“Maternità agile” – Ipocrita regalo ai padroni!

Nella manovra economica 2019 è stata approvata dalla Commissione bilancio alla Camera una misura voluta dalla Lega sul congedo di maternità, il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che spetta alle donne durante la gravidanza e il puerperio.

Se l’emendamento ottenesse l’approvazione del Parlamento, le donne potrebbero restare al lavoro fino al nono mese ed utilizzare i 5 mesi a disposizione dopo il parto. A valutare il loro stato di salute sarebbe un medico, come si trattasse di un comune raffreddore.

Questo congedo viene proposto in alternativa all’attuale, che prevede la sospensione obbligatoria dal lavoro due mesi prima del parto e nei tre successivi, oppure un mese prima e nei quattro successivi.

È chiaramente fuorviante pensare che potrà trattarsi di una libera scelta offerta alle donne. Non sarà sicuramente la valutazione del medico a condizionare la decisione ultima della lavoratrice di andare o meno a lavorare fino al nono mese di gravidanza, specie se neoassunta, dipendente di un’azienda in crisi o piccola, spesso priva di tutele.

Sono all’ordine del giorno le denunce di tantissime lavoratrici che subiscono vessazioni e discriminazioni per il semplice fatto di aspettare un figlio. La donna per i padroni diventa meno produttiva ed è spesso messa nelle condizioni di subire pressioni talmente forti da renderle impossibile conciliare la maternità con il lavoro, fino a costringerla alle dimissioni.

I casi di “mobbing post partum”, secondo l’Osservatorio nazionale mobbing, sono in continua ascesa: 4 donne su 10 sono state costrette a dare le dimissioni tra il 2013 ed il 2015: “Si tratta di lavoratrici che arrivano da realtà piccole o piccolissime, dove spesso il sindacato non è presente”, conferma il Centro Donna della Camera del Lavoro di Milano. Se si pensa che in Italia le piccole imprese (con meno di 50 addetti) rappresentano il 99,4% dell’intera struttura produttiva nazionale, è facile intuire che si tratta, a tutti gli effetti, dell’ennesima concessione data dal governo giallo-verde ai padroni per rendere le donne ancora più ricattabili.

Lo scopo è quello di minare la sacrosanta libertà, che spetta a ciascun individuo, di poter scegliere come conciliare la propria vita privata con quella lavorativa. Questo governo continua, in tal senso, a deludere le aspettative di quanti pensavano in un riscatto sociale. Basti pensare al famigerato Ddl Pillon, o al pesante attacco alla legge 104. L’obiettivo, ancora una volta, resta puntato verso quei lavoratori più fragili e ricattabili.

Dietro l’infelice definizione di maternità “agile” con questo emendamento l’unica agilità ce l’avranno le imprese nel gestire la vita delle neomamme lavoratrici!

La già abbondante raccolta di dati e statistiche dimostra a sufficienza che è l’ora di dire basta! L’unica possibilità che abbiamo è quella di mobilitarci contro questo governo per mantenere e piuttosto aumentare i nostri diritti come mamme, come lavoratrici e donne. Iniziative di lotta vanno promosse e sostenute dal sindacato, a partire dai luoghi di lavoro e dalle singole vertenze, affinché la lotta per i diritti delle donne diventi anche la lotta per i diritti di tutti i lavoratori.

Articoli correlati

Donne

Adelina è morta. Le sue idee meritano rispetto

Adelina Sejdini è morta. Si è lanciata da un ponte, non ce la faceva più a combattere, malata, la sua battaglia disperata per ottenere la cittadinanza italiana, lei che grazie al fatto di essersi ribellata ai suoi aguzzini aveva consentito l’arresto di 40 persone coinvolte nel racket della prostituzione e della mafia albanese.

Donne

194, una legge sotto attacco da 42 anni

A 42 anni dall’approvazione, la legge 194 è ancora lontana dalla piena applicazione e ancora oggi moltissime donne rischiano la vita per aborti illegali visto che più del 70 per cento tra medici e sanitari è obiettore e si rifiuta di esercitare l’interruzione di gravidanza. In queste ultime settimane, la giunta di destra dell’Umbria ha lanciato sulla pillola RU486 un nuovo attacco ai diritti delle donne.

Donne

Cooperative sociali e sfruttamento: il punto di vista di una lavoratrice

Pubblichiamo un’intervista ad una lavoratrice del settore delle cooperative sociali che si occupano di assistenza socio-sanitaria domiciliare e nelle residenze sanitarie, un importante contributo verso “Libere di lottare!”, il convegno

Donne

23 novembre – Donne ancora in piazza!

Il 23 novembre scenderemo nuovamente in piazza a Roma per la manifestazione nazionale “Siamo rivolta”, contro la violenza di genere. Che ci sia la necessità di mobilitarsi contro l’oppressione e le discriminazioni contro le donne ce lo ricorda ogni giorno la cronaca, in Italia e nel mondo.

Donne

Un 8 marzo di lotta più necessario che mai!

L’8 marzo ricorre la giornata internazionale della donna. Negli ultimi anni, questa giornata è tornata ad essere un momento di lotta e mobilitazione a livello nazionale e internazionale. Questo accade non solo perché la condizione delle donne in questi anni, e soprattutto con l’avvento della pandemia, è peggiorata, ma anche perché i diritti delle stesse sono sempre sotto continuo attacco.

Donne

Le donne discutono, si organizzano, lottano! Bilancio del nostro convegno sulla condizione femminile

Le 432 registrazioni e i 400 partecipanti fanno del convegno marxista sulla condizione femminile “Libere di lottare”, tenuto online il 6 e 7 marzo, un indubbio successo.