28 Luglio 2015

La truffa della sanità integrativa aziendale

Con la crisi i capitalisti hanno visto nella privatizzazione dei servizi essenziali la possibilità di fare profitti facili, senza rischi. Così, dopo i fondi pensione, vediamo l’assalto ai servizi sanitari integrativi che promettono a fronte di una quota associativa, gli stessi servizi del servizio sanitario nazionale, ma con molta più efficienza.
In Ferrari tale servizio integrativo è il Fasif, al quale tutti i dipendenti aderiscono per espressa direttiva aziendale. L’assistenza base prevede un servizio di guardia medica di 24 ore per tutti i giorni della settimana, ma solo come consulenza telefonica. L’eventuale visita domiciliare ha un costo di 30 euro!!! La suddetta assistenza, avrebbe inoltre l’obiettivo di coprire l’assicurato da eventuali patologie che portino alla non autosufficienza.
I parametri sono però talmente restrittivi da renderne impossibile la fruizione. Pagando la quota associativa annuale (pari a 62 euro) si aderisce all’assistenza completa nella quale vengono propagandati numerosi benefici: rimborsi ticket, cure dentistiche, lenti da vista, pacchetto maternità, programmi di prevenzione, tempi rapidi, indennizzi per ricoveri. Il tutto, seppur formalmente vero, è di difficile accessibilità: infatti le strutture sanitarie convenzionate a cui far riferimento è insufficiente. Non viene dedicato un numero verde per la telefonia mobile e ciò comporta una spesa di non poco conto, tenuto conto dei vari tempi di attesa. Inoltre va considerato che tutte le prestazioni vengono erogate in base a una specifica patologia che deve essere indicata dal medico curante.
In molti casi risulta difficile diagnosticarla prima di effettuare degli esami specifici (gli stessi per i quali si sta chiedendo il rimborso) e si forma così un cortocircuito per cui il rimborso non viene erogato. Se poi si considera che si sono verificati casi in cui il rimborso non si è ottenuto affatto, la poca praticità di tale servizio risulta ben evidente, al punto che diversi associati hanno espresso la volontà formale di recedervi. In conclusione, questi tipi di servizi, oltre che minare la struttura portante dello stato sociale, non sono altro che strumenti con cui il sistema capitalistico pone come unico obiettivo la speculazione e non il benessere dei lavoratori.

Articoli correlati

Legge di stabilità – Il pasto gratis è per i ricchi!

Il nostro Presidente del Consiglio, come molti, da bambino si sarà appassionato alle vicende di Robin Hood. Da grande ha deciso di impersonificarlo, con una variante però. Quello di Renzi è il paladino dei poteri forti, un Robin Hood alla rovescia.

Roma – La crisi della giunta Raggi svela la natura del M5S

La relativa calma che ha attraversato il Comune di Roma negli scorsi due-tre mesi preannunciava solamente una nuova esplosione di contraddizioni tutte all’interno del M5S che, alla prova dell’amministrazione di Roma, sta mostrando sempre di più i suoi limiti politici.

Polvere di Stelle su Roma – Tre anni di giunta Raggi

Sono trascorsi quasi tre anni dall’elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma. La sua elezione era stato un passaggio qualitativo dell’ascesa del Movimento Cinque Stelle che, conquistando la Capitale,

La “finanziaria del popolo” è una presa in giro!

Dopo una notte rocambolesca, tra il 29 e il 30 dicembre il parlamento ha approvato la cosiddetta “finanziaria del popolo”. Secondo Salvini e Di Maio segna il riscatto sociale tanto atteso, ma ancora una volta la realtà è tutta un’altra cosa.

Crisi industriali – Nazionalizzare per difendere il lavoro!

La crisi che si sta abbattendo sul paese è pesantissima, siamo in una vera e propria emergenza occupazionale. Espropriare le grandi aziende, nazionalizzarle, è l’unico modo per continuare a garantire a noi e ai nostri figli un futuro dignitoso. Solo i lavoratori hanno interesse a riconvertire le aziende obsolete o risolvere gravi problemi ambientali come l’Ilva.

La crisi della sinistra e le elezioni in Friuli-Venezia Giulia

Nel grande libro dei fallimenti della sinistra riformista in Italia, le elezioni del 4 marzo avrebbero dovuto rappresentare un’utile postfazione per chiudere un prodotto editoriale da cui nemmeno gli stessi autori hanno tratto nessuna lezione. Le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia del 29 aprile si preannunciano però come una quarta di copertina dai tratti tragicomici.