26 maggio 2017

La vittoria di Pedro Sanchez – la base del Psoe svolta a sinistra e sconfigge l’apparato

Pedro Sanchez ha ottenuto una vittoria incontestabile alle primarie del Psoe per il ruolo di segretario generale del partito, ottenendo più del 50% dei voti dei militanti, e lo ha fatto difendendo una posizione di sinistra, la sua opposizione al Pp (Partito popolare) e reclamando, a parole, la necessità di una maggioranza di sinistra per cacciare via la destra. Il canto dell’Internazionale durante tutti i suoi comizi, incluso quello di ieri (21 maggio, ndt) col quale ha annunciato la vittoria, si è trasformato in maniera significativa in uno degli elementi simbolo della sua campagna e del suo trionfo.

Pedro Sanchez si è imposto in 15 comunità autonome su 17, più Ceuta e Melilla. Patxi Lopez ha vinto nel Paese Basco (è il presidente del governo basco e il segretario del partito locale, ndt), dove Sanchez ha ottenuto un appoggio significativo del 40%. Susana Diaz (presidente della Comunità andalusa, ndt) ha potuto fare egemonia solo in Andalusia dove, a ogni modo, l’opposizione di sinistra –inesistente fino a poco tempo prima della campagna- ha messo insieme il 37% dei consensi.

Non si può comprendere la vittoria di Sanchez senza considerare l’ambiente radicale e la svolta a sinistra dei settori vivi e dinamici della società, fondamentalmente la classe lavoratrice e i giovani. Come accadde tre mesi fa a Podemos, è lo stesso ambiente che portò alla vittoria di Pablo Iglesias al congresso di Vistalegre. Al contrario, i candidati dell’ala destra di entrambe le organizzazioni (Iñigo Errejon e Susana Diaz), appoggiati dall’establishment borghese, hanno sofferto pesanti sconfitte.

La vittoria di Sanchez è ancora più significativa, ed è stata anche difficile da prevedere, per il ruolo centrale giocato dal Psoe negli ultimi decenni per la stabilità del capitalismo spagnolo, e per la fermezza con la quale la classe dominante ha condizionato, dominandola, la direzione del partito negli ultimi quaranta anni. Era difficile prevedere fino a che punto la svolta a sinistra della società sarebbe penetrata nelle strutture e nella militanza di un partito castigato da persone con incarichi pubblici e arrivisti, con anni di immersione nelle istituzioni del sistema. La vittoria di Sanchez mostra quanto grande e profondo sia il processo di indignazione e voglia di riscatto della classe operaia con la crisi del sistema capitalista e i suoi effetti, processo che ha toccato anche gli apparati più burocratici della sinistra.

È fuori di dubbio che la vittoria di Sanchez è stata vista con entusiasmo dai settori più avanzati della classe operaia, della gioventù e dai settori progressisti della classe media. Indebolisce la destra, il Pp, a Ciudadanos e l’establishment. Tutti questi temono che una eventuale asse Unidos Podemos-Psoe si trasformi in una valanga che possa accelerare una crisi di governo nel Pp, e che agli occhi dei lavoratori e della gioventù si apra la possibilità reale di un governo di sinistra UP-Psoe.

Obiettivamente, la vittoria di Pedro Sanchez, con tutte le esitazioni e le debolezze politiche del personaggio, è un passo avanti molto positivo che indebolisce la destra e il regime. La prova più chiara di questo è l’editoriale al vetriolo, intitolato “La Brexit del Psoe” che El Pais dedica alla vittoria di Sanchez. Il contenuto è esemplificativo della disperazione dei settori più perspicaci della classe dominante che non possono nascondere lo shock, come si può leggere nel seguente paragrafo:

Alla fine anche la Spagna sta sperimentando un momento populista. E lo sta sperimentando nel cuore di un partito essenziale per la governabilità del nostro paese, un partito che con la sua moderazione è stato protagonista di alcuni degli anni più prosperi e rinnovatori della nostra storia più recente. È lo stesso processo che è avvenuto nei mesi passati al socialismo francese, che ora si trova in preda alla disperazione per mano del radicale Benoit Hamon. Un disastro simile si avvicina anche per il Partito Laburista britannico, capeggiato dal populista Jeremy Corbyn. Sarebbe illusorio pensare che il Psoe non stia, al momento, davanti a un rischio di questa natura. In ogni caso, la demagogia –conosciuta con Podemos oppure con Trump – di quelli che stanno in basso contro coloro che stanno in alto si è imposta all’evidenza della verità, dei meriti e della ragione. Dobbiamo registrare che tutto questo ci colloca in una situazione molto difficile per il nostro sistema politico”. (La Brexit del Psoe, El Pais, 22 maggio).

E conclude:

come dimostrano le debacle elettorali sofferte dai socialisti in tutta Europa, e come hanno sperimentato i socialisti in Spagna, i margini per la sopravvivenza e la rilevanza del progetto che aspirano a incarnare sono già molto limitati. In queste circostanze, la confusione ideologica e il modello di partito assembleare su cui Sanchez si è appoggiato, potrà facilmente smobilitare ancora di più gli elettori e allontanare i socialisti dal potere”. (Ibidem).

