7 Aprile 2021 Fred Weston (da www.marxist.com)

Myanmar – Serve un’insurrezione operaia armata per rovesciare la giuntà militare

In Myanmar è in atto una rivoluzione. Le masse stanno dimostrando un coraggio immenso di fronte alla brutale violenza della giunta militare. Lavoratori e giovani si preparano a difendersi e ad allearsi con le organizzazioni dei gruppi etnici oppressi. Devono essere organizzate un’insurrezione operaia armata e uno sciopero generale ad oltranza per rovesciare la giunta assassina!

La brutalità della giunta militare del Myanmar è evidente. Sabato (27 marzo) più di 100 persone sono state uccise durante le proteste, tra cui diversi bambini, tra questi uno di cinque anni. Ha rappresentato il giorno più sanguinoso dal colpo di stato del 1° febbraio, portando il numero totale di morti a oltre 400. Da allora la cifra ha superato i 500. Video e foto mostrano le forze di sicurezza sparare indiscriminatamente a civili disarmati, colpendo le persone alla testa e alla schiena, e poi ballare in cerchio per festeggiare.

Nonostante questa totale barbarie, il popolo del Myanmar, i lavoratori e i giovani, stanno dimostrando un enorme coraggio e determinazione, uscendo per le strade, con ondate di protesta, rischiando la vita ogni giorno. “Ci stanno uccidendo come uccelli o galline, anche nelle nostre case”, ha detto Thu Ya Zaw a Reuters, durante una protesta nella città centrale di Myingyan, dove almeno due persone sono state uccise. “Continueremo a protestare a prescindere. Dobbiamo lottare fino alla caduta della giunta “.

I generali hanno mostrato la loro assoluta arroganza e mancanza di rispetto per il popolo del Myanmar quando, lo stesso giorno del massacro, hanno organizzato una  festa sontuosa per celebrare la Giornata delle forze armate. Vestiti con i loro abiti migliori, degustavano cibi pregiati e bevevano champagne, mentre i normali lavoratori venivano fucilati per le strade. L’insensibilità di questi stessi generali si è potuta vedere il giorno successivo, quando le forze di sicurezza hanno di i funerali dei manifestanti uccisi nei giorni precedenti.

Tutto ciò sta provocando un risentimento enorme e diffuso. I lavoratori comuni, i giovani, i contadini, le minoranze etniche, vedono quotidianamente davanti ai loro occhi gente uccisa per strada, e c’è una crescente consapevolezza che la protesta pacifica non è sufficiente per abbattere questo odioso regime.

Brutalità contro le minoranze e resistenza popolare

L’ultimo atto brutale contro le minoranze si è visto durante il fine settimana vicino al fiume Salween, nel distretto di Mutraw, nello stato di Karen. Sabato notte, il villaggio di Deh Bu Noh nel distretto di Mutraw è stato bombardato, provocando almeno nove morti e molti altri feriti tra le 10.000 persone che risiedono nel villaggio e nei dintorni. Domenica ci sono stati altri bombardamenti e circa 3.000 abitanti del villaggio hanno tentato di fuggire in Thailandia. Alcuni di loro sono stati cinicamente respinti dai controlli di frontiera thailandesi.

Il popolo Karen rivendica l’autodeterminazione da decenni e sa bene quanto possa essere brutale l’esercito birmano. Il movimento della minoranza Karen è guidato dalla Karen National Union (KNU), che ha un suo braccio armato, l’Esercito di liberazione nazionale Karen. Questa è una delle numerose organizzazioni armate su basi etniche che hanno lottato per una maggiore autonomia dal governo centrale.

Una situazione simile esiste nello Stato Kachin, al confine settentrionale con la Cina. Qui la Kachin Independence Organization/Army (KIO/A), che è uno dei gruppi armati più importanti del Myanmar, combatte lo stato centrale dal 1961, e nelle ultime settimane gli scontri armati sono scoppiati di nuovo in quattro agglomerati urbani dello stato, quasi su base giornaliera. Qualcosa di simile sta accadendo nello Stato settentrionale di Shan.

