Le poste senza posta

Le Poste senza posta: questo è il nuovo che avanza dopo 15 anni di lenta mutazione di Poste Italiane Spa. Nel 2000, l’amministratore delegato (ad) Corrado Passera decise la finanziarizzazione del gruppo, proseguita dal suo degno successore Sarmi per 12 anni, ringraziato per i servigi e gli utili schizzati alle stelle con una buonuscita di 5 milioni di euro. Caio, ultimo ad, presenta un piano industriale di 3 miliardi di investimenti in infrastrutture e piattaforme digitali, nell’obiettivo di quotare in Borsa, entro il 2015, almeno il 40 per cento di Poste.
Nessun esubero dichiarato ma Caio ha fretta di risanare i conti in vista della privatizzazione del gruppo e spara la sua ricetta: chiusura di 455 sportelli, aumento delle tariffe posta prioritaria, riduzione della frequenza recapito sul 25 per cento del territorio nazionale. Il settore recapito non porta soldi e i conti del 2014 registrano utili in calo del 79 per cento, anche a causa della pesante svalutazione della quota detenuta in Alitalia. Il gioiello di famiglia è PosteVita, e lì si punta: banca e assicurazione. Le strategie sindacali producono denunce a mezzo stampa. La Cisl, maggioritaria, svolge con coerenza il suo quarantennale ruolo di sindacato aziendale. La Slc-Cgil naviga a vista e sottoscrive unitariamente l’accordo-ponte al posto del rinnovo contrattuale dovuta dal 2012, senza passaggio tra i lavoratori: ora per determinare i salari si userà l’indice Ipca – inflazione al consumo – al quale tutta la Cgil si è finora opposta. Le nubi s’addensano sul contratto. 

C’è conflitto nelle vertenze regionali del settore Bancoposta, dove i “massi” sono carenza strutturale di personale, obbligo di sostituzione ferie e malattia con spostamento e distacchi temporanei in altri uffici, macchine obsolete e corse mattutine per una poltrona in grado di reggere un peso umano su tre rotelle; quaderni commerciali ad ogni sportellista per controllarne la capacità di proporre/vendere sim e prodotti finanziari… mentre la gente ti insulta per le code e i tempi d’attesa. E se le magre buste paga si assottigliano, il costo del personale dirigente di Poste aumenta del 12,3 per cento su base annua. Scioperi e astensione dallo straordinario non devono colpire il padrone più di quanto non voglia il “suo” sindacato, la Cisl. Ma in Emilia Romagna dal 22 aprile al 22 maggio proseguiremo lo sciopero degli straordinari in sportelleria, e il 18 maggio, con Uil-poste, sarà sciopero di Bancoposta. Che sia l’inizio di una stagione di lotte!

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