30 agosto 2018

La strage di Genova mette a nudo il sistema affaristico

È crollato il Ponte… il Ponte di Brooklyn!”… ma non siamo a New York, siamo a Genova alle 11,37 di martedì 14 agosto 2018. È questa l’esclamazione sgomenta di alcuni abitanti della Val Polcevera che hanno sentito prima un enorme boato accompagnato da un bagliore azzurro e poi hanno visto il ponte sbriciolarsi nella sua campata centrale, quella che attraversa il greto del torrente. È una mattinata temporalesca, il bagliore azzurro è dovuto probabilmente allo scoppio di un fulmine che pare abbia anche colpito un pilastro del ponte. Tutta la zona è stata avvolta da una grande nube dovuta allo sbriciolarsi della grande infrastruttura.

Il bilancio è catastrofico: 43 morti, di cui 40 precipitati dal viadotto oltre a due operai di Amiu ed uno di Aster che stavano lavorando nell’isola ecologica di Amiu situata proprio sotto il ponte lato ovest. Danni materiali enormi per il valore dell’infrastruttura, per le aziende che hanno sede ed operano nella zona di Campi proprio sotto il viadotto, per le abitazioni che si trovano sotto il ponte lato est nelle vie W. Fillak e Via Porro, che hanno dovuto essere sgomberate tempestivamente. La sezione est del ponte, così come quella ovest, è pericolante e tutte e due dovranno essere demolite e con ogni probabilità anche gli edifici sottostanti. Genova subisce l’interruzione, e chissà per quanto tempo, della principale via di comunicazione tra il Levante, il Centro ed il Ponente cittadino. Siamo quasi alla paralisi di un’intera città.

Su quel ponte transitavano circa 75.000 autoveicoli al giorno, con un passaggio enorme di Tir legato anche, ma non solo, all’attività del porto di Genova, del quale era una via di comunicazione indispensabile.

Una breve storia del ponte

Il ponte Morandi (dal nome del progettista) venne inaugurato nel 1967 dopo sei anni di lavori. Era lungo 1182 metri le torri erano alte 90, la carreggiata si innalzava a 45 metri da terra ed era sorretta dai cosidetti “stralli”, tiranti costituiti da cavi di acciaio ricoperti di calcestruzzo che “legavano” la carreggiata alla sommità delle torri. Per questa sua struttura era stato soprannominato “il Ponte di Brooklyn”.

All’epoca era una struttura avveniristica ed era considerato una vera e propria “opera d’arte”, ma già nei primi anni emersero problemi.

Negli anni ’70 furono fatti interventi di risanamento a causa della fessurazione, del degrado del calcestruzzo e del creep dell’impalcato. A seguire: nel 1981-1986, ripristino dei piloni; nel 1986-1992 ripristino della sede stradale; 1990, sostituzione dei cavi di sospensione; 1992-1994, rinforzo dei tiranti verso Levante. Nel 2014 lavori di routine da parte della Società Autostrade. Nel 2016 opere di messa in sicurezza per il rifacimento delle strutture in calcestruzzo. Fino alla situazione attuale che prevedeva lavori sugli “stralli” come da appalto deliberato dalla società Autostrade per l’Italia, gestore della tratta.

La delibera di esecuzione lavori straordinari era stata presa nell’aprile di quest’anno con procedura di gara semplificata ed accelerata a seguito della allarmante relazione fatta dal Politecnico di Milano sullo stato del manufatto ed avallata dalle deduzioni formulate dal Provveditorato per le Opere pubbliche ed infrastrutture di Genova. I lavori sarebbero dovuti iniziare a fine settembre 2018. Tuttavia nessun provvedimento è stato preso in relazione al traffico che gravava sulla struttura, né per il monitoraggio puntuale e continuo della struttura in relazione alle sollecitazioni sia del traffico che degli agenti atmosferici.

I soccorsi e le reazioni politiche

La notizia si è sparsa in città, e non solo, come un lampo. L’intervento della protezione civile è stato tempestivo. In particolare l’opera dei Vigili del fuoco è stata davvero ammirevole per tempestività ed efficacia diverse persone sono state estratte dalle macerie ancora vive, di queste solo una è deceduta il sabato successivo proprio nel giorno dei funerali di Stato. Il tutto a rischio dell’incolumità dei soccorritori che hanno operato in uno scenario da incubo, sotto la pioggia e con il pericolo di altri crolli.

