7 Ottobre 2020 Simona Coda e Sara Pavan

“Miss Marx”, un’occasione mancata

Il film di Susanna Nicchiarelli avrebbe potuto essere l’occasione giusta per mettere in luce il contributo di Eleanor, figlia minore e prediletta del filosofo tedesco padre del socialismo, alla causa marxista e femminista. Purtroppo si è rivelato solo un film come tanti sui rapporti malati che si possono instaurare in una relazione romantica.

Il film si apre con la lettura delle memorie della figlia sulla tomba del padre appena deceduto e narra la storia di Eleanor negli anni successivi nei quali continua la militanza politica trasmessale dal padre impegnandosi soprattutto nella lotta contro lo sfruttamento minorile e per la parità dei diritti tra uomo e donna. L’oppressione maschile delle donne va di pari passo con l’oppressione capitalista sulla classe lavoratrice e nel film è evidenziato come spesso anche molti militanti marxisti siano succubi della mentalità paternalista, che relega la donna a un ruolo minore. In questi anni la vita di Eleanor è segnata dalla relazione con Edward Aveling, attivista politico e fondatore della Socialist League, che ebbe poi contrasti con il movimento socialista a causa di vari reati per i quali fu estromesso dal movimento stesso. Solo che Miss Marx preferisce concentrarsi su questa relazione disfunzionale facendo passare completamente in secondo piano le sue azioni politiche.

La scelta del periodo di vita narrata è stata corretta, in quanto permette di mettere in luce come, pur essendo marxisti e combattendo contro un sistema ingiusto, si possa rimanere impigliati nella mentalità dominante, trovandosi a vivere una storia tossica che pare contraddire tutti gli ideali per cui si sta combattendo. Sbagliata è stata la scelta di farne il fulcro del film: quello che ti aspetteresti da un film su Eleanor Marx è un film che parla di lotte e del contributo che lei diede al marxismo, approfondendo una figura poco conosciuta del movimento. Questo è relegato tuttavia a un mero contorno, dove ogni tanto gli scritti di Eleanor Marx fanno incursione nella pellicola, esposti da Eleanor stessa, come in questo passaggio: “Non dobbiamo mai stancarci di insistere sulla mancata comprensione [del fatto] che per le donne, così come per le classi lavoratrici, non c’è soluzione alle difficoltà e ai problemi che si presentano loro che sia davvero possibile nella condizione attuale della società…Ma le une non hanno niente da sperare dagli uomini, e gli altri non hanno niente da sperare dalla classe media nel suo complesso”. L’impossibilità di migliorare la condizione femminile all’interno del sistema capitalista viene messa in secondo piano diventando funzionale alla narrazione della sfera privata. Non neghiamo l’importanza dell’aspetto umano, le rivoluzioni sono fatte da persone, ma non era questo il tipo di narrazione di cui avevamo bisogno: per questo Miss Marx è, complessivamente, un’occasione mancata.

Una volta usciti dalla sala non si conosce qualcosa in più sull’impegno o le azioni politiche di Eleanor ed è questo il più grande difetto del film. Eleanor come conseguenza estrema della sua condizione di infelicità finirà col suicidarsi: nel film la sua morte è dipinta come un momento liberatorio, in cui Eleanor, preso coscienza di aver vissuto al fianco di una persona spregevole e di essere stata oppressa per tutta la vita dalla persona che amava, trova nel suicidio una via di fuga. Per quanto, sia chiaro, non si vuole qui giudicare il gesto di Eleanor, troviamo che renderlo un momento di vittoria e come l’unica via di fuga possibile, facendone l’unica morale del film, quanto molto ci sarebbe stato da dire sulle straordinarie azioni di questa donna nella lotta al capitalismo, al patriarcato e allo sfruttamento, riducendo la sua ricca e complessa vita alla relazione romantica con Aveling.

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