12 Aprile 2019

Menzogne, pure e semplici menzogne e Netflix – La diffamazione nei confronti di Lev Trotskij

Trotsky, una recente serie di Netflix prodotta dalla televisione di stato russa, è una scandalosa mistificazione sia della vita di Trotskij che della Rivoluzione d’Ottobre. Alan Woods e Josh Holroyd rispondono a questa offensiva rappresentazione di Trotskij e dell’eredità dei bolscevichi.

 

Come non celebrare la Rivoluzione russa (una nota personale di Alan Woods)

 

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” – Josef Goebbels (ministro della propaganda di Hitler)

Il 7 novembre 2017, ho tenuto un discorso ad un incontro nel Museo Trotskij di Città del Messico per celebrare il centenario della Rivoluzione d’Ottobre, insieme al mio vecchio amico e compagno Esteban Volkov, nipote del grande rivoluzionario russo Leon Trotskij. Sul palco c’era anche l’allora ambasciatore russo in Messico, Eduard Malayán. Durante il mio intervento, ho fatto notare che era un paradosso che la Rivoluzione d’Ottobre fosse celebrata in tutti i Paesi del mondo tranne la Russia.

A volte il silenzio può essere più eloquente delle parole. Il fatto che il centenario dell’Ottobre sia passato nei media ufficiali della Federazione Russa in un silenzio assordante ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere sull’atteggiamento dell’attuale cricca al potere al Cremlino nei confronti del più grande evento della storia. Queste persone sono le creature della controrivoluzione capitalista e guardano al passato rivoluzionario della Russia con odio e disgusto non dissimulati, che alla fine sono un riflesso della loro profonda paura.

In risposta alle mie osservazioni, l’ambasciatore ha affermato che la Rivoluzione russa non è stata dimenticata nel suo Paese e che “non c’è nessuno in Russia che non sappia che Trotskij è stato un grande rivoluzionario”.
Per sostenere questa affermazione, ha spiegato che la televisione russa stava preparando una serie su Trotskij. Non ho motivo di dubitare della sincerità dei commenti dell’ambasciatore. Mi ha dato l’impressione di un uomo onesto che ha ottimi rapporti con il Museo Trotskij e Esteban Volkov. Ma era altrettanto chiaro per me che, insieme alla grande maggioranza dei cittadini della Federazione Russa, aveva pochissima conoscenza delle idee e del ruolo di Trotskij. Persino ciò che ha detto su Lenin e sul partito bolscevico non è del tutto preciso. Ma per dirla tutta, non era uno storico ma un diplomatico di professione.

Alcuni mesi prima, Esteban Volkov aveva ricevuto una richiesta da una casa cinematografica russa di filmare all’interno del Museo Trotskij, che in origine era la casa dove viveva Trotskij e il luogo in cui fu assassinato da un agente stalinista il 20 agosto 1940. Lo scopo dei registi era stato descritto come segue (cito dalla corrispondenza): un “documentario sui 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre e il suo impatto su scala mondiale”.La giustificazione per le riprese avrebbe dovuto essere “parte della discussione sull’influenza della Rivoluzione d’Ottobre in America Latina”. Non si faceva menzione della vera natura delle serie televisive pianificate su Trotskij. Esteban ha chiesto una copia della sceneggiatura, che gli è stata trasmessa in russo. Il nipote di Trotskij ha da tempo dimenticato la lingua russa, che non può né parlare né leggere, ma con l’aiuto di Google Translate è diventato presto evidente quale fosse l’intenzione degli autori.

A quel punto, non aveva idea che questo testo fosse il primo passo nel lancio della campagna più mostruosa per diffamare la memoria di suo nonno. Ma ne sapeva già abbastanza da rifiutare il permesso di girare all’interno del museo.

Il 3 febbraio 2017, ha scritto all’ambasciatore:

All’ambasciatore Eduard Malayán

Caro Ambasciatore,

Ho bisogno di consultarmi con lei, ho ricevuto due richieste per svolgre delle riprese, non sono sicuro della serietà di ciò che propongono, [ma] il mio obbligo morale è di preservare la verità storica.

Sto inviando la sceneggiatura proposta che mi hanno mandato.

Non ha nulla a che fare con la verità storica.

Saluti

Esteban Volkov

 

 

Un fronte popolare di falsificatori

 

La miniserie Trotskij, diretta da Alexander Kott e Konstantin Statsky, è apparsa per la prima volta sul popolare canale televisivo Channel One della Federazione Russa nel novembre 2017. Questo canale controllato dallo stato sostiene pienamente la linea del Cremlino. Non vi è alcun dubbio che la decisione di lanciare una campagna contro Trotskij sia stata presa con la piena approvazione di Vladimir Putin e molto probabilmente di sua iniziativa. Putin non fa mistero del suo odio per Lenin e per i bolscevichi, che ha accusato di aver piazzato una “bomba a orologeria” alle basi dello Stato russo. Ma è obbligato a soppesare attentamente i suoi attacchi a Lenin, che è venerato da milioni di persone in Russia. Con riluttanza, ha dovuto negare che il governo avesse intenzione di togliere il corpo di Lenin dalla sua tomba nella Piazza Rossa, mettendo in guardia contro “qualsiasi provvedimento che potesse dividere la società”.

Ma quando si tratta di Trotskij, l’uomo al Cremlino non ha vincoli del genere. Tutto il suo odio e la sua bile contro la rivoluzione possono venire fuori in libertà. Nessun insulto è troppo volgare, nessuna falsificazione troppo grossolana in questo feroce sforzo di tagliare con l’accetta la storia. Ma ciò che è molto ovvio è che il vero obiettivo non è solo Trotskij, ma anche Lenin, il partito bolscevico e la stessa rivoluzione d’ottobre. Attraverso un controllo monopolistico sulla televisione di stato, Putin è stato in grado di fare arrivare questo veleno nelle case di milioni di cittadini russi ignari. Dopo essere stati nutriti per decenni a menzogne sul ruolo del principale alleato di Lenin e difensore della Rivoluzione Russa, non hanno alcun mezzo per controllare i fatti da soli. I falsificatori fanno molto affidamento su questo fatto. Possono ripetere le bugie più incredibili con completa sicurezza. E sanno che se getti abbastanza fango, parte di esso resterà per forza attaccato da qualche parte. E qui c’è ne abbastanza da riempire parecchie carrettate.

Tutto ciò era già abbastanza spiacevole. Ma le cose sono diventate davvero serie quando è stato annunciato che la grande società distributrice di contenuti di intrattenimento statunitense Netflix aveva deciso di trasmettere la serie a livello internazionale in diverse lingue. Ora, questo è molto strano. Da qualche tempo i mass media in Occidente sono stati coinvolti in una campagna rumorosa che cerca di incolpare la Russia per tutto, dall’elezione di Donald Trump al maltempo e al raffreddore. Accusano lo stato russo di interferire nei loro affari interni (come se loro non si intromettessero negli affari altrui). In particolare, accusano la Russia di “diffondere fake news” per ingannare l’opinione pubblica. Eppure ora, come per magia, tutti i dubbi riguardanti la veridicità dei media russi svaniscono come bolle di sapone nell’aria. Netflix saluta la serie Trotskij ispirata al Cremlino come una manna dal cielo. Apparentemente questa non era una fake news, ma al contrario, una meravigliosa nuova visione della mente distorta di un mostro rivoluzionario. In un momento in cui le idee del socialismo (e anche del marxismo) stanno facendo un ritorno indesiderato nella politica statunitense, questa serie è in effetti un promemoria puntuale dei mali del socialismo e del comunismo. In realtà, non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore!

