La crisi della sinistra e le elezioni in Friuli-Venezia Giulia

Nel grande libro dei fallimenti della sinistra riformista in Italia, le elezioni del 4 marzo avrebbero dovuto rappresentare un’utile postfazione per chiudere un prodotto editoriale da cui nemmeno gli stessi autori hanno tratto nessuna lezione. Le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia del 29 aprile si preannunciano però come una quarta di copertina dai tratti tragicomici.
Il Partito democratico, grande sconfitto al 4 marzo, liberatosi dell’ingombrante figura della più renziana tra i renziani, Deborah Serracchiani, ha scelto di giocare la carta di Sergio Bolzonello che della giunta Serracchiani è stato il vicepresidente. Il tentativo è dei più miseri: garantita la poltrona romana all’ex governatrice il Partito Democratico ha deciso di affidare le sue sorti al principale co-gestore delle sue politiche in Regione. La sconfitta del 4 marzo però a Bolzonello qualcosa ha insegnato: non c’è manifesto o volantino elettorale nel quale il suo nome e la sua faccia vengano associati a quello del suo partito. Un mascheramento che la dice lunga sulla fiducia che lo stesso candidato presidente ha del suo partito e della capacità che questo ha di mobilitare ancora un elettorato sempre più distante. Le esperienze delle elezioni amministrative a Trieste (2016) e ancor più a Monfalcone, storica cittadina operaia di grandi tradizioni democratiche e progressiste, consegnano ai dirigenti del PD l’amara previsione che il prossimo bastione a cadere sarà proprio quello della Giunta regionale.

