11 Maggio 2020

Libano in crisi – La rivoluzione deve continuare!

Martedì 28 aprile – in quella che i manifestanti hanno chiamato “la notte delle molotov” – i lavoratori si sono riversati nelle strade del Libano in una aperta dimostrazione di forza contro il governo. Le masse sono di nuovo in piazza per chiedere una soluzione alla terribile situazione economica che il Paese deve affrontare.

Questa nuova ondata di proteste arriva appena sei mesi dopo l’ultimo movimento di massa che ha scosso il paese. In precedenza, quasi 2 milioni di manifestanti, in un paese di sei milioni di abitanti, erano scesi in piazza chiedendo la caduta del governo. Questo movimento ha causato la caduta del precedente governo di coalizione di Hariri, che è stato sostituito da un governo di “tecnocrati”. Come tutti i governi tecnocratici, anche questo è parte integrante della classe dominante, proprio come il governo precedente. Quindi, come era prevedibile, un tale governo non ha trovato soluzioni per i lavoratori del Libano.

Pertanto, non sorprende vedere il netto cambiamento di umore per le strade di Beirut. Mentre in precedenza la rivoluzione era stata caratterizzata da uno spirito ottimista dato che le masse avevano appena iniziato a trovare il coraggio rivoluzionario, le recenti proteste sono state contrassegnate da disperazione e rabbia. I lavoratori libanesi si trovano ad affrontare condizioni terrificanti, con il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi e della disoccupazione. Sempre più lavoratori non possono nutrirsi. Il popolo è stufo e in agitazione per il tipo di risposte che vengono date alla crisi attuale. Queste proteste si verificano proprio durante lo scoppio del COVID-19 in Libano, dove i lavoratori hanno due opzioni: morire di fame in casa o rischiare di prendersi il virus. Le masse hanno scelto una terza opzione: lottare.

Il Libano di fronte al collasso economico

Ciò che ha spinto per la prima volta i manifestanti nelle strade è stato il deterioramento delle condizioni economiche e il peggioramento del tenore di vita che le masse devono sopportare come risultato di decenni di governo corrotto da parte della congrega dei signori della guerra che dopo la guerra civile si sono spartiti il paese tra di loro. Sotto la sorveglianza di questi milionari e miliardari al governo, il debito del Libano ha continuato a salire. Come un giocatore d’azzardo dipendente dal gioco, la classe dominante libanese ha continuato ad accumulare debito pubblico a grande velocità. Gran parte di questo denaro, destinato alla crescita dell’economia, è invece finito nelle tasche dell’élite libanese. Non sorprende che a marzo il governo sia finito in bancarotta.

Queste politiche, spinte da un’avida classe di miliardari e dai politici che la rappresentano, hanno portato alla situazione che vediamo oggi. C’è stato un crollo virtuale della moneta libanese. La Lira ha perso gran parte del suo valore. Mentre il tasso di cambio ufficiale del governo è di un dollaro Usa per 1.500 lire libanesi, il tasso di cambio reale al “mercato nero” è di 4.300 lire per dollaro. Ciò sta portando a un’inflazione fuori controllo. Vi è stato un forte aumento del prezzo dei beni di prima necessità. Il prezzo dello zucchero è salito del 70%, quello delle verdure è raddoppiato e la maggior parte degli economisti stima che il paese potrebbe trovarsi ad affrontare una disoccupazione al 50%. In risposta, le banche hanno limitato la quantità di denaro che si p prelevare. Ciò ha portato a file giornaliere davanti alle banche, con la maggior parte delle persone alle quali veniva negato il prelievo.

Il COVID-19 ha solo peggiorato la situazione. Per contrastare il virus che sta lacerando il mondo, è stato istituito il lockdown in tutto il paese. Questo è stato il lockdown della fame, senza che il governo abbia fornito alcun sostegno alla popolazione. L’esercito pattugliava le strade, assicurandosi che nessuno violasse la quarantena. Le masse stavano lentamente morendo di fame nelle loro case, mentre nel nuovo governo litigavano tra loro. Il Primo Ministro ha incolpato il Governatore della Banca centrale, mentre le banche hanno incolpato il governo. Il 14 aprile, il Ministro degli Affari sociali, Ramzi Moucharafieh, ha ammesso che il 75% dei libanesi avrebbe avuto bisogno di sussidi finanziari per sopravvivere. Questa situazione ha portato a scenari strazianti, come quello di un operaio edile disoccupato che ha cercato di vendere un rene per pagare l’affitto.

Il governo sta mostrando a tutti quali sono esattamente le sue priorità. Litigano e mettono in sicurezza le proprie fette di economia libanese, nonostante l’intero castello di carte stia crollando. In questa situazione, non c’è da meravigliarsi che le masse abbiano lanciato bombe molotov contro le vetrate delle banche. In tutto il paese, a Tripoli, Beirut, Nabatieh, le masse stanno mostrando il loro potere e si stanno spostando nelle strade continuando ancora una volta il processo di lotta di classe che è iniziato nell’ottobre del 2019. A differenza di prima, tuttavia, il governo ha usato rapidamente la forza. I manifestanti si sono scontrati con l’esercito in diverse occasioni, come ad esempio a Tripoli, dove un manifestante di 26 anni, Fawwaz Fouad Al-Seman è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Questi scontri stanno aumentando in portata e numeri, esprimendo il fatto che i manifestanti hanno esaurito la pazienza nei confronti della situazione e verso il governo.

