7 Giugno 2022 Filippo Boni

LGBT: liberazione, rivoluzione

Nelle stesse settimane in cui il diritto all’aborto viene attaccato negli Stati Uniti, nel parlamento della Florida è stata varata la cosiddetta legge Don’t say gay che vieterà di parlare di orientamento sessuale e di identità di genere ai bambini delle scuole elementari. Questo dimostra come anche nel “democraticissimo” Occidente sono all’ordine del giorno le occasioni di discriminazione e repressione della comunità Lgbt. Basti pensare che nel 2021 sono state uccise nel mondo 375 persone perché transgender.

 

Fiducia nelle istituzioni?

Le dinamiche di oppressione si riflettono in modo diretto anche nella scuola e sul lavoro: secondo un’indagine Istat dello scorso anno, più del 26% delle persone omosessuali che hanno un’occupazione dichiara di aver subito episodi di discriminazione sul lavoro e il 20% riconosce di aver avuto svantaggi salariali o demansionamenti professionali dopo aver dichiarato il proprio orientamento sessuale. Per non parlare della scuola e degli ambienti educativi, dove un giovane omosessuale su due è stato vittima di almeno un episodio di bullismo.

Nonostante la gravità di questo quadro, il Ddl Zan, che pure era un provvedimento di portata limitata, è stato affossato nell’ottobre dello scorso anno e da allora giace sopito e dimenticato dal parlamento italiano. Recentemente Enrico Letta gli ha dato una spolverata, nel tentativo di conquistare qualche consenso elettorale a buon mercato, ma non possiamo aspettarci una seria lotta da parte di chi già una volta ha sacrificato i diritti civili sull’altare della stabilità di governo. La sorte del Ddl Zan dimostra l’incolmabile distanza che corre tra la cricca di reazionari che siedono sugli scranni parlamentari e la forte spinta di lotta che viene dalle masse e dalla gioventù di tutto il mondo, unica forza in grado di ribaltare la situazione.

 

Le radici dell’oppressione

La verità è che questo sistema, in cui una piccola minoranza opprime sul piano politico ed economico la stragrande maggioranza delle persone, non è in grado di rispondere alle esigenze di chi vuole una società libera da ogni forma di oppressione.

Tutti gli studi più seri di antropologia dimostrano che la famiglia è un istituto dinamico, che ha assunto forme diverse in base alle necessità economico-produttive delle varie società nelle diverse fasi storiche: la famiglia monogamica e patriarcale non è sempre esistita, ma è nata per garantire la certezza della paternità nella trasmissione della proprietà; di conseguenza possiamo affermare che questo modello famigliare non costituisce l’unico possibile, ma viene salvaguardato come miglior baluardo di una società incentrata sulla proprietà privata e sulla divisione in classi sociali.

Per quanto alcuni settori della borghesia possano darsi una verniciata arcobaleno, per accaparrarsi consensi e fette di mercato, la strenua difesa della famiglia tradizionale, della Chiesa, dei valori conservatori è ancora funzionale al mantenimento dell’ordine costituito.

 

Unificare le lotte!

La battaglia contro le discriminazioni della comunità Lgbt è dunque strettamente legata alla lotta contro una società divisa in classi, perché solo l’eliminazione di quest’ultima può definitivamente preparare le basi materiali per un progresso economico e sociale che scardini ogni forma di oppressione e divisione, garantendo così a chiunque di organizzare la propria vita affettiva e famigliare come desidera.

La lotta per i pieni diritti civili e sociali non può non essere anticapitalista perché la discriminazione omotransfobica – così come tutte le discriminazioni in base alla razza, la nazionalità, la religione – è uno degli strumenti principali che il padronato utilizza per dividere gli oppressi, separando e indebolendo le loro lotte. A tal proposito, la storia delle più potenti lotte Lgbt dell’ultimo secolo ci insegna che le rivendicazioni più radicali e avanzate sono state messe in campo proprio quando la battaglia contro l’oppressione di genere e di orientamento sessuale si è aperta ad una prospettiva rivoluzionaria contro il sistema: i moti di Stonewall del 1969, che ogni anno si rievocano con la celebrazione dei Pride, sono state lotte di massa nelle strade americane, che hanno fatto nascere nuovi gruppi come il Gay Liberation Front in USA o il Fuori (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) in Italia che, seppure in modo confuso, hanno provato a connettersi alle lotte più avanzate della classe lavoratrice contro il capitalismo.

A queste punte avanzate dobbiamo richiamarci per condurre una lotta organizzata e congiunta contro la barbarie di questo sistema, per poter estirpare del tutto l’oppressione sessuale e l’omotransfobia. Per una vera liberazione, anticapitalismo e rivoluzione!

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