28 dicembre 2017

Le ragioni della lista “Per una sinistra rivoluzionaria”

Ringraziamo Daniele Barbieri e la sua “Bottega” per avere ospitato sul blog questa breve nota sulle ragioni della nostra lista.

La prima urgenza è rivendicare esplicitamente il punto di vista di classe, ossia quello che più sistematicamente viene negato e oscurato. La destra ci parla della divisione fra italiani e stranieri; i grillini non vanno oltre lo scontro fra cittadini e “casta”; il bollitissimo Renzi prova a raffigurare lo scontro come lotta finale tra democrazia e oscurantismo, usando a questo scopo le comparsate (certo pericolose) dei gruppi neofascisti. Ebbene, in mezzo a tutte queste divisioni mistificanti vogliamo che ci sia una lista che parte da un assunto chiaro: il mondo si divide ancora, anzi più che mai, in sfruttatori e sfruttati, fra capitale e lavoro.

Anche perché, lo si vede ogni giorno più chiaramente, la risposta capitalistica alla crisi si chiama innanzitutto svalorizzazione della forza lavoro, dal sottosalario dilagante fino alle forme di lavoro gratuito, semigratuito o servile che si allargano sempre di più. La famosa classe operaia che “non esiste più” viene, dalla crisi del 2008, chiamata in tutto il mondo a spremersi sempre di più per sostenere un sistema che sprofonda in contraddizioni insolubili. Lavorare sempre più ore, più anni, più intensamente, per salari sempre più poveri, con diritti sempre più evanescenti: questa è la semplice ricetta del capitale, tutto il resto è solo aria fritta.

In secondo luogo vorremmo uscire dall’eterno giochino del posizionamento un centimetro più a destra o più a sinistra di questa o quell’altra forza dello scacchiere politico.

Intendiamoci: la nostra è una lista che si contrappone ai principali poli della politica parlamentare (Pd, destra, M5S). Ma la vera discriminante che vogliamo tracciare è quella sul programma: ha senso oggi proporre programmi di riforme, magari anche avanzate, in un contesto nel quale in tutti i Paesi lo spazio per il riformismo è stato consumato?

Per questo la lista si chiama «rivoluzionaria». Vogliamo trarre le giuste lezioni dalle esperienze di altri Paesi. La Grecia è stata quella più chiara e drammatica, quando un partito di sinistra, forte di un mandato popolare nettissimo, ha capitolato nel giro di pochi giorni facendo carta straccia del suo programma e accettando di applicare i dettami della Troika.

Abbiamo sentito per diversi anni tanta sinistra che diceva “facciamo Syriza anche in Italia”. Adesso che il governo Tsipras applica i piani di austerità come un rullo compressore, con tanto di leggi antisciopero e manganellate, non è più tanto popolare parlare di Grecia e ci si dice “facciamo come Podemos, facciamo come Mélenchon”. Non ci pare un buon metodo.

«Sinistra rivoluzionaria» quindi non per romanticismo, ma perché dobbiamo prendere una consapevolezza profonda di cosa significa oggi crisi del capitalismo. Per noi la lezione è che anche le proposte più ragionevoli e moderate di redistribuzione del reddito, di lotta alle diseguaglianze, di protezione sociale, diventano le peggiori delle utopie se non si è disposti a rompere non solo con il “neoliberismo” ma con le regole fondamentali del capitalismo, se non ci si pone il compito di lottare per un altro sistema sociale: è il compito politico centrale della nostra epoca. La stessa difesa di importanti diritti democratici diventa rivoluzionaria, se qualcosa ci insegnano gli avvenimenti di Catalogna.

Questo ragionamento ha ricadute ben precise. Una, importante, è la necessità di rompere con l’Unione europea. Il sogno di riformare l’Ue, di riformulare i trattati per trasformarla in una “Europa dei popoli” non è che un’altra faccia delle illusioni riformiste. Noi non siamo nazionalisti, non vogliamo il ritorno alle piccole patrie e a una sovranità nazionale ormai puramente nominale. Ma i popoli del nostro continente, e non solo, potranno unirsi solo dopo avere demolito l’Unione europea capitalista. Una federazione volontaria, democratica e socialista: questa è l’unica vera alternativa progressista all’Unione europea e a tutte le istituzioni del capitale.

Piuttosto che dilungarmi oltre segnalo, per chi fosse interessato, i link al programma della lista e alla pagina su cui pubblicheremo altro materiale.

Ancora una cosa. Abbiamo iniziato a lavorare su questa proposta già dalla scorsa primavera, quando abbiamo interpellato diverse realtà politiche per condividere con loro questi ragionamenti. Alla fine ne è nata questa lista fra noi di «Sinistra Classe Rivoluzione» e i compagni del Pcl. Si potrebbe discutere a lungo sui motivi per i quali questo fronte non sia stato più ampio; sono certo che per quanto ci riguarda abbiamo fatto di tutto perché lo fosse, tranne metterci a fare mercato delle posizioni politiche. Alla fine per alcuni dei nostri interlocutori (ad esempio «Sinistra Anticapitalista» o Giorgio Cremaschi) ha prevalso il richiamo di una aggregazione con il Prc e con il Pci che a me pare ripercorrere le strade già battute degli intergruppi nei quali alla fine si mediano programmi, proposte e organigrammi in ambiti tutt’altro che democratici e partecipati.

Credo però che piuttosto che aderire per poi trovarsi il minuto dopo in una “guerriglia” intestina sia più giusto e utile per tutti provare a proiettarsi, ciascuno con i propri strumenti e con la propria prospettiva, in una campagna elettorale che vogliamo innanzitutto rivolta al di fuori degli ambiti asfittici della sinistra, verso una classe lavoratrice che da troppo tempo non trova canali e strumenti per esprimere le proprie istanze.

Quindi oggi la priorità è la chiarezza politica e programmatica; e anche le possibili e auspicabili battaglie comuni del futuro credo che ne trarranno giovamento.

Sappiamo di essere ancora insufficienti al compito ma cominciare con convinzione vuol dire avere fatto già un bel pezzo di strada!

 

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