28 giugno 2016

Facciamo saltare il tavolo col governo e lanciamo la mobilitazione!

L’intervento di Mario Iavazzi al direttivo nazionale Cgil del 25 giugno 2016

Volevo dare il mio contributo sulla vicenda UE/Brexit e una rapida analisi delle elezioni amministrative su cui, giustamente, la Segretaria si è concentrata in buona parte della sua relazione.

Visto il poco tempo a disposizione proverò ad accomunarne i tratti comuni.

Premetto subito che anch’io penso che la via nazionalista non porta nulla di buono per i lavoratori e i giovani. Il punto qui, però, è capire quali sono le ragioni di fondo che hanno dato luogo a questo esito. E su questo aspetto ritengo che dalle amministrative in Italia, dalle scadenze elettorali in tutta Europa e da questo referendum, aldilà delle dovute differenze anche significative tra loro, viene un messaggio chiaro: c’è un senso di rabbia contro il sistema e questa rabbia si esprime in qualunque modo, anche per via elettorale, a volte con l’astensionismo, delle volte a destra ed alcune altre a sinistra, laddove la sinistra viene vista come un’alternativa. La sostanza è proprio questa. La via nazionalista è reazionaria ma anche l’Europa capitalista, il capitalismo in generale, produce disastri, miseria e guerre.

Noi, e in generale la sinistra politica, vogliamo organizzare questa rabbia sociale o preferiamo fare gli spettatori magari lamentandoci di quanto sono reazionarie e razziste le posizioni che stanno prendendo piede? In Spagna domenica 26 Giugno ci sarà una nuova scadenza elettorale che dimostrerà che laddove c’è un fronte di sinistra come Unidos Podemos che, con tutti i limiti che ha, si pone in maniera più chiara contro le politiche di austerità e viene individuata come una forza politica antisistema, spazza via tutte le forze reazionarie e xenofobe.

Camusso ha fornito un dato molto interessante che non conoscevo. Pare che ci vorrebbero 1.000Mld € per garantire la stabilità economica nel nostro continente. Dunque è possibile garantire la stabilità economica e, dunque, la pace sociale nel capitalismo o no? A me sembra evidente che la risposta è negativa. È corretto dire che l’esito del referendum è frutto delle politiche di austerità dell’UE, della BCE e dei diversi governi europei. Ma sono possibili politiche sociali su basi capitaliste?

Inequivocabilmente no.

Mi stupiscono molto alcune considerazioni ascoltate nell’intervento della Camusso. La segretaria dice che tutte le forze alla sinistra del Pd sono state sconfitte dalle elezioni e sono fallimentari. Ma non ha nemmeno citato il caso Napoli, non l’ultimo Comune d’Italia. È evidente che le forze che si dichiarano alla sinistra del Pd ma poi non perdono occasione per proporre fronti e alleanze con questa forza non sono affatto un’alternativa. E questo però, non è un caso che non sia successo a Napoli. Io non sono un ultrà di De Magistris, ma è chiaro che quel candidato, peraltro già Sindaco, si è posto in opposizione a Renzi, ha aperto alla partecipazione, quella vera, ha coinvolto associazioni, giovani, militanti il cui avversario politico sono stati il Pd, la destra e le organizzazioni criminali. La Cgil dovrebbe guardare con interesse a quello che sta avvenendo a Napoli.

Sulle questioni più politico sindacali. Nell’ultimo Direttivo Nazionale la Camusso aveva preso l’impegno di giungere ad un bilancio del confronto col Governo entro metà giugno. Ma di questo ancora non è dato discutere e anche oggi la posizione è interlocutoria.

Oggi, in qualche intervento, si dice sia persino positivo che il governo non abbia alcuna intenzione di sottoscrivere accordi con le organizzazioni sindacali, così noi possiamo dire ciò che ci convince di più, quello che ci convince meno e ciò che non condividiamo. A parte il fatto che, partecipare ad una trattativa con la certezza che la controparte non sia interessata ad arrivare ad un accordo, non è un gran punto di partenza, vuol dire semplicemente che non vuole prendere impegni.

La realtà è che quel tavolo discute della piattaforma del Governo, non quella dei Sindacati. Sul tema delle pensioni, inoltre, proprio non ci si può permettere di essere ambigui. I lavoratori, tutti, hanno ancora nella loro memoria ciò che la Cgil non ha fatto contro la legge Fornero. Uno strappo difficilmente ricucibile. Se passa il messaggio che la Cgil fa aperture su proposte del governo che attaccano per l’ennesima volta il sistema pensionistico perché, diciamolo compagni, di apertura è stata aldilà delle chiarificazioni successive, è un disastro. Un governo che sta lanciando un nuovo business per il sistema delle banche attraverso provvedimenti che legano l’anticipazione a mutui.

Della serie: pagatevi la pensione!

Per i lavoratori la necessità è la cancellazione della Fornero e, dunque, non dovremmo avere alternative: facciamo saltare il tavolo e lanciamo la mobilitazione partendo da questa rivendicazione. Capisco che il problema è il rapporto con Cisl e Uil, ma ancora una volta decidiamoci: stiamo con i lavoratori o con i gruppi dirigenti di Cisl e Uil?

Sui contratti. C’è una necessità impellente di unificare le lotte e dargli una continuità, di alzare il livello dello scontro. In diverse categorie sono stati proclamati scioperi: pubblico impiego, grande distribuzione, metalmeccanici ecc.., scioperi anche molto riusciti, ma non c’è una continuità. Nei posti di lavoro dopo 1-2 mesi dall’ultimo sciopero non gli andiamo a dire che strategia abbiamo, nulla di più sbagliato. Davvero poco utile diventa l’attivo unitario del 12 luglio senza che sia stata lanciata una lotta vera, da subito, non alle calende greche.

Infine, mi rivolgo ai compagni che giustamente stanno chiedendo al Direttivo di esprimerci per un No chiaro al Referendum Costituzionale di Ottobre. E’ la ragione per cui, come Sindacato è un’altra Cosa, da soli purtroppo, ci siamo opposti all’ordine del giorno che all’ultimo Direttivo è stato presentato e votato su questo tema. Un ordine del giorno che si schierava per un’ambigua e semplice critica senza esprimersi con chiarezza. Confindustria, il suo punto di vista, non si pone il problema ad esplicitarlo.

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