25 Settembre 2017

Manifestazioni di massa in tutta la Catalogna

Questa mattina, Domenica 24 settembre, ci sono state manifestazioni di massa in tutta la Catalogna. A Barcellona c’erano migliaia di persone. E’ un evento molto significativo, dal momento che questo era il fine settimana della Mercé, una festività molto importante in Catalogna, per cui era lecito aspettarsi poca partecipazione. E invece, anche durante le celebrazioni e i concerti organizzati per la festa si sentivano cori spontanei scandire “Andremo a votare!” e “Indipendenza!”. Durante le manifestazioni sono state installate nelle piazze delle stampanti per produrre materiale elettorale (che è stato in questi giorni uno degli obiettivi più colpiti dalla repressione poliziesca). Oggi sono state distribuite un milione di schede elettorali (anche se nei giorni scorsi la polizia ne ha requisiti diversi milioni). Sono state formate grandi squadre di attacchinaggio, anch’esse nei giorni scorsi oggetto della repressione, e adesso ci sono strade che sono interamente coperte da manifesti e striscioni a favore del referendum. L’asse portante della propaganda adesso sono decisamente le questioni della liberta, della democrazia e della repubblica, insieme alla giustizia sociale e al cambiamento sociale. I tradizionali temi del nazionalismo, come la lingua, la cultura, la storia ecc. sono virtualmente scomparse. Persino Barcellona en Comù, il cartello elettorale che sostiene il sindaco Ada Colau, e altre forze della sinistra che finora sono state reticenti nei confronti del referendum, stanno esponendo manifesti contro la repressione e che invitano al voto.

In serata si è svolta all’Università occupata un’assemblea sul femminismo e l’emancipazione delle donne nella nuova repubblica, a cui hanno partecipato centinaia di persone. L’occupazione è guidata da organizzazioni giovanili indipendentiste vicine al CUP e partito di sinistra ERC.

Si sta inoltre intensificando la richiesta di uno scioero generale. La sezione catalana di Podemos ha fatto un appello alle maggiori confederazioni sindacali, CCOO e UGT, perché si uniscano allo sciopero del 3 Ottobre. La richiesta dello sciopero generale è diventata una parola d’ordine chiave della propaganda del CUP. Allo stesso tempo, il vice presidente catalano Junqueras, del partito di sinistra ERC, ha fatto un appello rivolto a tutti i democratici di Spagna per lottare a favore dei diritti dei catalani e di cogliere questa opportunità per lottare per un cambiamento generale in tutta la Spagna, esclamando “Viva la Spagna democratica!”.

Gli eventi e le coscienze si stanno muovendo velocemente. Capita di produrre degli opuscoli al mattino, basati sulle prospettive e le rivendicazioni più radicali del movimento (e quindi minoritarie), e alla sera quelle stesse rivendicazioni sono diventati maggioritarie.

Un episodio a cui ho assistito chiarisce bene la situazione: io e il compagno Paolo Tomaselli eravamo vicini a delle anziane signore (non certo tenaci militanti) e le sentivamo discutere e chiedersi dove fosse in questo frangente l’Unione Europea. Paolo allora è intervenuto dicendo che non avremmo dovuto aspettarci nulla dalla UE, perché ci avrebbero trattato come la Grecia nel 2015. E invece di respingere questo argomento, come capitava prima, la signora ha detto “Si è vero! Faranno lo stesso! Possiamo contare solo sulle nostre forze!”.

Più si rafforza il movimento delle masse nelle strade, più queste prendono fiducia in se stesse, più la Generalitat sente il terreno mancare sotto i suoi piedi. Il partito di centro-destra PDeCAT ha sottoscritto una dichiarazione a favore di un referendum legale e ha fatto alcune dichiarazioni ambigue sulla possibilità di una secessione unilaterale dopo il 1 ottobre. Vorrebbero tanto tornare indietro ma la spinta delle masse ormai è troppo forte. Il Mossos, la polizia catalana, ha subito pressioni per sottomettersi al comando della Guardia Civil spagnola. Hanno detto che rispetteranno gli ordini della magistratura spagnola ma che non accetteranno un nuovo comando centralizzato. E’ stata una mossa stupida da parte dello stato centrale, e farebbero meglio a fare marcia indietro.

