Mario Iavazzi – Il disorientamento della Cgil

Pubblichiamo l’intervento di Mario Iavazzi al Direttivo nazionale della Cgil del 23 luglio scorso.

Negli ultimi due Direttivi la Segretaria Camusso ha impresso un’accelerazione sul tema dell’europeismo. La Cgil è europeista convinta, dichiara. Non ho il tempo per concentrarmi sulla questione dell’Europa ma due cose intendo ribadirle rapidamente. Sono un’internazionalista convinto, penso che il sovranismo sia negativo per i lavoratori. Tuttavia la questione è molto concreta e dichiararsi europeisti oggi significa sostenere l’Europa del capitale e delle banche, le politiche di austerità imposte. Poco importa se ci si dichiara europeisti con qualche critica dal momento in cui l’UE è irriformabile. Europeismo, in un contesto di Europa su basi capitaliste, non è sinonimo di internazionalismo. Anche la posizione nei confronti dell’UE è questione di classe.

Faccio notare che guardare alle prossime elezioni europee con questo tipo di orientamento, come pure ha rilanciato la Camusso nella sua relazione, significa sostenere alle elezioni europee della prossima primavera il principale partito europeista italiano: il Partito Democratico.

In merito al prossimo governo mi pare che siano presenti in questo dibattito, molto schematicamente, due indirizzi. Il primo enfatizza il consenso che questo governo ha tra la nostra base, pone in evidenza presunti avanzamenti nel Decreto Dignità e cerca, nei fatti, una linea concertativa con questo governo e, in particolare, con i 5 Stelle. E’ un punto di vista di chi, magari, nei confronti delle precedenti esperienze di centro sinistra aveva un approccio maggiormente critico.

C’è poi l’orientamento di chi mette in luce maggiormente il lato razzista e reazionario, quello dei morti in mare, della violenza e dell’aggressività di Salvini, giungendo persino alla conclusione che ci troviamo di fronte ad un governo fascista. Il Decreto Dignità sarebbe solo un pasticcio, bisognerebbe cominciare a mobilitarsi contro le sue politiche razziste e contro le scelte sul lavoro, a partire dalla nuova introduzione dei voucher. E’ il punto di vista di tanti coloro che avevano un’attenzione particolare, diciamo così, nei confronti dei precedenti governi col Pd, magari delusi da Renzi, ma che ritengono si debba contribuire a mettere in piedi, per il futuro, un nuovo centro sinistra.

Io penso che entrambi gli indirizzi siano sbagliati. Non si tratta di contrapporre la vecchia concertazione col Pd a quella con Di Maio e viceversa. Concertazione che, peraltro, nessuno dei due schieramenti voleva, ieri e oggi. E men che nemmeno si può contrappore il Jobs Act al Decreto Dignità. E’ da combattere il razzismo e la guerra tra i poveri perseguita da questo governo ma i precedenti governi ne hanno spianato la strada. Ricordo lo speronamento all’imbarcazione di migranti di 20 anni fa col governo di centro sinistra.

Non si tratta di sminuire l’arroganza di questo governo, tutt’altro. E’ un nemico dei lavoratori, dei meno abbienti e del Sindacato in generale. Bisogna prepararsi ad una mobilitazione vera, uno scenario nel quale il conflitto e la lotta tornino ad essere protagonisti.

Non è affatto vero, tuttavia, come ha detto qualcuno prima di me, che abbiamo le carte in regola per essere credibili. I lavoratori non ci perdonano l’inadeguatezza del gruppo dirigente nel contrastare la Fornero, il Jobs Act e tutte le controriforme degli ultimi anni. E’ proprio questa una delle ragioni del grande disorientamento e della confusione nelle nostre fila. Solo se le nostre piattaforme torneranno ad essere comprensive e radicali, coniugando la lotta contro le politiche securitarie e razziste e contro la prossima legge di bilancio, che sicuramente svelerà con maggior chiarezza da che parte sta questo governo, con le rivendicazioni contro la Fornero, il Jobs Act e la precarietà, potremo sconfiggere la rassegnazione.

Sono d’accordo quando nella relazione si dice che questo tema, il rapporto col governo e le prospettive, sono così importanti che dovrebbero essere oggetto di riflessione nel congresso in corso. Purtroppo così non è.

