16 Marzo 2020

La pandemia del Coronavirus apre una nuova fase nella storia mondiale

La situazione su scala mondiale si sta evolvendo ad altissima velocità. Il nuovo coronavirus (COVID-19) ha messo in moto una reazione a catena, che sta facendo crollare ogni parvenza di stabilità in un paese dopo l’altro. Tutte le contraddizioni accumulate dal sistema capitalista stanno venendo alla luce.

Migliaia di persone hanno perso la vita e probabilmente centinaia di migliaia sono state contagiate dal virus. Ma non c’è alcuna indicazione che la pandemia abbia raggiunto l’apice. Il numero delle persone decedute aumenta del 20-30 per cento ogni giorno. Non è in vista la produzione di un vaccino e nessuno sembra avere un piano ragionevole per superare la situazione. La maggior parte dei paesi agisce di propria iniziativa, con scarso riguardo ai consigli di organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I sistemi sanitari dei paesi più colpiti sono già in grave difficoltà, mentre gli operatori sanitari di altre nazioni temono gli sviluppi delle settimane e dei mesi à venire.

Finora, la malattia è stata principalmente circoscritta alla Cina, all’Iran e ai paesi occidentali. Una volta che colpirà baraccopoli, favelas e campi di rifugiati in Africa, in Medio Oriente, nel subcontinente indiano e in America Latina, dove le strutture sanitarie sono poche, male organizzate o addirittura inesistenti, assisteremo a nuovi picchi di devastazioni. Il numero dei morti sarà contato in milioni. Il livello di distruzione e gli sconvolgimenti creati su scala mondiale saranno paragonabili a quelli in tempo di guerra.

I mercati azionari hanno già reagito con forti ribassi. Lunedì il prezzo del petrolio è sceso a circa 30 dollari al barile. I mercati finanziari di tutto il mondo hanno seguito questo trend segnando perdite notevoli. Mercoledì la Banca d’Inghilterra ha annunciato una riduzione dei tassi d’interesse dello 0,5 per cento. Ma questo non ha avuto alcun effetto, poiché i mercati azionari hanno continuato in perdita giovedì, con il peggior risultato dal 1987. Il nervosismo dei mercati riflette la visione pessimista della classe dominante, che è terrorizzata dalle prospettive per la crescita dell’economia mondiale, già destinata a rallentare prima dell’emergenza sanitaria.

La Cina, la seconda economia più grande del pianeta, è destinata ad avere il suo primo trimestre di crescita negativa dai tempi della Rivoluzione culturale di Mao. Si ritiene che la malattia in Cina sia stata contenuta, eppure, nella provincia di Hubei, il settore dei servizi rimane completamente fermo. Mentre le industrie più grandi riavviano la produzione, il resto del mondo entra in recessione e la domanda di merci è naturalmente scarsa. Nella grande maggioranza delle piccole e medie imprese in Cina, nelle quali sono occupati quasi l’80% dei lavoratori, l’attività non è ancora ripartita.

Non c’è segno di una ripresa rapida dell’economia. Alcuni esperti prevedono che la crescita economica mondiale potrebbe rallentare all’1 per cento rispetto al 2,6 per cento dello scorso anno, il che significherebbe l’entrata in recessione di un certo numero di paesi. Ma già questo è un pio desiderio. L’industria, il commercio e i trasporti attraverseranno un ciclo di recessione dopo l’altro. I consumi crolleranno. Le linee di approvvigionamento di beni e servizi saranno sempre più complesse da mantenere attive. L’economia mondiale subirà una profonda crisi.

L’Europa viene colpita duramente, ed in particolare l’Italia, che è la terza economia dell’eurozona. Il Consiglio dei ministri dell’Unione Europea si è riunito per cercare soluzioni comuni alla crisi, ma tutto quello che sono riusciti a fare è stato creare un fondo di 25 miliardi di euro, una gran parte dei quali erano già compresi nel bilancio attuale dell’Unione. Il resto delle loro proposte consisteva nell’eliminare le restrizioni di bilancio per i singoli Stati membri. In sostanza, i singoli stati sono lasciati a cavarsela da soli, non proprio il paradigma del concetto di unione. Anche il presidente italiano Mattarella, solitamente favorevole all’UE, ha dovuto criticare la risposta dell’Unione in una nota ufficiale: “L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà [da parte dell’UE] e non mosse che possono ostacolarne l’azione”. Nei fatti, l’Italia è oggi il destinatario di molti più aiuti (forniture mediche come respiratori per terapia intensiva, ecc.) provenienti dalla Cina che non dall’UE. L’Austria ha già chiuso i suoi confini con l’Italia. Altri paesi stanno vietando i voli da e per l’Italia. La Repubblica Ceca ha chiuso le frontiere ai viaggiatori provenienti da 15 paesi. Francia, Germania e altri paesi hanno imposto il divieto di esportazione di alcuni prodotti medici. Tutto ciò si intensificherà nel giro di settimane, se non giorni. Il mercato comune viene di fatto gradualmente abolito. Proprio come dopo il crollo economico mondiale del 2008 e la crisi dei rifugiati, lo shock attuale sta portando alla ribalta tutte le contraddizioni interne dell’Unione Europea, ponendo un chiaro punto interrogativo sul suo futuro complessivo.

