9 Ottobre 2022 la redazione

La destra si combatte nelle piazze

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

Sono passati pochi giorni dal voto ma già il copione del prossimo governo inizia a profilarsi.

Ci sono tre padroni che hanno in mano un bel guinzaglio: l’imperialismo USA, l’Unione Europea con la BCE e il padronato italiano. E sono fiduciosi di poter facilmente guidare Giorgia Meloni e i suoi alleati facendone in poco tempo dei cagnolini presentabili nei salotti buoni.

Hanno argomenti convincenti: ogni tentativo di rimettere seriamente in discussione la linea economica fissata dal governo Draghi porterà immediatamente a chiudere i rubinetti dei fondi del PNRR, nonché alla salita dello spread e nuove speculazioni sul debito pubblico italiano.

Per quanto riguarda la politica estera, hanno già incassato l’appoggio di Fratelli d’Italia per le sanzioni e l’invio di armi all’Ucraina, nonostante all’epoca fosse ancora all’opposizione di Draghi. Inoltre a Washington hanno detto a chiare lettere che hanno un bel dossier sui finanziamenti, veri o presunti, che la Russia avrebbe versato a politici di vari paesi. “Per ora”, dicono, l’Italia non sarebbe coinvolta direttamente. Traduzione: se fate dei passi che non ci piacciono tireremo fuori i nomi e affonderemo qualche figura eccellente. A Salvini fischiano le orecchie, ma non è l’unico.

(Tema per il prossimo esame delle quinte elementari: con l’aiuto di un vocabolario spiega il concetto di “interferenze straniere”).

Confindustria si tiene per ora più defilata: il padronato italiano ormai sa che per reggersi ha bisogno ad ogni costo dei sussidi statali ed europei. Ma su questo i precedenti dei governi di destra, nonché delle regioni amministrate da questi signori, sono rassicuranti. Per regalare soldi ai padroni non si sono mai tirati indietro, anzi.

Debole con i forti, la destra come sempre cercherà di rivalersi attaccando i più deboli. Per quanto Meloni stia facendo per rendersi rispettabile, resta il fatto che il suo partito ha selezionato la gran parte dei suoi dirigenti sulla base di una ideologia reazionaria, razzista, omofoba, maschilista, bigotta. Inoltre dovrà fronteggiare la fronda di Salvini, che per reagire alla legnata presa nelle urne rilancerà ulteriormente a destra, sia per non lasciarsi scalzare dalla posizione di segretario, sia per conquistare spazio nella coalizione.

Torneranno quindi a soffiare sul fuoco del razzismo, a lucrare politicamente sulla pelle (letteralmente) di chi cerca di attraversare il Mediterraneo per fuggire alla disperazione, alla miseria o semplicemente per cercare una vita migliore.

Riapriranno i tombini della loro ideologia bigotta, fatta di “famiglie tradizionali” con padri al comando, mogli devote, figli sani e sportivi, e la domenica tutti in chiesa. Chiuderanno i consultori e apriranno i centri “pro vita”.

In particolare contro i giovani il programma elettorale di Fratelli d’Italia è particolarmente esplicito: sotto la voce “merito” prevedono una maggiore selezione sia a scuola che nelle università, nonché la premiazione dei docenti che piacciono alla gerarchia scolastica. L’idea ispiratrice è: chi può permetterselo studi pure, gli altri a lavorare il prima possibile, e pagati il meno possibile. Mentre si piange il terzo ragazzo morto in fabbrica, questi signori vogliono potenziare l’alternanza scuola-lavoro, ridurre la scuola superiore da 5 a 4 anni, asservire ulteriormente le scuole e le università alle aziende, potenziare tirocini e apprendistato, ossia tutte le forme di lavoro sottopagato se non gratuito che già imperversano.

Esplicito anche l’intento di spolpare scuola e sanità pubbliche aprendo ulteriori spazi ai privati. In particolare si propone di applicare a livello nazionale il sistema dei buoni scuola (voucher) inaugurato anni fa in Lombardia come grimaldello per finanziare le scuole private aggirando la norma costituzionale.

Potremmo continuare, ma la sintesi è chiara: deboli con i forti, prepotenti con i deboli, riempire il più possibile le tasche, le loro e quelle dei loro amici e soci d’affari. Questo è il programma del governo che promette di “risollevare l’Italia”.

C’è solo un problema: l’economia è allo stremo, l’inflazione galoppa, gli interessi sul debito pubblico (oltre il 150% del Pil) stanno già salendo.

Le scadenze sono stringenti. A gennaio si ritorna alla legge Fornero, ossia in pensione a 67 anni: dove trovano i soldi per modificarla? Hanno sbraitato contro il reddito di cittadinanza, ma se ci mettono mano ci sono oltre un milione di famiglie, 3,6 milioni di persone, che finiscono direttamente alla fame. Non manderanno lettere di protesta ai giornali, bruceranno le sedi INPS o le prefetture.

Le sanzioni energetiche e la crisi economica stanno portando interi settori industriali alla paralisi: quei lavoratori non potranno consolarsi col “blocco navale”. Sciopereranno e occuperanno le aziende, come alla GKN e alla Wartsila, per difendere il lavoro.

Con l’inflazione avviata verso il 10% e i salari al palo, che risposte possono dare? Già oggi si stimano aumenti delle bollette fra il 60 e il 100%. La coperta è sempre più corta e la guerra tra poveri non incanta poi molto.

La destra ha vinto nelle urne, ma non ha affatto una egemonia politica nel paese. E se pensano di gestire col bastone la crisi sociale e la protesta che ne nascerà andranno a sbattere contro un muro molto più duro di loro.

Il posto di chi è giustamente preoccupato per il governo che si prepara non è nei circolini che piangono la sconfitta (di chi, poi? Di Letta o Calenda?…), ma in prima fila nelle scuole, nelle fabbriche, nel movimento operaio, fra i giovani, fra le donne, a preparare la controffensiva nelle piazze.

E lì troverete anche noi di Sinistra Classe Rivoluzione.

 

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