Ci sono stati importanti sviluppi anche nel resto della Spagna. Podemos ha lanciato una “assemblea dei parlamentari” (sul modello di un precedente del 1917), che si è riunita oggi per chiedere un referendum “legale” per la Catalogna e le dimissioni di Rajoy. Pablo Iglesias, che finora era stato molto critico nei confronti del referendum unilaterale, ora chiede al governo di “lasciare che il popolo catalano si esprima”. A questa assemblea hanno partecipato non solo Podemos, Isquerda Unida e i loro alleati locali, ma anche il partito della destra nazionalista basca PNV e i nazionalisti catalani. Anche il PSOE è stato invitato ma ha deciso di non partecipare. I socialisti stanno subendo un sacco di pressioni, soprattutto da parte della loro sezione catalana (il PSC), che si è opposto, solo verbalmente, alla repressione con termini molto duri. Bisogna qui ricordare che l’attuale governo di minoranza del PP è il prodotto di un patto fortemente instabile tra il partito di destra Ciudadanos e il PSOE (una scelta che portato quest’ultimo ha subire una forte scissione). Il governo si basa pesantemente anche sui nazionalisti baschi del PNV, che però adesso stanno subendo anche loro forti pressioni per rompere con Rajoy e sostenere la causa dei catalani.

L’assemblea si è conclusa con un incidente davvero spiacevole. Infatti il palazzo in cui si svolgeva è stato circondato da 200-300 teppisti di estrema destra che hanno tentato di bloccare le uscite. La polizia non ha fatto nulla per fermarli e i delegati hanno dovuto lasciare l’assemblea sotto la minaccia e le urla di questi fascisti. Podemos e Isquerda Unida hanno detto che questa è stata la conseguenza della mancanza di forze di polizia, dirottate in massa in Catalogna. Ma è un argomento falso! E’ stata invece una mossa calcolata dallo stato, che spesso usa questi teppisti di destra contro i militanti e le organizzazioni della sinistra. L’unico modo per proteggersi da queste aggressioni e auto-organizzare le proprie forze di autodifesa militante, non certo chiamare la polizia. Il CUP è riuscito a impedire un raid della polizia nei suoi uffici il 20 settembre, facendo appello ai propri militanti e ai simpatizzanti a scendere in piazza in massa. E Podemos deve fare lo stesso!

 

Catalogna: si diffondono Comitati in difesa del Referendum

Ieri mattina (Venerdì 22 settembre) migliaia di studenti dell’Università di Barcellona, che insieme allo staff stanno portando avanti uno sciopero generale a oltranza, hanno occupato lo storico edificio nel centro della città in protesta contro la repressione e in difesa del referendum.

I manifestanti del corteo di Venerdì per il rilascio dei detenuti politici hanno dormito davanti alla Corte Suprema. E’ significativo che in tantissimi quartieri, università e citta, si stiano formando Comitati in difesa del Referendum. Ieri sera, si è svolta anche una manifestazione di massa promossa dalla CUP a Sabadell, a cui hanno partecipato migliaia di persone. Non sono stato alle manifestazioni del partito di centro-sinistra ERC o dei conservatori del PDeCAT, ma dubito che siano in grado di riempire una piazza di una città come Sabadell.

Il discorso migliore fino a qua è stata fatto dalla segretaria del CUP Anna Gabriel, che ha parlato della necessità di dare alla Repubblica un chiaro carattere di classe e rivoluzionario, di sviluppare una rete dei comitati di difesa contro la repressione, e di costruire uno sciopero generale per il 3 ottobre (a cui ha già aderito la CGT). Ha detto anche chiaramente che per lei quello del 1 ottobre non sarà un semplice atto di protesta ma un referendum vincolante, per cui se vince il SI la Repubblica dovrà essere dichiarata immediatamente. Ha anche gettato un guanto di sfida a Podemos e al resto della sinistra spagnola, dicendo che lo stato non è riformabile, che ogni discorso su eventuali futuri patti è irrealistico e che dovrebbero sostenere il referendum vincolante e unilaterale.

