6 settembre 2016

Lo scippo del lavoro: volontari al posto dei lavoratori sulle ambulanze del 118

Dal 1 agosto, a Ferrara, una quota dei servizi del 118, finora svolti dai lavoratori di una Cooperativa in convenzione, è stata affidata ad una associazione di volontariato. Per risparmiare, infatti, l’Ausl ha deciso di rivolgersi ad una delle tante associazioni di soccorso che dispongono di volontari (cioé lavoratori gratuiti di scarsa preparazione e inesistente consapevolezza civica e politica). Risultato: 12 nuovi disoccupati. I lavoratori hanno ovviamente reagito, interpellando Cisl e Cgil, ma incappando così in burocrati che non hanno nessuna intenzione di inimicarsi le potentissime associazioni del volontariato con le quali, tra l’altro, sono colluse. La FP-Cgil ha preso una posizione fintamente radicale, ma leggendo tra le righe dei comunicati si possono facilmente riconoscere i classici bizantinismi lessicali che servono solamente a gettare fumo negli occhi dei lavoratori. Si è indetta una inutile petizione on-line fuori tempo massimo, si è disquisito tra “vero” e “falso” volontariato, si è promessa una opposizione all’ipotesi improbabile che una parte dei servizi 118 possano essere svolti da dipendenti della Ausl con ore straordinarie di servizio volontario e, dulcis in fundo, si è arrivati addirittura a far esprimere a un gruppo di lavoratori la solidarietà a Lega Coop, a loro dire danneggiata dalla decisione dell’Ausl (sic!). Il tutto per non affrontare la scottante contraddizione che vede il mondo del volontariato proporsi in maniera sempre più evidente ed attiva come fornitore di manodopera gratuita, in particolare nei servizi sanitari e secondariamente in quelli socio-assistenziali.

Al di là dei tentativi di Ausl e sindacati confederali di confondere le carte, anche a Ferrara è esplosa in maniera imbarazzante la questione paradossale esistente in Italia: le strutture del volontariato vengono ingaggiate per scalzare le cooperative sociali dalla gestione di quei servizi (ad es. i trasporti) a loro affidati in appalto, dopo che queste erano state a loro volta utilizzate per rimpiazzare il personale dipendente pubblico. Un processo a tappe che avanza da decenni, oggi accelerato dalla logica dei tagli e delle esternalizzazioni, nel silenzio complice di stampa e classe politica, e che rappresenta un tassello importantissimo della privatizzazione della sanità e dello sfruttamento del lavoro, con abituali episodi di lavoro nero. Basti pensare che secondo l’ultima indagine Istat sul settore, oltre il 70% del personale sulle ambulanze è costituito da volontari (con una formazione di appena 120 ore circa!). Il resto, poi, è formato prevalentemente da volontari assunti in maniera precaria con sistemi discrezionali e clientelari, e, in determinati casi, spremuti con straordinari non pagati figuranti come “turni di volontariato”.

L’unica risposta da dare, oltre alla solidarietà ai lavoratori scaricati senza complimenti per speculare sulla pelle degli utenti, è quella di proporre una lotta generalizzata per una sanità pubblica, gratuita e di qualità, per spazzare via le burocrazie sanitarie ed estromettere le grandi organizzazioni del volontariato in sanità, che altro non sono se non potenti consorterie e serbatoi elettorali al servizio della classe dominante, da sempre funzionali ai processi di privatizzazione.

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