Al momento, i gruppi armati delle minoranze etniche sono l’unica alternativa militare all’esercito e alla polizia del Myanmar. Infatti, nelle zone dove sono forti, stanno usando le loro unità armate per difendere la popolazione locale durante le proteste. Il 14 febbraio, il KNU si è espresso ufficialmente a sostegno del movimento di protesta, aggiungendo che proteggerà tutti i manifestanti indipendentemente dal gruppo etnico a cui appartengono e da allora fornisce unità di difesa che accompagnano i manifestanti per le strade.

Possiamo vedere come le organizzazioni etniche armate stiano, in questo modo, assumendo un ruolo molto diverso, poiché i giovani delle grandi città – principalmente appartenenti alla maggioranza Bamar (68 per cento della popolazione) – hanno iniziato a trarre la conclusione che la “protesta pacifica” non sta andando da nessuna parte e ciò che serve è una risposta armata organizzata per rovesciare la giunta militare e alcuni di loro si rivolgono a gruppi armati delle minoranze etniche in cerca di aiuto e addestramento militare.

Il Guardian ha riferito il 20 marzo 2021 in un suo articolo – “La resistenza assediata del Myanmar sogna un ‘esercito popolare’ per contrastare la giunta militare” – come i giovani stiano traendo conclusioni rivoluzionarie. Cita un giovane manifestante che spiega come i giovani stanno andando su YouTube per imparare a usare le pistole, e riporta: “Yangon sembra una zona di guerra, tranne che solo una parte ha le armi. Ecco perché abbiamo bisogno di un esercito. Dovremo addestrarci e combattere allo stesso tempo; non abbiamo più tempo.” Una giovane donna citata nello stesso articolo dice: “Sosterrei il CRPH [Comitato di Rappresentanza del Pyidaungsu Hluttaw, un organismo che afferma di essere il legittimo rappresentante del governo eletto deposto] se decidesse di formare un esercito. Obbligherei mio marito e mio fratello a unirsi ad esso, dato che io ho bisogno di prendermi cura di mio figlio “.

Ecco un interessante rapporto apparso sul New York Times il 24 marzo 2021 (“Morirò proteggendo il mio paese”: in Myanmar, sorge una nuova resistenza), che ci dà un’idea di cosa sta accadendo:

In una giungla al confine con il Myanmar, le truppe hanno sudato durante l’addestramento di base. Hanno imparato a caricare un fucile, togliere la sicura di una bomba a mano e costruire una bomba incendiaria.

“Queste reclute non sono membri dell’esercito regolare birmano, che ha preso il potere il mese scorso e ha rapidamente imposto la brutalità tipica del campo di battaglia alla popolazione del paese. Sono, invece, un corpo eclettico di studenti, attivisti e impiegati ordinari che credono che combattere sia l’unico modo per sconfiggere una delle forze armate più spietate del mondo.

“‘Vedo i militari come animali selvaggi, incapaci di pensare e brutali con le loro armi’, ha detto una donna di Yangon, la città più grande del Myanmar, che ora era nella foresta per una settimana di campo di addestramento. Come altri che si sono uniti alla lotta armata, non voleva che il suo nome fosse pubblicato per paura che il Tatmadaw, come è noto l’esercito del Myanmar, la prendesse di mira.

“‘Dobbiamo ricacciarli indietro’, ha detto. ‘Sembra aggressivo, ma credo che dobbiamo difenderci.’

Dopo settimane di proteste pacifiche, la linea del fronte della resistenza del Myanmar al colpo di stato del 1 febbraio si sta mobilitando in una sorta di forza di guerriglia. Nelle città, i manifestanti hanno eretto barricate per proteggere i quartieri dalle incursioni militari e hanno imparato a fabbricare bombe fumogene su Internet. Nelle foreste, si stanno addestrando nelle tecniche di guerriglia di base e pianificano il sabotaggio delle strutture collegate ai militari “.

