Modena – La destra all’attacco della Settimana della salute mentale

Lo scorso 8 febbraio il consigliere della regione Emilia Romagna Tommaso Foti (Fratelli d’Italia-AN) ha presentato un’interrogazione nella quale, “nel pieno rispetto della libertà di opinione”, chiedeva all’AUSL di Modena “ assicurazioni in merito alla terzietà, e quindi all’obiettività” con cui viene annualmente organizzato il “Màt – Settimana della Salute Mentale” dal Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche.

L’allarme dello ‘scrupoloso’ consigliere regionale, già protagonista della polemica conclusasi nell’annullamento da parte dell’AUSL della presentazione del volume di Renato Curcio “La rivolta del riso” nella scorsa edizione del Màt, deriverebbe dal coinvolgimento nell’organizzazione della settimana di eventi e dibattiti, giunta ormai al quinto anno, di un ricercatore dell’Università di Urbino, il cui profilo Facebook “è ricco di post a sostegno delle occupazioni illegali degli immobili, di post condivisi di Spazio Guernica, e di proselitismi politici tesi a rappresentare la malattia mentale come elemento della lotta di classe”. L’informazione è di per sé inesatta, dal momento che il suddetto ricercatore non si occupa dell’organizzazione del Màt da due anni.

Premesso che occorre ricordare al signor Foti che non si lotta per i diritti di una categoria oppressa prescindendo dalle altre – occuparsi di sensibilizzazione alle questioni della salute mentale, del superamento dello stigma legato alla sofferenza psichica, dell’accesso ai diritti alla cittadinanza attiva dei cittadini con disagio psichico, significa anche occuparsi di diritto alla casa, al lavoro, alla salute, all’istruzione – e invitandolo a rileggere alcuni autori, primo fra tutti Franco Basaglia, a proposito di malattia mentale e lotta di classe, viene da pensare che questo ulteriore attacco ad una manifestazione i cui protagonisti sono i “màt”, ma anche i lavoratori, i detenuti, i senzatetto, i migranti, le donne, i bambini, abbia lo scopo, grave e strumentale, di delegittimarne le voci, come nella migliore tradizione dei Fratelli d’Italia e dei loro antenati.

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