Milano – La scuola borghese offre corsi di sopravvivenza: in classe coi secchi.

Due gocce d’acqua son state sufficienti a rendere lo scorso lunedì [29 ottobre] un vero e proprio incubo in una miriade di scuole italiane. Negli ultimi giorni è diventato virale il video del crollo del controsoffitto di un’aula del Politecnico di Milano, con sede a Bovisa. Urla di panico e poi la messa in quarantena dell’aula in attesa di un provvedimento che la possa risanare. Simile la situazione a Bari, dove l’incidente è avvenuto in tarda nottata.

La facoltà Statale di Fisica, priva di parafulmini, ha visto interruzioni di corrente più volte durante il pomeriggio e studenti, docenti e personale si sono affidati a torce per orientarsi nell’edificio buio. In moltissime altre scuole, invece, nel migliore dei casi, si è dovuto ricorrere a tecnologie avanzate per contrastare l’acqua come l’uso di secchi, stracci e simili. Al liceo Volta di Milano, ad esempio, i ragazzi hanno tamponato gli infissi delle finestre con asciugamani e felpe.

Si potrebbe andare avanti con gli esempi per pagine e pagine, fino a coprire le centinaia di scuole colpite dalle piogge di lunedì, ma quello che ci interessa è risalire ai veri autori di un simile scandalo. C’è chi attribuirebbe la situazione al fato, ma non è assolutamente un caso che le strutture ad aver subito i maggiori danni siano state quelle pubbliche. Negli anni l’istruzione pubblica ha subito una quantità ingente di tagli che hanno colpito le risorse necessarie anche alla semplice sopravvivenza delle strutture scolastiche, come dimostrano gli ultimi fatti; il tutto a vantaggio dei privati. Il 40% delle scuole non ha un sistema antincendio conforme alle normative, le manutenzioni sono sempre meno frequenti e sempre meno di qualità con conseguenze disastrose. A causa del peggioramento qualitativo dell’insegnamento e i l’aumento dei costi di libri, trasporto e rette scaricati sulle famiglie degli studenti, ogni anno 135mila ragazzi abbandonano gli studi. La Buona Scuola è stato l’ultimo colpo inflitto ad un’istruzione ridotta in agonia, con danni a studenti e docenti: presidi-padroni, insegnanti che mancano, supplenze infinite, trasferimenti chilometrici…

L’istruzione è ormai per la borghesia solo terreno di speculazione, oggetto di compravendita fra governi e aziende private che lucrano sulla pelle di milioni di studenti. A volte queste speculazioni assumono tratti degni della fantasia di un Dalì, com’è il caso del trasferimento nell’area Expo delle facoltà scientifiche di Città Studi dell’Università Statale di Milano. Dopo la speculazione di Expo2015 nessuno ha voluto reinvestire in quell’area, che si è svalutata. Oggi si impone dall’alto all’ateneo lo spostamento, che verrebbe finanziato in buona parte con fondi pubblici a favore di un privato (l’azienda costruttrice). Si otterrebbe una struttura più piccola, isolata dalla città e difficilmente raggiungibile. La spesa è di 500 milioni più alta rispetto alla ristrutturazione degli edifici sfruttati ora (1,2 miliardi contro 700milioni). Questo piano assurdo per lasciare poi verosimilmente in mano alla speculazione immobiliare le vecchie strutture, in un quartiere ormai rivalutato come l’attuale Cittastudi. La proposta arrivata col vecchio governo è portata avanti dai gialloverdi in carica e non deve sorprendere il fatto che non vi sarà alcuna svolta.

L’attuale governo, detto “del cambiamento”, sulla linea di tutti i suoi predecessori, ha inserito nella prossima legge di bilancio un taglio di circa 30 milioni all’istruzione pubblica mentre propaganda di “star dalla parte dei giovani” e di voler rilanciare l’Italia partendo dall’istruzione. L’unica riforma scolastica proposta riguarda l’evocazione del Grande Fratello nelle scuole. Con fondi di 2,5 milioni di euro, infatti, Salvini si promette di instaurare un vero e proprio clima di terrore nelle scuole con tanto di polizia e telecamere di sicurezza con l’obiettivo di stanare, a sua detta, il narcotraffico, ma a subirne veramente i danni saranno semplicemente studenti trovati con qualcosa in tasca (certo non grandi spacciatori) e soprattutto potenziali movimenti studenteschi.

Questi ultimi, in particolare, sono il vero obiettivo non dichiarato di quest’azione. Il segretario della Lega, infatti, non è nient’altro che l’ennesimo cane da guardia di un capitalismo sempre più in crisi. Di questa crisi la scuola è fra le principali vittime e contro chi argomenta a favore di questo sistema richiamando le magiche parole di “mobilità sociale” rispondiamo che il capitalismo in crisi non è più disposto a concederne nemmeno un minimo, anzi.

Perciò la nostra lotta va condotta fino al capitale, ribaltando chiunque si ponga in sua difesa in qualsiasi veste esso si presenti da Renzi fino ai vari di Maio, Salvini e così via. Per un’istruzione pubblica, laica, democratica e gratuita l’unica via è la rivoluzione!

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