L’intera zona è stata blindata, sono stati subito evacuati gli edifici che sorgono sotto i monconi del ponte rimasti in piedi. Gli sfollati sono stati 660, ora ridotti a 550, alloggiati per buona parte al “Centro Civico Buranello” di Sampierdarena e in parte negli alberghi cittadini. Al momento sono state già assegnate diverse abitazioni in via provvisoria. Il numero degli “sfollati” non è esorbitante, potrebbe ulteriormente diminuire, ma tutto dipenderà dai criteri che verranno adottati per lo smantellamento dei tronconi del ponte rimasti pericolosamente in piedi.

L’offensiva mediatica del governo contro Autostrade e in particolare contro la famiglia Benetton ha acceso immediatamente il dibattito sulla revoca della concessione, sulla nazionalizzazione e sulle responsabilità politiche del Pd, accusato di essere stato collaterale ai Benetton. Il M5S e il vicepremier Di Maio si sono spinti molto in là, almeno con le parole, mentre Salvini pur seguendo l’onda è stato molto meno perentorio, in particolare sulla nazionalizzazione.

Anche il presidente del consiglio Conte ha avallato la linea della revoca, o per meglio dire della decadenza, della concessione. La procedura in effetti è partita già il venerdì immediatamente dopo il disastro con una comunicazione scritta alla Società Autostrade.

Giunta comunale e Regione Liguria, ambedue di centrodestra (il M5S non è presente in nessuna delle due amministrazioni), si sono schierate dalla parte delle “vittime” e dei “cittadini” contro la Società Autostrade per l’Italia.

Gli interventi immediati ci sono stati ma bisogna valutare il comportamento nel divenire, per valutare la effettiva applicazione delle promesse fatte soprattutto per quanto riguarda la questione abitativa, quella del lavoro, delle attività economiche delle zone colpite e dei trasporti.

In particolare il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti si sta muovendo molto dal punto di vista mediatico, favorito anche dal fatto di essere stato nominato “Commissario starordinario per l’emergenza”. È prodigo di rassicurazioni per tutti: gli sfollati, le imprese, gli operatori del Porto di Genova, afferma di avere interpellato tutte le maggiori società armatoriali e dello shipping e di avere avuto assicurazioni che nessuno di loro abbandonerà il Porto di Genova, ma bisogna fare presto a risolvere e limitare nell’immediato le problematiche relative al traffico, in particolare quello dei container. Si accelereranno i lavori di ultimazione della strada a mare, di una strada interna all’Ilva per il transito dei Tir e della linea ferroviaria interna al porto.

La questione della ricostruzione del Ponte è diventata rapidamente terreno di un forte conflitto politico, poiché la dichiarata disponibilità di Autostrade a ricostuirlo (scontato è che debbano pagare) scontra con la posizione del ministro Toninelli di affidare la riscostruzione a un’azienda pubblica, ossia Fincantieri, spalleggiata da Cassa Depositi e Prestiti.

Il crollo ha anche riacceso lo scontro sul progetto della gronda di Ponente, una bretella autostradale che dovrebbe raddoppiare il collegamento fra A10 e A12 su un percorso alternativo a quello garantito fino a pochi giorni or sono dal Ponte Morandi.

Questo progetto è stato oggetto di opposizione da parte del “Comitato No Gronda” così come quello del “Terzo Valico” a cui ha fatto da sponda il M5S, posizione opposta quella della Lega Nord favorevole a questi due progetti.

Il Pd in questa situazione è completamente all’angolo e le esternazioni dei suoi leader a cominciare dall’attuale segretario nazionale Martina sono patetiche.

Silente il sindacato, che sembra paralizzato dagli avvenimenti.

Per il momento governo ha il vento in poppa quando indica in Autostrade e nella modalità della concessione la responsabilità di quanto accaduto favorendo un “privato” a spese del “pubblico”.

Le esequie, il funerale di Stato e il Comitato degli sfollati.

Una parte dei familiari delle vittime ha preferito una cerimonia privata rispetto a quella dei funerali di Stato. In questa scelta c’è, oltre a scelte di carattere strettamente privato, una precisa contestazione delle istituzioni e delle parti politiche che le occupano e questo è stato dichiarato in maniera esplicita.

L’altra metà ha acconsentito alle esequie pubbliche che si sono tenute alla Fiera del Mare sabato 18 agosto, presenti le alte cariche dello Stato col Presidente della Repubblica Mattarella, il governo, Comune di Genova, Regione Liguria, generali e prelati, insomma tutto l’establishment, nonché le due società calcistiche della città al completo.

Una folla enorme ha assistito alla messa funebre con compostezza, ma anche con molta rabbia e molto sincero dolore. Applausi per il presidente della Repubblica, anche per Conte, Di Maio e Salvini, qualche momento di tensione alla comparsa di Salvini, qualcuno gli ha gridato “fascista” ma è stato zittito, un uragano di fischi alla comparsa di esponenti del Pd, con grida di “vergognatevi”.

