17 luglio 2018

Londra – Il corteo di massa contro Trump svela i veri rapporti di forza nella società

A Londra, in una fatidica data come quella di venerdì 13, Donald Trump è stato accolto da una delle più grandi manifestazioni del Regno Unito dai tempi della guerra in Iraq del 2003: 250.000 persone. L’enorme dimensione di questa protesta è un’indicazione dell’ambiente reale di rabbia e di ribellione che esiste all’interno della società britannica oggi.

Gli attivisti di Socialist appeal (la sezione britannica della Tendenza marxista internazionale) si sono uniti a centinaia di migliaia di manifestanti in corteo a Londra per opporsi alla visita di Trump e per denunciare le idee e le politiche reazionarie che rappresenta.

La partecipazione massiccia- e la diversità dei presenti – sono un’indicazione di quanto siano reazionari i comportamenti di Trump e dell’indignazione generalizzata che questi ultimi provocano.

Diciamo no alla “relazione speciale”

Nelle scorse settimane, dopo la manifestazione rabbiosa di 15.000 persone che ha attraversato Londra organizzata dalla brigata #FreeTommyRobinson (“Liberate Tommy Robinson”, fondatore dell’English Defence League, formazione di estrema destra, ndt), alcuni a sinistra si sono comprensibilmente preoccupati per una possibile crescita dell’estrema destra. Questa enorme e storica protesta contro Trump, tuttavia, ha dimostrato senza dubbio dove si trova il vero equilibrio delle forze nella società.

Il corteo è iniziato presso la sede della BBC a Portland Place, con la folla che ha quasi raggiunto Regents Park mentre il corteo partiva. La manifestazione ha in seguito attraversato le strade del centro di Londra, prima di terminare con un comizio a Trafalgar Square, dove un numero di persone ancora maggiore si sono aggregate alla fine dell’orario di lavoro.

Fra gli oratori al comizio conclusivo c’erano il leader laburista Jeremy Corbyn, il deputato David Lammy e Owen Jones (editorialista del Guardian, ndt) – uno dei principali organizzatori dell’evento.

Il discorso di Corbyn, in particolare, è stato accolto da un enorme applauso dalla folla. Il suo messaggio di solidarietà ai partecipanti al corteo era in netto contrasto con la riverenza ossequiosa, il tappeto rosso e la pompa cerimoniale offerti all’odioso presidente degli Stati Uniti da Theresa May e dai suoi sodali dell’establishment.

In effetti, dal corteo è emerso un ambiente anti-Tory diffuso, che si è ravvivato dopo la gestione caotica delle trattative sulla Brexit da parte di May all’interno del suo stesso partito nei giorni scorsi. Questo, naturalmente, a sua volta si aggiunge agli anni del brutale governo Tory, che ha visto il declino del tenore di vita per lavoratori, giovani e poveri.

Molti in corteo erano giustamente arrabbiati per il fatto che il Primo Ministro avesse accettato di incontrare il suo omologo americano, data la sua politica crudele di separare le famiglie di migranti e detenere i minori in apposite gabbie. Ma simili insensibilità e mancanza di pietà umana saranno state fin troppo familiari per May, che sulle politiche dell’immigrazione si è comportata allo stesso modo durante la sua permanenza al Ministero dell’Interno.

Questo è ciò che la “relazione speciale” significa in realtà per la classe dominante britannica e i suoi rappresentanti – il desiderio di emulare gli aspetti più reazionari della politica della sua ex colonia, ora diventata dominatrice imperialista.

 

Illusioni liberali

Tutti gli oratori del comizio conclusivo erano accomunati dall’odio nei confronti dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Ma sfortunatamente ciò non si è riflesso in nessun appello unitario all’azione. Piuttosto, ciò che è rimasto ai manifestanti al ritorno a casa è semplicemente un generale sentimento anti-Trump.

La mancanza di un’alternativa era inoltre evidenziata dalla varietà di slogan e cartelli presenti al corteo. Molte persone portavano cartelli in appoggio a esponenti democratici come Hillary Clinton e Barack Obama – e persino a Oprah Winfrey. Altri confondevano l’opposizione a Trump con l’opposizione alla Brexit. Alcuni hanno sfruttato l’opportunità del corteo per gridare slogan riguardo a questioni certamente importanti come i cambiamenti climatici o la crisi in Medio Oriente.

È chiaro che, per alcuni, c’è la convinzione che il caos che osservato in tutto il mondo sia semplicemente causato un uomo orribile. “Se solo avessimo qualcuno un po’ più “presentabile” come Clinton o Obama; se solo fossimo rimasti nell’UE; se solo non avessimo i malvagi Tories: questioni perniciose come il razzismo, il sessismo, i cambiamenti climatici, la guerra e l’austerità non esisterebbero.”

Ma la realtà è che Trump (e la Brexit) sono il risultato di decenni di insuccessi da parte del cosiddetto “centro” e delle loro politiche filocapitaliste – politiche che sia Obama e Clinton (negli USA) che i liberaldemocratici e i seguaci di Blair (nel Regno Unito) hanno condiviso.

Nessuna di queste figure prominenti dell’establishment liberale può fornire una risposta alla crisi capitalista in corso e alla disuguaglianza che essa genera; né rispetto alle questioni importanti del sessismo, del razzismo e dell’oppressione. Va ricordato, per esempio, che il movimento Black Lives Matter è scoppiato sotto la presidenza di Obama.

Allo stesso modo, la guerra in Medio Oriente e il problema dei cambiamenti climatici derivano anch’essi da quello sistema capitalista e imperialista che le figure liberali come Obama e Clinton difendono e promuovono vigorosamente . Non sono solo il risultato di una mancanza di moralità e dell’interesse personale di un uomo (anche se il comportamento da elefante in una cristalleria di Trump esacerba certamente l’instabilità e la turbolenza che il capitalismo genera).

Distruggere lo status quo

Ciò serve a dimostrare perché lo slogan in prima pagina di Socialist Appeal (il giornale dei marxisti britannici – “Combatti Trump. Combattere il capitalismo “- sia corretto. Come affermava lo striscione degli attivisti rivoluzionari presenti nel corteo, “Trump è il sintomo; il capitalismo è la malattia; il socialismo è la cura” (vedi foto).

La risposta, quindi, non sta semplicemente nell’avere al governo una persona “più gradevole”. Al contraio, i lavoratori e i giovani hanno bisogno di prendere il potere nelle loro mani rovesciando questo sistema marcio e distruggendo lo status quo.

Sbarazzarsi di Trump non impedirà che altri della sua stessa risma arrivino al governo in futuro, né cambierà significativamente la vita di quelli (sia negli USA che nel Regno Unito) che sono maggiormente oppressi da questo sistema.

Solo unendo i lavoratori attorno a un obiettivo rivoluzionario – l’abolizione del sistema capitalista che ci divide e ci sfrutta – vedremo la fine del caos, del razzismo, del sessismo e delle politiche reazionarie che Trump difende e rappresenta.

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