La sinistra e le elezioni amministrative

La debolezza della sinistra si riflette nel terreno elettorale, e non potrebbe essere altrimenti. Ci saranno nelle principali città liste alla sinistra del Pd renziano, ma queste riflettono le caratteristiche delle forze che le hanno promosse (essenzialmente Sel-Sinistra italiana e Rifondazione), e precisamente:

1) L’assenza di un radicamento significativo nella classe lavoratrice, fra i giovani e in generale fra i settori più sfruttati della società.

2) I programmi minimalisti, che non si pongono seriamente il problema di rompere le gabbie delle “compatibilità” di bilancio imposte dai trattati europei e dalla loro applicazione su scala nazionale.

Inoltre la debolezza elettorale di queste candidature (con la sola eccezione di quella di De Magistris a Napoli) rende irrealistico l’obiettivo di arrivare ai ballottaggi. Di conseguenza l’obiettivo massimo è quello di eleggere alcuni consiglieri, con la conseguenza di esasperare la concorrenza interna tra le varie forze che le compongono.

La rottura fra Pd e sinistra ha prodotto candidature indipendenti a Torino, Milano, Bologna, Roma, ecc. Tuttavia questa rottura è arrivata non tanto per un avanzamento politico della sinistra, quanto per l’intransigenza di Renzi che ha voluto scaricare un alleato che non ritiene essenziale, e di cui comunque pensa di poter saccheggiare l’elettorato in caso di ballottaggi. Da questo punto di vista si tratta anche di un test in vista delle elezioni politiche con la nuova legge elettorale, che prevede appunto il ballottaggio.

I candidati sindaci del Pd non lasciano davvero spazio all’immaginazione. Si segnala in particolare il caso di Milano, dove al manager di Expo, Sala (che non ha ancora trovato il tempo per presentare il bilancio della trionfale e trasversale abbuffata) si contrappone, per così dire, un altro manager, Stefano Parisi, sostenuto dal centrodestra. Le differenze sono così profonde che la Compagnia delle opere ha pensato bene di sostenere entrambi. Vinca chi vinca, governeranno gli affaristi!

Anche i sindaci uscenti Fassino (Torino) o Merola (Bologna) non hanno bisogno di presentare credenziali di affidabilità al vero partito che governa le nostre città: il partito trasversale della rendita immobiliare, delle privatizzazioni e degli appalti.

La necessità della rottura a sinistra dovrebbe essere chiara come il sole, ma le cose sono andate diversamente e particolarmente Sel ha subìto più di una lacerazione, con diversi dirigenti locali e consiglieri o assessori uscenti che hanno scelto di restare attaccati al carro del Pd. Da qui, con la collaborazione della malinconica sinistra del Pd, nascono liste “di sinistra” in appoggio ai candidati renziani. Operazioni che si propongono di impedire la cristallizzazione di una opposizione a sinistra del Pd, offrendo la sospirata “sponda istituzionale” a quelle realtà associative, centri sociali, comitati territoriali, ecc. che da tempo hanno dismesso le velleità antagoniste e si accontentano volentieri di qualche briciola e di piccole riserve indiane nelle quali sopravvivere.

Non nascerà quindi da queste elezioni la svolta, come difficilmente può nascere da campagne referendarie a raffica che ogni volta ci vengono proposte dagli estenuati dirigenti della sinistra come “l’ultima e definitiva battaglia in difesa della democrazia”, salvo poi dopo le ripetute sconfitte riproporre esattamente lo stesso identico copione.

Per questi motivi come movimento politico abbiamo scelto di non impegnarci direttamente sul terreno elettorale con candidature o proposte di liste. Sosterremo tuttavia nel voto quindi tutte quelle candidature di sinistra chiaramente opposte a quelle del Pd, e non disponibili ad accordi nei ballottaggi.

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