Pochi giorni fa, Esteban ci ha inviato la seguente email:

“Caro Alan, cara Ana,

Mi è bastato vedere il primo capitolo della caricatura insipida e volgare di Trotskij, inventato da Alexander Kott e Constantin Starsky per esprimere un giudizio chiaro su questa sciagurata serie.

Posso garantire che questo ritratto è lontano anni luce dall’uomo che mio nonno era veramente. Lo ricordo molto bene come persona di eccezionale intelligenza la cui intera vita è stata caratterizzata da un’assoluta e totale dedizione alla lotta per il socialismo. E tutta la sua personalità è stata modellata in questa lotta.

Come persona, era generoso, premuroso, sempre pronto a spiegare pazientemente ed educare i compagni politicamente, irradiando uno spirito di vitalità e ottimismo, e con il suo fine senso dell’umorismo, ha creato un’atmosfera gioviale e calda nel suo ambiente. Un lavoratore inesauribile, non sprecò un minuto della sua esistenza.

Ma ciò che mi ha colpito di più è stata la sua assoluta e immutabile convinzione dell’inevitabile vittoria del socialismo e del futuro dell’umanità.

Per quanto riguarda l’ultimo episodio, che tratta dell’omicidio di mio nonno, Kott e Statsky si sono si sono smascherati come i falsificatori più spudorati nella storia del cinema. E Netflix mostra la più totale irresponsabilità nel diffondere questa storia fasulla su vasta scala.

La completa falsità della versione presentata nella serie è stata dimostrata molto tempo fa in modo accurato e inconfutabile dal governo messicano che, pochi giorni dopo l’assassinio, ha compiuto una scrupolosa ricostruzione dell’omicidio nel giardino della casa di Leon Trotskij.

Il detective della polizia messicana, Jesús Vazquez, si è seduto su una sedia mentre l’assassino Ramón Mercader (alias “Jacson”) ha dimostrato con un giornale arrotolato nella mano destra come aveva colpito Leon Trotskij sulla testa da dietro. Non può quindi esserci alcuna domanda sui fatti del caso.

Da dove hanno tirato fuori Kott e Statsky la storia della presunta battaglia in cui Jacson avrebbe dovuto uccidere Trotskij ‘per autodifesa’? Quella era un’invenzione di Stalin, per il quale era necessario nascondere i fatti di questo infido assassinio con un altro infame tradimento. Attraverso i suoi agenti, dipinse il ritratto di una lotta corpo a corpo con un uomo che si supponeva fosse un sostenitore disilluso di Trotskij.

A Konstantin Umansky, che era l’ambasciatore russo in Messico all’epoca, è stato dato l’incarico, sostenuto da una somma illimitata di denaro, di corrompere il governo messicano ad accettare questa versione. Ma ovviamente non ha raggiunto il suo obiettivo. Umansky fu sollevato dalla sua posizione in Messico e inviato come ambasciatore nella piccola Repubblica del CostaRica. Ma non vi è mai arrivato. All’alba del 25 gennaio 1945, l’aereo sul quale viaggiava insieme alla sua famiglia esplose al decollo all’aeroporto militare di Città del Messico. Con questi metodi Stalin premiava il fallimento.

Questi pochi fatti (ce ne sono molti altri) possono servire a denunciare la mendacità di questa serie assurda e abominevole, che ignora sistematicamente i fatti per presentare al mondo una distorsione criminale della vita di un grande rivoluzionario.

Kott e Statsky non solo hanno cinicamente riesumato le falsificazioni da tempo screditate di Stalin, ma ve ne aggiungono altre, introducendo le fantasie più assurde e non plausibili in questo calderone di veleno. Il risultato finale può solo essere descritto come un vero capolavoro nell’arte oscura della falsificazione storica cinematografica.

Saluti,

Esteban Volkov-Bronstein

Museo Trotskij

Città del Messico, 5 marzo 2019 ”

 

La Tendenza Marxista Internazionale sostiene pienamente la campagna per difendere l’onore personale e l’integrità rivoluzionaria di Lev Trotskij, una causa alla quale Esteban Volkov ha dedicato tutta la sua vita. A lui dedichiamo la nostra risposta ai falsificatori e ai diffamatori. Nelle parole dell’uomo che insieme a Lenin condusse gli operai alla vittoria nel 1917, “La locomotiva della storia è la verità, non le menzogne”.

Alan Woods, 10 marzo 2019

Come Putin e Netflix hanno assassinato Trotskij

 

Ogni classe dominante vive nella paura della rivoluzione. Persino i ricordi delle rivoluzioni avvenute da tempo li riempiono di un profondo senso di inquietudine. Gli storici borghesi reazionari francesi maledicono la memoria di Robespierre e Marat quasi due secoli e mezzo dopo l’assalto alla Bastiglia. E Thomas Carlisle, il celebre storico scozzese, ha affermato che prima di poter scrivere del grande rivoluzionario del 17 ° secolo, Oliver Cromwell, ha dovuto prima trascinare il suo corpo fuori da un mucchio di cani morti. Quando il monarca inglese Carlo II tornò dal suo esilio francese, ordinò che il cadavere di Oliver Cromwell venisse dissotterrato e impiccato. Ora gli oligarchi russi e i loro scribacchini stanno facendo lo stesso. La paura della rivoluzione è ancora più grande per una classe relativamente recente di parvenu, come quella che è diventata oscenamente ricca depredando il cadavere della Rivoluzione Russa. La dimensione della loro paura è direttamente proporzionale all’intensità del loro odio per la Rivoluzione d’Ottobre e per i suoi leader. Quella paura e quell’odio, e nient’altro, sono dietro il malevolo ritratto di Lev Trotskij in questa serie.

La Rivoluzione d’Ottobre ha riunito tutto ciò che era progressista, onesto e pulito nella società russa. Ha messo fine a un regime marcio, corrotto e in decadenza, e ha aperto la strada a un mondo nuovo e migliore. Il vecchio regime era rappresentato da Rasputin, il monaco ubriacone e depravato che regnava sullo Zar e sulla sua famiglia. Lo zar Nicola, che è stato fatto santo dalla Chiesa ortodossa russa, era noto ai suoi contemporanei come Nicola il Sanguinario, il campione delle “Centurie nere” fasciste, specializzate nell’assassinio e nella tortura degli ebrei. C’è un famoso manifesto rivoluzionario dal titolo “Il compagno Lenin spazza il mondo dalla sporcizia”. Raffigura il capo della rivoluzione russa armato di una grande scopa, che spazza via sacerdoti, banchieri e monarchi. Questa è una descrizione fedele e accurata di ciò che la rivoluzione russa ha raggiunto più di cento anni fa. La Rivoluzione d’Ottobre ha portato al popolo russo progresso, industrializzazione, educazione, scienza, cultura e speranza per un futuro migliore. Ma con la restaurazione del capitalismo, tutto è stato rovesciato.

 

Una regressione storica

Nel suo brillante libro La Rivoluzione tradita, scritto nel 1936, il grande rivoluzionario russo Leon Trotskij predisse con stupefacente preveggenza ciò che la restaurazione del capitalismo avrebbe significato per l’Unione Sovietica: “La caduta del regime sovietico porterebbe infallibilmente alla caduta dell’economia pianificata, e quindi alla liquidazione della proprietà statale[…] La caduta dell’attuale dittatura burocratica, senza la sua sostituzione con un nuovo potere socialista, annuncerebbe così il ritorno al sistema capitalista con un crollo catastrofico dell’industria e della cultura.“(Lev Trotskij, la rivoluzione tradita, pag 295, AC editoriale)

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il popolo russo è stato introdotto a tutte le gioie del capitalismo: sfruttamento spietato, furto e truffa su vasta scala, crimine dilagante, mafia, tossicodipendenza, religione, misticismo e superstizione. È stato un ritorno ai brutti vecchi tempi in cui il regime marcio di Rasputin era riprodotto in una forma ancora più violenta.

