La rinascita del socialismo in Usa

Abbiamo intervistato John Peterson, direttore di Socialist revolution, il periodico della sezione statunitense della Tmi, rispetto ai nuovi scenari che si aprono negli Usa con la crescente successo dei Democratic socialist of America (Dsa) e della rivista Jacobin.

 

Quali sono le origini dei Dsa?

I Dsa hanno le loro origini nella new left degli anni ‘60 e ‘70, che, dopo varie scissioni a destra e a sinistra, si è consolidata dagli anni ‘90 come una tendenza politica che si prefigge di spostare a sinistra i democratici. Durante la campagna di Bernie Sanders nelle ultime presidenziali, siccome i Dsa si erano posizionati fin dal principio fra i principali promotori, sono stati in grado di riempire almeno parzialmente il grande vuoto a sinistra che si è creato dopo la capitolazione di Sanders nei confronti di Hillary Clinton. Negli ultimi tre – quattro anni sono cresciuti da 8mila membri che avevano, almeno sulla carta, ai 50mila attuali, con un’esplosione di iscritti dopo l’elezione di Trump.

I Dsa non si considerano un partito, sono tecnicamente un’organizzazione no-profit, appoggiano candidati che sono loro iscritti o sostenitori. Fondamentalmente credono che il sistema bipartitico in Usa è così forte che sia impossibile scardinarlo e così è necessario lavorare al suo interno, come dicono, “dentro e fuori” la politica democratica, presentando candidati nelle loro liste o come indipendenti, basta che difendano una posizione progressista.

Noi crediamo che il compito della classe lavoratrice in Usa sia quello di adottare una politica di indipendenza di classe e costruire un partito indipendente sia dai democratici che dai repubblicani.

Una statistica importante appena pubblicata dice molto sulle divisioni di classe nella società statunitense. Un individuo bianco, ricco gode dell’aspettativa di vita più lunga del pianeta, mentre un povero, sempre di sesso maschile, ha un aspettativa di vita simile a quella di chi vive in Afghanistan o in Sudan.

Oggi in Usa ci sono più probabilità di morire per overdose che in un incidente stradale. Nel 2018 si è verificato per la prima volta da decenni un declino assoluto dell’aspettativa di vita.

Il programma dei Dsa è riformista, anche se all’interno ci sono diverse tendenze, da quelle più classicamente socialdemocratiche quelle affini agli eredi dell’Autonomia operaia in Italia, fino a quelle movimentiste e anarchiche. La tendenza politica che però nell’ultimo periodo ha assunto molta importanza è quella attorno alla rivista “Jacobin”.

 

Cos’è Jacobin?

Jacobin è stata fondata nel 2011 da Bashkar Sankara e alcuni suoi compagni all’università ed ha risposto a un esigenza, quella di una rivista progressista, di sinistra “morbida” ad ampia distribuzione, che mancava in America, nè troppo liberal nè troppo radicale. Si considerano neokautskiani, il loro punto di riferimento è l’Internazionale due e mezzo. La loro linea editoriale è quella del “riformismo non riformista”, di Andre Gorz o Ralph Milliband, che attraverso le riforme il capitalismo possa esaurirsi, senza la necessità di una rottura rivoluzionaria o uno scontro diretto col capitale. Ma è importante che negli Stati uniti, un paese senza alcuna tradizione riformista, un settore crescente di giovani e lavoratori cerchino idee socialiste ed è naturale che il loro primo stadio di avvicinamento al socialismo sia attraverso la sua versione riformista dei Dsa o di Jacobin. Il loro successo è positivo ma come marxisti dobbiamo sempre essere molto chiari nella nostra spiegazione su cosa siano veramente il socialismo o il marxismo.

 

Puoi fare qualche esempio sulle posizioni che distinguono Socialist revolution dai Dsa e da Jacobin?

La questione fondamentale è se sia possibile presentare candidati nelle liste del Partito democratico. Noi crediamo di no. Se ti presenti come democratico, se sei eletto fra i democratici (ed ora ci sono due senatori e un rappresentati al congresso che si definiscono socialisti) devi seguire la loro politica. I democratici sono il partito dell’imperialismo, il partito che amministra alcune delle città più importanti (Los Angeles, New York, Chicago) dove regna la corruzione e il malaffare e le forze di polizia sono fra le più violente e repressive. Quando si deve votare per l’aumento dei fondi per il controllo delle frontiere o le spese militari (che includono le operazioni Usa all’estero) i democratici e esponenti come Bernie Sanders non hanno mai fatto mancare il loro appoggio, anche se poi a parole sono contro la guerra. Per non parlare dell’appoggio di Sanders a Hillary Clinton…

Sicuramente fra loro ci sono persone oneste come Alexandra Ocasio- Cortez, ma che poi cadono nella trappola del “pragmatismo”.

