18 gennaio 2017

La lotta di classe in Messico e la necessità urgente di una direzione coordinata

L’inizio del 2017 sta diventando anche l’inizio di un nuovo periodo di lotta di classe in Messico. Il governo, con la sua usuale stupidità, aveva promesso negli anni passati che gli aumenti del prezzo della benzina sarebbero terminati con la riforma del settore energetico ma, alla fine dello scorso mese di dicembre, il Ministero delle Finanze ha invece annunciato un incremento del 20%. La popolazione si è sentita presa in giro e nuovamente sotto attacco. Il “gasolinazo” si sta rivelando l’incidente necessario per l’esplosione della lotta.

Un ambiente di lotta rivoluzionario

Dalla fine dell’anno differenti reti sociali hanno cominciato a convocare manifestazioni, che nei primi due giorni sembravano espressione di un’innocua protesta, con il governo che aspettava che il tempo allontanasse ogni minaccia più seria. Invece, nella sorpresa generale, centinaia di migliaia di persone in tutto il paese hanno fatto partire blocchi stradali e autostradali, occupazioni di stazioni di servizio per distribuire carburante alla gente e infine barricate sulle strade e intorno alle raffinerie, ecc…

Stati quali Durango e Michoacán  sono stati letteralmente paralizzati dalle occupazioni stradali, a Città del Messico la Central de Autobuses del Norte ha cessato il servizio per paura che i mezzi venissero bloccati e dati alle fiamme, il municipio di Zacatecas è stato occupato da manifestanti in maniera totalmente spontanea.

Questi sono solo gli esempi più rappresentativi di una lotta che sta montando ovunque. Il gasolinazo rappresenta la goccia che sta facendo traboccare la frustrazione e la rabbia di giovani, lavoratori, donne e delle loro famiglie. Subiamo da 30 anni continui attacchi ai livelli di vita, gli aumenti dei prezzi sono inarrestabili, i salari miserabili e l’ambiente è caratterizzato da degrado sociale, guerra civile, insicurezza, corruzione, tutti fattori scatenanti delle mobilitazioni in corso.

Il governo di Enrique Peña Nieto è risultato un disastro ad ogni livello: la corruzione è a livelli insostenibili, come il cinismo e la goffaggine con cui vengono affrontati i problemi del paese. Le sparizioni e le morti di donne, la scomparsa degli studenti di Ayotzinapa, il costo dell’aereo presidenziale, i viaggi di Peña Nieto in compagnia di amici e familiari, tutto questo viene vissuto come una presa in giro permanente da parte della gente che lavora.

Tutte le riforme che ha promosso hanno comportato il trasferimento di ricchezza dal popolo allo stato (aumento delle imposte, aumenti del prezzo della benzina, tagli alle spese per educazione, salute e abitazioni) e da questo alle imprese private nazionali o straniere (privatizzazioni di imprese pubbliche come PEMEX o CFE, liberalizzazione dei prezzi, esproprio di terreni da parte di imprese minerarie, petrolifere, turistiche ecc…). La vera missione del suo governo consiste nell’impoverire tutti noi per ingrassare la borghesia locale e le imprese multinazionali. Tutto sulla nostra pelle.

Il governo pensava di continuare  all’infinito, dovendo assistere al massimo a mobilitazioni limitate a qualche corteo da parte di un popolo sottomesso. Si sbagliava. L’ambiente era già da tempo, ed è tutt’ora, carico di disgusto, frustrazione e sconforto e questi sentimenti non potevano rimanere soffocati a lungo, dovevano trovare uno sfogo che, senza un’alternativa di lotta, si stava esprimendo con linciaggi, omicidi, insurrezioni di piccoli villaggi, lotte isolate ecc…La stupidità di questo governo nel proporre l’aumento della benzina ha fornito una bandiera di lotta a livello nazionale.

L’inizio della lotta è immancabilmente difficile e caotico, la gente è disgustata, sa ciò che non vuole ma fa ancora fatica a capire esattamente ciò che invece vuole e come ottenerlo. Non progetta tattiche di lotta, si muove istintivamente: secondo quello che ha visto, che qualcuno ha sentito in un’assemblea ecc… e non potrebbe essere diversamente. La maggioranza di chi oggi manifesta non ha studiato la lotta rivoluzionaria, non ha avuto la possibilità di andare all’università e studiare sui libri, ma sta imparando nel calore degli avvenimenti. Ecco perché ci sono confusione, disorganizzazione, molte iniziative ma poca decisione.