Donald Trump, che fino a poco tempo fa proclamava che il virus non avrebbe colpito gli Stati Uniti, ha messo in atto una propaganda nazionalista isterica definendo COVID-19 un “virus straniero”. Ha imposto restrizioni di viaggio ai cittadini di alcuni paesi europei e ha lanciato nuovi appelli per un muro di confine con il Messico (nonostante il Messico abbia solo 12 casi confermati di contagio). Le restrizioni di viaggio avranno un effetto immediato sul settore turistico e dei servizi. Questo rischia di spingere gli Stati Uniti verso la recessione.

Contemporaneamente, la Russia e l’Arabia Saudita si scontrano su quale livello di produzione petrolifera vada mantenuto in questa fase, un conflitto che ha già fatto crollare i prezzi del greggio. Il risultato di questa crisi potrebbe essere un default economico della Russia, mentre lo stato libanese è già incapace di ripagare il suo debito pubblico. Altre economie di medio livello, come la Turchia, l’Argentina, l’India, l’Indonesia e il Sudafrica potrebbero seguire questa strada nel breve o medio periodo.

La diffusione del virus ha accelerato drasticamente le tendenze protezionistiche su scala mondiale. La classe dominante di ogni paese si sta precipitando a difendere la propria posizione e ad esportare i costi sociali della crisi. Le leggi contro i viaggi delle persone potrebbero facilmente portare all’istituzione di nuove barriere al commercio. Le guerre commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina, e gli Stati Uniti e l’Europa, che secondo alcuni si erano concluse, ora potrebbero riaccendersi in modo incontrollabile. Questo apre la strada a una depressione economica simile a quella degli anni Trenta, che rischia di protrarsi ben oltre gli effetti immediati del virus.

I borghesi stanno scaricando sul coronavirus la colpa della crisi economica. Ma lo scoppio del virus è stato solo un fattore accidentale, che ha fatto emergere tutte le contraddizioni accumulate in precedenza dal sistema. Questa è una crisi del sistema capitalista nel suo complesso, che si preparava da decenni. La classe capitalista è riuscita a ritardarla grazie ad una massiccia espansione di credito e, d’altra parte, accumulando debito, che è diventato oggi un ostacolo colossale alla crescita economica. Prima o poi, la bolla avrebbe dovuto scoppiare. Lo avevamo previsto nel nostro documento Prospettive Mondiali, redatto lo scorso novembre e approvato in occasione del recente incontro dell’Esecutivo Internazionale della Tendenza Marxista Internazionale. Il documento dice:

La ripresa è stata in ogni caso fragile e molto debole, qualsiasi shock potrebbe spingere l’economia oltre il limite. Praticamente ogni cosa può provocare il panico: un aumento dei tassi di interesse negli Usa, la Brexit, uno scontro con la Russia, l’aggravarsi della guerra commerciale tra Usa e Cina, una guerra in Medio Oriente che porterebbe all’aumento dei prezzi del petrolio, persino un tweet particolarmente stupido della Casa Bianca (e non ne mancano)“.

Dal punto di vista dell’economia, il virus è stato solo un evento accidentale, che esprime una necessità fondamentale e più profonda del sistema. Ma questo ha anche un impatto sul modo in cui il processo si svilupperà in futuro. A causa della natura del virus, la capacità della classe dominante di alleviare o contenere la crisi è limitata.

Gli effetti a catena della pandemia devasteranno un’economia mondiale già debole. Un paese dopo l’altro sta annunciando pacchetti per stimolare l’economia e mantenerla a galla. Ma gli effetti di queste misure saranno limitati dall’impatto della pandemia, che non scomparirà in tempi brevi. Gran parte del settore dei servizi, come i cinema, i caffè, i ristoranti, ecc. saranno tutti duramente colpiti, dal momento che le persone tenderanno a stare lontane dai luoghi pubblici. Inoltre, questi sono settori in cui predominano condizioni di lavoro precarie, che renderanno devastanti le conseguenze della crisi sui lavoratori. Questa situazione continuerà almeno fino a quando non saranno stati trovati rimedi definitivi alla malattia. Anche le grandi industrie vedranno regolarmente interrotta la produzione a causa dello scoppio di nuovi focolai. Nonostante tutti i tentativi dei governi, la disoccupazione è destinata ad aumentare, mentre i consumi scenderanno diventando un ulteriore freno all’economia.