Dalla sera alla mattina, l’intera ricchezza prodotta dagli sforzi decennali della classe operaia sovietica fu saccheggiata da una manciata di oligarchi avidi e parassiti. Invece della democrazia, il popolo russo si trovò nella stretta ferrea di una voracissima cleptocrazia. All’apice di questa vasta piramide di corruzione sorge il nuovo zar, Vladimir Putin, che nella sua persona unisce tutti i tratti malvagi e ripugnanti della controrivoluzione capitalista. Vladimir Putin era un agente del KGB, l’odiata polizia segreta del vecchio regime stalinista. Prima della caduta dell’Unione Sovietica ha servito fedelmente gli interessi della burocrazia stalinista, cantando le lodi di quello che veniva chiamato “socialismo” sovietico. Il 7 novembre avrebbe partecipato alle celebrazioni della Rivoluzione d’Ottobre – una rivoluzione che fu tradita dalla casta burocratica stalinista di cui serviva lealmente gli interessi. Oggi, tuttavia, Putin, come tutti i suoi compari, racconta una versione diversa. Infanga la memoria della Rivoluzione d’Ottobre e dei suoi leader, Lenin e Trotskij. Non è un caso. Dalle sue umili origini, Putin ha prosperato partecipando al saccheggio dello stato sovietico. Ora difende gli interessi di quell’enorme esercito di ladri, truffatori e imbroglioni che costituiscono l’oligarchia russa.

Come un padrino mafioso, Putin tutela i suoi protetti contro la rabbia delle masse espropriate. Difende il loro diritto di trattenere i miliardi di dollari di proprietà che hanno rubato alla gente sotto le spoglie della “privatizzazione”. In cambio dei suoi servizi, è stato premiato con un’enorme quantità di bottino, che lo rende uno degli uomini più ricchi del pianeta Terra. Il servo è diventato il padrone. Mentre protegge gli interessi degli oligarchi li tiene a guinzaglio, eliminando quelli che non sono utili ai suoi interessi con il semplice espediente dell’arresto e della prigione. Putin ha assunto il pieno potere sullo Stato. Si considera la personificazione della Russia. È unto dalla Santa Chiesa Ortodossa, i cui vescovi sono i suoi fedeli cani da pastore, che svolgono il ruolo di polizia spirituale accanto a quelli in uniforme che tengono sotto controllo le masse con i fucili e i manganelli. In breve, è il nuovo Zar. Ma nonostante tutto l’aspetto esteriore del potere assoluto, il nuovo Zar non dorme facilmente di notte. In comune con gli oligarchi che rappresenta, è a disagio per la sua nuova ricchezza e potere.

Questi usurpatori e parvenu sentono che la loro presa sulla loro ricchezza è insicura. Il popolo russo ha la memoria lunga, e un fantasma sta perseguitando il Cremlino – il fantasma del 1917.

 

Pecunia non olet

Quando l’imperatore romano Vespasiano volle raccogliere denaro imponendo una tassa sui bagni pubblici, suo figlio Tito, che evidentemente aveva qualche scrupolo o almeno una acuta sensibilità olfattiva, protestò contro la proposta. A titolo di risposta, suo padre sollevò una moneta d’argento con le parole: “Non olet” – “Non puzza”.

Sin dalla caduta dell’Unione Sovietica c’è stato un autentico tsunami di libri, articoli e documentari televisivi che fanno a gara per vedere chi riesce a produrre le menzogne più sfacciate, le calunnie più stupide e gli insulti più grotteschi diretti contro la Rivoluzione d’Ottobre e bolscevichi. Un gran numero di scrittori e storici che non molto tempo fa erano iscritti al cosiddetto Partito Comunista dell’Unione Sovietica sono diventati i più fervidi difensori dell’economia di mercato capitalista. Le stesse persone che hanno speso tutta la loro vita scrivendo le lodi più adulatorie del Partito e dei suoi beneamati leaders ora scrivono numerosi libri che condannano la rivoluzione russa, il socialismo e tutti i suoi effetti.

È difficile sapere cosa sia peggio, più cinico e ipocrita: ciò che hanno scritto allora o ciò che stanno scrivendo ora. Ma quello che è chiaramente ovvio è che molti cosiddetti intellettuali e accademici rispettabili possiedono coscienze altamente flessibili e princìpi usa e getta. Troppe persone considerano il proprio benessere personale, carriere e privilegi di gran lunga più importanti di qualsiasi credo politico che essi possano o meno professare. Anch’essi sono fermamente convinti che il denaro non ha odore. Si poteva pensare che questo torrente di sporcizia non potesse peggiorare. Ma avremmo sbagliato. La nuova serie, Trotskij, originariamente prodotta per la televisione russa, e che pretende di descrivere la vita di Lev Davidovic Trotskij, segna un nuovo punto basso in questa fetida palude di menzogne e distorsioni.

 

La vita e i successi di Trotskij

Sfortunatamente, ci vorrebbe una serie tv fatta da noi per rispondere a tutta la immondizia senza senso di questa serie presentata come “dramma storico”. Non sarebbe esagerato dire che ognuno dei suoi 400 minuti contiene almeno una bugia e talvolta due, quindi dobbiamo limitarci a una confutazione solo delle calunnie più eclatanti e ridicole. Basti dire che per il resto che gli unici fatti storici contenuti in questa serie iniziano e finiscono con i nomi dei personaggi. Oltre a questo è un lavoro di pura narrativa, e particolarmente crassa. Lev Trotskij era un grande marxista e una delle figure eccezionali del 20° secolo. Da giovane ha avuto un ruolo da protagonista nella rivoluzione russa del 1905, quando all’età di 26 anni è stato il presidente del Soviet di Pietroburgo. Dalla sua analisi marxista su quel grande movimento ha potuto sviluppare la teoria della rivoluzione permanente, che è stata drammaticamente dimostrata in pratica nell’ottobre del 1917. Insieme a Lenin guidò la rivoluzione d’ottobre.

All’epoca il partito bolscevico era universalmente noto come il partito di Lenin-Trotskij. Durante la Guerra Civile, quando Trotskij era Commissario alla Guerra (incarico che mantenne fino al 1925) la Russia sovietica fu invasa da 21 eserciti di intervento straniero. Dal nulla, riuscì a costruire una nuova Armata Rossa in grado di difendere la repubblica sovietica contro una sanguinosa controrivoluzione.

Trotskij ha svolto un ruolo di primo piano nella costruzione dell’Internazionale comunista, per i primi cinque congressi di cui Trotskij ha scritto i manifesti e molte delle più importanti dichiarazioni politiche. Fu attivo nel periodo della ricostruzione economica in cui riorganizzò il sistema ferroviario distrutto dell’URSS. E fu il primo a difendere i piani quinquennali (che Stalin rifiutò all’epoca).

