4 luglio 2016

Marxista-femminista?

È davvero necessario definirmi femminista per rendere chiaro il mio impegno rispetto all’emancipazione della donna, così come rispetto all’emancipazione della mia classe?

Credo che l’aggettivo femminista non aggiunga nulla alla mia ideologia. Semplicemente non è possibile essere marxista senza lottare per l’emancipazione delle donne lavoratrici e di tutti gli oppressi all’interno di questa società.

Potrei definirmi “marxista-femminista-antirazzista” o meglio ancora “marxista-femminista-antirazzista-ecologista”, per dimostrare che anche la lotta per il rispetto dell’ambiente, contro il razzismo, insieme alla lotta per l’emancipazione delle donne costituisce parte integrante della lotta per il socialismo.

Credo che l’aggiunta della parola “femminista” sia inutile e poco scientifica, aldilà del valore di propaganda che può avere.

In realtà, se non è ancora chiaro, si corre il rischio che l’uso di questo termine sia controproducente visto che, alcune idee di certe femministe (riconoscendo che esistono diverse correnti del femminismo) quale la discriminazione positiva in realtà giocano un ruolo di freno nello sviluppo del lavoro per l’unità della nostra classe e la lotta per il socialismo.

Senza dubbio ci sono marxisti che hanno un particolare interesse per il tematiche riguardanti le donne, così come ci sono marxisti che hanno un particolare interesse per l’ambiente e la questione nazionale, dal mio punto di vista sarebbe sbagliato, per suscitare questo interesse, esagerare la sua importanza rispetto all’insieme delle idee marxiste.

È chiaro che chiunque può descrivere la propria ideologia come meglio crede, ma non dimentichiamo che sono le loro azioni e non le loro parole ciò che davvero ne definisce il punto di vista politico. Per questo trovo sia un peccato che alcune persone (uomini e donne) che si definiscono di “sinistra” dimentichino questo principio di base della teoria marxista.

La precisione del linguaggio è importante (le parole sono importanti), ma altrettanto fondamentale è non dare eccessiva importanza alle parole e le etichette.

Alcune persone in buona fede dicono che il linguaggio “maschilista” è, ad un certo livello (in certa misura), una delle cause della oppressione delle donne e se gli scrittori (gli intellettuali) utilizzano un pronome femminile o indefinito con maggiore frequenza possono aiutare in qualche modo a porre fine all’oppressione delle donne.

Per i marxisti, la lingua “fallocentrica” non è che un riflesso dell’oppressione della donna nella società divisa in classe, non viceversa.

Invece di fare discorsi sul linguaggio, il marxismo è impegnato in una lotta pratica per estirpare l’oppressione della società alla radice.

È questa la reale differenza tra femminismo accademico e socialismo rivoluzionario.

Credo debba essere chiaro che una società senza classi è l’unica forma attraverso la quale possiamo eliminare l’oppressione della donna e i pregiudizi di genere.

Questo significa che dobbiamo rimanere in attesa che arrivi l’ora della Rivoluzione per creare una sensibilità sulla necessità di cambiare il linguaggio sessista che usiamo? NO.

Ma dobbiamo capire che i pregiudizi si combattono in maniera più efficace (senza alcun demerito alle campagne di sensibilizzazione sul problema dell’oppressione e mercificazione delle donne nella società fatta da alcune organizzazioni) attraverso l’unità della classe operaia nella pratica (attiva), sulla base di una posizione di classe comune (indipendentemente dal sesso, razza o sessualità) nella lotta quotidiana per la trasformazione della società.

Ad esempio, durante lo sciopero dei minatori in Gran Bretagna, le mogli dei minatori con i loro discorsi combattivi e il loro impegno nel reperire fondi per far fronte alla brutalità delle misure promosse da Margaret Thatcher, ottennero che le organizzazioni dei minatori, dominate da uomini, votassero per eliminare le connotazioni sessiste presenti nei propri opuscoli e documenti sindacali.

Le donne vennero percepite dai lavoratori come militanti proletari validi che esigevano rispetto e venivano trattate come loro pari. Un fenomeno simile c’è stato nel nostro Paese (il Messico), per esempio nel caso della polizia comunitaria (milizia popolare) guidata da compagne come Nestora Salgado.

Tale obiettivo non viene raggiunto semplicemente parlandone, ma attraverso la costruzione attiva di un’organizzazione di uomini e donne della stessa classe che lottano per i propri diritti.

È vero che le vessazioni e le molestie sessuali contro le donne sono una pratica culturale che ci ossessiona ogni giorno. Per strada, quando usiamo i mezzi pubblici, negli uffici, in un bar, università o di qualsiasi altro spazio pubblico o privato, siamo costantemente vittime di tali abusi.

Le tradizioni delle epoche passate pesano come un macigno nella società moderna.

Ma un opera di sensibilizzazione diviene efficace solo se fa parte di una massiccia campagna per fare realmente qualcosa che risolva il problema. Dobbiamo riconoscere che attualmente ci sono pochissimi esempi di campagne che affrontino alla radice e da un punto di vista di classe la causa di questi problemi.

Cerchiamo di spiegare che, se gli attacchi contro le donne si sono moltiplicati in tutto il paese, è stato il risultato del decomposizione del tessuto della nazione e la percezione diffusa che per mezzo del denaro e delle armi tutto è permesso a coloro che dispongono di tali risorse.

In breve, uniamo le nostre forze insieme a quelle di tutte e tutti coloro che vogliono lottare per un mondo migliore, ma abbiamo una posizione ben precisa verso quelle rivendicazioni democratiche borghesi tipiche di un approccio femminista borghese intellettuale.

E, ovviamente, dobbiamo stabilire un fronte comune nella lotta in cui devono essere inclusi tutte le compagne e i compagni, anche quelli che decidono, comunque, di definirsi femministe-marxiste, perchè in fondo tale denominazione non è altro che una tautologia.

Una tautologia forse valida per l’agitazione ma meno valida se ci si pone l’impegno di analizzare le cose in modo serio e coerente.

Non confondiamo il nemico, però ci sono anche donne borghesi che sfruttano donne proletarie. La nostra definizione politica è di classe, non di genere.

Vogliamo essere vive e a testa alta!

Abbasso il sistema capitalista che degrada la vita delle donne lavoratrici!

 

 

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