La classe dominante è terrorizzata dalle prospettive di una disoccupazione di massa e di un’intensificazione della lotta di classe che può essere dietro l’angolo. In molti paesi i governi stanno adottando misure eccezionali, come la concessione di speciali condizioni di congedo per malattia per i lavoratori del settore pubblico e non solo. Ma queste misure nemmeno si avvicinano a risolvere i problemi dei lavoratori colpiti dall’emergenza. Alcune banche permettono alle persone di posticipare i mutui per alcuni mesi. Le piccole e medie imprese ottengono prestiti agevolati e sgravi fiscali. Il Parlamento europeo sta discutendo la sospensione del trattato di Maastricht, che vincola gli stati membri ad un massimo del tre per cento di deficit di bilancio. Stanno espandendo massicciamente la spesa statale nel tentativo di evitare una catastrofe.

Ma è altamente improbabile che questo risolva qualcosa. È improbabile che le misure keynesiane, in questa fase, facciano espandere i consumi, che a causa del virus potrebbero rimanere al ribasso per mesi, forse anni, ma rischiano di causare un’inflazione incontrollata in alcuni settori dell’economia. Le piccole e medie imprese potrebbero fallire in massa. Tagli alle tasse e prestiti a basso costo non farebbero che rimandare il problema verso un futuro non troppo lontano, lasciando a rischio milioni di posti di lavoro.

In Occidente, una grande quantità di posti di lavoro nei settori dei servizi, dell’edilizia e dei trasporti sono precari, e questi lavoratori possono essere i primi a rimanere disoccupati. In Italia, questa situazione riguarda una parte importante della forza lavoro, soprattutto nei settori più colpiti, come il settore turistico, alberghiero, della ristorazione, ecc. Nei Paesi più poveri la situazione è ancora peggiore. In Iran, ad esempio, il 96 per cento della forza lavoro è impiegata con i cosiddetti contratti “in bianco”, che lasciano i lavoratori di fatto senza diritti. In tutti i paesi, la disoccupazione diventerà una fonte di radicalizzazione di massa.

Unità nazionale

Le classi dominanti e i loro governi moltiplicano i loro appelli affinché le rispettive nazioni si riuniscano in un momento di crisi. Ma dietro questa illusione, stanno scaricando il peso del disastro sulla classe lavoratrice. Un governo dopo l’altro sta attuando misure draconiane. In Italia, Danimarca e Cina alcune aree stanno venendo amministrate come se fossero sotto la legge marziale.

In Cina, i lavoratori delle acciaierie più importanti sono stati costretti a rimanere al lavoro per quasi un mese senza il diritto di restare a casa per sfuggire al contagio. In Italia, medici e infermieri lavorano fino al collasso. Nel frattempo, ai lavoratori del settore privato, in particolare dell’industria, viene chiesto di continuare a lavorare nonostante l’emergenza sanitaria. Molti si chiedono ora quale sia il significato di tutto questo. Se, dal punto di vista della lotta alla diffusione della pandemia, il consiglio è di restare a casa, perché allora i lavoratori dovrebbero andare a lavorare in settori non essenziali dell’economia? La risposta è chiara: per mantenere il più possibile alti i profitti dei capitalisti. Anche se il loro diritto allo sciopero è stato fortemente limitato dalle misure di emergenza, i lavoratori in Italia si stanno attivando. C’è un’ondata di scioperi spontanei che si sta diffondendo in tutto il paese, con i lavoratori che contestano la mancanza di misure di sicurezza adeguate. Gli scioperanti chiedono la chiusura delle fabbriche che producono prodotti non essenziali, senza perdita di salario per i lavoratori, fino a quando non saranno introdotte condizioni igienico-sanitarie adeguate. Questo ha messo un’enorme pressione sui dirigenti sindacali di CGIL-CISL-UIL, che fino ad allora facevano pressione insieme agli industriali di Confindustria per mantenere le fabbriche aperte. Tutto questo è un’anticipazione degli eventi futuri.

