22 marzo 2016

La nuova lotta di classe in America

Pubblichiamo la traduzione di un editoriale apparso ieri, 21 marzo, sul Financial Times, probabilmente il quotidiano di riferimento della classe dominante a livello internazionale, pubblicato a Londra. Potremmo intitolarlo “La voce del padrone”. L’editorialista, Edward Luce, mette in evidenza tutto il disprezzo della borghesia statunitense per i lavoratori. Allo stesso tempo, avverte dei rischi che la ricerca di soluzioni radicali da parte della classe operaia americana comporterà per la stabilità e per il futuro del sistema capitalista.

La lotta di classe è tornata in America e le sue implicazioni saranno esplosive!

La nuova lotta di classe in America

di Edward Luce


Dite quello che volete di Donald Trump, ma conosce il suo mercato. “Adoro le persone poco istruite”, ha detto recentemente di fronte alle acclamazioni dei suoi
bene amati. Il resto dell’America ha inspirato profondamente. Benvenuti in un dibattito molto poco americano. Il termine “classe operaia”, un tempo ridondante, è ora parte della conversazione quotidiana. In un’epoca di “politically correct” soffocante, le uniche persone che giocano lealmente nella buona società sono gli operai bianchi. Come sono assurde queste persone, ci diciamo, e come sono ignoranti. Non sanno che il signor Trump è nato ricco? Possono davvero essere così stupidi da cadere nel suo trucco?

La derisione non si limita alla élite liberali. I conservatori istruiti sono altrettanto feroci. Prendiamo il fiore all’occhiello del pensiero dei conservatori, il National Review, che ha descritto il signor Trump come un “buffone ridicolo con il peggior gusto dai tempi di Caligola”. Nel mese di gennaio ha radunato 22 intellettuali per condannare la candidatura del signor Trump come una minaccia all’esistenza dei pensiero conservatore. I loro sforzi non hanno avuto alcun impatto sulla base dei seguaci di Trump. Ora la rivista è passata a incriminare i suoi sostenitori. Dichiarando aperta la caccia agli operai bianchi, un saggio, molto letto, di Kevin Williamson sulla “disfunzione della classe operaia bianca” segna un punto di svolta. Tuttavia, sta solo mettendo in forma scritta ciò che dicono molti conservatori.

Scrive Williamson: “La verità su queste comunità ridimensionate e disfunzionali è che meritano di morire”. E poi aggiunge: “Sul piano economico, sono risorse negative. Sono indifendibili moralmente … il sottoproletariato americano bianco è in balia di una cultura egoista e malvagia i cui prodotti principali sono la miseria e gli aghi utilizzati per l’eroina. I discorsi di Donald Trump li fanno sentire bene. Così come fa l’ossicodone (un alcaloide più potente della morfina, ndt)”. Norman Tebbit, un accolito di Margaret Thatcher, ai tempi scatenò reazioni rabbiose quando suggerì ai disoccupati di prendere la bicicletta e andare a cercarsi un lavoro, Williamson dice che la classe lavoratrice ignorante americana dovrebbe noleggiare un furgone per i traslochi e andarsene.

In un esercizio di superiorità, le parole del signor Williamson rivaleggiano con quelle del più blasonato. Come in una prescrizione economica, manca il bersaglio. Milioni di americani sono ancorati ai quartieri degradati dalle ipoteche negative o ad altri legami. La loro aspettativa di vita è in calo. La loro partecipazione al mercato del lavoro è in calo. Le iscrizioni alle prestazioni di invalidità sono in aumento. La prescrizione di farmaci oppioidi sono all’ordine del giorno. I bianchi tendono a votare per Trump. Questo mese, nel Supermartedì, le contee con i più alti tassi di mortalità tra i bianchi – per overdose, suicidio o altri sintomi di rottura della comunità – ha visto trionfare nettamente Trump. Secondo uno studio di Wonkblog, la correlazione era quasi esatta.

Nessuna di queste tendenze è nuova. Non dovrebbe sorprendere che molti americani siano alla ricerca disperata di un tipo diverso di politica. Come osserva Williamson, ciò che sta accadendo a gran parte della classe operaia bianca del paese rievoca inspiegabilmente ciò che accadde alla sua controparte russa dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Anche lì la gente voleva ardentemente un uomo forte – o un “padre-Führer” – per recuperare le certezze del passato. Anche lì, il divario tra le élite urbane e il resto era una ferita culturale aperta. Non è un caso che Trump ammiri così tanto il presidente Vladimir Putin, e viceversa. Le loro basi elettorali condividono tratti distintivi, come il gusto per gli sciovinisti autoritari. In un recente sondaggio tra i soldati delle forze armate americane, Trump ha avuto il maggior numero di voti, il 27 per cento, seguito da Bernie Sanders al 22 per cento. Hillary Clinton ha ricevuto l’11 per cento.