Una vera ovazione è stata tributata ai Vigili del Fuoco percepiti come quelli che hanno fatto davvero qualcosa di concreto salvando diverse vite umane.

L’omelia del cardinale Bagnasco è stata “molto celeste e poco terrena” e ha sorvolato sulla questione delle responsabilità non centrando affatto il suo intervento su questo aspetto. Da questo punto di vista è stata molto più sentita la predica dell’iman della comunità islamica genovese. Da notare che erano presenti anche rappresentanti del cda di Autostrade.

Nei giorni immediatamente successivi si è formato il Comitato degli sfollati che ha tenuto una assemblea pubblica giovedì 23 agosto presso il campetto di calcio della Chiesa di San Bartolomeo a Certosa. Il quartiere colpito ha una composizione largamente popolare con una forte presenza di immigrati, in particolare latinoamericani. Assemblea affollata da circa 1000 persone, con la partecipazione della giunta comunale e di assessori regionali, e molto tesa dove sono intervenute le persone coinvolte nello sgombero che hanno esplicitato tutte le loro richieste: casa, utenze, trasporto, mutui ed indennizzi promessi da Autostrade per l’Italia e dallo Stato. Vogliono garanzie scritte che tutto verrà mantenuto anche oltre il primo anno emergenziale. L’atteggiamento degli assessori presenti è stato di completa solidarietà con le vittime e gli sfollati (non potevano fare altrimenti…). C’è stata una apertura di credito nei loro confronti, ma non incondizionata.

La concessione ad Autostrade per l’Italia

La privatizzazione e relativa concessione ad Autostrade di 27 tratte autostradali risale all’anno 2000. Nel periodo 2001-2017 i ricavi dei pedaggi ammontano a 43,7 miliardi oltre ad altre royalties per aree di servizio e altro. Nello stesso periodo Autostrade ha investito 5 miliardi in manutenzione e 13,6 miliardi per ampliamenti , nuove opere e migliorie. Costo del lavoro nel periodo: 7 miliardi.

Profitti veri e propri 2,1 miliardi, distribuiti con dividendi. Ai Benetton è andato il 30 per cento. Il costo della concessione risulta generoso in quanto sottostima gli incrementi di traffico.

Dalla relazione della Direzione generale vigilanza concessioni (Dgva) dipendente dal Ministero dei trasporti, per l’attività del 2016 emerge quanto segue: dal 2008 al 2016 tutti i gestori autostradali fanno spese in manutenzione ordinaria per circa 6 miliardi, in investimenti per 15 miliardi. La quota del valore aggiunto distribuibile (vaid) risulta così ripartita: tra il 7 e il 9 per cento agli azionisti, ai gestori circa il 30 per cento, allo Stato tra il 35 e il 38 per cento. La quota del canone che i gestori versano allo Stato va all’Anas. Retribuzioni ai dipendenti tra il 15 e il 17 per cento; i dipendenti di Autostrade sono circa 10.000.

Il dato per l’azionista si arricchisce in termini di valore effettivo col sistema degli appalti “in house”, ossia assegnati a società controllate dalla stessa Autostrade.

Sono queste le risorse che vanno tolte ai privati per garantire qualità e sicurezza ai servizi, e l’ondata di sdegno seguita alla strage spinge verso l’intervento dello Stato. Il fuoco di fila mediatico contro la nazionalizzazione e la pressione dei mercati cercano di limitare i danni sia per i Benetton che per il capitale privato nel suo insieme. La Lega e il presidente della Regione Toti (Forza Italia) saranno gli strumenti politici che la classe dominante userà per impedire la nazionalizzazione o per indirizzarla verso il male minore (per loro) di una “nazionalizzazione borghese”, ossia nel pieno rispetto delle regole e con tutti gli indennizzi possibili per il privato.

Ci sono stati affari per tutti: concessionarie, banche, azionisti, per lo stesso Stato (tramite Anas). Ma non si sono spesi i soldi per un monitoraggio efficace del ponte, nonostante lo stato di degrado denunciato da più parti e nonostante esista questo sistema, lo Start Monitoring, utilizzato da Autostrade in altre tratte in Emilia, Romagna e Polesine. Probabilmente i 43 morti non ci sarebbero stati, si sarebbe evitata alla città di Genova una possibile anche se parziale paralisi economica con conseguenze devastanti sull’occupazione.

Questi sono omicidi, non fatalità a cui peraltro nessuno crede più, e il mandante è bene individuato è il capitale… con le sue logiche di profitto a spese della vita umana.

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