Per ora, le restrizioni personali in Cina sono state allentate, ma è probabile che vengano reimposte se si sviluppasse un nuovo focolaio. Danimarca e Italia sono in isolamento. Molti altri paesi dovranno fare lo stesso. I governi stanno cercando di far apparire che stanno “facendo qualcosa”. Alcune delle misure adottate hanno senso dal punto di vista epidemiologico, ma sono minate dalla volontà di rispettare la proprietà privata, dall’anarchia del capitalismo e dall’esistenza dello stato nazionale. Così, vediamo gli ospedali privati deviare i pazienti affetti da coronavirus verso il settore pubblico e assicurazioni sanitarie private che rifiutano di coprire i costi delle infezioni da coronavirus. Mancano i kit di test, che vengono prodotti nel settore privato. A molte persone viene chiesto di rimanere a casa, mentre ai lavoratori viene chiesto di continuare a lavorare. E le aziende private traggono profitto dall’aumento del prezzo dei disinfettanti per le mani, delle mascherine e persino dei kit di test per il coronavirus! Infine, il fatto che i diversi governi non riescano nemmeno a coordinare le loro risposte, e stiano adottando approcci diversi, spesso contraddittori, mina di fatto la lotta per contenere la pandemia.

Negli Stati Uniti, Donald Trump ha negato che la malattia rappresentasse una minaccia fino all’11 marzo. In Cina, il governo, temendo di danneggiare l’economia già in difficoltà, si è rifiutato di agire contro l’epidemia per settimane. Al contrario, ha perseguito e imprigionato i ricercatori e le persone che avevano fatto circolare la notizia del contagio. In Iran, il regime si è rifiutato persino di riconoscere l’esistenza della malattia per settimane, per mantenere il più alta possibile la partecipazione alle elezioni parlamentari. Ancora oggi, il regime sta coprendo la gravità dell’epidemia. Ufficialmente, solo poche centinaia di iraniani sono morti a causa del coronavirus, ma le segnalazioni di decessi non ufficiali sono molte di più. È probabile che il numero di persone infette sia già tra le decine – o le centinaia – di migliaia.

Quando è stato chiesto al capo supremo dell’Iran quali misure il popolo deve prendere contro il virus, Khamenei ha suggerito di pregare. Naturalmente, questo conta solo per i poveri. Possiamo stare tranquilli che se Khamenei fosse infettato, riceverebbe la migliore assistenza sanitaria disponibile su base scientifica. Sembra anche che la principale fonte di diffusione della malattia in Iran sia stata il santuario sacro di Qom, dove i pellegrini accorrono per essere guariti. Tutto questo sta minando l’intera base del regime teocratico. Eppure, l’establishment religioso rifiuta di accettare l’epidemia, sfidando la logica delle misure di sicurezza sanitaria, per dipingere la malattia come nient’altro che una teoria cospirativa occidentale. Tutto questo porterà a una reazione esplosiva delle masse iraniane, che oggi pagano con la vita il marciume della classe dominante.

Nel frattempo, l’intervento contro il virus è ostacolato da decenni di tagli ai sistemi sanitari. In Italia, nel periodo 2009-2017 sono stati tagliati 46.500 posti di lavoro nel settore sanitario e si sono persi 70.000 posti letto in ospedale. Nel 1975 in Italia c’erano 10,6 posti letto ospedalieri ogni 1.000 persone – ora sono 2,6! La Gran Bretagna è passata da 10,7 posti letto per 1.000 persone nel 1960 a 2,8 nel 2013. Tra il 2000 e il 2017, il numero di letti d’ospedale disponibili è stato ridotto del 30 per cento! Le stesse situazioni possono essere ritrovate in tutto il mondo occidentale. In Italia, gli operatori sanitari rischiano di dover decidere chi curare di fronte alla capacità limitata delle strutture ospedaliere, il che significa che molti moriranno, soprattutto tra gli anziani, a causa della mancanza di risorse. Con l’aumento del numero di casi, i sistemi sanitari sono sotto forte pressione e possono crollare, lasciando centinaia di migliaia di persone a cavarsela da sole. Ai ricchi, che hanno accesso all’assistenza sanitaria privata, una tale barbarie viene risparmiata. In Iran, tutta una serie di ministri, parlamentari e alti funzionari hanno ricevuto cure immediate e si stanno riprendendo dopo essere stati infettati dal virus. Nel frattempo, decine di migliaia di persone comuni faticano anche solo a sottoporsi ai test. Nel tragico caso di un’infermiera, il risultato del test è arrivato una settimana dopo la sua morte.