Ciò che suscita invece interesse è la dinamica dello scontro che si è prodotto dopo il 4 marzo a sinistra del PD. Da questo punto di vista le elezioni regionali hanno un valore nel segnalare alcune linee di tendenza che potremmo vedere emergere a sinistra a livello nazionale nel prossimo periodo.
In primis la rottura dell’area di Liberi e Uguali in regione dimostra il carattere contraddittorio del processo di riunificazione del riformismo di sinistra anticipando le direzioni centrifughe che a livello nazionale colpiranno quella formazione.
La linea di frattura si è infatti prodotta tra MDP da una parte e Sinistra Italiana e Possibile dall’altra. MDP infatti non ha potuto resistere alle sirene di un ingresso dalla finestra nella coalizione del centro-sinistra, scelta che SI e Possibile non hanno condiviso pur nell’incapacità di mettere in campo un’opzione alternativa, il che la dice lunga sullo stato di salute di queste due organizzazioni.
Nello spazio vuoto (ristrettissimo del resto) lasciato da LeU in FVG si è così potuta inserire, a tempo quasi scaduto, la lista OPEN Sinistra FVG. Una lista che si descrive come “una lista civica di amministratori e persone impegnate nella società civile” con un bassissimo profilo politico tutto inteso ad aumentare la confusione dell’elettorato e a non collegarsi direttamente con i partiti da cui buona parte di questi amministratori provengono. Capeggiata da Giulio Lauri, ex PRC, ex SeL, ex Campo Progressista e ora più che mai vicino al PD con cui ha condiviso 5 anni di legislatura regionale, la lista infatti raccoglie principalmente amministratori locali, tra cui spicca il nome di Furio Honsell, ex sindaco di Udine. Non stupisce che questa lista sia in coalizione con il PD e sostenga Bolzonello alla presidenza.
Ciò che stupisce invece è che, sulla scheda elettorale, questa lista sarà la scelta formalmente “più a sinistra” che gli elettori ed elettrici friulano giuliani potranno fare.
Se infatti Sinistra Italiana e Possibile non hanno retto la defezione dei loro compagni dalemiani che oggi ritornano all’ovile democratico attraverso la finestra rappresentata da OPEN Fvg, dal fronte di Potere al Popolo le notizie non sono certo migliori.
Per la prima volta infatti il PRC, che di Potere al Popolo in regione ha costituito circa il 90%,della forza elettorale e militante (in mancanza di un’area politica dei centri sociali affine all’ex-OPG napoletano) non presenterà propri candidati in regione. La sconfitta del 4 marzo, inappellabile per una coalizione che ha raccolto la metà dei voti di Rivoluzione Civile di Ingroia, ha sepolto Potere al Popolo ancor più in profondità di quanto sia successo con LeU. I risultati elettorali nei comuni della Bisiacaria (la parte sud della provincia di Gorizia) e dei comuni a forte presenza slovena dell’Altipiano carsico, dove fino a pochi anni fa Rifondazione comunista prendeva da sola percentuali anche superiori al 10% dimostrano lo scollamento verticale prodottosi tra la quell’organizzazione e la sua tradizionale base elettorale.
Il quadro che abbiamo davanti quindi non deve lasciare un millimetro di spazio alle illusioni.
Migliaia di elettori di sinistra infatti si ritroveranno per la prima volta privi di un qualsiasi riferimento politico alternativo (o presunto tale) al Partito Democratico.
Il Movimento 5 Stelle, che in assenza di una sinistra credibile ha rappresentato per moltissimi lavoratori e giovani l’unico modo per esprimere il proprio malcontento e la propria voglia di cambiamento, viene dato in leggero calo nei sondaggi pre-elettorali, presentandosi con un profilo che di alternativo ha ben poco. Il candidato alla presidenza, Fraleoni Morgera, con un passato di militanza in Alleanza Nazionale gioca alla rincorsa a destra di Fedriga, candidato della Lega Nord, rivendicando telecamere nei quartieri e presidi permanenti di polizia. Inoltre l’imposizione del suo nome da parte di DiMaio e Casaleggio che hanno di fatto dato il beneplacito ad una consultazione online tra gli iscritti in cui compariva un solo candidato, ha aperto qualche maldipancia in seno al M5S in regione che quindi non si presenta compatto e convinto dietro al nome del suo candidato
.
Il crollo della sinistra e le ambiguità di fondo del Movimento 5 Stelle ci mettono quindi di fronte, con ogni probabilità, ad una vittoria della coalizione di centrodestra a traino leghista che avrà la possibilità, dopo le vittorie conseguite a Trieste, Monfalcone e Gorizia, di raccogliere ulteriori consensi dopo 5 anni di politiche renziane in salsa friulana.
La crisi inappellabile della sinistra riformista dimostra una verità incontestabile: a problemi complessi non esistono soluzioni semplici.
Come marxisti, anche nella campagna elettorale nazionale attorno alle bandiere di Sinistra Rivoluzionaria, abbiamo spiegato l’importanza di un’analisi e di un programma all’altezza dello scontro in atto. Non quello tra Bolzonello e Fedriga, ma quello tra le classi principali della società, esacerbato da 10 anni di crisi capitalista.
Su questa strada, la tappa delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, rappresenta nel migliore dei casi la possibilità di rendere chiaro ancora e di nuovo che non è sostenendo il principale partito della borghesia italiana oppure improvvisando coalizioni al minimo comune denominatore che la sinistra può uscire dall’impasse in cui si è cacciata con le sue stesse mani.
Non potendo in alcun modo sostenere, neppure criticamente, alcuna delle forze politiche in campo il 28 aprile, invitiamo coloro i quali hanno deciso di sostenere “Per una Sinistra Rivoluzionaria” con una firma ed un voto alle elezioni del 4 marzo a trarre le dovute conseguenze dal quadro elettorale ed unirsi alla nostra organizzazione per costruire l’organizzazione di cui i lavoratori e i giovani del nostro paese e della nostra regione hanno bisogno per rovesciare un sistema economico e politico che dappertutto nel mondo non ha altro da offrire se non guerre, devastazioni ambientali, disoccupazione e sfruttamento.

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