Dopo la morte di Lenin, Trotskij si dimostrò l’unico in grado di analizzare la degenerazione dell’URSS e la natura dello stalinismo. Guidò la lotta dell’Opposizione di sinistra e difese i principi della rivoluzione d’ottobre contro la controrivoluzione staliniana. Alla fine, diede la sua vita nella lotta per preservare le idee e la bandiera del bolscevismo per la prossima generazione. Una tale figura e una tale vita potrebbero fornire ampio materiale per molti film e serie, ma tutto ciò che si avvicina al vero uomo, alle sue idee e agli eventi che le hanno modellate è completamente assente in questa beffa di “biopic”. Lungi dall’essere qualcosa come un vero resoconto della vita e delle idee di Trotskij, questa serie semplicemente ripete tutte le vecchie calunnie lanciate ai bolscevichi, come il mito dell'”oro tedesco”, che è stato smontato innumerevoli volte. Non c’è una sola parola che sia nuova in questo nuovo lavoro grossolano dal budget elevato.

Ma anche con questi bassi standard questa serie è un esemplare particolarmente grezzo e goffo. Di volta in volta, gli autori mostrano la loro completa ignoranza dei fatti storici. Ci limiteremo a due degli esempi più eclatanti a riguardo. Per quanto riguarda i negoziati di pace a Brest-Litovsk, veniamo informati che nei giorni di negoziati si sta verificando un ammutinamento nel porto tedesco di Kiel, che ha dato il via all’inizio della rivoluzione tedesca. In realtà, la rivoluzione tedesca ebbe luogo nel novembre 1918, quasi un anno dopo Brest-Litovsk. Meglio ancora, il capo della delegazione tedesca, Hoffman, annuncia che “un tentativo di rivoluzione in Germania è fallito” a Trotskij, che è costretto ad accettare tutte le richieste del Kaiser. Come il generale Hoffman potesse annunciare il fallimento di una rivoluzione che non era ancora avvenuta è un mistero che solo gli autori di questa serie possono spiegare. E l’affermazione secondo cui la rivoluzione tedesca fallì, è il contrario della realtà. Lungi dall’aver fallito, la vittoriosa rivoluzione tedesca del 1918 non solo rovesciò il Kaiser ma pose fine alla prima guerra mondiale. Ma perché lasciare che i fatti rovinino una bella storia?

In un altro episodio, ci viene raccontata la rivolta antibolscevica a Kronstadt avvenuta nel marzo del 1918 a seguito delle azioni di Trotskij. Siamo quindi stupiti di apprendere da un marinaio rivoluzionario che i bolscevichi hanno usurpato il potere “per tre anni e mezzo”. Secondo questa matematica, i bolscevichi erano al potere dal 1915! La rivolta di Kronstadt contro i bolscevichi non ebbe luogo nel 1918, ma nel marzo 1921. Non fu effettuata dai marinai rivoluzionari che aiutarono i bolscevichi a prendere il potere nel 1917-18, e che venivano principalmente dalle fila della classe operaia, ma da settori provenienti principalmente dalle campagne ucraine, che furono incitati contro i bolscevichi da elementi reazionari. Evidentemente, l’unico modo in cui i creatori di questa serie potevano tracciare qualsiasi legame tra Trotskij, i Marinai Rossi del 1917 e la ribellione di Kronstadt era di portare gli avvenimenti oltre tre anni nel futuro.

 

Misoginia e antisemitismo

Gli autori mostrano un atteggiamento veramente spregevole nei confronti delle donne. La loro sfacciata misoginia può essere vista in ognuno degli otto episodi. Non c’è un singolo personaggio femminile che non sia presentato come una specie di damigella indifesa, serva fedele, oggetto sessuale, o una qualche lurida combinazione di tutti e tre.

Natalia Sedova, compagna e partner di Trotskij per la maggior parte della sua vita, è ritratta prima come una borghese apolitica dedita alla vita mondana, poi come una casalinga sofferente e in ogni momento un oggetto passivo, mai una rivoluzionaria. Questo atteggiamento sconvolgente verso le donne è ulteriormente enfatizzato dalle scene di nudo e di sesso che fanno venire i brividi e che vengono regolarmente buttate in faccia allo spettatore.

Larissa Reisner era una rivoluzionaria eccezionale e un quadro bolscevico. Aveva svolto un ruolo importante nella Rivoluzione e nelle file dell’Armata Rossa, combattendo nella regione del Volga durante la Guerra Civile. Ha anche partecipato alla rivoluzione tedesca. Eppure, se si deve credere a questa serie, la scrittrice e il rivoluzionario hanno passato la maggior parte della guerra civile russa nudi. Più tardi, Frida Kahlo ottiene lo stesso trattamento, con qualsiasi prova visibile della sua invalidità permanente cancellata, nel caso in cui dovesse distrarre l’attenzione dall’interesse pornografico.

L’espressione più palese di questo pregiudizio è posta da questi furfanti intellettuali nella bocca di Trotskij, che avrebbe detto a Sedova: “Le masse hanno una psicologia femminile (?). Siete passive per natura (!). Aspettate di vedere ciò che un uomo vi offre e scegliete il meglio. Le persone sono uguali… quando vedono un uomo forte e sicuro, si mettono subito sotto di lui.”

Qualunque relazione tra questa delirante assurdità e le idee di Lev Trotskij è, ovviamente, puramente immaginaria.

Tutto questo non ci dice assolutamente nulla sui bolscevichi e sulle donne rivoluzionarie in particolare. Ma dice molto sulla psicologia degli oligarchi parassiti e sulla casta degenerata degli intellettuali venduti al loro servizio che oggi dominano il popolo russo. Per gli uomini che possono approvare leggi che permettono ai mariti di abusare fisicamente delle loro mogli (le leggi zariste che i bolscevichi abolirono immediatamente al potere), l’idea che una donna potesse avere il proprio pensiero politico indipendente è naturalmente al di là della loro comprensione.

Quando osserviamo il Trotskij di Putin, non siamo mai lontani dal mondo oscuro dell’antisemitismo. Trotskij non parlava quasi mai delle sue origini ebraiche. Alla domanda sulla sua nazionalità era noto per aver risposto “socialista”. Ma per i creatori di questa serie questo aspetto delle origini di Trotskij è importantissimo. In ogni episodio, senza scampo, a Trotskij viene ricordato il suo ebraismo, sia sotto forma di un insulto antisemita, sia con un esplicito avvertimento che il popolo “amante della Russia” non potrà mai “tollerare un ebreo come suo leader”. Insieme a questo c’è un ritratto costante ed esplicito di Trotskij come un “mostro”, un “demone”, “non umano”, ecc.

Non ci vuole un esperto per vedere il parallelo con la propaganda antisemita dei Bianchi che abbondava durante la Guerra civile. In diverse scene, la stella rossa, che ha caratterizzato un gran numero di immagini sovietiche, si trasforma in qualcosa che assomiglia molto a una Stella di David rossa. Le fasciste Centurie Nere descrivevano la rivoluzione d’ottobre come una “cospirazione giudaico-bolscevica”. Ora i registi fedeli a Putin stanno seguendo lo stesso copione.

Peggio ancora, gli spacciatori di questi pregiudizi disgustosi cercano di attribuire la colpa del proprio antisemitismo ai bolscevichi e dei lavoratori rivoluzionari. Quasi ogni insulto antisemita della serie viene messo in bocca a un bolscevico o ad un operaio rivoluzionario. La chiara conclusione che viene tratta è che i bolscevichi schierarono gli strati più arretrati e prevenuti della società e li scatenarono su ebrei innocenti per ottenere il potere. Questa è una bugia oltraggiosa e l’esatto opposto dei fatti.

I bolscevichi combattevano sempre contro l’antisemitismo sia prima che dopo la presa del potere. In realtà, i bolscevichi istituirono gruppi armati di difesa per difendere gli ebrei dai pogrom antisemiti, portati avanti dalle centurie nere e dai bianchi reazionari all’insegna dello slogan: “Picchia gli ebrei e salva la Russia!”. Il legame tra antisemitismo e la base di sostegno dello zar era così stretto che la Pravda pubblicò in prima pagina: “Essere contro gli ebrei significa essere per lo zar!”.