Nella notte si è svolta un’altra grande protesta, con la gente che picchiava sulle pentole per fare rumore, mentre il governo continua ad ammassare agenti della polizia e della guardia civil in tutta la Catalogna. I colpi inferti dallo stato hanno minato alle basi e gettato nella confusione la Generalitat. Il compito più urgente adesso è quello di far crescere e coordinare il movimento dei comitati in tutta la Catalogna, facendoli diventare una fortezza del referendum, contro la repressione e contro l’indecisione e la debolezza del governo catalano.

Nota: Questa mattina (Sabato 23 settembre) il governo centrale ha provato ha prendere il controllo del Mossos d’Esquadra, la polizia catalana (che è molto potente e svolge la maggior parte dei compiti di polizia in Catalogna, compreso l’anti-terrorismo) sottomettendola a un comando centrale guidato da un generale della Guardia Civil, allo scopo di sopraintendere tutte le operazioni volte a fermare il referendum. Il governo catalano si è rifiutato, così come il comando dei Mossos, definendo il tentativo una violazione dell’autonomia catalana.

Vedremo gli sviluppi, ma è chiaro che si è trattato di una mossa stupida da parte dello stato centrale poiché i Mossos fino a qua hanno collaborato, per quanto controvoglia, con le operazioni di repressione, dandogli una parvenza meno indigesta agli occhi delle masse. E’ stata una provocazione che non farà altro che generare tensioni all’interno dell’apparato dello stato, facilitando la politicizzazione della polizia catalana, e finendo per radicalizzare ancora di più le masse. Cosa accadrebbe se la polizia ricevesse ordini contraddittori, dalla Guardia Civil e dalla Generalitat, che sono entrambi suoi superiori?

Articoli correlati

Catalogna – La frusta della reazione fa ripartire le proteste repubblicane

L’altro ieri, 14 ottobre, la Corte suprema spagnola ha condannato dodici prigionieri politici catalani coinvolti nel referendum dell’ottobre 2017, tra cui nove ex ministri, il Presidente del parlamento catalano e due leader della società civile molto popolari. La sentenza ha scatenato una reazione immediata da parte delle masse catalane, che sono scese in piazza in gran numero.

Le prossime elezioni e la crisi politica in Spagna

Per la quarta volta in meno di quattro anni, gli spagnoli si preparano a tornare alle urne, il 10 novembre prossimo. Il paese ha assistito a un’instabilità politica senza precedenti nell’ultimo periodo poiché la polarizzazione sociale e l’estrema frammentazione del parlamento hanno reso praticamente impossibile formare governi duraturi. Alla radice questa turbolenza c’è la radicalizzazione della società spagnola in seguito alla crisi economica.

Spagna – Sciopero per il giorno della donna: “quasi una rivoluzione”

Quello che è successo in Spagna durante la giornata internazionale della donna lavoratrice è stato significativo. Un commentatore del quotidiano di Barcellona el Periodico lo ha definito “più che uno sciopero, quasi una rivoluzione”. Oltre 6 milioni di lavoratori, principalmente donne ma anche uomini, sono scesi in sciopero.

Catalogna: il 21 dicembre lottiamo contro l’articolo 155 e il regime del 1978 – Repubblica, socialismo, internazionalismo

Questa dichiarazione è stata redatta dai compagni della sezione Catalana della Tendenza Marxista Internazionale, Revoluciò.
Sottolinea l’appoggio dei nostri compagni in Catalogna per la CUP nelle elezioni regionali catalane “illegittime e imposte”del 21 dicembre, per minare il regime del ’78, e traccia gli obiettivi da raggiungere per il movimento per una Repubblica Catalana.

Spagna – L’accordo elettorale tra Podemos e IU scatena l’entusiasmo popolare e provoca il panico del regime

Il 9 maggio scorso è stato concluso l’accordo elettorale tra Podemos e Izquierda Unida (IU) per correre uniti alle elezioni del prossimo 26 giugno, insieme alle liste collegate in Catalogna, Galizia e Comunità Valenciana.

Spagna: la crisi del Partito Socialista apre la strada ad un governo di destra

La crisi del Partito socialista spagnolo (PSOE), che si è aperta conun colpo di mano contro il suo leader Pedro Sanchez, si è risolta nel fine settimana con una vittoria decisiva dei golpisti. Questo apre la strada ai vincitori, riuniti intorno al presidente dell’Andalusia, Susana Diaz, e consente la formazione di un governo di destra del Partito Popolare.