Mobilitazione nazionale infermieri – La sanità deve essere pubblica!

Pubblichiamo il volantino che distribuiremo lunedì 15 giugno al flash mob degli infermieri , in tutta Italia.

A stipendi e condizioni vergognosi rispondiamo con l’unità dei lavoratori

La pandemia ha avuto un impatto drammatico sui servizi sanitari pubblici, già massacrati da decenni di tagli e sottorganico, mettendo a nudo le contraddizioni del sistema economico capitalista che, secondo la logica del profitto, sottrae risorse al pubblico per ingrassare le tasche degli affaristi della sanità privata.

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Noi infermieri, come tutti i professionisti sanitari e i lavoratori della sanità siamo stati letteralmente mandati al macello.

La retorica degli “angeli della corsia” nasconde una scomoda verità: ci chiamano eroi, ma siamo lavoratori con stipendi indecenti per la funzione e le responsabilità che abbiamo, sottoposti a turni oltre il limite della sopportazione psico-fisica. Durante l’emergenza sanitaria siamo stati spediti al massacro senza tutele per la salute, in cambio di una ridicola indennità che suona come una beffa: un centinaio di euro, tanto valgono le nostre vite. Sono stati registrati quasi 30.000 contagi tra gli operatori sanitari e centinaia di decessi.

Un bollettino di guerra le cui cause sono da ricercare in trent’anni di politiche di tagli (37 miliardi solo negli ultimi dieci anni): la spesa pubblica per il SSN è appena al 6,5% del Pil, in dieci anni sono stati tagliati quasi 50.000 posti di lavoro e 70.000 posti letto e oggi abbiamo il 70% in meno di posti letto per acuzie rispetto al 1980.

Siamo stati chiamati a fronteggiare una guerra senza munizioni e nel più completo caos gestionale: assenza di protocolli, difficoltà di approvvigionamento dei dpi, mancanza di procedure di screening sistematiche per gli operatori sanitari.

La pandemia ha riacceso il dibattito sull’importanza della sanità pubblica: quello che nessuno dice è che la tenuta dei servizi in questi anni è stata possibile solo grazie alla nostra capacità di “arrangiarci”, di contenere la frustrazione degli utenti e di dare il meglio nonostante le scelte scellerate della politica. La vera eccellenza siamo noi e siamo stati ripagati con carichi di lavoro disumani, bassi salari, mancanza di tutele in termini di salute e sicurezza.

E’ ora di dire basta!

La lotta contro il virus ha gravato sulle spalle del SSN mentre i privati hanno continuato a macinare profitti con le prestazioni non urgenti, agevolati da trent’anni di controriforme che, avviando l’orientamento al “mercato”, gli hanno garantito fiumi di denaro attraverso gli accreditamenti.

Nell’area della non-acuzie ospedaliera e della cronicità il privato gestisce fette di prestazioni che arrivano all’82%, mentre i posti in terapia intensiva privati sono appena il 15% del totale! Questo da la misura del contributo che il privato ha (o meglio, non ha) dato alla gestione dell’emergenza che evidentemente, per questi affaristi privi di scrupoli, era poco redditizia.

Il ruolo giocato dalla sanità pubblica nell’emergenza, riporta al centro della discussione il tema del suo rilancio. La pandemia ha fatto esplodere criticità che erano presenti da decenni e che ora sono sotto gli occhi di tutti: dobbiamo ripartire da lì.

Abbiamo bisogno di una piattaforma rivendicativa in difesa della sanità pubblica, uno strumento in mano a tutti i lavoratori per il rilancio di una grande mobilitazione dell’intero settore. La classe dominante, la politica, i dirigenti ci vogliono divisi, vogliono scatenare una guerra tra poveri e piattaforme che contrappongano gli interessi delle diverse categorie fanno il loro gioco. Solo l’unità tra le professioni sanitarie e tra tutti i lavoratori della sanità potrà dare del filo da torcere a questi signori. Uniamo le rivendicazioni di tutte le categorie nell’unica battaglia davvero necessaria: quella per una sanità pubblica, gratuita e di massa.

Dobbiamo batterci per:

  1. Il raddoppio dei fondi destinati al SSN: 37 miliardi di euro subito per aumentare i posti letto di terapia intensiva e specialistiche ed eliminare le liste di attesa.

  2. Il controllo da parte dei lavoratori e degli utenti: la sanità deve essere pubblica e gestita da lavoratori, infermieri, operatori sanitari e utenti uniti in comitati. Basta con i dirigenti nominati dall’alto!

  3. La ripubblicizzazione della sanità privata e del settore socio sanitario: sanità e settore socio sanitario e assistenziale non devono essere fonte di profitto. Basta con le strutture sanitarie private anche se convenzionate, perché sottraggono fondi al pubblico. Esproprio delle strutture sanitarie private e riassorbimento dei lavoratori presso il SSN. Rsa, comunità residenziali, case di riposo devono essere ripubblicizzate e poste sotto il controllo dei lavoratori.

  4. I piani di assunzione: un massiccio piano di assunzioni e stabilizzazione dei precari per un’assistenza di qualità

  5. L’adeguamento delle retribuzioni: va recuperata la perdita salariale legata ai blocchi contrattuali dell’ultimo decennio e incrementate e stabilizzate le quote previste dalle voci del salario variabile. I salari devono giungere al livello della media dei salari europei più alti.

  6. Lo sviluppo della rete sanitaria territoriale: valorizzazione della rete territoriale non ospedaliera (assistenza domiciliare, riabilitazione, prevenzione, gestione patologie croniche e dipendenze etc.)

  7. Contro qualsiasi ipotesi di “scudo penale”: politici e dirigenti che hanno (mal)gestito l’emergenza devono dimettersi e rispondere davanti agli organi competenti e alla classe lavoratrice dei loro crimini.

UNITI SI VINCE!

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