Il partito bolscevico combatté costantemente per sradicare la piaga dell’antisemitismo, che aveva una lunga e sanguinaria tradizione sotto gli zar. Solo dopo la controrivoluzione staliniana questo veleno reazionario ha cominciato a riemergere, quando la burocrazia ha cominciato a poggiarsi sugli strati più arretrati. Questo fatto, naturalmente, è passato in silenzio dalla serie, forse per la semplice ragione che anche sotto lo stalinismo, l’antisemitismo non ha mai raggiunto le mostruose ed esplicite proporzioni a cui è arrivato nella Russia di Putin.

 

Disprezzo per le masse

Questa serie non è solo una calunnia contro Lev Trotskij e i bolscevichi. È un attacco spregevole contro le masse russe nel loro insieme, in particolare gli operai, che rovesciarono il mostro zarista che aveva regnato per secoli e crearono il primo stato operaio nella storia (se escludiamo la Comune di Parigi, eroica ma tragicamente di breve durata). Gli autori di questa serie mostrano il loro completo disprezzo non solo per le donne ma per la classe operaia. Entrambi sono rappresentati come elementi passivi, ignoranti e irragionevoli, adatti solo per essere dominati e oppressi. In nessun momento gli operai sono rappresentati come qualcosa di diverso da una massa semi-criminale, la cui unica motivazione per partecipare alla rivoluzione è la possibilità di effettuare pogrom e saccheggio. Il pericolo delle “masse oscure” della Russia è un costante ritornello per tutta la serie. Ciò che riflette è il terrore mortale delle masse avvertito dai governanti della Russia prima del 1917 e che le ossessiona ancora oggi. La guardia della prigione zarista da cui Trotskij ha preso il suo pseudonimo lo esprime perfettamente quando gli viene fatto dire: “I russi possono essere controllati solo per il loro bene”.

Persino il padre di Trotskij viene reclutato in questo coro anti-operaio. L’attore che lo interpreta dice: “Non puoi immaginare quale brutta bestia stai liberando … È il fuoco dell’inferno! Viene dal diavolo!” Inutile dire che queste parole non sono mai state pronunciate, ma trasmettono accuratamente il vero atteggiamento della cricca dominante russa verso la massa del popolo russo.Seguendo questa linea argomentativa, la relazione tra le masse e i leader rivoluzionari è, naturalmente, rappresentata come un branco di bestie spinte all’azione dagli slogan di alcuni cospiratori intellettuali. Questo ci ricorda la reazione della polizia segreta zarista, che di fronte ad ammutinamenti rivoluzionari nella flotta, non poteva pensare ad altre spiegazioni se che fosse l risultato dell’azione di “agitatori rivoluzionari”.

L’atteggiamento sia di Trotskij che di Lenin verso le masse e il loro ruolo nella rivoluzione è ugualmente falsato. A Lenin viene attribuita la frase: “Voglio cambiare il mondo. Cosa c’entrano le persone con questo? Le persone sono uno strumento.” Nell’antica Roma l’unica classe produttiva, gli schiavi, erano descritti come instrumentum vocale – strumenti dotati di voce. Per la classe dominante, gli operai sono sempre stati considerati come strumenti, semplici depositari passivi di plusvalore. Questo rimane il caso in Russia oggi. Il punto della rivoluzione russa è stato proprio che la classe lavoratrice è divenuta consapevole del suo potere come forza motrice del progresso sociale. Gli “strumenti” si sono mossi per prendere il potere nelle loro mani attraverso i Soviet. Ciò, tuttavia, fu reso possibile solo dalla presenza del partito bolscevico sotto la guida di Lenin e Trotskij. La classe dominante non li ha mai perdonati per questo.

Nella sua Storia della rivoluzione russa, Trotskij scrisse: “La storia di una rivoluzione è per noi prima di tutto una storia di ingresso forzato delle masse nel regno del dominio sul proprio destino.” Anche sul ruolo del partito era chiaro: “Per poter prendere il potere con fermezza e sicurezza nelle sue mani, il proletariato ha bisogno di un partito che superi di gran lunga gli altri partiti nella chiarezza del suo pensiero e nella sua determinazione rivoluzionaria” (In Difesa dell’Ottobre). Sono questi elementi che determinano in definitiva il corso delle rivoluzioni, non “l’uomo forte” tanto amato dagli storici borghesi. Se tutto ciò che è richiesto per una rivoluzione è “scatenare” le masse con le chiamate alle armi, perché i rivoluzionari non hanno preso il potere nel febbraio del 1917, o meglio ancora nel 1914? La verità è che il loro potere non deriva dalla loro capacità di “scatenare” le masse, ma dalla loro capacità di conquistare la fiducia di ampie fasce della classe operaia e dei soldati.

Ciò richiedeva un partito di lavoratori marxisti dediti alla causa , “il fiore della classe progressista”, senza il quale il ruolo chiave svolto da Lenin e Trotskij nella rivoluzione sarebbe stato impossibile, un fatto ben compreso e spiegato da Trotskij molte volte.

 

La rivoluzione d’Ottobre

Gli autori di questo capolavoro cinematografico possono essere accusati di molte cose, ma l’eccesso di creatività artistica non è tra queste. Non sono nemmeno creativi nelle loro falsificazioni, semplicemente ripetono vecchie calunnie che sono state smentite molto tempo fa. Quindi non sorprende che, rovistando nella pattumiera, abbiano ripescato la vecchia accusa secondo cui la Rivoluzione d’Ottobre sarebbe stata un “colpo di stato”.

Trotskij, ci viene detto, ha organizzato tutta la presa del potere da solo, con grande sorpresa del resto dei bolscevichi, incluso Lenin, che, in un sorprendente attacco di amnesia, sembra aver dimenticato il fatto che lui stesso stava insistentemente chiedendo che il partito prendesse il potere da settembre. E quanto queste persone amano giocare con le date! Il secondo Congresso panrusso dei Soviet è addirittura arretrato di un giorno, con tutti i dibattiti e le votazioni cancellate. Perché? Semplicemente per dare l’impressione (falsa) che il Congresso servisse semplicemente come una manifestazione di vittoria dopo che l’insurrezione era stata completata.

L’accusa che la Rivoluzione d’Ottobre fosse un colpo di stato non regge al minimo esame critico. Bisogna chiedersi, se Trotskij da solo ha deciso di impadronirsi del potere con una cospirazione nell’Ottobre del 1917, perché non l’ha fatto a maggio, a giugno o in qualsiasi altro mese o anno, a quel punto? Inoltre, vorremmo imparare questa formula magica per cui una piccola minoranza di cospiratori – o anche, come in questo caso, un individuo – possono prendere il potere in un paese di 150 milioni di persone. Così magari potremmo prendere il potere lunedì prossimo alle nove di mattina. L’argomento è così stupido che un bambino di sei anni di media intelligenza potrebbe capirlo. Tuttavia, i critici “intellettuali” del bolscevismo mancano persino di quel livello di comprensione.

Ma gli avversari dell’Ottobre hanno un piccolo problema. L’insurrezione vera e propria a Pietrogrado fu praticamente un affare senza spargimento di sangue. La ragione di ciò fu che, dopo mesi di paziente lavoro rivoluzionario, i bolscevichi riuscirono a conquistare una maggioranza decisiva nei soviet in tutta la Russia. Ciò non è avvenuto nell’ombra, ma apertamente, di fronte alle masse di lavoratori nelle fabbriche e dei soldati nelle trincee. Decine di migliaia di lavoratori furono armati e organizzati nelle Guardie rosse; e l’instancabile agitazione di Trotskij fu un fattore chiave per conquistare intere guarnigioni dal governo provvisorio al fianco del soviet di Pietrogrado.