Questa è una rivoluzione!

Quello a cui stiamo assistendo è una rivoluzione in pieno svolgimento. Non c’è altro modo per descriverlo. La conclusione raggiunta dai giovani e dai lavoratori – o almeno dagli strati più avanzati tra loro – che è necessaria una risposta armata al regime, è assolutamente corretta. Qualsiasi rivoluzionario degno di questo nome li sosterrebbe fino in fondo. Non è il momento di vacillare e indugiare su questa domanda. Non c’è spazio per il compromesso con questo regime. Si tratta di un “o … o …”: o le masse prendono misure decisive e vanno fino in fondo per rovesciare questo regime, oppure dovranno affrontare conseguenze sanguinose e una terribile sconfitta.

La pressione dal basso cresce. E questo spiega ciò che lo stesso articolo evidenzia, il fatto che ora gli stessi liberali borghesi, che finora hanno lasciato le masse indifese, hanno iniziato a chiedere la creazione di un “Esercito Federale”, che includerebbe le varie organizzazioni etniche armate:

“… C’è un crescente riconoscimento che tali sforzi [cioè le proteste pacifiche] potrebbero non essere sufficienti, che il Tatmadaw [l’esercito del Myanmar] deve essere contrastato con la sua stessa moneta. La scorsa settimana, ciò che resta del Parlamento deposto, che si considera il governo legittimo, ha affermato che è necessaria una “rivoluzione” per salvare il paese. Ha chiesto la formazione di un esercito federale che consideri i vari gruppi etnici, non solo la maggioranza Bamar”.

Il 14 marzo il CRPH ha pubblicato un comunicato in cui spiegava alle persone che loro hanno il diritto, secondo la legge, di difendersi dalla violenza, aggiungendo che:

Il Comitato prende atto, riconosce e si congratula sinceramente con tutte le organizzazioni etniche armate che stanno compiendo sforzi insieme nella logica comune di fratelli e sorelle con il forte impegno per la costruzione di un’unione democratica federale”.

Il CRPH ha anche dichiarato che il suo obiettivo ora è quello di stabilire una “unione democratica federale”.

Le etnie principali e la loro collocazione territoriale

È davvero ironico che questi stessi liberali borghesi si siano rivolti ai gruppi etnici armati per aiutarli nella lotta contro la giunta militare. Non dobbiamo dimenticare che, mentre le minoranze etniche venivano bombardate, violentate e uccise; mentre interi villaggi venivano bruciati; mentre migliaia di persone fuggivano dal Myanmar; mentre una campagna di “pulizia etnica” nel Rakhine ha fatto fuggire in Bangladesh 700.000 appartenenti alla minoranza etnica Rohingya, i liberali borghesi della Lega nazionale per la democrazia (LND) e Aung San Suu Kyi (ASSK) hanno appoggiato i militari e hanno giustificato le loro azioni.

Questo è il motivo per cui non ci si può fidare di queste signore e signori della LND. In passato avevano promesso di raggiungere un accordo con le varie minoranze etniche, ma una volta arrivati al potere li hanno traditi e si sono schierati con i militari. Perché ci si dovrebbe fidare di loro questa volta?

La rivista Time ha pubblicato un articolo nel 2018 in occasione del 30° anniversario della rivolta del 1988, sottolineando che:

Anche sotto il governo di Suu Kyi, il Myanmar detiene ancora 245 prigionieri politici dietro le sbarre, secondo l’AAPP [Associazione di assistenza dei prigionieri politici – Birmania], 48 dei quali in custodia cautelare. La LND – molti dei suoi stessi membri ex prigionieri – ha continuato a consentire alle leggi della giunta di regolamentare la libertà di parola e di riunione e ha attirato l’indignazione internazionale per non aver condannato la campagna militare contro i Rohingya.