Cosa propongono le organizzazioni di sinistra?

In questo momento quindi è necessaria una direzione che invece proponga una tattica e una strategia di lotta. Non solo necessaria, indispensabile. Se la gente che ora è in piazza non riesce a dare un senso alla mobilitazione e non vede risultati, ci sarà chi tornerà a casa pensando a come rafforzare la lotta ma anche chi, frustrato, dirà: la lotta non serve.

Se questa mobilitazione spontanea non troverà un punto di catalizzazione attorno a cui possano convergere rivendicazioni coerenti e chiari obiettivi di lotta, il morale si abbasserà e si tornerà alla “normalità”. Ecco perché è fondamentale un coordinamento a livello statale (il Messico è uno stato federale ndt) e nazionale, un fronte unico di lotta contro la carestia della vita e il “gasolinazo”.

Il problema è che le grandi organizzazioni di sinistra non possono o non vogliono assumersi questo onere. La CNTE (Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione, ndt), che ha lottato duramente contro la riforma scolastica, si è logorata e sta cercando di negoziare separatamente sulla riforma stessa a livello di ogni singolo stato.

In quegli stati dove la CNTE ha un ruolo dirigente ha emesso comunicati di solidarietà con la lotta e la disobbedienza civile ma senza proporre alcun programma concreto, aggiungendo ulteriore disorganizzazione. Altre organizzazioni sindacali non hanno la forza per appelli di questo genere.

Neanche la direzione di Morena (Il principale partito della sinistra messicana, fondato da Andres Manuel Lopez Obrador, già sindaco di Città del Messico e candidato a Presidente del paese nel 2006, ndt) , interessata solo a vincere le elezioni, ha fatto un chiaro appello alla lotta mentre la sua base, costituita da gente che vive nei quartieri più umili, lotta a fianco del popolo, occupando strade e compagnie petrolifere.

Per parte sua AMLO (acronimo di Andrés Manuel López Obrador, ndt)  ha un unico programma, vincere le elezioni del 2018, e a questo ha subordinato tutto il resto, incluso l’appoggio alle mobilitazioni in corso. In un suo comunicato ha proposto di mandare la base del partito nelle strade per convincere la gente a firmare per le elezioni del 2018, a suo dire l’unica possibilità per cambiare il paese. Lenin definì cretinismo parlamentare questa politica di subordinazione della mobilitazione popolare, con l’obiettivo di ottenere cambiamenti per via istituzionale, mentre sappiamo bene che le camere elettive di deputati e senatori altro non sono che forme “democratiche” con cui la borghesia mantiene il suo potere.

Scambia un piatto di lenticchie per una leccornia a base di carni esotiche dimenticandosi dell’esperienza degli ultimi 12 anni durante i quali abbiamo visto come vengono utilizzate leggi e istituzioni: all’unico scopo di bloccare le lotte e mantenere il potere nelle mani dell’oligarchia.

Per altro nemmeno l’EZLN e il CNI (Congreso Nacional Indigena ndt), interessati a proporre una simbolica candidatura indigena senza una seria intenzione di assumersi oneri di governo alternativi al di là di quelli esercitati nei municipi autonomi già sotto influenza zapatista, hanno cercato di canalizzare o orientare le mobilitazioni. Comunque sia Morena che il comandante Galeano, ex Marcos, si sono pronunciati contro il gasolinazo per cui non dovrebbero esserci ostacoli nello stabilire azioni congiunte nel rispetto delle nostre diverse posizioni e senza annichilire il dibattito.

Ma se l’idea è quella di portare avanti la lotta dobbiamo costruire un fronte unico di organizzazioni politiche, studentesche e sindacali e appellarci alla base di Morena, della CNTE, della Nueva Central de Trabajadores per formare subito un grande coordinamento di lotta. Questo è l’elemento decisivo in grado di determinare il trionfo o la sconfitta della lotta.