Quello che accadde nell’ottobre del 1917 non fu un colpo di stato ma la più grande rivoluzione popolare della storia. In un periodo di soli nove mesi, le masse impararono dall’esperienza che il partito di Lenin e Trotskij offriva l’unico modo per portare la rivoluzione alla fine. Certamente, l’idea stessa che uomini e donne comuni appartenenti alla classe lavoratrice debba armarsi e organizzarsi per rovesciare consapevolmente uno stato che aveva già perso ogni autorità, è incomprensibile per gli autori di Trotskij e di tutti gli altri nemici del socialismo. Ma questo è esattamente ciò che accadde il 25 ottobre 1917 – il culmine di un processo che era iniziato a febbraio.

Il movimento di massa degli operai e dei soldati sotto la guida del partito bolscevico costituì l’elemento chiave della rivoluzione d’Ottobre. Ma nessuna di queste cose è mostrata nella serie. L’intera rivoluzione è quindi ridotta a una specie di circo o di melodramma con i cattivi dipinti nei colori più scuri. Al posto delle spiegazioni storiche, abbiamo le arti oscure della cospirazione. Al posto delle persone reali, abbiamo delle marionette i cui movimenti a scatti sono dettati dalle corde mosse da burattinai senza scrupoli. Invece di eroi rivoluzionari abbiamo ridicoli diavoli di cartone. Ma i circhi e i diavoli di cartone sono per l’intrattenimento dei bambini piccoli e non hanno nulla a che fare con la verità storica.

 

Trotskij e l’Armata Rossa

I produttori di Trotskij vorrebbe farci credere che Trotskij abbia vinto la Guerra Civile usando violenza e repressione “di proporzioni bibliche”. L’immagine del suo enorme treno blindato, che emette fumo nero come la pece, è un ritornello spesso ripetuto in tutta la serie, durante il quale allo spettatore vengono offerti una serie di esempi raccapriccianti e completamente inventati della spietatezza di Trotskij. In un episodio vediamo Trotskij emettere un ordine di decimare tutte le unità fuggitive nello stile di un generale romano; in un altro osserviamo le sue truppe sparare a un intero villaggio in modo che possano abbattere le tombe di legno dei contadini per ottenere carburante. Queste e altre fantasie febbrili sono usate per promuovere l’immagine satanica dei rivoluzionari che è stata uno degli strumenti del mestiere dei reazionari da molto prima della rivoluzione russa.

Lo stato operaio nato nell’ottobre del 1917, incontrò un fronte unito di reazione, che riunì tutte le forze ostili alla rivoluzione in Russia e 21 eserciti stranieri. Il vecchio esercito russo, che era allo sbando prima ancora dell’Ottobre, non esisteva più. Eppure, nello spazio di un anno, Trotskij era stato in grado di costruire un nuovo esercito dal nulla e trasformarlo in una forza combattente capace di vincere incredibili vittorie contro un nemico feroce e ben finanziato. Come Lenin disse una volta a Maxim Gorky: “Mostratemi un altro in grado di creare un esercito modello in un anno e di conquistare anche il rispetto degli specialisti militari”.

È una verità elementare che tutte le guerre implicano la violenza. Ciò è ancora più vero nel caso di una guerra civile in cui una piccola minoranza di sfruttatori si trova di fronte alla ribellione delle masse sfruttate. Tali guerre sono caratterizzate da violenza estrema. La guerra civile russa non ha fatto eccezione. Ma in realtà, la repressione da sola non sarebbe mai stata sufficiente per vincere la guerra civile. Se così fosse, i l’Armata Bianca avrebbe vinto 10 volte. Esecuzioni di massa, sanguinosi pogrom antisemiti e la feroce oppressione delle minoranze nazionali erano tutte caratteristiche ben documentate della difesa della “civiltà” dei Bianchi.

La sete di sangue dei Bianchi era ben nota anche ai loro alleati:

L’ambasciatore americano in Giappone, Rowland Morris, riferì che in tutta la Siberia sotto il governo di Kolchak, c’era un’orgia di arresti senza accuse; di esecuzioni senza nemmeno la finzione di un processo; e di confische senza il colore dell’autorità. Panico e paura hanno preso tutti. Gli uomini si sostengono a vicenda e vivono nel terrore costante che qualche spia o nemico urlerà “bolscevico!” e li condannerà alla morte istantanea. Tra quelli uccisi c’erano ex membri dell’assemblea costituente, e lavoratori delle ferrovie che avevano scioperato per ottenere salari più alti. A Ekaterinburg, dove i bolscevichi uccisero lo zar Nicola II e la sua famiglia, Kolchak permise ai cosacchi di massacrare almeno duemila ebrei, parte di un’ondata di pogrom più grande.

(citato in The Russians Are Coming, Again: The First Cold War as Tragedy, the Second as Farce di Jeremy Kuzmarov e John Marciano)

Quale sarebbe stato il destino della Russia se i Bianchi fossero riusciti a strangolare la Rivoluzione? Quella domanda non è mai posta dagli autori di Trotskij, per non parlare della risposta. Ma sicuramente non sarebbe stata una democrazia liberale pacifica. Anzi! Avremmo avuto il fascismo russo, un regime orribile che, nelle condizioni della Russia arretrata in quel momento, sarebbe stato un mostro ancora più spietato del regime di Mussolini.

Trotskij e l’Armata Rossa vinsero la guerra non perché fossero più violenti dell’altra parte, ma perché erano armati di idee e propaganda rivoluzionaria. Hanno combattuto con fucili e baionette, ma anche con le idee. Nelle campagne, i bolscevichi offrivano terra ai contadini, in contrasto con i bianchi che rappresentavano gli interessi prima di tutto dei latifondisti. In breve, l’Armata Rossa condusse fino in fondo la lotta di classe. L’Armata Rossa portò anche agitazione nelle file del nemico, distribuendo volantini in inglese e in altre lingue straniere, con il risultato che vi furono ammutinamenti in ognuno degli eserciti di intervento straniero, che dovettero essere ritirati.

Nel corso della storia ci sono stati molti esempi di rivolte di schiavi, che sono sempre state represse con la massima brutalità. Dopo la sconfitta di Spartaco, i Romani crocifissero migliaia di schiavi lungo tutta la Via Appia. Questo tipo di violenza è accettabile per la classe dominante e i suoi apologeti. Ma nella Rivoluzione Russa, per una volta, gli schiavi si sono armati, hanno combattuto e hanno vinto contro ogni probabilità. Ecco perché i bolscevichi non potranno mai essere perdonati dalla classe dominante. Questo è il motivo per cui la classe dominante demonizza l’Armata Rossa più di qualsiasi altro esercito nella storia. Ed è per questo che Trotskij, l’uomo che ha costruito l’Armata Rossa e lo ha portato alla vittoria, è particolarmente inviso a Putin e all’oligarchia – i discendenti diretti dei banditi Bianchi controrivoluzionari.

 

Trotskij incontra il fantasma di Freud

Il personaggio di Trotskij presentato nella serie è un noioso cliché di “rivoluzionario” fanatico, assetato di potere, psicopatico. Per fornire una sorta di giustificazione “scientifica” per queste accuse, era necessario chiamare un testimone autorevole per l’accusa. E chi meglio del padre della psicanalisi, Sigmund Freud, per rilasciare un certificato di follia criminale? In una scena, il fantasma di Freud (sì, in hanno davvero destato il pover’uomo dalla tomba per testimoniare) informa Trotskij che è molto peggio di un serial killer o di un “fanatico religioso”.

