6 maggio 2017

Milano, Stazione centrale: la maschera ipocrita del Partito democratico

Dopo la retata delle “forze dell’ordine” davanti alla stazione centrale di Milano con incredibile spiegamento di mezzi e uomini si è scatenato il dibattito. Mentre quello stesso pomeriggio sul piazzale della stazione Matteo Salvini improvvisava un comizio e incitava alla pulizia etnica, il sindaco Sala lamentava di non essere stato avvertito dalla Questura e si gloriava di essere il primo cittadino della “città dell’accoglienza”.

Nel momento in cui rilasciava queste dichiarazioni, Beppe Sala si “dimenticava” di essere a capo di una giunta targata Partito democratico, che ha fatto della sicurezza e della “lotta al degrado” uno dei principali cavalli di battaglia.

Il 18 aprile è stato infatti definitivamente approvato dal Parlamento il cosiddetto “decreto sicurezza” a firma del ministro Marco Minniti, che ha rafforzato i poteri delle amministrazioni e delle forze di polizia nella “lotta al degrado”.

E’ un provvedimento fortemente voluto dal governo a guida Pd (che infatti ha posto la fiducia sia alla Camera che al Senato), nell’ambito di una generale deriva sicuritaria e repressiva in cui si inserisce anche il decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione.

L’idea di fondo che collega tutti i provvedimenti è la criminalizzazione dell’immigrazione e della povertà, che secondo il governo vanno affrontate come problemi di ordine pubblico, dunque con la repressione, invece che come questioni sociali da risolvere con misure di sostegno e inclusione.

Gli effetti della riforma non si sono fatti attendere. Il 3 maggio a Roma ci è scappato il morto, un venditore ambulante senegalese di 53 anni, deceduto durante un blitz della polizia sul lungotevere in circostanze ancora non chiarite. Il giorno prima un dispiegamento di forze di polizia degno di un film di guerra – oltre trecento agenti, compresi elicotteri e perfino la cavalleria, mancava solo la Cavalcata delle Valchirie in sottofondo! – ha circondato il piazzale della Stazione Centrale di Milano, bloccato le uscite e “identificato” decine di persone, sulla base dell’appartenenza etnica. 52 stranieri sono stati poi caricati sulle immancabili camionette e trasportati in questura per ulteriori indagini: di questi, la metà è stata successivamente trattenuta in attesa di essere espulsa o trasferita nei nuovi “centri di permanenza” (i vecchi Cie, ribattezzati e moltiplicati per effetto del decreto Minniti-Orlando).

Il tutto è avvenuto tra gli applausi scroscianti di gran parte delle forze politiche nazionali e locali. Di Matteo Salvini abbiamo già scritto, ma che dire del Movimento 5 Stelle che attraverso la capogruppo in consiglio comunale Patrizia Bedori ha dichiarato la propria soddisfazione per il blitz, auspicando che non rimanga isolato? Concetto del tutto simile a quello espresso, in casa Pd, dal segretario cittadino Pietro Bussolati e dall’assessore alla sicurezza Carmela Rozza, che addirittura ha rivendicato di essere stata la prima a chiedere una “massiccia campagna di identificazione” nella zona, salvo poi criticare il leader della Lega – ma a che titolo? – di strumentalizzazione.

Non può sorprendere il posizionamento del Partito Democratico nel campo della destra razzista e repressiva. Gli ultimi provvedimenti, compreso quello appena approvato dalla Camera sulla “legittima difesa”, non sono che l’evoluzione più recente e sfacciata di una politica che trova radici, quasi un ventennio fa, nella legge Turco-Napolitano che per prima introdusse i Cpt.

Il processo tuttavia oggi è più avanzato che mai, relegando nell’irrilevanza politica le voci di dissenso della fantomatica “sinistra del Pd” e di tutte le forze, come il Campo Progressista di Giuliano Pisapia, che programmaticamente dichiarano l’obiettivo di spostare a sinistra, dall’interno o dall’esterno, il Partito Democratico. Le critiche di esponenti come Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali e già sfidante di Beppe Sala alle primarie per il candidato sindaco di Milano, suonano ipocrite tanto quanto il patrocinio della giunta alla Marcia per l’accoglienza del prossimo 20 maggio.

Sempre più, questi settori rappresentano nient’altro che specchietti per le allodole, con lo scopo di portare l’acqua dei voti di sinistra al mulino di un partito che di sinistra, ormai, non ha neppure la parvenza. Caduta questa maschera, il Pd mostra il suo vero volto, un volto che somiglia molto a quello della Lega.

Se il 20 maggio si vuole scendere in piazza per lottare veramente contro il razzismo e per l’accoglienza, non si può che mettere al centro delle rivendicazioni il contrasto senza se e senza ma al Partito democratico e alle sue politiche.

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