale “Nonostante in fabbrica si parlino 27 lingue diverse, le barriere linguistiche si sono superate e lo sciopero è stato un successo.”

Questi scioperi spontanei si susseguono quotidianamente, ne abbiamo riportati solo alcuni esempi. A volte sono organizzati dai sindacati, ma ricordiamo che ben il 94% della forza lavoro nel settore privato non è sindacalizzata.

Tuttavia, il desiderio di organizzarsi sta prendendo piede in numerosi settori. Il sindacato CWA ha riportato successi nell’organizzazione degli assistenti di volo della compagnia Delta e anche nella multinazionale di alimentari all’ingrosso Trader Joe sta entrando il sindacato.

Nonostante il tentativo da parte del padronato di tenere aperte le catene di montaggio dell’industria automobilistica (con l’aiuto dei vertici sindacali dell’UAW, il sindacato del settore) i lavoratori hanno costretto GM, Ford e Fiat-Chrysler a fermare la produzione. Anche l’Honda è stata costretta a fermare gli stabilimenti e a corrispondere il 100% del salario. A Detroit, gli autisti delle linee di autobus urbani hanno costretto con lo sciopero l’amministrazione a concedere i dispositivi di sicurezza necessari.

A Pittsburgh, gli operatori sanitari si sono rifiutati di lavorare senza adeguate attrezzature di sicurezza, questo dopo che un dipendente e sua moglie sono risultati positivi al virus.

In questa crisi di COVID-19, c’è in gioco la vita dei lavoratori. Ma cosa ha sostenuto Trumka, il presidente dell’AFL-CIO (la principale confederazione sindacale) all’inizio della crisi? Non ha invitato a scioperare per tutelare la salute dei lavoratori, ma bensì ha invitato gli iscritti a fare pressione verso i loro parlamentari per sostenere un disegno di legge volto a rafforzare l’OSHA!

I lavoratori non possono aspettare che l’OSHA organizzi un’ispezione sul proprio posto di lavoro. Quanti si ammaleranno e moriranno mentre aspettano l’arrivo dell’ispettore? I lavoratori stanno dando un segnale ai vertici sindacali, lo sciopero e le azioni di lotta spontanee sono la via da seguire.

Come spiegano i nostri compagni negli Usa di Socialist revolution:

“Gli operai usano il potere che hanno: quello dato dalla loro posizione chiave nella società. Per essere efficaci le azioni di lotta devono essere generalizzate e coordinate. Nel nostro programma per combattere il COVID-19 e la crisi economica, chiediamo la formazione di “comitati di salute e sicurezza dei lavoratori in ogni fabbrica e luogo di lavoro per tutelare le condizioni di lavoro e attuare tutte le disposizioni necessarie”.

In ogni luogo di lavoro, i lavoratori devono eleggere questi comitati che devono rappresentare tutti i turni e i livelli. Questi comitati dovrebbero cercare di collegarsi tra loro, non solo all’interno della stessa azienda, ma con i lavoratori nelle stesse industrie o in settori simili.

La direzione del movimento operaio deve rompere con l’idea di “unità nazionale”. Ci sono lavoratori americani e capitalisti americani. I loro interessi sono diametralmente opposti. “Unità nazionale” significa sempre che gli interessi dei ricchi sono tutelati a spese della maggioranza.”

In questa emergenza che ha assunto ormai dimensioni globali, vediamo che i problemi che i lavoratori devono affrontare in tutti i paesi sono simili. Combattere l’arroganza padronale che vuole mettere il profitto al di sopra della salute. I lavoratori non sono carne da macello, né in Italia né negli Usa, e la lotta contro il virus è anche una lotta contro la barbarie in cui ci sta gettando il sistema capitalista.

 

*sulla base del materiale pubblicato dai compagni di Socialist revolution

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