“‘La LND non è un governo che rispetta i diritti umani e il tipo di libertà per cui le persone protestavano per le strade’, afferma Mark Farmaner, direttore della Burma Campaign U.K., una ONG di difesa dei diritti con sede a Londra. ‘Il governo guidato dalla LND [non ha] assolutamente alcun interesse a correggere i torti del passato’. “

I lavoratori e i giovani, i contadini, le minoranze etniche, quindi, non dovrebbero riporre alcuna fiducia nei liberali borghesi. Oggi fingono di essere tuoi amici, ma domani ti tradiranno. Non difendono gli interessi delle masse lavoratrici del Myanmar. Il loro ruolo è quello di preservare la proprietà dei ricchi al di sopra di qualsiasi altra preoccupazione. Questo è, in primo luogo, il motivo per cui sono scesi a compromessi con i militari.

Nessun compromesso di classe: per una rivolta operaia armata

I lavoratori del Myanmar possono contare solo sulle proprie forze. C’è un immenso potenziale rivoluzionario tra le coraggiose masse birmane, come si può vedere ogni giorno per le strade. Ci sono stati scioperi imponenti, compresi scioperi generali. Ci sono stati persino casi di agenti di polizia che hanno disertato e sono fuggiti in India invece di sparare alla propria gente. Ma affinché il potenziale rivoluzionario possa trasformarsi con successo nella presa rivoluzionaria del potere da parte delle masse, ciò che serve è un partito rivoluzionario operaio di massa capace di riunire tutte le forze che potrebbero rovesciare con successo questo regime. Un tale partito oggi lancerebbe un appello all’azione rivoluzionaria, compresa l’azione armata.

Dopo che più di 500 manifestanti sono stati uccisi dai militari del Myanmar, tra cui bambini piccoli, non c’è più spazio per un compromesso con l’esercito. Ciò che è necessario è una risposta armata al terrore dei militari. La domanda è: che tipo di risposta armata?

Ecco alcuni buoni consigli che Lenin diede ai lavoratori e ai giovani russi nel 1905 dopo che la Guardia Imperiale dello Zar sparò su lavoratori disarmati, uccidendone oltre 1.000 e ferendone circa 2.000 in quella che divenne nota come “Domenica di sangue”, (domenica 22 gennaio 1905) a San Pietroburgo. Lo stato d’animo prima di quel giorno era di protesta pacifica, con l’obiettivo di presentare una petizione allo zar. Dopo il massacro, lo stato d’animo è cambiato nell’arco di una notte, sostituito dalla volontà di armarsi per combattere. La loro indignazione era indescrivibile.

Lenin non giocava con le parole. Non ha parlato di “protesta pacifica”. No, il tempo della protesta pacifica era finito, e questo è quello che ha scritto:

I distaccamenti devono armarsi da sé, ciascuno con quel che può (fucili, rivoltelle, bombe, coltelli, pugni di ferro, bastoni, stracci imbottiti di petrolio per incendiare, corde o scale di corda, badili per la costruzione delle barricate, mine di pirossido, filo spinato, chiodi [contro la cavalleria], ecc, ecc). In nessun caso attendere aiuti indiretti, dall’alto, dall’esterno, ma procurarsi tutto da soli.(Lenin, opere complete, vol. 9 pag. 396, editori riuniti 1967)

Lenin scrisse questo nel suo articolo del 1905, I compiti dei distaccamenti dell’esercito rivoluzionario, e io consiglierei a qualsiasi giovane intelligente oggi in Myanmar di leggere l’intero testo.

Dobbiamo anche ricordare, tuttavia, che i settori più rivoluzionari della gioventù del Myanmar in passato hanno tratto conclusioni simili. Dopo la brutale repressione militare del movimento del 1988, molti studenti hanno lasciato le città e sono andati nella giungla delle regioni di confine per ricevere addestramento da gruppi armati delle minoranze etniche, o nella vicina Thailandia. Il Fronte democratico di tutti gli studenti Birmani (All-Burma Democratic Students Front) prese le armi e organizzò una lotta armata durata decenni, ma i loro tentativi di rovesciare il regime militare fallirono e furono traditi e repressi brutalmente, in mezzo quelle che erano condizioni ambientali molto difficili, con malattie endemiche, scarsità di rifornimenti e di armi.

