28 Luglio 2015

Movimento 5 stelle, unica opposizione possibile?

Le ultime elezioni regionali hanno registrato il consolidarsi in termini elettorali del Movimento 5 stelle. Un risultato, quello dei grillini, che non si traduce in un exploit in grado di recuperare la perdita dei voti del Pd né l’astensionismo. Anzi, con 900 mila voti in meno rispetto alle europee e 2 milioni in meno rispetto alle politiche, i 5 stelle non avanzano in termini assoluti, ma nel crollo generale nell’aumento dell’astensione, consolidano una propria presenza, entrando nei consigli delle sette regioni dove si andava al voto e da cui erano esclusi, e vincendo in tutti e cinque i comuni dove sono arrivati al ballottaggio (su oltre 500 che sono andati al voto).
Se le europee dell’anno scorso, con il successo di Renzi che quasi doppiava i pentastellati, rappresentavano l’inizio di una fase difficile caratterizzato da scontri interni, espulsioni e ridefinizione della propria organizzazione, il risultato delle ultime amministrative è meno problematico. Non è un caso che subito si è aperto il dibattito sulla possibilità che i grillini possano arrivare al ballottaggio, così come prevede l’Italicum, alle prossime politiche nel 2018. Il dato è fin troppo semplice da leggere: di fronte alla polarizzazione nella società e in mancanza di un’alternativa credibile, il Movimento 5 stelle viene premiato come forza politica alternativa al Pd. Un consenso elettorale che, com’è noto, riguarda settori della piccola borghesia ma anche giovani e operai, che spesso vedono nei grillini l’unica sponda istituzionale possibile per far sentire la propria voce. Proprio rispetto alle mobilitazione dei lavoratori i grillini si sono contraddistinti per il sostegno praticamente a tutte le lotte che si sono sviluppate, da alcune vertenze operaie, come l’Alenia e la Whirlpool, dove il video dei lavoratori che cantavano al corteo “noi votiamo 5 stelle” testimonia questo sodalizio, alla lotta contro la “Buona scuola”. Stesso discorso vale ovviamente per le mobilitazioni legate alla difesa dell’ambiente, che è stata fin dall’origine uno dei punti fermi della loro proposta politica, a partire dal movimento No Tav. Per non parlare degli scandali come Mafia capitale dove i grillini hanno partita facile per la loro propaganda anti-casta. Il rifiuto di forme di compromesso e il mantenimento di una posizione che almeno all’apparenza sembra intransigente rispetto ai poteri forti e al governo a guida Pd, fanno sì che questa forza venga percepita come anti-sistema, più coerente di quanto non siano stati nella scorsa tornata elettorale le forze alla sinistra del Pd, presentatesi in ogni regione con una lista diversa, con accrocchi che avevano il solo obiettivo di riaggregare dove possibili pezzi di apparato e ceto politico.
Diverso è il caso ovviamente delle amministrazioni dove i grillini governano, a partire dal caso di Parma dove l’intero programma è stato disatteso già nei primi mesi su questioni chiave: rifiuti, tagli ai servizi sociali, privatizzazioni, ecc. Alla prova del governo dunque il M5S si rivela per nulla antisistema, ma totalmente inserito in esso. È su queste basi, non limitandosi a una critica perbenista delle sparate razziste di Grillo (che pure sono reali e a cui bisogna opporsi) che occorre discutere di come contrastare i 5 stelle, entrando nel merito delle loro proposte a partire dagli interessi che difendono. Le campagna su cui il movimento è impegnato, da quelle sul reddito di cittadinanza a quelle in difesa della piccola e media impresa e del microcredito per la creazione di nuove imprese, alimentano l’illusione che si possa uscire dalla crisi senza intaccare coloro che in questi anni hanno accumulato profitti e cioè il grande capitale sia esso italiano o straniero. Proprio sul terremo economico il movimento dimostra tutta la sua fumosità a partire dalla proposta del referendum per l’uscita dall’euro. La moneta e non il sistema viene vista come il problema, quando il capitale continuerebbe le sue politiche anche con un ritorno alla lira. Un’opposizione di questo tipo può reggere e magari anche crescere, e avere uno spazio nel panorama politico italiano soprattutto nella misura in cui non si sviluppi una mobilitazione di massa alle politiche del governo Renzi. Solo questo processo può porre le basi per creare una forza politica che rappresenti conseguentemente i lavoratori e i giovani e che abbia nel proprio programma la chiarezza necessaria per spazzare via le illusioni nei grillini o peggio ancora nella demagogia di Salvini. Opponendosi al populismo di entrambi da un punto di vista rivoluzionario.

Articoli correlati

L’estate dei manganelli

Non basteranno né le menzogne, né i manganelli per far regnare la pace sociale. La crisi ha accorciato troppo la coperta, milioni di persone hanno ormai capito che il loro futuro è già stato distrutto. È verso di loro che dobbiamo rivolgerci, per fare di questo autunno una stagione di lotta e della prossima campagna elettorale il momento dello smascheramento del sistema politico di questo paese.

Le basi sociali e politiche del successo della Lega

Le elezioni del 4 marzo sono state segnate, oltre che dal successo del Movimento 5 Stelle, anche da una netta affermazione della destra a trazione leghista. L ’ aumento della Lega è di circa 4 milioni e 300mila voti. Tale successo necessita di una chiave di lettura articolata che non può essere ricondotta alla sola motivazione xenofoba.

Mandiamolo a fondo!

Il 9 luglio l’Economist di Londra usciva con una copertina intitolata “The Italian Job” che ritraeva l’Italia come un autobus sull’orlo di un precipizio nel quale era già precipitata una Gran Bretagna simboleggiata da un taxi londinese. La crisi italiana è matura e può scoppiare in qualsiasi momento.

Gratis non si lavora!

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione
“Lavorare gratis, lavorare tutti!” questo il titolo di un libro del sociologo Domenico De Masi. Non è uno scherzo e nemmeno una malriuscita parodia dello slogan tradizionale del movimento operaio “Lavorare meno, lavorare tutti”. De Masi è terribilmente serio e non è un cane sciolto: è uno degli intellettuali di riferimento del Movimento 5 stelle

Il debito di Roma non va ricontrattato né pagato!

Lo strumento del debito pubblico (a livello statale o di enti locali) è la clava che negli ultimi 10 anni la classe dominante ha utilizzato per spezzare ogni politica di welfare a sostegno della popolazione. La sua morsa stringe da anni anche la Capitale.

Libia, Siria, Iraq – No alla guerra imperialista!

Tutto è pronto per l’intervento militare italiano in Libia. Il 25 febbraio scorso si è riunito al Quirinale il Consiglio supremo di Difesa che ha deciso di avviare la predisposizione del contingente italiano. Ashton Carter, capo del Pentagono, ha già fornito la benedizione a una coalizione guidata da Roma.