28 Aprile 2020 Alessandra Pisano, Salvatore Mercogliano*

La scuola pubblica tra didattica a distanza e precariato

L’8 Aprile 2020 in piena emergenza da covid-19 il ministro dell’istruzione Azzolina rende pubblico un decreto legge che suona come l’ennesimo attacco alla già moribonda scuola pubblica. Le novità introdotte dal decreto, per cui si attende l’approvazione in Parlamento, affrontano temi “caldi”, come la didattica a distanza (DAD) e la questione delle graduatorie per le supplenze annuali del personale docente.

Sono 8 milioni gli studenti e circa 800.000 gli insegnanti in cattedra che a partire da febbraio hanno dovuto trasformare radicalmente le loro abitudini di insegnamento e apprendimento, adattandole alla richiesta del Miur di portare a termine l’anno scolastico attraverso la DAD.

Nonostante la frettolosa promessa della ministra di risolvere il problema della mancanza di strumenti digitali, è chiaro che la didattica a distanza accentua le differenze di classe. Solo gli studenti provenienti da famiglie agiate possono seguire costantemente le lezioni, mentre gli altri potranno al massimo proseguire il percorso di studi da autodidatti.

Nonostante il decreto dell’8 aprile abbia confermato l’ufficialità dell’insegnamento a distanza, bisogna sottolineare che molti degli insegnanti con contratto a tempo determinato, che oggi si vedono costretti a svolgere il proprio lavoro in una situazione così difficile, saranno poi gli stessi che, entro il 30 giugno, perderanno l’incarico, senza avere la sicurezza di poter essere richiamati per il prossimo anno scolastico. Tale incertezza è accresciuta dalla decisione del ministro Azzolina di non permettere ai tanti precari di inserirsi nelle graduatorie d’istituto, come è stato stabilito dal decreto dell’ 8 aprile.

Blocco delle graduatorie per l’anno scolastico 2020/21 e il fenomeno della messa a disposizione

Questo decreto infrange le aspettative minime di centinaia di migliaia di precari, tra cui moltissimi neolaureati che aspettavano il 2020 per potersi finalmente inserire nelle graduatorie di terza fascia, bloccate dal 2017, pur consapevoli che solo un piano di assunzione a tempo indeterminato con cadenza fissa potrebbe eliminare la piaga del precariato.

Queste graduatorie, che in teoria hanno valenza triennale, non riescono a coprire comunque tutti i posti vacanti, cui si aggiungono, di anno in anno, quelli liberati dai pensionamenti.

Per questi lavoratori l’unico strumento disponibile per sperare di essere chiamati da qualche istituto è la cosiddetta Messa a disposizione (MAD), che altro non è se non una forma di caporalato ritenuta legale dallo Stato

Come suggerisce la parola, l’insegnante precario si mette a disposizione della scuola precedentemente selezionata e attende di ricevere la tanto sperata chiamata del dirigente scolastico che gli consentirà, per un periodo che va dalla singola giornata alla fine dell’anno scolastico, di occupare una cattedra vuota.

È evidente che una pratica di questo tipo consente al Dirigente/manager di scegliere personalmente, e in modo assolutamente arbitrario, il lavoratore a seguito di una selezione tra i diversi curricula degli aspiranti. Ciò favorisce un sistema anarchico e non trasparente nell’individuazione dei docenti; infatti il dirigente scolastico legalmente può scegliere chi vuole, anche un parente o un amico.

Inoltre, per incrementare le sue possibilità lavorative, l’aspirante insegnante si vede costretto invece a inviare migliaia di mail a scuole lontanissime dal proprio domicilio. Un giorno si presta servizio presso una scuola di Bolzano, dopo due giorni si può essere chiamati da un’altra di Palermo. Chi è disposto a spendere buona parte dello stipendio per spese di viaggio e d’alloggio può sperare in un futuro più roseo grazie all’accumulazione progressiva del punteggio individuale.

In sintesi, il docente deve essere pronto a sostenere il peso di un futuro incerto, fatto di continui cambi di domicilio, di mancanza di prospettive e di ingenti spese economiche. E tuttavia, all’indomani del decreto legge firmato dalla ministra Azzolina, la messa a disposizione si rivela oggi più che mai l’unica via, seppure priva di qualsiasi trasparenza, cui i precari della scuola si aggrappano, in attesa dello sblocco dei concorsi.

 

I concorsi tanto attesi

Sono attesi entro fine aprile nuovi bandi per il reclutamento di un totale di circa 50.000 docenti tra vincitori di concorso ordinario e straordinario. Numeri importanti ma comunque non sufficienti per colmare l’enorme richiesta di personale docente nelle scuole, che ogni anno ammonta a circa 150.000 contratti precari.

Gli aspiranti sono costretti ad una corsa all’acquisizione di titoli ritenuti “indispensabili” dal governo di turno, il cui unico fine in realtà è alimentare un meccanismo di selezione brutale tra quanti possono o non possono permettersi di pagare per la propria preparazione e accrescere il guadagno degli enti di formazione privata privi di scrupoli.

A questi si aggiungono le scuole “paritarie” (leggasi private) che nell’assumere i docenti ne approfittano per dare loro salari da fame, o addirittura nulla, speculando sulla necessità del docente di accumulare punteggio.

In questa situazione politica in continuo cambiamento si nota l’assenza dell’appoggio dei sindacati, incapaci più che mai di farsi portavoce delle richieste dei lavoratori della conoscenza.

Nel mese di febbraio la rabbia di tanti insegnanti precari aveva costretto le sigle confederali a convocare inizialmente lo sciopero per il 17 marzo, data comunque troppo lontana per incidere sul dibattito in corso alla Camera, salvo poi anticiparlo al 6 marzo, incalzati dal fermento di quei docenti che si dichiaravano disposti a lottare ad oltranza.

Nonostante il blocco agli scioperi dovuti all’emergenza sanitaria, la determinazione dei lavoratori della conoscenza a lottare non si è fermata. Dovranno organizzarsi e costringere i vertici sindacali a lanciare una mobilitazione vera.

Nei prossimi giorni i militanti di Sinistra Classe Rivoluzione si riuniranno in commissioni sindacali di settore con l’obiettivo di dare il proprio contribuito al dibattito tra i lavoratori, per elaborare e proporre piattaforme rivendicative e costruire un programma che difenda gli interessi dei lavoratori. Anche il mondo dell’istruzione non si farà trovare impreparato. Solo la lotta riuscirà a difendere i nostri diritti, senza tavoli e accordi con il ministro di turno. Unisciti a noi!

 

*docenti precari della scuola

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