10 Marzo 2022 Marzia Ippolito

L’Unione Europea “green” si butta sul nucleare

Con grande soddisfazione del ministro per la Transizione Ecologica Cingolani è stata finalmente inserita in Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Lo stesso Cingolani dichiara che “questo voto del parlamento segna una giornata epocale”. Insomma con questo atto il parlamento dimostrerebbe la sua grande sensibilità al tema. Si sprecano le lodi e i media si spellano le mani applaudendo ad un governo così tanto verde!

In realtà dietro queste operazioni ipocrite emerge che il verde a cui tiene Cingolani è solo quello dei quattrini delle aziende private e del nucleare che, insieme al gas (sul quale nei prossimi anni l’Eni prevede un aumento delle estrazioni pari al 4%), è stato inserito nella lista delle fonti energetiche sostenibili. Questa lista, denominata “tassonomia verde”, non ha un’importanza meramente terminologica, perché è in base ad essa che i privati hanno accesso ai fondi green. Ora questa tassonomia consentirà di costruire nuove centrali nucleari fino al 2045. è quindi sul nucleare – assieme al gas fossile! – che la UE vuole puntare per raggiungere i suoi tanto strombazzati obiettivi di zero emissioni entro il 2050…

La Francia, il primo produttore d’Europa di energia nucleare con i suoi 56 reattori, non a caso è il paese che ha guidato il gruppo dei favorevoli all’inserimento del nucleare tra le fonti energetiche eco-compatibili, ma l’Italia non è stata a guardare. Cingolani negli scorsi mesi ha fatto diverse dichiarazioni a favore del nucleare di ultima generazione, riaprendo un dibattito che per ben due volte è stato chiuso dai risultati incontrovertibili di ben due referendum. Il primo NO al nucleare in Italia è arrivato nel 1987, subito dopo la tragedia di Chernobyl e a seguito di una mobilitazione di massa. Il secondo nel 2011, a tre mesi dall’incidente di Fukushima in Giappone e giusto in tempo per evitare un accordo a perdere per l’acquisto di quattro reattori prodotti dalla francese Areva, fallita qualche anno dopo.

La fissione nucleare è energia pulita?

L’energia prodotta dalle centrali nucleari non produce anidride carbonica, ma questo non la rende automaticamente una fonte eco-compatibile. Il nucleare non è energia pulita neanche se prodotta dai reattori di ultima generazione, che rappresentano una minoranza estrema di quelli attivi su scala mondiale. La maggioranza delle centrali nucleari in funzione sono di prima e seconda generazione, adoperano tecnologie vecchie di decenni in impianti obsoleti e poco efficienti.

In parte è fuorviante anche la differenziazione tra reattori in base alla tecnologia impiegata. La suddivisione in prima, seconda, terza e in ultimo quarta generazione ha essenzialmente lo scopo di creare un consenso intorno alla produzione di energia nucleare minimizzandone i rischi. I reattori di quarta generazione, peraltro, sono da decenni allo studio, ma non hanno ancora superato la fase di progettazione. Gli avanzamenti fatti riguardano principalmente gli aspetti di carattere ingegneristico e tecnico, ma non modificano la fisica del reattore, che è la stessa da 60 anni e si basa sulla fissione. Il processo di generazione dell’energia tramite fissione produce però delle scorie, che sono il principale materiale gravemente dannoso per la salute di questa fonte energetica.

Il problema delle scorie pone almeno due questioni: la prima riguarda i tempi di dimezzamento della radioattività del materiale di scarto, che in molti casi viene stimato in migliaia di anni; la seconda riguarda lo smaltimento. Le scorie altamente radioattive andrebbero infatti stoccate in depositi geologici profondi che però nessun paese, eccezion fatta per la Finlandia, ha ancora individuato. Il risultato è che la maggior parte delle scorie prodotte finora nel mondo si trova in depositi temporanei, che aumentano i rischi di contaminazione e i costi di mantenimento. In Italia sono attualmente presenti 31 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, in parte prodotti dalle attività industriali e ospedaliere e in parte residuo delle centrali nucleari chiuse più di trent’anni fa, collocati in 24 impianti distribuiti in 16 regioni e la Sogin, ovvero la società statale che avrebbe dovuto gestirli, sta per essere commissariata per la sua inefficienza.

Esistono siti di stoccaggio come quello di Saluggia in Piemonte, situato in una zona ad alto rischio idrogeologico, a 30 metri dalla Dora Baltea e sopra la falda acquifera del Monferrato; o come quello di Statte, in provincia di Taranto, da anni in stato di abbandono, dove sono stati scoperti 3.000 fusti non registrati e molti degli altri contenitori sono deteriorati.

Oltre al problema delle scorie, non possono essere dimenticati i rischi legati al nucleare, come dimostra l’incidente del 2011 di Fukushima, del quale a distanza di più di dieci anni si stanno ancora gestendo le conseguenze ambientali.

Quale alternativa?

I governi d’Europa si stanno interessando al nucleare non per sentimenti ambientalisti, ma per via del rincaro dei prezzi dell’energia. Il fatto che cerchino di risolvere il problema investendo non nelle fonti rinnovabili (solare, eolico, pompe di calore geotermico, ecc.), ma in una tecnologia antiquata, dispendiosa, pericolosa e dannosa per l’ambiente come la fissione nucleare, dimostra tutto il fallimento del sistema capitalista nel affrontare la questione ambientale.

Le manifestazioni dei Friday For Future hanno imposto la discussione sul futuro del pianeta, ma a distanza di anni dalle prime proteste nulla è stato fatto e ormai il tempo è poco. L’Unione Europea dovrebbe dirottare una parte consistente dei suoi finanziamenti, o quantomeno tutti quelli che destina alla fissione nucleare, prioritariamente alle fonti energetiche rinnovabili, come il solare e l’eolico. In più esistono in prospettiva ulteriori possibilità. Recentemente sono stati pubblicati i risultati promettenti di alcuni test di laboratorio sulla produzione di energia tramite fusione nucleare. Si tratta di energia pulita che viene generata attraverso la fusione di atomi leggeri (come l’idrogeno) che da questo processo generano energia senza produrre sostanze di scarto. Investire adeguatamente nella ricerca sulla fusione sarebbe quindi estremamente importante sul lungo termine, ma come dimostrano le scelte sulla tassonomia verde, la UE non lo farà.

Mai come oggi la tutela dell’ambiente e la ricerca scientifica sono in contrasto con il capitalismo. Non abbiamo tempo per salvare il pianeta sotto il capitalismo, ma abbiamo il tempo per portare avanti una rivoluzione e creare una società in cui possa essere raggiunto un equilibrio tra uomo e ambiente.

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