A Singapore, l’intera popolazione è stata dotata di attrezzature mediche e di sicurezza, come le mascherine. In Cina sono stati costruiti immediatamente una serie di ospedali per far fronte alla situazione e sono stati effettuati test su decine di migliaia di persone, anche in assenza di sintomi. In Gran Bretagna, il governo non sembra aver fatto alcun tentativo di prepararsi al disastro che sicuramente si verificherà. I test non sono stati effettuati. Anche persone che sono tornate a casa dal Nord Italia mostrando i sintomi del virus non sono state sottoposte ai test. Ieri Boris Johnson ha dovuto ammettere che probabilmente 10.000 persone sono già state infettate nel Regno Unito. Eppure si è rifiutato di proibire i grandi raduni come è stato fatto in Italia, e anche in Scozia. Ha affermato con freddezza che il popolo dovrebbe prepararsi a “perdere i propri cari prima del tempo”. Come afferma un titolo del New York Times: “Il Regno Unito protegge la sua economia dal virus, ma non la sua gente”.

L’atteggiamento cinico del primo ministro Johnson è diventato manifesto in una recente intervista in cui gli è stato chiesto come intende affrontare l’emergenza sanitaria. Ha casualmente accennato, come alternativa, che “… forse si potrebbe prendere la cosa di petto, procedere tutto d’un fiato e permettere alla malattia, per così dire, di muoversi attraverso la popolazione, senza prendere molte misure draconiane”. In altre parole, forse potremmo lasciar morire migliaia di persone senza prendere misure serie, per garantire che gli affari procedano come al solito. Questo approccio fatalistico, condiviso da altri Paesi, come la Svezia e gli Stati Uniti, è stato implicitamente criticato dall’OMS, che chiede ai suoi stati membri di continuare il tentativo di contenere il virus.

Senza dubbio, c’è un elemento di malthusianesimo in questi commenti, che riflette la mentalità marcia della classe dominante: l’idea che la povertà, le guerre e le epidemie sarebbero espressione della sovrappopolazione mondiale e che siano necessarie per tenere basso il numero totale degli abitanti del pianeta. Jeremy Warner, un giornalista del Telegraph, ha scritto: “Per non essere puntigliosi, da un prospettiva economica del tutto disinteressata, il COVID-19 potrebbe anche rivelarsi mediamente vantaggioso a lungo termine, abbattendo soprattutto le persone anziane non autosufficienti”. Quindi il pensiero della borghesia è di lasciare che la malattia passi attraverso la popolazione, “abbattendo” il maggior numero possibile di persone in una volta sola. Poi, la Gran Bretagna potrebbe uscire dalla recessione più velocemente di altri Paesi, che stanno attuando misure più contenitive.

Il sistema sanitario statunitense è particolarmente mal equipaggiato per ciò che avverrà in futuro. Milioni di persone senza assicurazione sanitaria potrebbero trovarsi in condizioni orribili. È possibile che il governo assicuri temporaneamente le persone in questa situazione. Ma questo non risolverà il problema per cui un sistema sanitario decrepito farà fatica ad affrontare l’epidemia di massa che lo attende. Il sistema statunitense è orientato a una sola cosa: aumentare i profitti delle grandi aziende mediche e farmaceutiche. Non è in grado di affrontare un disastro nazionale ai livelli che ci aspettiamo di vedere.

Nelle ultime settimane non è stata effettuata alcuna preparazione. Gli ospedali non hanno un piano specifico, non è stata fornita alcuna formazione e le attrezzature sono scarse. Inoltre, il Centro americano per il controllo delle malattie si è rifiutato di utilizzare i kit standard internazionali di test per il coronavirus, che sono prodotti in Germania, optando invece per sviluppare i propri test da zero. Ma questo ha causato molti problemi, il che significa che i test sono stati prodotti in ritardo e ce ne sia una quantità ridotta da distribuire nel paese. Inoltre, le strutture per i test sono poche e, di conseguenza, le procedure di analisi sono estremamente dispendiose in termini di tempo. Così, il 6 marzo, quando la Corea del Sud aveva già effettuato 140.000 test, gli Stati Uniti ne avevano effettuati solo 2.000! Il risultato è che non c’è un quadro chiaro di quante persone abbiano effettivamente contratto la malattia negli Stati Uniti. Non vengono prese misure serie per proteggere la gente comune dal punto di vista sanitario e da quello della crisi economica. Eppure, subito dopo l’escalation della crisi, la Federal Reserve statunitense ha iniettato 1.500 miliardi di dollari nei mercati per salvaguardare le grandi imprese.