Lo dico con chiarezza: la prima preoccupazione di tante Segreterie di categoria e territoriali, a tutti i livelli, è di impedire la possibilità a compagni e compagne del Documento “Riconquistiamo tutto!” di andare a presentare il documento. Lo si fa con ogni strumento, dall’interpretare in maniera “creativa”, diciamo così, il regolamento al cancellare costantemente assemblee dopo che si è indicato il nominato del presentatore del Documento 2, al sottrarre l’agibilità a delegati e delegati accreditati a presentare il documento. Vi faccio notare che il rapporto nell’apparato funzionariale in tutta l’organizzazione tra i due documenti è di 1 a 2-3000. Non permettere a presentatori indicati ad illustrare il documento di entrare nei posti di lavoro e nelle assemblee di base si traduce semplicemente nella scelta di non far vivere il documento congressuale che ho sottoscritto assieme ad altri, e nel non consentire il dibattito tra gli iscritti.

Un calendario congressuale che avrebbe dovuto prevedere un periodo più lungo nel quale svolgere le assemblee si base si sta concentrando alle ultime settimane. Tutta la discussione che si era sviluppata nella commissione per le regole congressuali sulla centralità della partecipazione degli iscritti al dibattito si sta trasformando in scarsa partecipazione al dibattito e alle assemblee congressuali e in attenzione solo ed esclusivamente al voto, attraverso qualsiasi modalità esso si possa raccogliere.

Temete il dibattito, vi preoccupa la discussione tra le lavoratrici e i lavoratori. è evidente. Vi faccio sommessamente notare che è un segno di grande debolezza questo. Un esito congressuale clamorosamente macchiato da questo tipo di impostazione fotograferà, ancora una volta, una situazione non reale. Nasconderà la distanza che c’è tra il gruppo dirigente della maggioranza della Cgil e i lavoratori, tra i vertici e la base. Nascondere i problemi non sono non li risolve, ma li accresce.

 

 23 Luglio 2018.

Articoli correlati

I lavoratori non hanno governi amici, è ora di lottare!

La lotta per salari dignitosi, contro le chiusure industriali e licenziamenti, contro la precarietà, per la sicurezza sul lavoro, per i servizi pubblici, richiede il protagonismo della classe lavoratrice e una sua completa indipendenza dall’attuale quadro politico. Altrimenti saremmo di nuovo alla riproposizione del “governo amico” che già ha fatto disastri per 25 anni. La storia ha già in più occasioni dimostrato che i lavoratori e i giovani di amici al potere non ne hanno.

Sull’assemblea nazionale dell’area “Il sindacato è un’altra cosa”

Pubblichiamo il contributo che come militanti e dirigenti di quest’area abbiamo distribuito all’assemblea del 13 novembre certi di poter offrire fondati elementi di riflessione sul futuro di questa area.

Facciamo ovunque come alla Castelfrigo

Venerdì 4 marzo presso la Camera del Lavoro di Modena si è tenuta un’assemblea pubblica organizzata dall’area di opposizione in Cgil “Il sindacato è un’altra cosa” di Modena dal titolo “Mai più schiavi” sulla importante lotta dei facchini della ditta Castelfrigo a Castelnuovo Rangone (Mo). Pubblichiamo di seguito la relazione introduttiva svolta dal compagno Diego Capponi Rls Flai-Cgil presso la ditta Suincom. Una relazione che descrive alla perfezione qual è la situazione nelle aziende del settore alimentare della zona. L’uso fraudolento di appalti e cooperative di comodo da parti delle grandi aziende del settore e ciò che ne consegue in termini di condizioni per i lavoratori.

Governo e padroni alzano il tiro: quando risponde la Cgil?

Giovedì 18 settembre i lavoratori dei Beni culturali di Roma del Colosseo e altri siti si sono riuniti in assemblea sindacale per discutere di mesi di straordinari non pagati e della carenza cronica di personale.

Cgil – Sulle pensioni una sconfitta annunciata

Il mese di novembre ha visto l’epilogo del confronto tra Governo e sindacati sul tema delle pensioni e i relativi provvedimenti da inserire nella Legge di Bilancio 2018. L’esito è noto: Cisl e Uil condividono le scelte, la Cgil no.
Un vero e proprio fallimento se si pensa che tutta la strategia della Cgil si basava su due assi centrali: l’apertura di credito al governo Gentiloni, che dopo Renzi aveva ricominciato a “dialogare” con le organizzazioni sindacali, e l’unità sindacale con Cisl e Uil.

Sanità privata: 5000 giorni senza rinnovo del contratto

Sono 13 anni che il contratto nazionale della sanità privata è fermo. Circa 300mila lavoratori del settore hanno gli stipendi bloccati al 2007, quasi 5000 giorni. Anni in cui la crisi economica e un’inflazione complessiva superiore al 15% hanno eroso i bilanci familiari.