É vero il contrario, è stata l’implicazione dei partiti socialisti nelle politiche di tagli e austerità in tutta Europa che spiega la crisi storica della socialdemocrazia. Non è casuale che la base dell’appoggio a Sanchez, a parte i settori più vivi della militanza del partito, è costituita dai settori medi e bassi e dell’apparato che temevano, con ragione, una pasokizzazione del Psoe, e si sono posizionati contro gli apparati statali e la maggioranza degli apparati regionali che rispondono alla classe dominante. La fase successiva sarà un’acuta lotta interna per strappare a questi settori che hanno appoggiato Sanchez il controllo del partito e la resistenza di questi per mantenere le proprie posizioni.

Il congresso del partito, previsto entro un mese, sarà decisivo per capire in che direzione andrà il Psoe, con il settore di Pedro Sanchez rafforzato e con l’ala destra in un chiaro declino.

Senza che la direzione di Unidos Podemos ne abbia dato una indicazione, non è un azzardo pensare che la grande mobilitazione di Unidos Podemos di sabato 20 maggio a Puerta del Sol abbia giocato un ruolo nella crescita del voto a Pedro Sanchez in alcuni settori della sua militanza, aumentando le proporzioni della vittoria su Susana Diaz. Questo perché non c’è nessuna sostanziale differenza tra la base sociale e di classe che appoggia Unidos Podemos e quella che appoggia il Psoe.

Contro la pretesa dei dirigenti di Podemos, e di tutte le sue correnti significative, che l’asse sinistra-destra abbia perso significato politico, la campagna vittoriosa di Sanchez ha smentito clamorosamente quest’analisi, come la nostra corrente Lucha de clases ha sempre spiegato. Lontano dall’essere un’asse arbitrario, questo asse ha un contenuto di classe profondo, un asse strategico della classe operaia contro il grande capitale, che è radicato profondamente nella coscienza della classe lavoratrice spagnola.

Unidos Podemos deve evitare di vedere questo risultato in modo miope e porsi al di sopra della diffidenza naturale che la vittoria di Sanchez ha prodotto in un primo momento tra i settori più attivi della sua organizzazione. I dirigenti di Unidos Podemos devono analizzare accuratamente questo risultato, capire ciò che interessa alla massa più ampia della classe lavoratrice e come quest’ultima lo ha percepito. UP deve accogliere questo risultato come qualcosa di positivo e chiedere amichevolmente a Sanchez di passare dalle parole ai fatti nella lotta contro il Pp, cominciando dall’appoggiare (e portare avanti) una mozione di sfiducia nei confronti del Pp. Deve incalzare Sanchez perché il Psoe rompa le sue relazioni politiche con Ciudadanos e che sia disponibile a un fronte comune con Up. Questo è il metodo migliore per provare alla base e agli elettori del Psoe la serietà e la sincerità dell’opposizione di Sanchez al governo Rajoy. Questo è anche il metodo migliore con cui Up possa mantenere un riscontro vasto nella base socialista.

Se Unidos Podemos sarà in grado di far esporre le mancanze e le debolezze di Sanchez e dei dirigenti attorno a lui, con un atteggiamento amichevole e stando lontano dalla critica stridula, potrà dimostrare nei fatti che è la logica e migliore opposizione alla destra, e potrà uscire rafforzato da questa situazione, anche se a breve termine le percentuali nei sondaggi per il Psoe aumenteranno significativamente.

La vittoria di Sanchez avrà anche un effetto molto positivo sulla cosiddetta questione nazionale. La sua difesa, anche se ambigua e confusa, della pluralità dello Stato Spagnolo è un colpo al nazionalismo “spagnolista” e crea condizioni favorevoli alla difesa dei diritti democratici-nazionali della Catalogna, del Paese Basco e della Galizia, incluso il diritto all’autodeterminazione, che potrà incontrare un appoggio crescente anche nel resto dello stato. Allo stesso tempo, questo indebolisce il nazionalismo borghese catalano e basco che, ogni volta di più, è ammanicato con la politica reazionaria della destra spagnola, come si è visto con l’appoggio all’approvazione del bilancio statale e al decreto reazionario che regola il lavoro nei porti.

La situazione che si apre nel panorama politico spagnolo è appassionante. Unidos Podemos è il principale oppositore al regime e la classe dominante gli ha dichiarato guerra fin dall’inizio. Adesso, la classe dominante ha perso, in linea di principio e in attesa del congresso del Psoe a giugno, il controllo diretto della direzione di questo partito, molto più esposto all’influenza e alla pressione della classe lavoratrice e alla pressione alla sua sinistra ad opera di Unidos Podemos. Dall’altro lato, la destra ha cominciato la sua fase discendente e comincia a sgretolarsi rapidamente. La stampella di Ciudadanos ha iniziato a far vedere la natura di questo partito, l’unico a sostenere in toto il governo reazionario del Pp. La sinistra nel suo insieme ne esce rafforzata, la destra indebolita.

Questa situazione coincide con l’inizio di una riattivazione della mobilitazione sociale e con l’entrata in azione per la prima volta in otto anni la classe lavoratrice con richieste di natura offensiva riguardo le questioni salariali, contro la precarietà del lavoro, ecc., come dimostrano le statistiche sull’aumento delle ore di lavoro perse per sciopero e il numero di lavoratori che vi partecipano.

Tutte le condizioni si stanno preparando per nuovi cambi bruschi e repentini delle situazione, inclusa la possibilità di una crisi di governo nei prossimi mesi e la convocazione di elezioni anticipate, uno sviluppo che potrà portare a un trionfo chiaro della sinistra, una volta superata la passività e il disincanto di una grossa fetta di lavoratori che optarono per l’astensione alle ultime elezioni.

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