23 maggio 2016

L’intervento di Paolo Brini al Comitato centrale della Fiom – 21 maggio 2016

Il comitato centrale della Fiom, a fronte della totale intransigenza di Federmeccanica, ha condiviso l’idea di proporre dopo l’incontro del prossimo 24 maggio un pacchetto di ore di sciopero, il blocco degli straordinari e lo sciopero generale con manifestazioni regionali per la metà di giugno. Di seguito potrete leggere l’intervento di Paolo Brini.

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Compagni,

Credo che nella nostra discussione, per capire la portata dei compiti che abbiamo di fronte, dobbiamo tenere presente due fattori.
In primo luogo la determinazione ed intransigenza dei padroni in questa fase ad andare fino in fondo nel perseguire i propri obbiettivi. Una linea prodotta dalle contraddizioni presenti al loro interno a causa del diverso andamento economico dei vari settori produttivi della categoria, ma anche dalla forza generata dal sostegno di un governo che nel DEF 2016 ha approvato una esplicita indicazione a tramutare in legge la contropiattaforma di Federmeccanica.
In secondo luogo però, dobbiamo tener presente il contesto oggettivo nazionale ed internazionale in cui siamo. Da un lato il successo oltre ogni più rosea aspettativa dello sciopero del 20 aprile dimostra il livello di comprensione che c’è tra i lavoratori della gravità dell’attacco padronale. Se può esserci confusione tra le maestranze, anche a causa di due piattaforme sindacali separate, su ciò che si vuole, di certo è chiaro quello che non si vuole. Dall’altro non possiamo trascurare o sottovalutare quanto sta accadendo oltralpe. Uno scontro così profondo rappresenta inevitabilmente un forte colpo alle politiche “europee” della Troika che in Italia coincidono con quelle di Confindustria. Al contempo ha anche un impatto sulla presa di coscienza ed attenzione della classe lavoratrice italiana verso quanto sta accadendo. Non possiamo non tener presente e non provare a sfruttare questo “vento francese” per orientare in maniera più corretta ed efficace la nostra battaglia.
Perché dico questo? Perché dobbiamo avere chiaro qual è il punto su cui fare leva per mettere in crisi il fronte avversario.
Se è vero come è vero che il contratto dei metalmeccanici assume una valenza generale, al contempo per rafforzare il nostro fronte dobbiamo puntare a generalizzare lo scontro. Dobbiamo cioè trovare il collante che ci possa permettere di coinvolgere le altre categorie e mettere la Cgil di fronte alle proprie responsabilità. In questo senso CCNL e Francia si intrecciano sulla vicenda del Jobs act.
Dunque, dal punto di vista strettamente sindacale noi oggi dobbiamo dare un obbiettivo chiaro ed immediatamente comprensibile ai lavoratori. La prima parola d’ordine nei prossimi giorni deve essere “il ritiro immediato della contro piattaforma presentata da Federmeccanica”. Così facendo, almeno per ora, riusciamo anche ad incastrare in un angolo Fim e Uilm che non hanno margini per potersi sfilare.
D’altro canto, facendoci forte di quanto scritto in merito sulla nostra piattaforma, dobbiamo riportare al centro la battaglia contro il jobs act e su quello chiamare tutti i lavoratori in piazza al grido di “facciamo come in Francia”.
Non è possibile che mentre al di là delle Alpi si fanno le barricate, in Italia ci si limita a raccogliere le firme. Nemmeno si può da un lato fare i banchetti contro e poi firmare accordi applicativi del jobs act stesso, come quello siglato ieri l’altro da CGIL CISL UIL e Confindustria sull’apprendistato “duale”.
Certo, sia detto per inciso, oggi più che mai si dimostra la gravità di aver frenato le lotte nell’autunno 2014. Ma a maggior ragione ora si evince l’importanza di riprendere quel filo, sfruttando la vertenza dei metalmeccanici ma anche appunto “il vento francese”.
Per questo sono sostanzialmente d’accordo con le proposte di iniziative di lotta fatte per l’immediato ma penso vadano meglio declinate e precisate. Il messaggio che dobbiamo dare ai padroni è che questo percorso rappresenta l’apertura di una intera stagione di lotte.
Per questo credo che:

1) il blocco degli straordinari sia utile ma, almeno nelle aziende più significative, deve essere accompagnato da presidi e picchetti.
2) Il pacchetto di ore di sciopero deve essere articolato in modo da essere incisivo ma anche di dare protagonismo ai delegati attraverso la costituzione di coordinamenti che decidano anche scioperi in contemporanea tra più aziende che portino a rompere l’isolamento fabbrica per fabbrica e ad organizzare blocchi del traffico ecc.
3) Lo sciopero generale con manifestazioni regionali deve essere esteso anche al gruppo FCA. Non possiamo commettere l’errore fatto l’altra volta di non coinvolgerli. Lo sciopero in quegli stabilimenti deve mettere al centro il tema del ritorno di FCA nel CCNL.
4) Proprio perché è alto il rischio che il contratto non si faccia e che si crei una balcanizzazione tale per cui saranno le aziende a pretendere la firma di contratti aziendali sostitutivi del Ccnl in stile Marchionne, dobbiamo stilare delle linee guida molto strette sulla contrattazione aziendale tali da tenere vivo anche in quelle vertenze il tema del rinnovo del primo livello contrattuale.

Permettetemi poi di fare un’ultima considerazione. A causa di quanto accaduto nelle scorse settimane, qualche giorno fa abbiamo perso la maggioranza della RSA di Termoli che ha deciso di uscire dalla Fiom. Considero questa una grave perdita per la nostra organizzazione di cui tutta la Fiom è e deve sentirsi responsabile. Quando dico tutta intendo tutta, ciascuno di noi; che sia della corrente di destra, sinistra, centro, alto o basso. Perché quando dei delegati che lottano e che il conflitto sono capaci di costruirlo e portarlo tra i lavoratori anche con risultati significativi, si sentono di non aver più spazio per agire e si sentono costretti ad abbandonare, ciò deve essere vissuta come una sconfitta enorme per tutta la Fiom. Una sconfitta che, volenti o nolenti, pone al centro un tema di fondo: la mancanza di autorevolezza dei nostri gruppi dirigenti agli occhi dei delegati. Se non ci si pone questo problema e non lo si affronta davvero con una discussione franca ed aperta, nel breve futuro avremo seri problemi di tenuta e di disgregazione della nostra organizzazione. Magari la prossima volta si perderanno delegati non verso “sinistra” ma verso destra o verso la demoralizzazione. La conseguenza sarà in ogni caso un nostro ulteriore pesante indebolimento. Credo pertanto che affrontare questo problema non sia più rinviabile.

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