Questa scena idiota supera davvero tutti i limiti della disonestà intellettuale. È difficile dire chi dei due subisca il trattamento peggiore: Trotskij o lo sfortunato Freud il cui fantasma non può riposare in pace ma viene tirato fuori dalla sua bara per trasformare il fondatore della psicoanalisi in un vero buffone.

In realtà, non è Freud a essere un buffone. Qualunque cosa si dica, era un investigatore scrupoloso e coscienzioso della psiche umana. No, quell’epiteto deve essere riservato agli uomini che mettono queste sciocchezze nella bocca di un uomo che è morto da molto tempo e quindi incapace di rispondere. Ma dal momento che né Sigmund Freud né il suo fantasma hanno mai incontrato Trotskij, difficilmente sarebbero stati in grado di pronunciarsi sulla sua condizione mentale, buona, cattiva o indifferente.

Ciò che è vero è che Trotskij fu forse l’unico grande teorico marxista che mostrò interesse per le teorie di Freud e scrisse su di esse. In un articolo interessante, confronta Freud con il grande psicologo russo Pavlov. Dice che Pavlov assomiglia ad un uomo che guarda dall’alto in basso, mentre Freud guarda verso l’alto dalle profondità del pozzo della coscienza umana. È un pensiero interessante. Per quanto riguarda gli uomini che hanno evocato il fantasma di Freud per i loro scopi, possiamo solo dire che non sono né al di sopra del pozzo né al di sotto di esso, ma sono immersi profondamente in un pozzo senza fondo di ignoranza e stupidità.

Un elemento particolarmente spiacevole in tutto questo è il tentativo cinico di far uso dei figli di Trotskij per assassinare il personaggio del padre. Per tutto il tempo, Trotskij è raffigurato come un marito e un padre completamente indifferente e negligente, che non prova nulla alla morte dei suoi quattro figli. È anche accusato di essere responsabile della loro morte.

Quali sono i fatti? Stalin era un mostro che ha sistematicamente ucciso, non solo i suoi avversari e rivali, ma anche le loro mogli, figli, parenti e amici. Ha fatto sì che i vecchi bolscevichi fossero sottoposti a torture disumane per costringerli ad ammettere reati atroci di cui erano del tutto innocenti. Li ha fatti versare sporcizia su se stessi e poi li ha fatti uccidere. Ma un uomo gli sfuggì e quell’uomo era Lev Trotskij, l’uomo che temeva di più e che era determinato a mettere a tacere.

Alla ricerca di questa sete di vendetta, ha inseguito senza ritegno, torturato e sterminato chiunque avesse mai avuto un legame con Trotskij, tanto era grande il suo timore paranoico nei confronti dell’uomo e delle sue idee. Uno per uno, fece uccidere i figli di Trotskij. Leon Sedov fu assassinato in un ospedale di Parigi dove si stava riprendendo da un’operazione.

La prima moglie di Trotskij, Alexandra Sokolovskaya, che lo aveva introdotto alle idee del marxismo e aveva condiviso il suo primo esilio in Siberia, fu arrestata e mandata in un campo di concentramento dove morì. La sua prima figlia morì di tubercolosi negli anni ’20. La seconda, Zinaida (la madre di Esteban Volkov) fu spinta al suicidio da Stalin. Forse il caso più tragico fu il figlio più giovane di Trotskij, Sergei, che non era attivo in politica e quindi rimase nell’URSS quando suo padre andò in esilio. Stalin lo fece arrestare e cercò di convincerlo a denunciare suo padre. Rifiutò e fu mandato in un campo di concentramento, dove fu fucilato.

Affermare che Trotskij e sua moglie erano indifferenti al destino dei loro figli è la più mostruosa e disgustosa di tutte le bugie che riempiono ogni capitolo di questo abominio. Trotskij era così sconvolto da questa notizia che considerò il suicidio, nella speranza che Stalin avrebbe liberato suo figlio. Ma sapeva che era impossibile. Una volta che Sergei era caduto tra gli artigli del mostro, il suo destino era segnato.

 

False accuse

Questo non è l’unico tentativo di attribuire la colpa ai crimini atroci di Stalin sulle spalle di Trotskij. Forse peggio è la sorprendente affermazione che Trotskij abbia rafforzato i suoi poteri con “esecuzioni di massa di illustri comunisti”.

Il cosiddetto “Terrore rosso” si riferisce alle misure adottate dai bolscevichi in risposta all’assassinio di importanti leader bolscevichi e al tentato omicidio di Lenin da parte di terroristi. Queste misure erano di carattere difensivo e miravano esclusivamente ai nemici della rivoluzione nel mezzo di una sanguinosa guerra civile. Il tentativo senza scrupoli di collegare questo processo ai processi farsa di Stalin e alle esecuzioni di massa va al di là dell’insulto.

Questa bugia oltraggiosa è pensata per coprire le sanguinose epurazioni di Stalin degli anni ’30. In queste epurazioni, migliaia e migliaia di comunisti dediti alla causa furono mandati a morte per aver difeso le vere idee e tradizioni del bolscevismo. Erano, come aveva sottolineato Trotskij in quel momento, vittime di una guerra civile unilaterale contro il partito bolscevico portata avanti dalla burocrazia stalinista che salì al potere sul cadavere del partito di Lenin.

Gli autori di questa calunnia desiderano dimostrare che lo stalinismo e il bolscevismo erano davvero gli stessi, perché entrambi usavano metodi violenti. Per rispondere a questa calunnia, basta chiedersi, se il regime totalitario di Stalin era semplicemente la continuazione del bolscevismo, perché era necessario che Stalin sterminasse fisicamente tutti i capi bolscevichi che presero il potere nel 1917? Il fatto è che il bolscevismo e lo stalinismo, lungi dall’essere uguali, si escludono a vicenda.

Stalin, la creatura della controrivoluzione, istituì un regno del terrore, non contro i controrivoluzionari ma contro i comunisti e gli operai, milioni dei quali furono consegnati alle carceri della GPU o del gulag, dove morirono. Il criminale non si fermò davanti a nulla per cancellare l’ultima traccia vivente dell’Ottobre. Desiderava cancellare il ricordo dell’Ottobre. Si trattava di Trotskij che combatteva con coraggio per difendere la bandiera pulita del bolscevismo. Ecco perché Stalin doveva farlo assassinare a tutti i costi.

L’ex agente del KGB, Vladimir Putin, punta un dito accusatore a Lenin e Trotskij, ma non ha riserve sull’uso della violenza contro i suoi stessi avversari politici. Il suo regime è basato sulla violenza organizzata dello stato. L’unica differenza è che lo stato di cui è il capo non è più lo stato di una corrotta burocrazia stalinista, ma di un’oligarchia infinitamente più corrotta e degenerata di banchieri e capitalisti. E questo stato si basa su menzogne, truffe e falsificazioni più di quello di Stalin.

 

Omicidio

Dopo aver cinicamente falsificato la vita di Leon Trotskij, Kott e Statsky presentano una falsificazione ancora più grottesca della sua morte. Nel gran finale, l’assassino di Trotskij, Frank Jacson (lo stalinista catalano il cui vero nome era Ramon Mercader) ci viene presentato nella luce più favorevole, come un giornalista onesto con simpatie comuniste che entra in stretto rapporto con Trotskij, presumibilmente per scrivere la sua biografia.