Il nuovo governo di Diab non ha soluzioni

Il nuovo governo libanese, guidato da Hassan Diab, non ha risolto nessuno dei problemi che il paese deve affrontare. Questo non dovrebbe stupire dato che non ha mai avuto l’intenzione di farlo. Il governo è sostenuto e appoggiato da Hezbollah, dal Movimento Amal e dal Movimento patriottico libero. Questi stessi partiti e politici erano coinvolti nell’ultimo governo, quello che ha gestito il paese per oltre due anni. Questo non è un governo di cambiamento, ma un governo dello status quo che ha portato il Libano all’impasse che deve affrontare oggi.

Testimonianza di questo, è il bilancio 2020 approvato a gennaio. Nonostante questo bilancio fosse stato redatto e scritto dal governo Hariri, il governo che è stato costretto a dimettersi in seguito allo spettacolare movimento che abbiamo visto ad ottobre, non vi sono state apportate modifiche. Questa è un’ammissione da parte del governo Diab che la situazione non cambierà. Invece, il governo sta rivolgendo le proprie speranze all’FMI e ad altri pacchetti di prestiti internazionali. Ma accumulare più debito non risolverà nulla.

I manifestanti lo capiscono e hanno iniziato a protestare contro l’accordo con l’FMI che viene visto come un vicolo cieco. “Andare dall’FMI non è la soluzione”, ha dichiarato Al-Mughrabi, un manifestante a Sidone. “Non abbiamo bisogno di più debiti di quelli che già abbiamo.” L’enfasi dei manifestanti è stata invece sui cambiamenti radicali. Giustamente ritengono che lo status quo non possa essere cambiato per mezzo di semplici riforme del sistema. In ogni caso, l’FMI ha già dichiarato che qualsiasi accordo raggiunto con il governo richiederà “riforme strutturali” o, in altre parole, austerità e attacchi al tenore di vita. Sotto il capitalismo, sono sempre i poveri a pagare quando i ricchi spingono la società verso la crisi e il Libano ne è un’ottima dimostrazione.

Che cosa si deve fare?

Come abbiamo affermato in precedenza, i problemi del Libano non derivano dai singoli politici al governo. In effetti, è stato il movimento di ottobre a richiedere un governo di tecnocrati. Immaginava questi tecnocrati come giudici imparziali che sarebbero stati giusti e avrebbero almeno rispettato la legge. Questo è un sogno utopico, perché non esistono tecnocrati equi e imparziali. Molte persone nel nuovo governo Diab sono volti nuovi e tecnocrati che stavano dietro le quinte dello stato, il cui ruolo principale è proteggere la proprietà privata della classe dominante. Ciò diventa chiaro quando, dopo averli messi alla prova, si scopre che hanno legami con gli stessi identici criminali che il movimento aveva appena cacciato. Questo è il caso di tutti i massimi funzionari dello stato, che sono i rappresentanti non eletti della classe dominante, che vuole assicurarsi che lo stato si gestisca i suoi interessi.

La crisi in Libano non è dovuta a qualche burocrate che fa funzionare male il sistema, ma al sistema stesso. Per il capitalismo, la preoccupazione per i profitti della classe dominante ha più peso dei bisogni della società. Rappresentata da servitori fedeli come Hassan Diab, la corruzione è intrecciata con il tessuto stesso del capitalismo libanese. Non c’è elettricità, cibo, servizi igienico-sanitari e nessun aiuto per i lavoratori. Non per un errore accidentale nel sistema, ma proprio a causa del sistema. Nell’attuale crisi, la classe dominante e i suoi lacchè nello stato non stanno cercando di dare mezzi di sostentamento alla popolazione, ma di proteggere i propri interessi. Ciò significa inevitabilmente scaricare il costo della crisi sui lavoratori. Il movimento non può permettersi di avere fiducia in nessun settore della classe dominante. La gestione del paese non può essere lasciata ai tecnocrati o ai pezzi grossi politici. Devono essere le masse lavoratrici a gestire il paese.

Finora, nel movimento sono stati i settori più poveri della società libanese e i giovani ad essere in prima linea. Bisogna far entrare in campo la classe operaia. Dovrebbero essere costituiti comitati rivoluzionari in tutti i luoghi di lavoro, i quartieri e le scuole per coinvolgere il più ampio settore possibile delle classi oppresse. Questi comitati devono essere collegati a livello locale e nazionale per organizzare la lotta. Man mano che la lotta si approfondisce, questi organi democratici dovrebbero costituire la base per far funzionare la società sotto il controllo delle masse lavoratrici in futuro.

Non è più possibile riporre fiducia nelle mezze misure dei politici al potere. Devono essere cacciati tutti. Le masse possono fidarsi solo delle proprie forze. Ma una volta scatenate queste forze, nessuna repressione potrà resistere alla rivoluzione libanese.

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