L’incompetenza di tutta la classe capitalista e delle sue istituzioni è evidente. Donald Trump sembra essere completamente distaccato dalla situazione e tutte le sue azioni sembrano preparare un disastro ancora peggiore. Alla fine, questo potrebbe portare alla sua caduta. Nel frattempo, la richiesta di un’assistenza sanitaria pubblica e gratuita potrebbe trovare un’ampia eco nella popolazione.

Ad ogni passo, l’avidità e il marciume della classe dominante si riveleranno sempre di più. Questa situazione sarà replicata in tutto il mondo mentre la malattia si diffonde da un paese all’altro.

Il compito dei marxisti sarà quello di smascherare la classe dominante e la farsa dell’unità nazionale. Dobbiamo mostrare come gli interessi della borghesia parassitaria siano diametralmente opposti a quelli del resto della società:

Dappertutto, dobbiamo porre la rivendicazione di espropriare tutte le istituzioni sanitarie private. Tutta l’industria sanitaria e farmaceutica deve essere immediatamente nazionalizzata sotto il controllo dei lavoratori per pianificare un soccorso immediato ed efficace per tutti coloro che ne hanno bisogno.

Il numero dei posti letto deve essere aumentato drasticamente e, se necessario, devono essere immediatamente allestiti nuovi ospedali – sia requisendo e riadattando edifici vuoti come alberghi e simili, sia costruendo nuove strutture da zero.

Deve essere garantito a tutti un salario di malattia illimitato nel tempo e la manodopera precaria deve essere immediatamente stabilizzata, inoltre devono essere garantite remunerazioni pari a un salario di sussistenza per i lavoratori che hanno perso il lavoro. Ai genitori, a chi si prende cura dei bambini e a coloro che sono stati colpiti dalla chiusura di scuole, asili nido e così via, devono essere garantiti permessi retribuiti per occuparsi dei figli.

Devono essere imposti rigorosi controlli dei prezzi su tutti i beni necessari. Bisogna espropriare le fabbriche di prodotti per l’igiene e di attrezzature mediche, fondamentali per combattere l’epidemia.

Tutti gli sfratti e i pignoramenti devono essere bloccati. Le case vuote utilizzate come veicoli di speculazione dai super-ricchi devono essere messe sotto controllo pubblico per fornire alloggio ai senzatetto.

Tutta la produzione non essenziale dovrebbe essere sospesa nelle aree colpite per prevenire la diffusione della malattia, con la garanzia della piena retribuzione dei lavoratori fintanto che le aziende resteranno chiuse. Deve essere immediatamente posta fine a tutte le attività di outsourcing nel settore pubblico, con i servizi che devono essere riportati all’interno delle istituzioni pubbliche e con l’assunzione dei lavoratori da parte dello stato, per garantire che continuino a ricevere il loro salario.

Tutte le misure possibili relative a salute e sicurezza devono essere realizzate nei posti di lavoro, con i costi a carico delle aziende. Se i padroni sostengono che il denaro non c’è, allora dobbiamo chiedere loro di aprire i libri contabili.

Tali misure dovrebbero essere discusse e decise dai lavoratori stessi, con delegati e comitati eletti sul posto di lavoro che ne supervisionino l’attuazione. Se la presenza sindacale è debole o inesistente, allora questa è l’occasione per iniziare a organizzarsi e chiedere il riconoscimento del sindacato nell’azienda.

Le risorse necessarie per combattere la pandemia non possono essere trovate aumentando il deficit di bilancio né il debito pubblico, che sarà pagato dai lavoratori attraverso l’austerità in un secondo momento. Dovrebbe essere introdotta immediatamente una tassa sulle grandi imprese. Dobbiamo anche implementare la richiesta di nazionalizzare le banche per indirizzare le risorse dove sono necessarie, fornendo finanziamenti alle famiglie, alle piccole imprese e ai settori colpiti dalla crisi.

Le industrie che rischiano il fallimento dovrebbero essere nazionalizzate e messe sotto il controllo della classe operaia, al fine di proteggere i posti di lavoro e i mezzi di sussistenza dei lavoratori. Inoltre la ricchezza improduttiva dei monopoli dovrebbe essere espropriata per finanziare le misure di emergenza necessarie.

È compito dei marxisti richiamare l’attenzione sull’incapacità della classe capitalista di far progredire la società. Dobbiamo spiegare con pazienza che solo la classe operaia, prendendo il potere nelle proprie mani, può trovare una via d’uscita da questa crisi.

Un nuovo periodo

Quello a cui stiamo assistendo è l’inizio di un nuovo periodo nella storia del mondo. Un periodo di crisi, di guerre, rivoluzioni e controrivoluzioni. Come un masso gettato in una pozza d’acqua, gli effetti di questa crisi creeranno onde che si propagheranno in ogni angolo del pianeta. Sarà il più grande cambiamento della situazione sociale dalla Seconda guerra mondiale. Ogni regime sarà messo in discussione, e l’equilibrio sociale, economico, diplomatico e militare sarà distrutto.