L’idea, quindi, di creare un esercito federale alternativo nelle condizioni attuali è un passo avanti. Dovrebbe coinvolgere tutti gli strati oppressi della società birmana, che sono la stragrande maggioranza della popolazione. Le minoranze etniche sono state oppresse per decenni e alcune di loro sono state coinvolte nella guerriglia contro le autorità centrali. Le loro richieste di maggiore autonomia dovrebbero essere riconosciute dal movimento di protesta e il diritto all’autodeterminazione dovrebbe essere fatto proprio dai lavoratori Bamar come un modo per superare gli anni di reciproca sfiducia, consapevolmente fomentata dai militari.

I contadini delle aree rurali sono stati coinvolti in continue lotte contro l’accaparramento di terre da parte dei militari e delle multinazionali. I contadini hanno tutte le ragioni per unirsi a un simile esercito e possono svolgere un ruolo importante nel sostenere il movimento nelle città. Ciò significa riconoscere il diritto dei contadini di avere il controllo sulle proprie terre.

Dobbiamo chiederci, tuttavia, quali sarebbero gli obiettivi generali di un simile esercito federale. Può limitarsi a rimuovere semplicemente i militari e rimettere in carica la LND e ASSK? Se le cose stanno così, il movimento può solo aspettarsi di essere nuovamente tradito dai liberali borghesi. Questi elementi sono presi fra due fuochi: l’enorme ondata di rabbia delle masse che hanno un ardente desiderio di rovesciare i militari da un lato, e dall’altro, le pressioni della ricca classe dei capitalisti sia stranieri che nazionali, che vogliono garantire la continuità del loro sistema.

Il punto è che non puoi servire due padroni. Gli interessi degli operai e dei contadini non sono gli stessi dei proprietari delle fabbriche. Qualsiasi compromesso di classe in questa situazione finirà per far perdere i lavoratori. Sì, possono riuscire a rimuovere temporaneamente i generali dal potere, ma procederanno ad espropriare gli ufficiali dell’esercito? Non dimentichiamo che anche la casta degli ufficiali militari è una parte importante della classe capitalista del Myanmar. Rimuoveranno dal loro posto tutti gli ufficiali e distruggeranno completamente l’apparato militare così com’è ora? L’ultima volta che sono stati in carica non l’hanno fatto. No, tutto quello che possiamo aspettarci da queste persone è un altro tradimento.

Sciopero generale totale ad oltranza

Ciò che è necessario è una lotta ad oltranza per abbattere la giunta militare per mezzo dei metodi della classe operaia. Ciò significa organizzare uno sciopero generale ad oltraznza Ci sono stati diversi scioperi generali che hanno rivelato l’enorme sostegno a tale azione tra la massa dei lavoratori in Myanmar, ma in una situazione come questa, scioperi generali parziali di uno o due giorni non sono sufficienti. Ciò che è necessario è una chiusura totale dell’economia, uno sciopero generale prolungato ad oltranza.

I lavoratori hanno la forza per farlo. Potrebbero bloccare tutto il trasporto ferroviario e stradale; potrebbero bloccare i porti; potrebbero interrompere l’alimentazione elettrica e la distribuzione del carburante, e con tali metodi potrebbero paralizzare l’esercito stesso. Tale sciopero generale dovrebbe essere accompagnato dall’occupazione di tutti i luoghi di lavoro, delle scuole e delle università, insieme all’occupazione di tutti i centri amministrativi. Se un tale sciopero generale fosse organizzato in ogni angolo del Myanmar, in ogni stato, ogni città, ogni villaggio, unendo tutti i lavoratori, i Bamar e tutte le minoranze etniche, l’esercito non avrebbe forze sufficienti per reprimere l’intera popolazione.

