6 febbraio 2016

Lo sciopero generale del 4 febbraio: il ritorno della lotta di massa in Grecia

Lo sciopero generale di giovedì 4 febbraio rappresenta un importante sviluppo politico e segna una nuova tappa nella lotta di classe. Ma quali dovrebbero essere i prossimi passi del movimento?

Contadini, lavoratori autonomi, pensionati e gli strati più poveri della società si sono tutti riuniti in un fronte di lotta di massa in tutto il paese nello sciopero generale del 4 febbraio.

Lo sciopero 24 ore di oggi convocato da GSEE e da ADEDY (le confederazioni sindacali dei settori pubblico e privato) è stato una vera e propria astensione generalizzata dal lavoro, dopo un periodo di più di tre anni durante i quali tali mobilitazioni erano scarsamente partecipate.

La partecipazione della classe operaia  allo sciopero di oggi, sia nel settore pubblico che in quello privato, è stata più grande rispetto ai due precedenti scioperi di 24 ore nel mese di novembre e dicembre del 2015. Questa volta, però, si è verificata una partecipazione eccezionalmente alta dei settori meno abbienti della classe media, che sono stati duramente colpiti dai tagli allo stato sociale e dalle altre misure previste del terzo memorandum.

Si sta formando un fronte comune. Avvocati, ingegneri, piccoli artigiani e commercianti, e molti altri settori professionali, insieme con gli agricoltori che sono entrati in stato di agitazione nei giorni scorsi – si uniscono alla classe operaia in tutto il paese.

Le manifestazioni di massa sono stati le più partecipate da quattro anni, non solo ad Atene e Salonicco, ma in tutte le città. Solo ad Atene una stima approssimativa suggerisce che ci sono stati circa 100.000 partecipanti tra i due cortei (vale a dire, quello della GSEE-ADEDY e quello del PAME, il fronte sindacale del KKE). Rispetto agli ultimi due scioperi vi è stato un aumento della partecipazione organizzata dai luoghi di lavoro, e anche della partecipazione dei lavoratori più giovani.

 

La partecipazione dei disoccupati e dei pensionati è stata notevole, come sono stati significativi quelli dei lavoratori autonomi. I comizi finali a Salonicco e Patrasso sono stati partecipati in maniera eccezionale, così come quello ad Atene.

La partecipazione  in altre importanti città come Heraklion, Larissa, e molte città di provincia più piccole è stata altrettanto impressionante. Le camere del lavoro locali, le associazioni professionali e scientifiche, e i comitati di coordinamento degli agricoltori sono riusciti a mobilitare migliaia di persone, molte delle quali partecipavano a un corteo per la prima volta.

Lo sciopero di oggi segna chiaramente un importante sviluppo nella lotta di classe. Ma deve anche essere inteso come un importante sviluppo politico. Gli attacchi generalizzati del governo, in un’ “alleanza” con i creditori e la classe dominante hanno interessato un ampio spettro di lavoratori poveri nelle città e nelle campagne. In combinazione con l’esempio fornito dalla rivolta combattiva dei contadini, la classe operaia e gli strati sociali più poveri sono scesi in piazza ancora una volta.

Lo shock e la paralisi delle masse lavoratrici dopo che con entusiasmo e con orgoglio aveva votato “no” (OXI) nel referendum luglio 2015, solo per essere sfacciatamente traditi da Tsipras, sta cominciando a venire meno. Appena sette mesi dopo lo shock causato dal tradimento di SYRIZA, le masse stanno mostrando i primi ma inequivocabili segnali della loro volontà di una  nuova discesa in campo e di voler riprendere il controllo del proprio destino.

Questa è una chiara risposta alle varie Cassandre filogovernative o di “sinistra” che suggerivano che “le masse  tollerano passivamente o addirittura sostengono le misure del governo”, o che “le masse sono stati sconfitte e che il movimento dell’OXI si è disperso” .

Il capitalismo greco è continuamente sull’orlo del default. Per sopravvivere, è costretto costantemente ad scaricare sulle spalle delle masse un provvedimento intollerabile dopo l’altro. Non è stato in grado di “godere” di periodi di lunga durata di stabilità sociale o politica. A fronte di attacchi crescenti alle loro condizioni di vita, le masse lavoratrici sono costrette a mobilitarsi di nuovo, e allo stesso tempo a trarre nuove conclusioni politiche.

La borghesia greca ha tutte le ragioni per essere preoccupata. La potenziale esplosione di un nuovo ciclo di mobilitazioni di massa avvicina la fine del governo SYRIZA-ANEL. Si avvicina anche la prospettiva di un nuovo governo fautore dell’austerità che possa godere di una maggioranza più ampia in parlamento. Il “Capitale politico” di Tsipras si sta esaurendo in un momento in cui il tradizionale campo politico borghese appare estremamente fragile, nonostante lo slancio apportato a Nuova Democrazia dall’elezione del nuovo leader Kyriakos Mitsotakis.

In realtà la borghesia greca ha visto nella svolta pro-memorandum  della fazione Tsipras solo una soluzione temporanea ai loro problemi, ma continua a trovarsi politicamente con le loro “spalle al muro”. La classe operaia e le masse povere, nonostante la povertà tremenda che stanno soffrendo, nonostante i tradimenti, attraverso le loro azioni sono in grado di determinare sviluppi politici.

Lo sciopero generale di massa di oggi, e le manifestazioni di massa in tutto il paese,  pongono in realtà la necessità pressante di un’escalation della lotta di classe. I sindacati, i comitati di coordinamento degli agricoltori, accanto ai vari sindacati e associazioni professionali, devono unificare le loro lotte verso un nuovo sciopero generale di 48 ore.

Le forze anti-memorandum e della sinistra anticapitalista (KKE , Unità Popolare, Antarsya, ecc,) devono promuovere la formazione di comitati di lotta in ogni luogo di lavoro e di quartiere, al fine di prepararsi seriamente per un tale sciopero.

Sulla base della probabile risposta operaia di massa ad un simile appello sarebbe necessario intensificare ulteriormente la lotta. La lotta deve essere seriamente organizzata fino ad arrivare a uno sciopero a oltranza, fino a quando le precondizioni del Memorandum non siano ritirate. Dovrebbero essere convocate nuove elezioni volte ad eleggere un governo disposto a abolire il memorandum e a cancellare il debito, e che abbia la volontà di sradicare il potere economico e politico delle banche e dell’oligarchia capitalista greca. L’avvento al potere di un tale governo aprirebbe la strada alla fine di austerità e al rovesciamento della barbarie capitalista in tutta Europa.

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