Come abbiamo spiegato più volte in precedenza, la classe dominante non ha mai risolto le contraddizioni che hanno portato alla crisi economica mondiale del 2008. Al contrario, non hanno fatto altro che riproporre una bolla speculativa, che ora sta di nuovo scoppiando. Allo stesso tempo, la pandemia renderà molto ripido il crollo iniziale e manterrà un effetto depressivo sull’economia per almeno due anni. Ma quando la pandemia finirà, non ci sarà più alcun ritorno alla “normalità”. Il prossimo decennio sarà molto più turbolento del precedente.

Cosa molto importante per i marxisti, la coscienza delle masse passerà attraverso cambiamenti drammatici. Il processo sarà molto simile alle situazioni di guerra. Crisi e disoccupazione di massa saranno all’ordine del giorno. Saranno imposte misure draconiane alla classe operaia.

Nella prima fase, la classe dominante cercherà di stabilizzare la situazione facendo appello all’unità nazionale. Ma il recente passato ha eroso l’autorità dell’establishment e dei suoi politici. Tuttavia, molte persone accetteranno le nuove condizioni perché penseranno che siano temporanee e necessarie. Molti penseranno che lo stato stia agendo nell’interesse della nazione. Ma gradualmente, diventerà chiaro chi sarà chiamato a pagare e chi invece vedrà tutelati i suoi interessi. Alle masse sarà chiesto di fare sempre più sacrifici a beneficio della classe dominante. Ma c’è un limite. Una volta che questo sarà raggiunto, l’apparente docilità dell’oggi si trasformerà in una rabbia furiosa.

La base per la trasformazione delle coscienze risiederà nei grandi eventi del futuro. Avvenimenti che scuoteranno la coscienza delle persone fino al suo nucleo e le costringeranno a rivalutare tutto quello che hanno intorno. Tutto ciò che è dato per scontato dalla gente comune cambierà – dalle più piccole abitudini quotidiane alle norme e tradizioni nazionali. Questo costringerà le masse a uscire dalla loro inerzia e a salire sul palcoscenico della politica mondiale. Nel frattempo, ogni parte dello status quo si disintegrerà e le masse si troveranno di fronte alla barbarie nuda del capitalismo.

Trotskij, scrivendo della Gran Bretagna nel 1921, ha spiegato questo processo così come si è svolto durante la Prima guerra mondiale:

Non si deve dimenticare che la coscienza umana, presa sulla scala della società, è paurosamente conservatrice e lenta a cambiare. Solo gli idealisti immaginano che il mondo venga fatto avanzare attraverso la libera iniziativa del pensiero umano. In realtà il pensiero della società o di una classe non fa un solo passo avanti, se non in caso di estrema necessità. Dove è possibile, le vecchie idee familiari si adattano a fatti nuovi. Parliamo francamente se diciamo che le classi e i popoli finora non hanno mostrato un’iniziativa decisiva, se non quando la storia li ha percossi con la sua frusta. Se le cose fossero state diverse, la gente avrebbe permesso lo scoppio della guerra imperialista? Dopo tutto, la guerra si è avvicinata sotto gli occhi di tutti, come due treni che sfrecciano l’uno verso l’altro lungo un binario unico. Ma i popoli rimasero in silenzio, guardarono, aspettarono e continuarono a vivere la loro vita familiare, quotidiana, conservatrice. I temibili sconvolgimenti della guerra imperialista erano necessari per introdurre alcuni cambiamenti nella coscienza e nella vita sociale. I lavoratori russi rovesciarono i Romanov, scacciarono la borghesia e presero il potere. In Germania si sbarazzarono degli Hohenzollern, fermandosi però a metà strada… La guerra era necessaria perché questi cambiamenti avessero luogo, la guerra con le sue decine di milioni di morti, feriti e mutilati… Che prova evidente è questa di quanto il pensiero umano sia conservatore e lento a muoversi, quanto si aggrappi ostinatamente al passato, a tutto ciò che è conosciuto, familiare, ancestrale – fino al prossimo colpo del flagello!”.

Già ora vediamo le prime fasi di questo processo. In Iran, la rabbia rivoluzionaria è ovunque. Un tweet che spiega la disperazione della gente recita: “Il mio prozio è morto due giorni fa a causa del coronavirus. Dall’età di sette anni, quando è morto suo padre, e fino all’età di 77 anni, è stato un lavoratore. Nella crisi che si è diffusa in tutta Qom, non è potuto stare a casa perché doveva scegliere tra il pane e la vita. Questo è il pensiero più amaro che ho.”

