L’Italia secondo il Censis: un vulcano pronto ad eruttare

L’ultima ricerca pubblicata dal Censis fotografa l’Italia come un immenso vulcano pronto ad eruttare.

Nel bel paese solo il 23% della popolazione pensa di poter migliorare la propria condizione economica rispetto a quella dei propri genitori; è il 43% in Danimarca e il 33% in Germania.

Il 96% delle persone che hanno una bassa istruzione e l’89% di chi ha un basso reddito, pensano che non miglioreranno la propria condizione economica rispetto a quella dei propri genitori.

Continuando, vengono fuori dei dati sempre meno confortanti, sia per questo governo che per questa putrida classe dominante: il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose stiano cambiando veramente, a questa percentuale si associa un ulteriore 63,5% di persone che non si sentono rappresentate da nessuno, e la quota aumenta al 71,3% tra i lavoratori. Una frattura che è destinata ad ampliarsi con il passare dei mesi.

Se una persona leggesse questi dati, potrebbe credere che questi numeri e percentuali, provengano da un paese sottosviluppato o da un paese del terzo mondo, ma è nel secondo paese manifatturiero d’Europa che il 67% delle persone quando pensa al futuro ha un atteggiamento di incertezza, rabbia e delusione.

Mai, negli ultimi 50 anni, si erano accumulate tante contraddizioni in questo paese, e l’odio di classe è oggi evidente in tutte le sue sfumature, poggiando su un sistema economico totalmente iniquo ed incapace di garantire una vita decente a milioni di lavoratori.

Dal 2000 al 2014, sempre secondo il rapporto del Censis, il salario medio annuo in Italia è aumentato dell’1,4%. In Germania nello stesso periodo è stato del 13,6%, in Francia del 20,4%. E ancora, in dieci anni dl 2007 al 2017, la quota dei lavoratori giovani dai 25 ai 34 anni si è ridotta del 27,3%; sempre nello stesso periodo siamo passati da un rapporto di 236 giovani ogni 100 anziani, a 99.

La sotto-occupazione oggi riguarda ben 237 mila giovani, un dato che è raddoppiato negli ultimi sei anni.

L’impoverimento generale non riguarda solo la classe lavoratrice, ma coinvolge fette sempre più ampie della popolazione: il potere di acquisto delle famiglie è ancora inferiore rispetto a quello del 2008 del 6,3%. Ma non tutti hanno pagato così caramente la crisi, una piccola fetta della popolazione vive crogiolandosi nel lusso ed ha visto aumentare la propria spesa nei consumi del 6,6%, dal 2014 al 2017, mentre nello stesso periodo le famiglie operaie hanno diminuito la propria spesa in consumi in termini reali dell’ 1,8%.

Fatta 100 la spesa media delle famiglie italiane, quelle operaie si posizionano a 72 (era un valore di 76 nel 2014), mentre per le famiglie borghesi il rapporto è di 123 (era 120 nel 2014).

Uno spostamento della ricchezza continuo, alimentato dalle politiche dei vari governi che negli ultimi anni si sono alternati. La paura di perdere il lavoro oggi è condivisa dal 66% degli italiani, in Europa solo la Grecia ha un volare più alto (83%), mentre la media europea è al 44%.

In questo contesto, i pennivendoli del capitale si lagnano sconfortati di come in questo paese non ci sia più nessuno che gli dia retta. Possono avere tutti i giornali e le televisioni, ma la realtà, alla fine, si impone sempre sulle fantasticherie di chi vive in un mondo irreale a spese del sacrificio di milioni di persone che stringono sempre di più la cinghia.

Secondo il Censis gli Italiani si sono “incattiviti” e parla di “sovranismo psichico” che impoverisce ed inasprisce i rapporti umani; domani queste dinamiche da soggettive diverranno oggettive, la rabbia scenderà in piazza, sarà aperta alle idee rivoluzionarie e vorrà metterle in pratica.

L’attuale governo oggi gode di molte aspettative, ma questo idilliaco rapporto comincia sempre di più ad incrinarsi, un recente sondaggio di swg pubblicato il 10 dicembre, mostra come il 53% delle persone abbia espresso un giudizio negativo sulla manovra, più passa il tempo e maggiore è l’impazienza di vedere cambiare questo quadro. È lo stesso Salvini ad avvertire che senza di loro ci sarebbe stato il caos come il Francia; che meraviglioso caos, aggiungiamo noi!

Uno scenario francese è proprio quello che si prospetta anche in Italia. Fare come in Francia deve essere la nostra parola d’ordine!

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