La patata bollente

I partiti borghesi PRI, PAN, PRD e i loro più piccoli e insignificanti alleati non sanno come disfarsi della patata bollente del gasolinazo. Tutti si sono organizzati nel Patto per il Messico, che sarebbe meglio chiamare Saccheggio del Messico, e hanno votato la riforma energetica di cui adesso nessuno vuole assumersi i costi. Pena Nieto dice che l’aumento del prezzo non dipende dalla riforma ma dai prezzi internazionali del carburante, ma sappiamo che negli USA la benzina costa 0,55 dollari al litro, in Messico 0,79. La benzina è più economica negli USA ma prima del gasolinazo la differenza era del 22%, ora del 40%.

Questi signori non vogliono pagare le conseguenze dello smantellamento di PEMEX e della privatizzazione di petrolio e elettricità nelle prossime elezioni. Anche i dirigenti senza vergogna del PRD hanno fatto appello alla formazione di un fronte di lotta. Questi personaggi sono nefasti, hanno tradito più di una volta i propri elettori dicendosi di sinistra mentre sono totalmente alla mercè di Peña Nieto. Il PAN addirittura ha detto di essere contrario all’aumento del prezzo della benzina ma nei fatti la riforma energetica è stata un’idea sua e del PRI. Sono la stessa cosa.

Come fare perché la lotta vada avanti?

Per prima cosa avendo fiducia nelle nostre forze. Nelle reti sociali, e non solo da destra, è partita una campagna di denigrazione delle mobilitazioni cogliendo qualunque pretesto per non appoggiare e confondere le manifestazioni di rabbia. Invece questa lotta è legittima perché il popolo non ce la fa più, non può aspettare tranquillamente che le famiglie muoiano di fame nel 2018 o che i loro membri vengano assassinati o spariscano.

C’è molta rabbia che può trasformarsi in decise azioni di lotta ma anche, in mancanza di una corretta direzione politica, in gravi errori. È  in atto una campagna da parte dei governi federali e dello stato per infiltrare provocatori che saccheggino negozi nelle stazioni di servizio con un doppio scopo: impaurire la gente perché smetta di mobilitarsi e giustificare la militarizzazione dei quartieri più poveri di estrazione operaia.

Le assemblee devono avere un ruolo centrale nelle discussioni e nella presa di decisioni: bisogna discutere i passi da fare, formare commissioni per il coordinamento con le grandi assemblee nazionali e statali, informare i quartieri vicini sulle azioni da intraprendere, invitare tutti alla partecipazione, formare comitati di sicurezza per evitare infiltrazioni ed impedire furti ecc…

Bisogna creare una direzione unificata che elabori rivendicazioni complessive in grado di organizzare i diversi settori in lotta come ad esempio:

– cancellazione del gasolinazo;

– controllo dei prezzi dei beni di prima necessità, calmierati in base alle necessità dei più bisognosi;

– aumento immediato del salario minimo a 8.000 pesos mensili, scala mobile prezzi-salari;

– cancellazione della riforma energetica;

– contrasto alla privatizzazione di salute e acqua;

– smilitarizzazione del paese, l’esercito torni nelle caserme lasciando la sicurezza nelle mani di comitati di autodifesa nei quartieri.

Con queste rivendicazioni possiamo integrare nella lotta tutti i settori che si sono mobilitati nell’ultimo periodo includendo nell’elenco anche la cacciata di Peña Nieto dalla presidenza in mancanza di risposte concrete.

Organizzati con noi nella lotta per il socialismo

Noi che ci organizziamo intorno al giornale La Izquierda Socialista siamo parte di un’organizzazione internazionale, la Tendenza Marxista Internazionale, che, in oltre 40 paesi, lotta per farla finita con questo sistema capitalista che non è in grado di offrire nulla di buono a giovani, ai lavoratori e alle loro famiglie.

Le riforme strutturali in atto nel nostro paese sono in sintonia con gli attacchi lanciati dalla borghesia a livello internazionale contro i diritti dei lavoratori. In tutto il mondo la nostra classe, la classe operaia, lotta contro l’imperialismo. Ciò che succede in Messico è nell’orbita della crisi mondiale del capitalismo.

Pensiamo che all’interno del capitalismo non può esserci benessere per la nostra classe e che i governi “progressisti” in America Latina l’abbiano dimostrato. Accettando le regole del capitalismo si accetta anche di amministrare le sue crisi. Il nostro compito non è quello di salvare una società malata ma quello di distruggerla. Organizzati e lotta con noi nella lotta per una società socialista!

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