Sì, questo è un pensiero molto amaro, simile ai pensieri che attraversano la mente di milioni di altri individui. Migliaia di persone muoiono per l’avidità e l’incompetenza della classe dominante. La minaccia del virus è l’unica cosa che trattiene lo scoppio di un movimento di massa. Ma questo non fa che ritardarlo. Una volta che la polvere si sarà depositata, le masse ricominceranno a muoversi.

In Ecuador, Lenin Moreno ha introdotto un pacchetto di austerità per affrontare gli effetti della crisi. Questo porterà quasi certamente a nuove rivolte, dopo solo pochi mesi che il governo è stato quasi rovesciato da un movimento di massa. In tutta la penisola araba, la rivoluzione è stata fermata solo aumentando la spesa per il welfare. Ma con il calo del prezzo del petrolio, che non è sostenibile per queste economie, l’austerità sarà all’ordine del giorno. In Cina, gli esperti dicono da anni che una crescita del Pil del sei per cento è necessaria per evitare disordini sociali. Ebbene, ora queste cifre appartengono al passato.

In Italia, uno stato d’animo simile si sta sviluppando. In particolare, tra coloro che sono in prima linea: medici, infermieri e altri operatori sanitari che sono sovraccarichi di lavoro e che devono supplire alla mancanza di risorse fornite loro dalle autorità. Al momento non possono muoversi a causa del pesante fardello che grava sulle loro spalle. Ma non dimenticheranno quello che vedono. Quando avranno la possibilità di respirare, questi settori cominceranno a passare all’offensiva.

I paesi capitalisti avanzati non saranno risparmiati. Qui le masse stanno entrando in una fase di crisi, non dopo un periodo di crescita e prosperità, ma dopo più di 10 anni di austerità e di attacchi a partire dal 2008. La fiducia nelle autorità e nell’establishment è già ai minimi storici. La corsa all’accaparramento e la mancanza di attenzione alle direttive di sicurezza in alcuni settori ne sono la prova. E per di più, invece di tornare ai livelli di vita antecedenti al 2008, i lavoratori saranno colpiti dalla disoccupazione di massa e da una povertà mai vista nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Questo li costringerà ad intraprendere la via della lotta.

Nel corso delle mobilitazioni, la classe operaia si trasformerà e con essa la sua leadership e le sue organizzazioni. In questo processo, si apriranno molte opportunità per i marxisti di ottenere un pubblico per le nostre idee. Prima tra gli strati avanzati, e più tardi tra la massa della classe operaia. Le nostre idee sono le uniche in grado di spiegare gli eventi che si stanno svolgendo oggi.

Ad ogni livello, il disastro che stiamo affrontando è un prodotto del sistema capitalista. Dalla distruzione dell’ambiente che ha portato all’aumento delle epidemie, all’industria farmaceutica corrotta, interessata a investire nello sviluppo di nuovi farmaci solo se potenzialmente redditizi, ai sistemi sanitari che sono stati oggetto di anni di tagli, privatizzati ed esternalizzati fino a non essere in grado di affrontare emergenze improvvise. Inoltre, la classe dominante e i suoi lacchè nei governi di tutto il mondo si sono dimostrati completamente incapaci di sostenere la lotta contro la malattia. Ad ogni passo, la loro esitazione a sacrificare i loro profitti ha permesso all’epidemia di diffondersi ulteriormente. Con la scusa di lottare contro la pandemia, cercheranno di scaricare il costo dell’emergenza sanitaria e della crisi economica sulle spalle della classe operaia.

L’ambiente naturale è in uno stato disastroso, un numero senza precedenti di inondazioni e siccità sta colpendo diverse aree del globo, e sciami di locuste minacciano il sostentamento di decine di milioni di persone. Conflitti e guerre civili infuriano in Africa e in Medio Oriente. Una catastrofe dopo l’altra sta colpendo il nostro pianeta. Ma questa non è l’apocalisse, come alcuni potrebbero sospettare. Sono gli spasimi della morte di un sistema che è diventato un ostacolo per la società umana. La scelta tra socialismo e barbarie non potrebbe essere più chiara. Il capitalismo è orrore senza fine. Ma in mezzo al suo orrore, sta forgiando il proprio becchino: la classe operaia, che condurrà dietro di sé i poveri e gli oppressi. Una volta che i lavoratori cominceranno a muoversi, nessuna forza sul pianeta sarà in grado di fermarli.

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