Affinché un tale sciopero generale abbia successo, richiederebbe anche l’elezione di comitati di sciopero in ogni luogo di lavoro e comitati di quartiere in tutti i quartieri e villaggi della città. Questi organi potrebbero assumere la gestione degli affari correnti a livello locale. A loro volta, questi comitati richiederebbero il coordinamento fino a un comitato nazionale, che diventerebbe l’espressione del potere operaio e contadino nel paese. Manderebbe un messaggio alle masse che ora c’è una vera leadership rivoluzionaria, eletta e controllata dalle masse stesse.

Tuttavia, tutto ciò dovrebbe avere il chiaro scopo di organizzare una rivolta armata di massa del popolo. Ecco perché una forza di autodifesa di lavoratori armati – una milizia operaia – sotto il controllo dei comitati di sciopero, è un compito urgente prima dell’azione. Molti, compresi i liberali borghesi in Myanmar e persino i governi dei paesi imperialisti in Occidente, affermano che le azioni di questa giunta militare sono criminali. Ebbene, se le loro azioni sono davvero criminali, allora le masse hanno tutte le giustificazioni per cercare di armarsi per combattere questi criminali.

Le organizzazioni sindacali del Myanmar dovrebbero chiedere aiuto alle organizzazioni dei lavoratori di altri paesi, non sotto forma di risoluzioni formali o con messaggi di protesta, ma con azioni concrete. In combinazione con uno sciopero generale a tutto campo all’interno del Myanmar dovrebbe esserci un boicottaggio internazionale del paese da parte dei lavoratori. Nel nostro precedente articolo, citato sopra, abbiamo fornito esempi di boicottaggi da parte dei lavoratori in passato. Una simile campagna di boicottaggio avrebbe un enorme impulso se le organizzazioni dei lavoratori in Myanmar richiedessero tale azione.

Il movimento dei lavoratori in altri paesi dovrebbe anche organizzarsi consapevolmente per raccogliere fondi per aiutare i lavoratori e i giovani del Myanmar a ottenere le armi di cui hanno bisogno per combattere questo regime brutale. Abbiamo un precedente storico in Spagna negli anni ’30. Quando Franco organizzò il suo colpo di stato, gli operai e i contadini si ribellarono e combatterono i fascisti. E i lavoratori di tutta Europa e oltre sono venuti in aiuto dei loro fratelli e sorelle spagnoli, aiutandoli a procurarsi le armi di cui avevano bisogno. Il fatto che gli operai e i contadini spagnoli siano stati sconfitti, alla fine, è dovuto alle politiche e ai programmi sbagliati dei dirigenti operai, che si fidavano proprio dei liberali borghesi, che giocavano un ruolo dannoso. Il punto principale, tuttavia, è che i lavoratori di altri paesi hanno fatto tutto il possibile per aiutare la rivoluzione in Spagna. Questo è ciò di cui c’è bisogno oggi.

Se si organizzasse uno sciopero generale ad oltranza, unito a un deciso appello a una rivolta armata, ciò manderebbe un messaggio chiaro anche tra le fila della polizia e dell’esercito. Abbiamo visto alcuni agenti di polizia fuggire in India per evitare di dover sparare alla loro stessa gente. Ma ciò che serve non è la fuga oltre confine, ma il passaggio al movimento con le armi. Come sottolinea l’articolo del Guardian sopra citato, “Una resistenza armata di successo richiederebbe probabilmente defezioni di unità militari o di polizia che portino con se le loro armi …”.

Un chiaro vantaggio da parte della classe lavoratrice organizzata potrebbe trasformare in realtà la possibilità che sezioni dell’esercito e della polizia rompano i ranghi rivoltandosi contro i propri ufficiali. Ciò inizierebbe a far pendere la bilancia a favore del movimento e darebbe inizio al processo di armamento della classe operaia come unico modo per porre fine all’incubo che le masse del Myanmar stanno affrontando oggi.

Per uno sciopero generale ad oltranza!

Per una forza di auto difesa armata dei lavoratori!

Preparare una rivolta del popolo armato per rovesciare la giunta!

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