Certo, Jacobin non ha mai parlato apertamente di un appoggio alle avventure imperialiste ma poi cerca di far quadrare il cerchio, mettendo assieme Rosa Luxemburg con Kautsky, nella ricerca di una terza via tra socialismo e capitalismo. Dicono chiaramente che è stato il leninismo a condurre allo stalinismo. Negano che ci sia una differenza tra la democrazia borghese e la democrazia proletari. Esiste la “democrazia” che bisogna riempire di contenuti.

Sul ruolo della classe operaia, Jacobin appoggia le lotte, come quella recente degli insegnanti, ma considerano la classe come uno dei tanti settori che si oppongono al neoliberismo, e non come la forza motrice del conflitto contro il capitale. Quando parlano di “potere operaio” parlano della capacità dei salariati ottenere conquiste dai capitalisti, non come alternativa al potere della borghesia. Hanno un approccio che definirei accademico.

Sankara in un’intervista ha spiegato che sarebbe felicissimo se il socialismo in America diventasse il patrimonio di un 5-7% di americani. Un orizzonte piuttosto limitata…

 

Alexandra Ocasio Cortez è diventata piuttosto popolare in Italia ed è raffigurata come una nuova speranza per la sinistra. Cosa ci puoi dire a riguardo?

Ocasio Cortez, una volta vinto le primarie democratiche, era sicura di arrivare a Washington visto che si presentava per un seggio sicuro, è stata presto cooptata nella macchina del gruppo parlamentare democratico. Ora con Bernie Sanders ha presentato una politica denominata “green New deal”. Ricordiamo che il New deal negli anni trenta fu utilizzato da Frankin Delano Roosevelt per salvare il capitalismo, e anche questa sua versione verde si colloca sulla stessa linea per potenziare gli investimenti nelle energie rinnovabili ecc. senza mettere in discussione la logica del profitto. Naturalmente noi siamo molto sensibili alle questioni ambientali, ma la questione è come arrivare a ciò senza rovesciare il modello capitalista?

Con Ocasio Cortez cercano di avere una faccia nuova, più presentabile, ma difficilmente sarà in grado di differenziarsi dal resto del gruppo democratico. Tantomeno sta utilizzando il Congresso come un palcoscenico per diffondere le idee socialiste a una platea più ampia di persone.

 

Quali sono le prospettive per i Dsa?

I Dsa sono cresciuti molto rapidamente senza una struttura che potesse gestire questo successo. Ora hanno una direzione eletta ma anche una serie di funzionari non eletta. Dall’ultima conferenza c’è stato da parte dell’apparato uno sforzo volto a serrare le fila dell’organizzazione, isolando gli elementi più a sinistra, anarchici o scomodi. Ad agosto si terrà ad Atlanta una nuova conferenza nazionale dove probabilmente lanceranno la campagna “Bernie 2020” con la quale cercheranno di promuovere la candidatura di Sanders nelle fila democratiche. Un settore ne sarà sicuramente attratto, ma un altro ne sarà respinto, memore dell’esperienza delle scorse primarie. Così potremmo assistere a un turnover all’interno della loro militanza e i Dsa potrebbero perdere grossa parte del loro appoggio.

La nostra posizione è quella di connetterci con le aspirazioni di tutti coloro che onestamente sostengono queste posizioni cercando di spiegarne pazientemente le contraddizioni e partecipare attivamente al dibattito. La lotta di classe è destinata ad intensificarsi e le scelte che verranno assunte determineranno se questa spinta a sinistra possa radicalizzarsi o se si insabbierà ancora una volta nel rincorrere l’utopia di “pungolare” i democratici e quindi in una capitolazione.

11 febbraio 2019

 

Il dibattito su “Il futuro del socialismo negli Stati Uniti“, tenutosi alla Temple university a Philadelphia con Bhaskar Sunkara, editor of Jacobin, and John Peterson (in inglese)

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