Le divisioni di classe all’interno del Partito Democratico sono altrettanto forti. La Clinton vince tra i liberali più ricchi e le minoranze. Sanders si prende le classi lavoratrici bianche del nord. È un’immagine speculare del campo repubblicano. Sia la Clinton che Trump hanno avuto le vittorie più nette negli stati del sud, dove i non-bianchi democratici e i bianchi poveri repubblicani sono la maggioranza. I progressisti più istruiti credono che il marchio liberista della Clinton abbia la storia dalla sua parte. La quota di non-bianchi nell’elettorato statunitense aumenta leggermente ad ogni elezione generale. Nel 2042, i bianchi saranno una minoranza. Secondo gli strateghi democratici, la classe operaia bianca è un dinosauro che si sta lentamente estinguendo. Inoltre, una grossa parte di questa classe soffre di una ingannevole coscienza dei propri veri interessi. Perché altrimenti avrebbero votato repubblicano? Appena un terzo dei voti della classe operaia bianca è andato a Obama nel 2008.

Eppure la demografia non è il destino. Ecco una miglior spiegazione di quello che sta accadendo. Nel 2000, il 33 per cento degli americani descrivevano se stessi come appartenenti alla “classe operaia”, secondo Gallup. Entro il 2015 il numero era salito a 48 per cento. Lungi dall’estinguersi, secondo la percezione della gente, la classe operaia rappresenta ormai quasi la metà dell’America. Sotto certi aspetti, questi numeri sono più rivelatori delle statistiche sul reddito medio, o sulla disparità di reddito. Esprimono la sensazione di essere tagliati fuori dai vantaggi della crescita. E’ uno stato mentale molto poco americano. Quale partito li rappresenta meglio? I repubblicani che continuano a tagliare le tasse ai redditi più alti? O i democratici il cui principio organizzativo è l’eterogeneità? Fino a poco tempo fa, gli operai bianchi erano come tacchini che votano per il giorno del Ringraziamento. Dobbiamo biasimare solo noi stessi per non aver capito che un giorno questi tacchini potrebbero passare ad Halloween.

Articoli correlati

La strage ad Orlando come sintomo – Chi non si accontenta lotta!

Il 12 giugno scorso ad Orlando, in Florida, un ragazzo poco meno che trentenne è entrato al Pulse, un noto club frequentato da omosessuali, e con la sua semi-automatica ha ucciso 50 ragazzi e feriti altri 53. Si tratta del più grave attacco perpetrato da un singolo contro la comunità gay, non solo negli Stati Uniti ma nella storia recente di tutto l’Occidente.

USA: Brutalità della polizia, razzismo e la politica di polarizzazione

Dalle televisioni e dai social media arrivano incessantemente immagini raccapriccianti: autobombe, massacri in discoteca, poliziotti assassini, e assassini di poliziotti. E’ “l’orrore senza fine” del capitalismo di cui parlava Lenin. Ed è letteralmente senza fine. Non solo in posti “lontani” come l’Iraq, o l’Afghanistan o il Messico ma anche in alcune delle più prospere città del paese più ricco del mondo. Questo è il volto raccapricciante della crisi del capitalismo, la crisi di un sistema che minaccia di portare a fondo con sé l’intera umanità.

Usa – La maggioranza dei giovani rifiuta il capitalismo!

Stando a quanto riportato dal Washington post del 26 aprile, la gioventù non ama il capitalismo, anzi.

Lo scontro Usa-Russia

Il conflitto tra Usa e Russia rappresenta una delle principali contraddizioni della politica mondiale. Nonostante durante la campagna elettorale del 2016 Donald Trump avesse dichiarato la sua intenzione di normalizzare i rapporti con la Russia, assistiamo oggi a una nuova escalation di sanzioni economiche e guerra diplomatica e propagandistica

La prima settimana di Trump – Benvenuti nella “nuova normalità”

È stata una settimana burrascosa per il nuovo Amministratore Delegato degli Stati Uniti: una raffica di chiamate e riunioni, un uragano di Tweets e conferenze stampa, una tempesta di “ordini esecutivi” che sono volati giù dalla sua scrivania.

Rivoluzione americana

La vittoria di Trump è innanzitutto la vittoria di un candidato esterno al potere costituito. Certo, Trump è un miliardario che in passato è stato vicino, come tutti i suoi pari, al potere politico e in particolare a quello del Partito democratico. Ma una volta sceso in campo, già nelle primarie, si è trovato contro tutti a partire dallo stesso partito repubblicano.