Questo è falso dall’inizio alla fine. Mercader era un agente stalinista che ha cinicamente sedotto una giovane trotskista americana per introdursi nella casa di Trotskij allo scopo di perpetrare un omicidio a sangue freddo. A tal fine riempì le guardie di regali e si offrì di eseguire ogni tipo di servizio, come usare la sua macchina per portare Alfred e Margarite Rosmer a Veracruz e così via. Con tali mezzi ha gradualmente guadagnato la fiducia delle guardie, fingendo fin dall’inizio di non avere alcun interesse per la politica.

L’idea che Jacson-Mercader avesse una stretta relazione con Trotskij è completamente falsa. Non c’era una tale relazione. Non ci sono state discussioni tra di loro, come quelle interamente fittizie che caratterizzano la serie. In realtà, Trotskij lo considerava un dilettante ben intenzionato ma politicamente ignorante. A malincuore ha accettato di leggere un articolo che gli aveva consegnato per i favori che aveva fatto per i suoi amici e la sua famiglia. In effetti, stava iniziando a trovare quell’uomo sospetto e disse a sua moglie, Natalya Sedova, che non lo avrebbe più rivisto. Era il giorno dell’assassinio, il 20 agosto 1940.

Attraverso l’incuria delle guardie, che erano trotskisti giovani e inesperti non la polizia messicana come viene falsamente presentata nella serie), in quel fatidico giorno a Mercader fu permesso di entrare in casa e fu lasciato solo con Trotskij. Se dobbiamo credere alla versione di Kott e Statsky, questo simpatico assassino (per ragioni che sono un mistero) improvvisamente sviluppa una coscienza colpevole e decide di essere misericordioso e fa per lasciare la casa di Trotskij.

A questo punto, subisce un attacco furioso da parte di Trotskij, che lo picchia ripetutamente in testa con il bastone. Mercader, agendo puramente per autodifesa, afferra un piccone che è misteriosamente appeso al muro e colpisce Trotskij, uccidendolo. Come al solito in questa assurda pantomima, la verità è rovesciata completamente. La vittima diventa l’aggressore e l’assassino diventa la vittima innocente!

Quali sono i fatti? Avendo ottenuto di avvicinarsi a Trotskij con il pretesto di correggere un articolo che aveva scritto, l’assassino si era collocato alle spalle della sua vittima indifesa, che stava leggendo l’articolo consegnatogli. Approfittando di un attimo di distrazione, Mercader colpì alla testa Trotskij con tutta la sua forza con una piccozza da ghiaccio dal manico accorciato.

I fatti in questione non possono essere messi in dubbio.

Come sottolineato da Esteban Volkov (vedi l’e-mail sopra), la polizia messicana ha condotto un’indagine approfondita all’epoca, compresa una dettagliata ricostruzione dell’omicidio in presenza dell’assassino. Mercader non stava agendo per legittima difesa, ma commettendo un omicidio a sangue freddo che aveva programmato con mesi di anticipo.

L’arma del delitto non era appesa al muro. La portava nascosto sotto la sua gabardina (aveva anche un coltello e una pistola). C’è stata davvero una lotta, ma è avvenuta dopo, non prima del colpo fatale.

Che sia stato per il nervosismo o qualunque altra ragione, l’assassino non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo. Trotskij non è morto all’istante. Ha combattuto con coraggio, nonostante la terribile ferita, mentre chiamava le guardie in suo aiuto. Conservò la coscienza abbastanza a lungo da identificare il suo assalitore e ordinò che non venisse ucciso, pretendendo che parlasse.

Un giorno dopo, il grande marxista e leader della rivoluzione russa morì. Con l’omicidio di Trotskij, Stalin aveva completato la sua campagna di sterminio contro il partito bolscevico. Aveva adempiuto al suo ruolo di becchino della rivoluzione, proprio come predisse Trotskij. Con questa azione, l’usurpazione del potere da parte della burocrazia nei confronti della classe operaia russa era completa. Il potere della burocrazia stalinista sembrava inattaccabile.

Ma la storia ha preso la sua vendetta sugli stalinisti. La burocrazia ha minato l’economia pianificata attraverso errori, corruzione e cattiva gestione su vasta scala. Alla fine, hanno distrutto l’Unione Sovietica e preparato la strada per la restaurazione del capitalismo e la liquidazione di tutte le conquistedella Rivoluzione d’Ottobre.

Oggigiorno, i nipoti della vecchia burocrazia stalinista si sono trasformati in biznizmyeny (capitalisti). Si vestono in abiti eleganti, le loro mogli sono piene di gioielli, vivono nei palazzi e viaggiano con macchine costose e aerei privati. Questa banda di ricchi parvenu si è arricchita a spese della classe lavoratrice russa. Desiderano ardentemente liquidare tutti i ricordi della Rivoluzione d’Ottobre. Le famigerate calunnie contro Trotskij sono solo la punta di un vasto iceberg di menzogne e falsificazioni che è stato fabbricato a tal fine.

Ma la crisi del capitalismo sta risvegliando una nuova generazione di lavoratori. In tutto il mondo si possono avvertire i primi tremori della rivoluzione. Leon Trotskij, quel grande combattente rivoluzionario, leader dell’Ottobre e martire della classe operaia, dedicò tutta la sua vita alla causa della classe operaia, alla lotta per il socialismo, per un mondo nuovo e migliore.

Voltiamo le spalle con disprezzo sulle calunnie dei nostri nemici. Rappresentano un decrepito e senile ordine sociale destinato a essere rovesciato. La nostra fede è nel futuro e la nostra visione è quella che ha ispirato Lev Davidovic Trotskij a scrivere il suo ultimo messaggio al mondo:

La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza, per goderla in tutto il suo splendore“- Lev Trotskij, Città del Messico, 27 febbraio 1940

Articoli correlati

La rivoluzione russa

Sono trascorsi cent’anni dal 1917, ma la rivoluzione d’Ottobre è tornata prepotentemente all’ordine del giorno. Nel 1917, gli operai ed i contadini russi guidati da Lenin e dal partito bolscevico, rovesciarono il governo dello zar, i proprietari terrieri, i banchieri e gli industriali e mossero i primi passi verso la trasformazione socialista della società.

La battaglia di Lenin e le Tesi di aprile

La discussione che ha attraversato il partito bolscevico nell’aprile del 1917 svolse un ruolo decisivo nel corso degli avvenimenti che condussero alla Rivoluzione d’Ottobre.

1917 – 2018: 101° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

Oggi, 7 novembre 1917 (25 ottobre per il calendario giuliano), 101 anni fa, i lavoratori in Russia abbattevano il capitalismo e conquistavano il potere, guidati dal partito bolscevico. Consideriamo la Rivoluzione d’Ottobre il più grande avvenimento della storia dell’umanità e la celebriamo consigliando la lettura di questo articolo di Lenin, pubblicato per la prima volta nel 1921.

Le “giornate di aprile”

Quando Lenin avvertì che nella rivoluzione le masse erano cento volte più a sinistra dei bolscevichi, a molti dovette sembrare solo una frase ad effetto.

1917: la formula esplosiva del “dualismo di potere”

La seconda puntata della serie di articoli sulla Rivoluzione d’Ottobre, che saranno pubblicati lungo tutto il 2017 su Rivoluzione. Segui anche www.marxismo.net per ulteriori approfondimenti.

Alla vigilia dell’insurrezione

Alla fine dell’estate del 1917 l’alta marea riprende a spingere in avanti il partito bolscevico. Il tentativo di colpo di Stato del generale Kornilov, spazzato via in pochi giorni dalla mobilitazione delle masse, lascia scoperto anche il governo Kerenskij, le cui complicità col generale sono evidenti.